Tre lettere di
Fogazzaro a Luigi Albertini ![]()
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di Fausta Samaritani
«Vicenza 12 maggio 1908
Egregio Albertini,
Una preghiera.
Lavrei fatta più volontieri a voce ma fui indisposto e non mi si permette
ancora di viaggiare. Mi dicono che il Concerto alla Scala, posdomani, riuscirà
burrascoso. Io non so quale contegno sia per tenere il Corriere verso
i miei. La prego che sia benigno il più possibile
ai morti!
E mi creda
sempre con amicizia
A
Fogazzaro»
Alla
Scala, in un concerto diretto dal maestro Ettore Panizzi, furono eseguite
musiche del vicentino Gaetano
Coronaro,
compositore e direttore dorchestra, morto il 5 aprile 1908. Apparteneva
ad una famiglia di musicisti, amici dei Fogazzaro. Suo fratello Antonio, organista,
era servito da modello per Franco Maironi, il protagonista di Piccolo
mondo antico. Su testo di Antonio Fogazzaro,
Gaetano Coronaro aveva composto la Montanina, per pianoforte e canto.
Albertini non lasciò cadere la preghiera. Scrisse il
Corriere della Sera, il 14 maggio 1908: «I due pezzi del Coronaro,
e cioè un intermezzo dellopera Malacarne e specialmente il Capriccio per orchestra, diedero agli amici ed ammiratori del
compianto musicista loccasione duna dimostrazione imponente.»
«Valsolda 31 agosto 908
Egregio Albertini
Anche questa volta, pare, il glorioso vecchio si mostra più solido delle notizie corse sul suo conto. Ciò non mi dispensa dal risponderle che io potrei bene scrivere alcune righe commosse allannuncio duna sventura, ma che non sarei in grado, affatto, di scriverle larticolo desiderato, degno di Tolstoi e del Corriere. E possa un tale articolo tardare lunghi anni ancora!
Mi creda intanto
colla maggiore stima e simpatia
A
Fogazzaro»
Nella lettera Fogazzaro fa riferimento alla morte improvvisa di Gaetano Negri, perito nel 1902 a seguito di una caduta, avvenuta durante una passeggiata. In quella occasione Albertini telegrafò a Fogazzaro, chiedendogli qualche parola di partecipazione ad caso doloroso. Fogazzaro mandò il necrologio per telegrafo. In una lettera a Giuseppe Giacosa, scritta da Vicenza il 14 aprile 1902, Fogazzaro raccomandava allamico: « [ ] AllAlbertini dirai che alla sua tanto buona lettera non vorrei rispondere che inviandogli un articolo; che sto pensandone uno sul genere di quelli già pubblicati nel Corriere e raccolti in volumetto dal titolo Sonatine Bizzarre, ma che mi sento la vena molto stanca e scarsa.» Non era dunque una novità chiedere a Fogazzaro una collaborazione per il Corriere della Sera.
«Vicenza 4 novembre 1910
Egregio Albertini
Ricevo in questo
punto una lettera dellamico Piero [Giacosa], scritta per desiderio di
Lei. Io comprendo, la indiscrezione della Stampa guasta i freni che
altrui, onestamente e cortesemente, simpose. Non posso a meno dindicarle
due particolari perfidie di quella indiscrezione: la data e la firma. Neppure
i miei più intimi amici vicentini seppero mai da me sillaba del muovo romanzo
e proprio ieri il corrispondente vicentino della Stampa assediò un
mio familiare per cavarne qualche cosa, chera come voler cavar sangue
dalle rape. La firma poi_ S. R._ insinua che larticolista sia Sebastiano
Rumor, mio amico e biografo, del quale si può presumere che sappia delle cose
mie più daltri; e, povero diavolo, di Leila non sa proprio nulla.
Qualcuno sparse qui la voce chegli abbia corrette le bozze del romanzo.
Sherlock Holmes ci vedrebbe un artificio del delinquente
Con devoto
animo
A
Fogazzaro»
Leila,
lultimo romanzo di Antonio Fogazzaro, edito da Baldini e Castoldi, fu
presentato ufficialmente a Milano l11 novembre 1910, quattro mesi prima
della morte del suo Autore. Il 29 ottobre Fogazzaro aveva spedito a Milano
la bozza definitiva: aveva corretto solamente un verbo. A Tommaso Gallarati
Scotti scrisse da Vicenza il 4 novembre: «Caro amico, fin da ieri ho scritto
a Baldini di mandare Leila a Bergamini [Alberto Bergamini, direttore
del
Giornale
dItalia] e anche a Oliva [Domenico Oliva, collaboratore dello
stesso giornale], ma certo, potranno parlarne contemporaneamente al Corriere!
Hai visto la Stampa? la Perseveranza? Non vedo lora che
il libro sia fuori e fuori anchio da tanti lamenti, da tante istanze
e indiscrezioni. Larticolo della Stampa è perfidamente datato
da Vicenza e firmato S. R. perché si creda chè di Sebastiano Rumor:
don Aurelio, dice la Tribuna. Abbiamo riso bene! Hai ragione,
meglio che tu non scriva. Ti abbraccio» A monsignor Geremia Bonomelli, Fogazzaro
mandò Leila il giorno 8 novembre, pregandolo di non far leggere il
romanzo prima del 12. Alcune copie circolavano dunque qualche giorno prima
della presentazione ufficiale.
Con questo
ultimo romanzo Fogazzaro intendeva ricucire i rapporti con la gerarchia cattolica,
dopo che il precedente, Il santo, era stato messo allIndice.
Fogazzaro, che aveva il senso del mistero, di una fede interiore, si dimostrava
tuttavia incapace di distinguere i motivi religiosi ed estetici da quelli
letterari. La tormentata storia interna di questo discusso Autore si proiettava
in quella dei suoi personaggi.
Egli intervenne
apertamente, con articoli e in conferenze, nel dibattito sulla teoria evoluzionistica
di Darwin, tentandone una quasi impossibile conciliazione con la dottrina
cattolica. Sulla scia di un movimento riformista cattolico, egli cercava una
via intermedia fra il materialismo evolutivo di Darwin, che aveva messo in
crisi lorigine religiosa del mondo vivente, e un dogmatismo clericale
troppo stretto. Tentava di definire una creazione di tipo evoluzionista,
in opposizione ad una creazione, fissa nelle forme, degli esseri viventi.
Si delineava in quel tempo una reazione spiritualistica al positivismo
che era troppo rigido nei suoi postulati, come, del resto, era rigido il mondo
cattolico che si opponeva decisamente al Modernismo.
Grande risalto
diede la stampa quotidiana alluscita di Leila, il nuovo romanzo
di Fogazzaro: era il caso letterario della stagione.
Il Corriere della Sera uscì il 12 novembre 1910 con un articolo di Renato Simoni, il quale affermava: «Vi è molto amore divino nel nuovo romanzo di Antonio Fogazzaro, ma la forza e la bellezza del libro stanno nel molto amore umano che contiene.» Nella stessa pagina apparve anche un estratto di un opuscolo, uscito proprio quel giorno e curato da Pio Molajoni, contenente lettere ed episodi inediti di Fogazzaro. Vi si narrava la mancata visita dellAutore vicentino al neo-eletto papa Pio X, udienza programmata per tentare una riconciliazione con la gerarchia della Chiesa.
Renato Simoni
aveva anche anticipato sul Corriere del 4 novembre alcuni temi
ed episodi del romanzo Leila.
« [
]
I personaggi di Leila partecipano vivamente alla vita dello spirito.
Vi sono i rappresentanti dellestrema destra, larciprete don Tita,
il canonico don Emanuele, le bizzochere che fan loro bordone, gente di costumi
immacolati, ma di cuor gretto e di mente chiusa, cristiani osservantissimi
secondo la lettera, ma ignari di ciò che sia veramente la fede e la carità,
sepolcri imbiancati. La gente di mal costume, il losco sior Momi, padre di
Leila, la madre galante, i furbi e glimbroglioni fan lega con costoro:
sante alleanze. Lestrema sinistra è rappresentata, fino a un certo punto,
da Massimo Alberti. Egli è divenuto un vero e proprio modernista. Scolaro
ed amico del Santo, ne ha portato troppoltre gli insegnamenti,
è giunto a credere che lorganismo del cattolicesimo è consunto, e che
dalla Chiesa esaurita nascerà una nuova fede migliore, come dalla Sinagoga
nacque la Chiesa. Fra Massimo Alberti e
don Tita stanno quelli che chiameremmo del centro: il signor Marcello, donna
Fedele, don Aurelio. Pieni di fede pratica e di carità attiva, cristiani nel
pensiero, nella parola e nellopera, essi non vogliono impicciarsi di
questioni dogmatiche e teologali, accettano integralmente la dottrina cattolica,
e, piuttosto che a riformare, pensano a formare entro lanima
loro e nel breve cerchio della loro vita, persuasi che si può essere cattolici
osservanti e devoti senza somigliare a don Emanuele o a don Tita. Lelia ha
una posizione tutta sua, animata, comè, da fugaci antipatie contro il
modernismo, perché vede in esso un tentativo di sostituire obblighi religiosi
più indeterminati e più pesanti ai consueti, ma daltro canto non tenera
dei preti e delle bigotte e, tutto sommato, ignara dogni religiosità
che non sia tiepida ed esteriore. Verso la fine del romanzo, ella si dichiara
apertamente fuori di ogni religione positiva. Ma questultima crisi,
se è lecito arguirlo dalla figura complessiva della protagonista, è senza
profondità. Leila è lestrema ombra fuggiasca di quella figura femminile
che ha per lunghi anni tormentato la fantasia di Fogazzaro, lestrema
progenie spirituale di quella sciora Luisa, devota a unaltra
fede morale nel cuore, vagamente e capricciosamente ribelle alla Chiesa nella
sua piccola mente irrequieta. Ma è appena unombra, è appena un ricordo.
Le sue crisi sono scatti di nervi provocati da onde torbide di sensualità.»
Lettere di Roberto Bracco
e Cartoline di Carducci
1 ottobre 2002
