Tra i suoi 85 libretti, Aida e La forza del destino

Libretti d'opera di Antonio Ghislanzoni

Libretti per opera di Antonio Ghislanzoni

A cura di Fausta Samaritani

Giuseppe Verdi chiese ad Antonio Ghislanzoni di redigere una seconda versione de La forza del destino che fu rappresentata alla Scala di Milano, sabato 27 febbraio 1869, interpreti Teresa Stolz, Luigi Colonnese e il tenore Mario Tiberini.

L’illustre egittologo francese Auguste Mariette suggerì ad Antonio Ghislanzoni e a Giuseppe Verdi che il luogo ideale per rappresentare l’Aida era Luxor, “la Tebe dalle cento porte”, come aveva cantato Omero. Ma la realizzazione fu impossibile. L’opera, commissionata dal viceré di Egitto Ismail Pascià per le celebrazioni nazionali egiziane, fu rinviata di un anno a causa della guerra franco-prussiana e la prima fu al Cairo, la vigilia di Natale del 1871. Nei panni di Aida c’era Teresa Stolz.

I promessi sposi andò in scena a Lecco nel 1869, alla presenza di Alessandro Manzoni che ne elogiò la musica del palermitano Enrico Petrella, vigorosa e, a tratti, carica di commozione. Amilcare Ponchielli I Lituani. Atto I

Antonio Ghislanzoni nacque a Barco di Maggianico, in provincia di Lecco, il 25 aprile 1824 e morì a Caprino bergamasco il 16 luglio 1893. Compiuti gli studi in seminario, si trasferì a Pavia per seguire i corsi universitari di medicina. Nel 1846 iniziava la carriera di baritono che fu contrastata da ragioni politiche, quindi precocemente interrotta a causa di una persistente afonia. Nel 1849, arrestato dai francesi mentre si preparava a raggiungere Roma, fu deportato in Corsica. A Parigi, nel 1851, cantò per l’ultima volta, nell’Ernani. Tornato a Milano, divenne critico teatrale del “Cosmorama pittorico” e fu uno dei fondatori della rivista illustrata “L’Uomo di Pietra”, diretta da Leone Fortis e su cui scrivevano anche Ippolito Nievo e Cletto Arrighi. Diresse “L’Italia musicale di Milano”, la “Rivista minima” e fu redattore della “Gazzetta Musicale”. Letterati come Arrigo Boito, Giuseppe Rovani, Igino Ugo Tarchetti, Cletto Arrighi e Antonio Ghislanzoni facevano parte del vasto, ma disarmonico movimento, noto come Scapigliatura, caratterizzato dall aperta rivolta anti borghese, dal gusto per l’originalità ad ogni costo e da atteggiamenti sregolati che suscitavano lo sdegno dei “benpensanti”. Sulla “Rivista minima” Ghislanzoni pubblicò le sue Memorie di un gatto e accolse scritti di amici - che si muovevano nell’ambito della Scapigliatura - tra cui: Schizzi a penna, bozzetti colloquiali di Emilio Praga; Paolina, I Canti del cuore e Viaggio nelle provincie: Parma di Igino Ugo Tarchetti, scrittore estroso e malinconico; Il trapezio e Lezione di anatomia di Arrigo Boito, poeta antimanzoniano, compositore e librettista; Alcuni giorni a Pompei di Roberto Sacchetti, romanziere, creatore ambigue figure; Storia di mare di Luigi Gualdo, scrittore tardo romantico e parnassiano; Fiorina e Figurine per scatole di fiammiferi di Giovanni Faldella, romanziere estroso che mescola arditamente vocaboli aulici e forme dialettali. Oltre all’attività di giornalista, attento alla sperimentazione in letteratura, e di librettista conteso dai musicisti, Ghislanzoni pubblicò alcuni romanzi: Gli artisti a teatro (1858), Angioli nelle tenebre (1865), Abracadabra 1883.

Tra i suoi 85 libretti, i più noti sono: Aida e La forza del destino per la musica di Giuseppe Verdi, I Lituani il primo successo di Ponchielli, I promessi sposi per la musica di Enrico Petrella (1813-1887), Edmea per il maestro Alfredo Catalani (1854-1893), Il parlatore eterno musicato da Amilcare Ponchielli (1834-1886) per il teatro di Lecco e, inoltre, Salvator Rosa, Fosca, Francesca da Rimini. Amilcare Ponchielli I Lituani. Atto II

L’opera I Lituani fu rappresentata per la prima volta alla Scala nel 1874 e la musica fu giudicata un po’ tetra. Per la stagione successiva, Ponchielli rifece quasi completamente il terzo atto, aggiungendo nuovi elementi. L’argomento è tratto da Corrado di Wallenrod, novella storico-patriottica di sapore gotico, opera del romantico Adam Mickiewicz (1798-1855), nato a Nowogrodek in Lituania. Racconta le vicende di Walter, un eroe lituano che, sotto il nome di Corrado Wallenrod, riesce ad ingannare l’Ordine teutonico facendosi riconoscere come capo supremo, con lo scopo di condurlo alla rovina e liberare così la propria patria. Si ode al terzo atto Il canto del bardo, durante un’orgia, quando Corrado vuole ascoltare una antica canzone selvaggia che è un presagio di morte. Narra di una vergine che avanza con passo sinistro e, dove posa il piede e scuote il velo, borghi e città si riempiono di tombe. Riconosciuto, Walter muore avvelenato, mentre le Villi cantano:

 

 

Delle immortali vergini,

Vieni all’amplesso, o martire sublime;

Vieni alla luce, al gaudio!

Amor di patria ogni fallir redime!

Amilcare Ponchielli I Lituani. Atto IV

(a cura di Fausta Samaritani)

 

 

 

Amilcare Ponchielli “I Lituani”, nella edizione scaligera del 1875. Incisioni tratte da “L’Illustrazione Popolare”, volume XI, n. 21 (21 marzo 1875), pp. 321 e 324.

31 dicembre 2003

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria 2002, N. 3 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, 2003

Messo in rete il 10 ottobre 2015

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