
Lingue
e letterature in contatto: il caso dell’Alto Adige. Le sorti dell’Italiano.
Lingue a confronto. Lingue e letterature in contatto: prospettive didattiche.
Le lingue della poesia. Le lingue della prosa. Letterature a confronto:
mediazioni, sguardi e pensieri incrociati.
Congressi
e Convegni anno 2002
Atti del VII Congresso Nazionale ADI. Macerata, 24-27 settembre 2003
Le forme del narrare, 2 volumi, Firenze, Edizioni Polistampa, 2004.
ISBN 88-8304-794-X
Congressi
e Convegni anno 2003
SOMMARIO
Esplorazioni
trasversali. Voci, parole, linguaggi. Vivere il mare: sguardi, storie,
esperienze«La
poesia di Nico Orengo, in questo volume [Cartoline di mare vecchie
e nuove] spazia anche oltre il mondo acquatico per inoltrarsi
a volte nelle terre vicine, nei paesaggi costieri, insistendo poi
sulla zona di contatto (contatto reale, concreto, che diventa presto
metaforico) tra l’universo terreno e quello liquido, elaborando persino
una rete metaforico-simbolica tra animali e vegetali terrestri e i
loro supposti equivalenti poetici marini. Ciò costituisce l’altro
tema dominante della raccolta, definito da Maria Corti l’area di
confine.»
«La
discesa nel gorgo di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi sarà
anche questo: un attraversamento, un ritorno, e parimenti l’approdo
a quello estremo limitare oltre il quale la parola poetica non può
spingersi. Un volontario inabissarsi nel “gran mare” dell’essere;
o un naufragio, se si preferisce, ma leopardiano, non privo di struggente
ineffabile dolcezza.»
«Il
primo libro di [Mario] Luzi, pubblicato nel 1935, si intitola appunto
La barca. Nella sua simbologia s’intrecciano il desiderio stilnovistico
del giovane poeta di poter condividere con i suoi sodali di generazione
e di esperienza artistica il dono della vita interpretata attraverso
la poesia, una suggestione d’impronta religiosa che rinvia alla Genesi
e all’icona dell’arca come luogo di salvezza garantita dall’alleanza
tra Dio e gli uomini e infine una traccia mallarmeana della nave,
che a differenza del battello ebbro di Rimbaud, imbarca fin dalla
prima pagina, nel gioco dialettico tra io e voi, i divers amis
nella navigazione lirico-esistenziale delle Poesie.»
«L’amico
carissimo pittore-poeta Filippo De Pisis gli regalava i «cesenaticini»
in segno di gratitudine, dipinti così chiamati perché avevano per
sfondo il mare Adriatico. Amici e colleghi, assidui frequentatori
della sua biblioteca casalinga, gli dedicano in guisa di ringraziamento,
dei versi e delle prose che stridono un po’ con il pensiero di Moretti,
nei quali si evoca un mare assolutamente estraneo al padrone di casa.
Un mare che provoca estasi, profumato e colorato, vivo, vitale, dolce,
ma anche amaro e terribile. Questi versi scritti per il letterato
di Cesenatico [Marino Moretti] suonano quasi fuori luogo.» Da:
Sabina Gola «E proprio in riva al mare»: Marino Moretti
e il “suo” mare, vol. II, pp. 157-168.
«Il
mare e il deserto rappresentano le due distese dove si può verificare
più facilmente la perdita di ogni riferimento, anche la perdita di
sé; entrambi sono accomunati dalla paura di non riuscire nel viaggio,
di non approdare da nessuna parte, di non poter ritornare. Mentre
le gazze che vengono dall’aldilà del mare arrivano cariche di sogni
freschi, dai moli veneziani le colombe salpano per lasciarsi morire
nelle acque putride della laguna. L’utopia e la ricerca di un nuovo
mondo da parte di quelli che arrivano si scontrano con l’invecchiamento
di un mondo e con il nichilismo che torna dopo un secolo: un confine
senza orizzonti dove andare, un deserto, una distesa d’acqua che non
suscita più il desiderio di salpare verso un altrove. Questa è l’inspiegabile
infelicità che regna sovrana nell’isola del Grano e del Miglio.» Da: Mercedes Arriaga Florez L’Adriatico di Raffaele
Nigro: il mare, i mari, l’utopia, vol. II, pp. 229-235.
«Il
mare è il parco giochi dove il protagonista si esercita in scorribande
piratesche, con la speranza sempre viva di poter un giorno mettere
a frutto, in viaggi e imprese eroiche al fianco del padre, tutta la
pratica così acquisita. Per mezzo di questo richiamo alla sfera mitico-favolistica
il mare è quindi strumento dell’idealizzazione paterna. Il mistero
che avvolge la distesa marina, infinita e irraggiungibile al di là
della sua linea d’orizzonte, offre il destro alla fantasia viva del
giovane protagonista che, infatti, enumera fra i suoi passatempi preferiti
il mare accanto alla lettura: Dopo il mare, e i vagabondaggi per
l’isola, la lettura mi piaceva più di tutto.»
«Il
mare ha una duplice valenza simbolica. Anzitutto esso rappresenta
la lotta, la sfida, la prova, il confronto con la vita, come emerge
ad esempio in tanti grandi racconti e romanzi di Conrad. Nell’Odissea
esso è l’orizzonte, il paesaggio imprescindibile della ricerca di
se stessi e del significato della vita. Io forse sento ancora di più
il mare come abbandono, il mare vissuto non nella posizione eretta
della lotta e della sfida, ma in quella distesa dell’abbandono; il
mare come simbolo dell’unità della vita nonostante le lacerazioni,
i naufragi e le tragedie, un mare misteriosamente sereno, enigmatico
simbolo di nostalgia ma anche di appagamento. Il mare è certo tante
cose; è il Leviatano, l’elemento infido e ostile; è il grande sudario
che si stende alla fine di Moby Dick e del canto di Ulisse
di Dante; è una grande scuola di umiltà, è il mare che logora, quel
mare che ci vince come dice ne I Malavoglia N’Toni.» Da: Claudio Magris C’è di mezzo il mare, vol.
I, pp. 15-20.
«La
cultura italiana moderna e postmoderna è invece quella della costa
e, in particolare, della spiaggia, del bagnasciuga, dal punto di vista
con i piedi in acqua, con la sospensione del tempo, nell’indecisione
se tuffarsi, quando e come o restare così nella stasi, per non parlare
delle indecisioni metaforiche “in mezzo al guado” del mare in scatola,
nella piscina ideologica del penalty da tirare, durante l’incontro
di pallanuoto politico-esistenziale del film di
Nanni Moretti, Palombella rossa. Forse l’invenzione della spiaggia
come società organizzata o testualizzata nel suo funzionamento normativo
e rituale, per le caratteristiche simboliche di fronte al mare, trova
in Italia a partire dagli anni Trenta, con le vacanze di massa, il
suo romanzo eponimo in Agosto moglie mia non ti conosco di
Achille
Campanile, pubblicato proprio nel 1930.» Da: Gius Gargiulo Stessa spiaggia, stesso mare:
la letteratura del mare opposta a quella della spiaggia, vol.
I, pp. 47-60.
Soavi
sapori della cultura italiana
Atti
del XIII Congresso dell’A.I.P.I. Verona/Soave 27-29 agosto 1998. A cura
di Bart Van den Bossche, Michel Bastiaensen, Corinna Salvatori Lonergan,
collaborazione di Giovanna Domenichini
Civiltà
Italiana
SOMMARIO
Premessa
di
Luisa Quartermaine. Parole
di saluto di Giorgio Magrinelli
Le
cucine a contatto: interferenze linguistiche e culturali. Testi di: Michel
Bastiaensen, Antonella Cancellier, Minne Gerben De Boer, Marisa Di Russo,
Sabina Gola, Rosa Maria Grillo, Zeljka Lilic, Olga Alejandra Mordente, Ljerka
Simunkovic, Carla Carnevali, Joseph Eynaud, Giuliana Fantoni, Adelia Lupi,
Maria Cecilia Moretti, Giovanni Palmieri, Giulio Savelli, Marcello Verdenelli,
Bruno Villata, Stanislaw Widlak.
La
narrativa del Novecento “sub specie” culinaria. Testi di: Maurice
Actis-Grosso, Julie Beverly, Carla Carotenuto, Koenraad Du Pont, Massimo
Fabrizi, Walter Geerts, Rosario Gennaro, Giuseppina Giacomazzi, Marta Giuliodori,
Gloria Guidotti, Inge Lanslots, Daniel Mangano, Michela Meschini, Silvia
Nemmert, Claudia Nocentini, Lydia Pavan, Heidi Salaets, Marina Spunta, Isabelle
Van Ackere, Bart Van den Bossche.
[…] E allora che cos’è l’Italia? Forse più di ogni altra nazione l’Italia è il paese dove ogni fase storica diventa laboratorio per la sua alternativa. A chi le si accosta, si presenta come una miriade di identità storiche simultanee e contraddittorie: emigrazione e immigrazione, colonizzazione e turismo, artigianato locale e mercati globali. Sono realtà che implicano un continuo dialogo, un rapporto dinamico di scambi socialmente e culturalmente mutuabili, che il cibo, appunto, sa cogliere nelle grandi linee come nei dettagli. E cibo e gastronomia, in tutta la loro poliedrica tradizione, sono il tema unificante di questa raccolta di saggi. […] Elemento essenziale tanto dei riti campestri che delle cene liturgiche ricche di simbolismo, il cibo si fa strumento di autocoscienza, promotore di nuove sensibilità e mezzo di comunicazione linguistica ma, come archetipo dell’immaginario umano, ha anche accompagnato da vicino il percorso narrativo della scrittura. Così, proprio tramite lo studio del ruolo della gastronomia italiana, tramutata spesso in elementi narrativi, possiamo arrivare ad una visione quanto più integrale di sincretismo culturale. […]
Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it