Atti di Convegni e Congressi di letteratura

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Lingue e letterature in contatto

Atti del XV Congresso dell’A.I.P.I. Brunico, 24-27 agosto 2002. A cura di Bart Van den Bossche, Michel Bastiaensen, Corinna Salvatori Lonergan

Civiltà Italiana Nuova serie 3 _ 2004. Volume primo e secondo. Firenze, Franco Cesati editore.

ISBN 88-7667-180-3

SOMMARIO

Lingue e letterature in contatto: il caso dellAlto Adige. Le sorti dellItaliano. Lingue a confronto. Lingue e letterature in contatto: prospettive didattiche. Le lingue della poesia. Le lingue della prosa. Letterature a confronto: mediazioni, sguardi e pensieri incrociati.

Letterature a confronto: tradizioni e intertesti. Letterature a confronto: traduzioni e riscritture. Letterature a confronto: incontri ravvicinati. Letterature a confronto: rappresentazioni dellAltro.

Congressi e Convegni anno 2002

 

 

 

Le forme del narrare

 

Atti del VII Congresso Nazionale ADI. Macerata, 24-27 settembre 2003

Le forme del narrare, 2 volumi, Firenze, Edizioni Polistampa, 2004.

ISBN 88-8304-794-X

Congressi e Convegni anno 2003

 

«... e ce di mezzo il mare»: lingua, letteratura e civiltà marina

Atti del XIV Congresso dell’A.I.P.I. Spalato (Croazia) 23-27 agosto 2000. A cura di Bart Van den Bossche, Michel Bastiaensen, Corinna Salvatori Lonergan

Civiltà Italiana Nuova serie 2 _ 2002. Volume primo e secondo. Firenze, Franco Cesati editore.

SOMMARIO

Esplorazioni trasversali. Voci, parole, linguaggi. Vivere il mare: sguardi, storie, esperienze. Rappresentare il mare: sogni, leggende, miti. Dal Trecento all’Ottocento. Percorsi marini nella letteratura: la poesia e la narrativa del Novecento

Presentiamo poche righe di otto tra le ottantuno relazioni.

«La poesia di Nico Orengo, in questo volume [Cartoline di mare vecchie e nuove] spazia anche oltre il mondo acquatico per inoltrarsi a volte nelle terre vicine, nei paesaggi costieri, insistendo poi sulla zona di contatto (contatto reale, concreto, che diventa presto metaforico) tra l’universo terreno e quello liquido, elaborando persino una rete metaforico-simbolica tra animali e vegetali terrestri e i loro supposti equivalenti poetici marini. Ciò costituisce l’altro tema dominante della raccolta, definito da Maria Corti l’area di confine.» Da: Maurice Actis-Grosso Nico Orengo, un Francis Ponge italiano? “Cartoline di mare vecchie e nuove (1984-1999)” vol. II, pp. 13-20.

«La discesa nel gorgo di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi sarà anche questo: un attraversamento, un ritorno, e parimenti l’approdo a quello estremo limitare oltre il quale la parola poetica non può spingersi. Un volontario inabissarsi nel “gran mare” dell’essere; o un naufragio, se si preferisce, ma leopardiano, non privo di struggente ineffabile dolcezza.» Da: Alberto Bianchi L’avventura della solitudine: il mare nella poesia di Cesare Pavese, vol. II, pp. 21-29.

«Il primo libro di [Mario] Luzi, pubblicato nel 1935, si intitola appunto La barca. Nella sua simbologia s’intrecciano il desiderio stilnovistico del giovane poeta di poter condividere con i suoi sodali di generazione e di esperienza artistica il dono della vita interpretata attraverso la poesia, una suggestione d’impronta religiosa che rinvia alla Genesi e all’icona dell’arca come luogo di salvezza garantita dall’alleanza tra Dio e gli uomini e infine una traccia mallarmeana della nave, che a differenza del battello ebbro di Rimbaud, imbarca fin dalla prima pagina, nel gioco dialettico tra io e voi, i divers amis nella navigazione lirico-esistenziale delle Poesie.» Da: Alfredo Luzi “Il mare, sai, mi associa al suo tormento”; il topos marino nella poesia di Mario Luzi, vol. II, pp. 65-72.

«L’amico carissimo pittore-poeta Filippo De Pisis gli regalava i «cesenaticini» in segno di gratitudine, dipinti così chiamati perché avevano per sfondo il mare Adriatico. Amici e colleghi, assidui frequentatori della sua biblioteca casalinga, gli dedicano in guisa di ringraziamento, dei versi e delle prose che stridono un po’ con il pensiero di Moretti, nei quali si evoca un mare assolutamente estraneo al padrone di casa. Un mare che provoca estasi, profumato e colorato, vivo, vitale, dolce, ma anche amaro e terribile. Questi versi scritti per il letterato di Cesenatico [Marino Moretti] suonano quasi fuori luogo.» Da: Sabina Gola «E proprio in riva al mare»: Marino Moretti e il “suo” mare, vol. II, pp. 157-168.

«Il mare e il deserto rappresentano le due distese dove si può verificare più facilmente la perdita di ogni riferimento, anche la perdita di sé; entrambi sono accomunati dalla paura di non riuscire nel viaggio, di non approdare da nessuna parte, di non poter ritornare. Mentre le gazze che vengono dall’aldilà del mare arrivano cariche di sogni freschi, dai moli veneziani le colombe salpano per lasciarsi morire nelle acque putride della laguna. L’utopia e la ricerca di un nuovo mondo da parte di quelli che arrivano si scontrano con l’invecchiamento di un mondo e con il nichilismo che torna dopo un secolo: un confine senza orizzonti dove andare, un deserto, una distesa d’acqua che non suscita più il desiderio di salpare verso un altrove. Questa è l’inspiegabile infelicità che regna sovrana nell’isola del Grano e del Miglio.» Da: Mercedes Arriaga Florez L’Adriatico di Raffaele Nigro: il mare, i mari, l’utopia, vol. II, pp. 229-235.

«Il mare è il parco giochi dove il protagonista si esercita in scorribande piratesche, con la speranza sempre viva di poter un giorno mettere a frutto, in viaggi e imprese eroiche al fianco del padre, tutta la pratica così acquisita. Per mezzo di questo richiamo alla sfera mitico-favolistica il mare è quindi strumento dell’idealizzazione paterna. Il mistero che avvolge la distesa marina, infinita e irraggiungibile al di là della sua linea d’orizzonte, offre il destro alla fantasia viva del giovane protagonista che, infatti, enumera fra i suoi passatempi preferiti il mare accanto alla lettura: Dopo il mare, e i vagabondaggi per l’isola, la lettura mi piaceva più di tutto.» Da: Paolo Pucci Il mare ne “L’isola di Arturo”: corrispondenze figurali nel paesaggio morantiano, vol. II, pp. 393-402.

«Il mare ha una duplice valenza simbolica. Anzitutto esso rappresenta la lotta, la sfida, la prova, il confronto con la vita, come emerge ad esempio in tanti grandi racconti e romanzi di Conrad. Nell’Odissea esso è l’orizzonte, il paesaggio imprescindibile della ricerca di se stessi e del significato della vita. Io forse sento ancora di più il mare come abbandono, il mare vissuto non nella posizione eretta della lotta e della sfida, ma in quella distesa dell’abbandono; il mare come simbolo dell’unità della vita nonostante le lacerazioni, i naufragi e le tragedie, un mare misteriosamente sereno, enigmatico simbolo di nostalgia ma anche di appagamento. Il mare è certo tante cose; è il Leviatano, l’elemento infido e ostile; è il grande sudario che si stende alla fine di Moby Dick e del canto di Ulisse di Dante; è una grande scuola di umiltà, è il mare che logora, quel mare che ci vince come dice ne I Malavoglia N’Toni.» Da: Claudio Magris C’è di mezzo il mare, vol. I, pp. 15-20.

«La cultura italiana moderna e postmoderna è invece quella della costa e, in particolare, della spiaggia, del bagnasciuga, dal punto di vista con i piedi in acqua, con la sospensione del tempo, nell’indecisione se tuffarsi, quando e come o restare così nella stasi, per non parlare delle indecisioni metaforiche “in mezzo al guado” del mare in scatola, nella piscina ideologica del penalty da tirare, durante l’incontro di pallanuoto politico-esistenziale del film di Nanni Moretti, Palombella rossa. Forse l’invenzione della spiaggia come società organizzata o testualizzata nel suo funzionamento normativo e rituale, per le caratteristiche simboliche di fronte al mare, trova in Italia a partire dagli anni Trenta, con le vacanze di massa, il suo romanzo eponimo in Agosto moglie mia non ti conosco di Achille Campanile, pubblicato proprio nel 1930.» Da: Gius Gargiulo Stessa spiaggia, stesso mare: la letteratura del mare opposta a quella della spiaggia, vol. I, pp. 47-60.

Soavi sapori della cultura italiana

Atti del XIII Congresso dell’A.I.P.I. Verona/Soave 27-29 agosto 1998. A cura di Bart Van den Bossche, Michel Bastiaensen, Corinna Salvatori Lonergan, collaborazione di Giovanna Domenichini

Civiltà Italiana Nuova serie 1 _ 2000. Firenze, Franco Cesati editore.

SOMMARIO

Premessa di Luisa Quartermaine. Parole di saluto di Giorgio Magrinelli

Le cucine a contatto: interferenze linguistiche e culturali. Testi di: Michel Bastiaensen, Antonella Cancellier, Minne Gerben De Boer, Marisa Di Russo, Sabina Gola, Rosa Maria Grillo, Zeljka Lilic, Olga Alejandra Mordente, Ljerka Simunkovic, Carla Carnevali, Joseph Eynaud, Giuliana Fantoni, Adelia Lupi, Maria Cecilia Moretti, Giovanni Palmieri, Giulio Savelli, Marcello Verdenelli, Bruno Villata, Stanislaw Widlak.

La narrativa del Novecento “sub specie” culinaria. Testi di: Maurice Actis-Grosso, Julie Beverly, Carla Carotenuto, Koenraad Du Pont, Massimo Fabrizi, Walter Geerts, Rosario Gennaro, Giuseppina Giacomazzi, Marta Giuliodori, Gloria Guidotti, Inge Lanslots, Daniel Mangano, Michela Meschini, Silvia Nemmert, Claudia Nocentini, Lydia Pavan, Heidi Salaets, Marina Spunta, Isabelle Van Ackere, Bart Van den Bossche.

Dalla Premessa di Luisa Quartermaine:

[…] E allora che cos’è l’Italia? Forse più di ogni altra nazione l’Italia è il paese dove ogni fase storica diventa laboratorio per la sua alternativa. A chi le si accosta, si presenta come una miriade di identità storiche simultanee e contraddittorie: emigrazione e immigrazione, colonizzazione e turismo, artigianato locale e mercati globali. Sono realtà che implicano un continuo dialogo, un rapporto dinamico di scambi socialmente e culturalmente mutuabili, che il cibo, appunto, sa cogliere nelle grandi linee come nei dettagli. E cibo e gastronomia, in tutta la loro poliedrica tradizione, sono il tema unificante di questa raccolta di saggi. […] Elemento essenziale tanto dei riti campestri che delle cene liturgiche ricche di simbolismo, il cibo si fa strumento di autocoscienza, promotore di nuove sensibilità e mezzo di comunicazione linguistica ma, come archetipo dell’immaginario umano, ha anche accompagnato da vicino il percorso narrativo della scrittura. Così, proprio tramite lo studio del ruolo della gastronomia italiana, tramutata spesso in elementi narrativi, possiamo arrivare ad una visione quanto più integrale di sincretismo culturale. […]

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