di Mariangela Lando
Le Mémoires, scritte tra il 1784 e il 1787, sono
l’ultima opera di Carlo Goldoni; si tratta di un’autobiografia in cui l’autore
traccia un itinerario delle proprie vicende personali e interiori, intrecciate
con le esperienze artistiche della propria vita.
Goldoni nell’ultima parte delle Mémoires cerca
di dare una lettura positiva ai fatti che seguono il proprio trasferimento a
Parigi.
L’autore arriva a Parigi nell’agosto del 1762,
poco prima dell’inizio della nuova stagione teatrale. Il primo tempo di
permanenza parigina è un periodo di adattamento. Il suo primo incarico lo vedrà
impegnato per i primi due anni alla Comédie Italienne.
Goldoni proveniva da una realtà geografica, sociale e
politica del tutto differente da quella trovata nella capitale francese: la sua
grande conquista era stata quella di essere l’artefice e l’ideatore di un
teatro che rispecchiava altamente la realtà, al di fuori della stilizzazione
eroica della tragedia e della commedia a soggetto.
Nella capitale francese si respirava invece un’aria molto
diversa dal provincialismo in cui il rapporto tra l’attore e il pubblico,
sebbene travagliato e a volte contraddittorio e non sempre facile da gestire,
aveva garantito a Goldoni una via di accesso funzionale per la fruizione
dell’opera. Ora tutto ciò veniva irrimediabilmente a mancare.
Carlo Goldoni riesce a scorgere però una città in
trasformazione: Parigi è la città delle innovazioni, dell’avvento,
dell’illuminazione.
La descrizione della capitale francese è ad esempio
decisamente entusiastica:
Traversando i boulevards vidi
un tratto di quella vasta passeggiata che circonda la città e offre ai
passeggeri il ristoro dell’ombra d’estate e il caldo del sole d’inverno. Entro
nel Palais-Royal. Quanta gente! che miscuglio di persone d’ogni specie! che
piacevole ritrovo! che deliziosa passeggiata!
In particolare nel secondo capitolo del terzo volume
delle Mémoires ogni
particolare descritto da Goldoni su Parigi, assume dimensioni imponenti:
Uscendo da quel posto incantevole,
ecco un altro spettacolo singolare. Un fiume maestoso, dei ponti agevoli e
numerosi, vastissimi lungo-Senna; un’affluenza di carrozze, una perpetua calca
di gente; ero stordito dal rumore, stanco dal camminare, spossato dall’estremo
caldo […] ma non me ne accorgevo.
Goldoni nell’autobiografia si sofferma sull’atmosfera moderna che si respira nella capitale parigina, va a delineare gli aspetti legati al presente e sottolinea alcuni particolari che riguardano il pubblico, la scena e il teatro all’aperto:
Era la prima volta che vedevo quel
curioso miscuglio di prosa e di ariette. […] Feci però qualche riflessione: non
ero contento del recitativo italiano […] ma dal momento che nell’opera buffa si
fa a meno di regole e di verosimiglianza, è meglio ascoltare un dialogo ben
recitato che tollerare la monotonia di un noioso recitativo. Fui contentissimo
degli attori di quello spettacolo. Il modo di recitare della signora Le Rette
era pari alla bellezza della sua voce. Il signor Cierval, ottimo attore,
gradevolissimo nel comico, interessantissimo nel patetico, pieno di spirito e
di intelligenza, cominciava allora a coltivare il suo talento.
Nella capitale francese il teatro affascina molto,
attira e richiama molte persone. In una situazione data dal destino, necessità
e virtù per Carlo Goldoni si coniugano, e proprio questo ci può far riflettere
sulla modernità della vita e dello stile del drammaturgo veneziano trapiantato
a Parigi.
Anche precedentemente all’esperienza parigina,
nell’avvio della propria attività di librettista Goldoni aveva dimostrato
sagacia, intraprendenza e una certa determinazione nel creare nuovi libretti,
drammi giocosi e intermezzi.
Lo spirito con il quale Goldoni affronta l’esperienza
parigina, la sua forza d’animo, la capacità di trasformare la sconfitta in
virtù, l’assaporare e il gustare pienamente tutte le novità artistiche che egli
trova nella capitale francese, rispetto all’ambiente veneziano che lascia, il
confrontarsi con i grandi intellettuali francesi del tempo, da Voltaire a
Rousseau, lo arricchiscono profondamente come uomo e come artista.
Parigi si affacciava al clima europeo come grande
città cosmopolita e la società teatrale parigina presentava già una propria
identità peculiare; ad esempio ogni sala era adibita ad una particolare
rappresentazione teatrale, tutto era predisposto secondo la tipologia
dell’opera da recitare, l’ambiente era già prefigurato per accogliere le varie
tipologie di attori, le opere si caratterizzavano per la presenza di personaggi
fissi e per lo stile coerente.
La lontananza dalla realtà storica e sociale di
Venezia rende impossibile a Goldoni la ripresa a Parigi del vecchio filone
teatrale, dal quale egli tenta quindi di evadere.
A Parigi, Goldoni propone dapprima le opere che aveva
già composto e successivamente ne crea di nuove, appropriandosi degli
strumenti e della lingua francese rinnovando grande maestria, originalità e
forza direttiva.
Goldoni si scontra inizialmente con la diversità
del giudizio critico francese, poi i commenti sono complessivamente
favorevoli e affettuosi verso il drammaturgo veneziano.
A Parigi Goldoni mette in scena ben 33
allestimenti; inizialmente egli si dedica allo studio della teoria e delle
regole teatrali francesi.
Man mano che procede l’esperienza francese
aumentano l’autostima e la determinazione; si può parlare poi di una certa
autorialità nell’allestimento vero e proprio; il cambiamento di cornice
ambientale ispira al drammaturgo veneziano una molteplicità e una varietà
testuale teatrale significativa; il piglio inventivo ed autorevole del grande
drammaturgo veneziano, coniugato con la personalità e il mestiere dell’attore
lo porterà ad un certo ordine di responso.
Goldoni ad esempio, focalizza alcune parti del testo a
scapito di altre: si assume in questo modo un compito che va oltre la proposta
direttiva, affermandosi come personalità d’autore.
Si denota anche la volontà di una ricerca di
essenzialità nei personaggi.
A dimostrarlo, per esempio, le trasformazioni operate
sul testo della Locandiera. Goldoni mantiene invariata la strategia
seduttiva dei suoi personaggi, ma in parte ne modifica la motivazione
psicologica; nella Locandiera altera in qualche modo la verità carnale
della protagonista, approfondendo l’astuzia e la sottigliezza delle
argomentazioni.
Come il drammaturgo veneziano frequentemente si è
dedicato alle missive indirizzate ad amici, perché per lui è sempre stato
importante scrivere anche soprattutto per diletto, ancora una volta, nelle sue
memorie si rinnova un innato bisogno comunicativo.
Nelle Mémoires, giunto ad un livello avanzato
della propria esperienza artistica, l’autore sente il bisogno di parlare più
direttamente al proprio pubblico.
Uno degli effetti di questa ricerca di riconciliazione, dopo aver vissuto in alterne vicende sia il successo che l’insuccesso, è una strana gaiezza che emerge in alcuni punti della sua scrittura, e i riassunti delle commedie non sempre rispecchiano la stesura teatrale.
Nell’ambito dello studio della pratica teatrale
goldoniana e del rinnovamento da essa portato sia attraverso la scrittura, che
la messa in scena, meriterebbe ad esempio un ulteriore approfondimento critico
la relazione di scambio tra la recitazione degli attori e i personaggi creati,
fenomeno che mette in luce come l’autore si muovesse costantemente tra
tradizione e modernità.
Nel Novecento infatti, da un punto di vista registico c’è stato un grande interesse intorno alle opere goldoniane. Giorgio Strehler ed altri importanti registi hanno rintracciato nei personaggi goldoniani anche un’incredibile forza descrittiva della società settecentesca. Oggi è in atto una vera e propria ridefinizione della personalità di Carlo Goldoni, che avvia un processo di interpretazione in chiave più moderna della sua vasta produzione letteraria, autobiografica e teatrale.
L’autore è sicuramente proiettato al mondo letterario
romanzesco del Settecento, attinge ad opere che in quel periodo sono dei grandi
bestseller, è aperto al nuovo e non disdegna di proiettare le novità editoriali
sulla propria opera teatrale.
Egli conosce molto bene i meccanismi che regolano il
rapporto tra il teatro e la carta stampata, ed è ben consapevole dei numerosi
vantaggi che essa può dare all’autore teatrale e agli attori protagonisti delle
messe in scena.
Anche nel campo prettamente giornalistico, Goldoni si
dimostra abile a curare le relazioni con gli intellettuali più influenti del
periodo.
Pur immedesimandosi letterariamente nelle cose del
passato e proiettando un valore quasi atemporale sui luoghi, sulle situazioni,
sui momenti e gli incontri che hanno condizionato fortemente la propria vita,
nelle memorie Carlo Goldoni non si identifica con il passato, anzi per certi
versi lo modifica, lo amplia. Nella sua scrittura sono compresenti il momento
passato dell’esperienza vissuta, il momento presente in cui vive, osserva,
descrive, gioisce, crea e l’interrogativo a volte ironico sul proprio futuro.
Ecco l’ultima pagina delle Mémoires,
estremo sussulto vibrante quando il corso della vita di Carlo Goldoni sta giungendo
al termine:
Non mi si accuserà di vanità o presunzione, se ho ardito sperare qualche
barlume di grazia per le mie memorie, perché se avessi creduto di spiacere
assolutamente, non mi sarei presa tanta briga; e se nel bene e nel male, che
dico di me la bilancia pende dalla parte del bene, ne vado debitore piuttosto
alla natura che alla volontà. Tutta l’applicazione che ho messo nella
costruzione delle mie opere potrebbe avere come scopo la correzione e il
perfezionamento della commedia; la critica delle mie memorie in favore della
letteratura. Se tuttavia ci fosse qualche scrittore che volesse occuparsi di me
soltanto per affliggermi, sciuperebbe il suo tempo. Sono nato pacifico; ho
sempre mantenuto la mia calma, alla mia età leggo poco e non leggo che libri
divertenti»
Mariangela Lando
1 gennaio 20012
La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it