Carlo Levi apre La porta del sud ![]()
di Fausta Samaritani
A Roma,
a palazzo Altieri, Carlo Levi abitava in un appartamento in affitto. Nello
stesso stabile vivevano Anna Magnani e Simonetta Visconti, che si occupava
di moda femminile ed era più nota con il nome di battesimo. Levi aveva arredato
con artistico e grandioso disordine una enorme stanza, piena di libri e di
quadri, che utilizzava sia come studio di pittore, sia come laboratorio di
scrittura. Una scala conduceva ad un ballatoio dove era il reparto notte.
Una stupenda vista sui tetti di Roma si godeva da un balcone, totalmente privo
di parapetto. Nella casa di Levi circolava liberamente una grossa tartaruga
dipinta di blu e di giallo.
Carlo
Levi aveva un carattere gioioso, quasi serafico; frequentava il gruppo di
intellettuali che si ritrovano al caffè Rosati; portava coloratissimi gilè
e i suoi abiti erano una sinfonia di colori; era medico, pittore, uomo politico
e scrittore. Pochi ricordano che la legge sulla panificazione, grazie alla
quale si è salvato in Italia luso del forno a legna, per cuocere il
pane casareccio e la pizza napoletana, è stata un punto di forza della azione
politica del senatore Carlo Levi. 
Nella
politica meridionale egli era contrario ad ogni intervento statalista, certo
che lemigrazione che privava i paesi del sud di risorse umane, lindustrializzazione
che scalzava risorse agricole, le opere pubbliche del neo-colonialismo e il
consumismo avrebbero distrutto la civiltà rurale in Lucania, senza aprire
ai contadini le porte della modernità. Col miraggio borghese del posto
fisso, milioni di contadini del sud furono condannati ad andarsene,
spezzando ogni continuità di rapporto con il proprio mondo culturale. Fu dunque
sventrata una società che aveva un suo equilibrio, senza che per questo fosse
risolta la questione meridionale.
La pittura
di Levi è piena di incongruenze naturalistiche, è concentrata negli occhi
dei personaggi ritratti, i cui sguardi sono focalizzati verso un punto fuori
campo. I fondali sono immensi, dorati. Condannato al confino in Lucania,
costretto a dividere i suoi giorni con i contadini del meridione, egli, borghese
e piemontese, scoprì un mondo a lui totalmente sconosciuto. Ritrasse i contadini
nella loro immobilità, perché essi ignoravano il divenire, lo Stato, erano
assenti dalla storia e vivevano in uno spazio marginale e isolato.
Nel 1961
Francesco Rosi stava girando a Montelepre Salvatore Giuliano, quando, inaspettato, arrivò sul set Carlo Levi.
In quella occasione Rosi gli chiese di affidargli la trasposizione cinematografica
di Cristo si è fermato ad Eboli. Carlo
Levi rispose che la stessa richiesta gli era stata fatta da Vittorio De Sica,
da Rossellini e da Germi.
Francesco
Rosi girò il film nel 1978, dopo la morte di Carlo Levi. Alla sceneggiatura
collaborarono Tonino Guerra e Raffaele La Capria. Il protagonista era Gian
Maria Volonté. Furono rispettate alla lettera le parti dialogate e
il film risultò, come Rosi ama ripetere, un
racconto più una inchiesta.
Questo
film infatti è anche una esplorazione critica di una società isolata e arcaica.
Il protagonista avverte un senso di meraviglia e di partecipazione per il
mondo che sta scoprendo. Il valore poetico delle immagini trasmette un messaggio
estetico, ma anche un impulso politico.
Nelle
prime inquadrature del film si vede un quadro di Carlo Levi, lo stesso usato
per la copertina del libro Le parole sono pietre: una bambina imbronciata,
dagli occhi enormi e nerissimi, si volge a guardare accigliata e piena di
sospetto verso il mondo che è fuori dalla sua cornice. Il titolo del quadro
è: La porta del sud. Lo sguardo della bimba si incrocia poi con quello
di Carlo Levi, impersonato da Gian Maria Volonté. Rapito dallimmagine
della bambina, catturato da quello sguardo profondo e misterioso, luomo
riflette in silenzio e ricorda il tempo passato. Linquadratura che segue
è quella di un treno che si ferma ad Eboli. Scende un passeggero che si chiama
Carlo Levi e che è destinato al confino in un paesino, dove uomo e paesaggio
sono fatti della stessa creta primitiva.
Fausta Samaritani
2 giugno
2002. Revisione: 11 agosto 2002
La Repubblica
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