Francesco Rosi gira il film Cristo si è fermato ad Eboli

Carlo Levi apre La porta del Sud

Carlo Levi apre La porta del sud

di Fausta Samaritani

 

A Roma, a palazzo Altieri, Carlo Levi abitava in un appartamento in affitto. Nello stesso stabile vivevano Anna Magnani e Simonetta Visconti, che si occupava di moda femminile e era più nota con il nome di battesimo. Levi aveva arredato con artistico e grandioso disordine una enorme stanza, piena di libri e di quadri, che utilizzava sia come studio di pittore, sia come laboratorio di scrittura. Una scala conduceva ad un ballatoio dove era il reparto notte. Una stupenda vista sui tetti di Roma si godeva da un balcone, totalmente privo di parapetto. Nella casa di Levi circolava liberamente una grossa tartaruga dipinta di blu e di giallo.

Carlo Levi aveva un carattere gioioso, quasi serafico; frequentava il gruppo di intellettuali che si ritrovano al caffè Rosati; portava coloratissimi gilè e i suoi abiti erano una sinfonia di colori; era medico, pittore, uomo politico e scrittore. Pochi ricordano che la legge sulla panificazione, grazie alla quale si è salvato in Italia l’uso del forno a legna, per cuocere il pane casareccio e la pizza napoletana, è stata un punto di forza della azione politica del senatore Carlo Levi.

 

Nella politica meridionale egli era contrario ad ogni intervento statalista, certo che l’emigrazione che privava i paesi del sud di risorse umane, l’industrializzazione che scalzava risorse agricole, le opere pubbliche del neo-colonialismo e il consumismo avrebbero distrutto la civiltà rurale in Lucania, senza aprire ai contadini le porte della modernità. Col miraggio borghese del “posto fisso”, milioni di contadini del sud furono condannati ad andarsene, spezzando ogni continuità di rapporto con il proprio mondo culturale. Fu dunque sventrata una società che aveva un suo equilibrio, senza che per questo fosse risolta la questione meridionale.

 

 

La pittura di Levi è piena di incongruenze naturalistiche, è concentrata negli occhi dei personaggi ritratti, i cui sguardi sono focalizzati verso un punto “fuori campo”. I fondali sono immensi, dorati. Condannato al confino in Lucania, costretto a dividere i suoi giorni con i contadini del meridione, egli, borghese e piemontese, scoprì un mondo a lui totalmente sconosciuto. Ritrasse i contadini nella loro immobilità, perché essi ignoravano il divenire, lo Stato, erano assenti dalla storia e vivevano in uno spazio marginale e isolato.

 

Nel 1961 Francesco Rosi stava girando a Montelepre Salvatore Giuliano, quando, inaspettato, arrivò sul set Carlo Levi. In quella occasione Rosi gli chiese di affidargli la trasposizione cinematografica di Cristo si è fermato ad Eboli. Carlo Levi rispose che la stessa richiesta gli era stata fatta da Vittorio De Sica, da Rossellini e da Germi.

Francesco Rosi girò il film nel 1978, dopo la morte di Carlo Levi. Alla sceneggiatura collaborarono Tonino Guerra e Raffaele La Capria. Il protagonista era Gian Maria Volonté. Furono rispettate alla lettera le parti dialogate e il film risultò, come Rosi ama ripetere, un racconto più una inchiesta.

Questo film infatti è anche una esplorazione critica di una società isolata e arcaica. Il protagonista avverte un senso di meraviglia e di partecipazione per il mondo che sta scoprendo. Il valore poetico delle immagini trasmette un messaggio estetico, ma anche un impulso politico.

Nelle prime inquadrature del film si vede un quadro di Carlo Levi, lo stesso usato per la copertina del libro Le parole sono pietre: una bambina imbronciata, dagli occhi enormi e nerissimi, si volge a guardare accigliata e piena di sospetto verso il mondo che è fuori dalla sua cornice. Il titolo del quadro è: La porta del sud. Lo sguardo della bimba si incrocia poi con quello di Carlo Levi, impersonato da Gian Maria Volonté. Rapito dall’immagine della bambina, catturato da quello sguardo profondo e misterioso, l’uomo riflette in silenzio e ricorda il tempo passato. L’inquadratura che segue è quella di un treno che si ferma ad Eboli. Scende un passeggero che si chiama Carlo Levi e che è destinato al confino in un paesino, dove uomo e paesaggio sono fatti della stessa creta primitiva.

Fausta Samaritani

 

Capricci e variazioni sul testo

2 giugno 2002. Revisione: 11 agosto 2002

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