Erba
panacea, detta anche tabacco, peto o nicotina

a cura di Fausta Samaritani
È conosciuta col nome di Santacroce
l’erba
che cura gli occhi dei bambini,
che
sana le piaghe e lenisce le ferite;
l’erba
che risolve le scrofole e il cancro,
che
risana ulcera e canceroma, che lenisce
scottature,
che respinge la scabbia e che risolve
anche
il morbo che deve il nome ad Impete.
Questa
erba riscalda, dissecca, asciuga, purifica, chiarifica,
placa il dolor
di denti, del ventre e della testa,
aiuta nella tosse persistente e nelle contrazioni di stomaco;
conferisce a milza e ai reni, anche all’utero
e doma i funesti veleni delle frecce.
Quest’erba giova contro tutti gli accidenti
fa bene alle gengive, concilia il sonno,
riveste di carne le ossa scarnificate
ed è d’aiuto per le deficienze del torace e dei polmoni.
Nessun’erba,
anzi, è più potente, nessuna così
eccellente, nei mali di quest’ultimi due.
Quand’era nunzio della Sede Apostolica, nel Paese
Lusitano, ce la portò Prospero Santacroce
per uso e comodo della gente di Roma
perché, prima del tempo, sollevasse il legno antico
della Santa Croce ogni cristiano, di cui oggi
la Repubblica gioisce; e perché questa famiglia illustre
e della nostra
salute e dell’anima e del corpo amica,
fosse chiamata della Santa Croce.
Questo epigramma satirico di Castor o Castore Durante, volto a scoraggiare l’uso del tabacco e intitolato nella sua versione originale in latino De herba panacea, quam alii tabacum, alii petum, alii nicotinam vocant, fu pubblicato nel 1587 ad Anversa dall’editore Gilles Everaerts, come introduzione ad un libro in sedicesimo che raccoglieva testi di medicina, tra cui un curioso studio di botanica di Castor Durante, dal titolo De usu et praxi radicis Mechoacan brevis commentariolus (radici originarie del Messico). Si tratta di uno dei primi testi scientifici sulle piante importate dal Nuovo Mondo. Il libro, ordinato da Jean Bellere (1553-1595), conteneva anche due testi di Galeno (Teriaca a Pisone e Degli antidoti), uno studio di Gerard van Bergen sulla peste e un testo di Jean Jonghe (+1563) sui medicamenti. L’epigramma di Castor Durante, in un gioco di ironici contrasti, confermava l’allarme da parte della scienza del tempo sulla tossicità e pericolosità del tabacco, da noi noto anche come “erba di Santacroce”. Durante ironizzava sul cardinale Prospero Santacroce che nello Stato della Chiesa aveva forti interessi nel commercio del tabacco. Di questo epigramma, presento qui una mia traduzione in italiano.
Castor Durante,
cittadino romano, archiatra di Sisto V, professore di Botanica alla Sapienza,
uno dei più noti botanici del suo tempo, era nato a Gualdo Tadino nel
1529, o nel 1530 e morì a Viterbo nel 1590. Dopo il 1587 Castor Durante,
pur avendo annunciato la pubblicazione di altri suoi testi, non diede alle
stampe alcuna altra opera nuova; anzi, lasciò l’incarico di sovrintendente
dell’Orto Botanico di Roma e la cattedra universitaria e si ritirò
a Viterbo, dove un tempo aveva esercitato la professione di medico e dove
viveva il suo fratello gemello Polluce, che era avvocato.
Chi era il cardinale Prospero Santacroce? Che interessi economici aveva nella
importazione e nella commercializzazione del tabacco, da lui introdotto in
Europa dal Portogallo, dove era stato nunzio apostolico? Che incarichi amministrativi
occupò nella Santa Sede? Quale inconveniente bruciò improvvisamente
la brillante carriera di Castor Durante, uomo colto e versatile, buon prosatore
e garbato versificatore in lingua italiana e in latino, attento alle novità
in botanica, buon traduttore dal latino all’italiano (pubblicò la traduzione
del IV libro dell’Eneide), membro di Accademie e familiare di Sisto
V che è meglio conosciuto come il papa “tosto”? Nell’Ottocento la famiglia
Santacroce era ancora ricca e potente e, a Roma, come insegna degli spacci
del tabacco c’era ancora la croce bianca, derivata da quella che appariva
sullo stemma dei Santacroce.
Forse l’epigramma satirico circolò manoscritto a Roma, prima di essere
pubblicato... e fece scandalo.
Castor Durante
era figlio del giureconsulto Giovanni Diletto. Si laureò in Medicina
a Perugia e nel 1567 fu scelto come medico del comune di Gualdo. Sembra che
il cardinale Hieronimo Rusticucci lo abbia segnalato a Sisto V. I trattati
più noti di Durante sono l’Herbario nuovo, pubblicato per
la prima volta a Roma nel 1585 con le splendide litografie di Leonardo Parasole
da Norcia e considerato uno dei più bei libri del Cinquecento, e Il
tesoro della sanità, una sorta di vademecum di medicina
popolare per le famiglie, con regole pratiche di igiene e suggerimenti dietetici.
La trattazione dei singoli prodotti nutritivi, carne verdure bevande condimenti
e spezie, è preceduta da garbati versi in latino.
Questi due libri furono dedicati a Camilla Peretti, la potente sorella di
Sisto V. Nella edizione del Tesoro del 1586 il ritratto di Castor
Durante appare impreziosito dallo stemma di Sisto V, segno di dimestichezza
con questo papa, anche se non sono stati trovati documenti che attestino che
Durante sia stato archiatra pontificio. Il papa, come leggiamo nel libro di
Giuseppe Pinto Sisto V e l’igiene a Roma, ripristinò l’acquedotto
di epoca romana che da lui prese il nome di Felice, pavimentò centinaia
di strade, con audaci rettifili realizzò il parziale sventramento del
centro di Roma, avviò la costruzione di nuovi quartieri sul Viminale,
dove progettava di trasferire parte della popolazione che abitava nell’ansa
del Tevere minacciata dalle alluvioni, fissò criteri per la vendita
di medicinali, tentò la bonifica delle Paludi Pontine. Sisto V aveva
studiato Medicina a Siena e amava conversare con medici. L’insegnamento delle
pratiche di igiene era nella tradizione dei Francescani, ordine dai quali
il papa proveniva.
Fino a tutto l’Ottocento, L’Herbario nuovo di Castor Durante ebbe 11 edizioni italiane, una tedesca e una spagnola e Il tesoro ne ebbe ben 38 in italiano e due in tedesco. Le varie edizioni del Tesoro sono oggi rintracciabili in biblioteche italiane, dalle Alpi alla Sicilia, anche in piccole raccolte comunali. I mille consigli utili di medicina pratica e di dietetica divennero patrimonio comune e di loro è rimasta traccia nelle consuetudini della medicina popolare, soprattutto in ambienti rurali. Quello che al tempo di Durante era insegnamento a livello universitario, oggi fa parte del bagaglio di antiche conoscenze di chi cura con le erbe. Nessuna parentela però, con le pratiche magiche: Durante credeva negli insegnamenti di Ippocrate, mediati attraverso la medicina araba e la Scuola Salernitana, e consigliava diete, bagni termali, tisane e decotti. Il successo del Tesoro si spiega con il supporto di una volontà di programmare una cultura scientifica “ufficiale” e diffonderla a livello popolare, attraverso la pubblicazione di opere scelte e sicure, in linea coi principi enunciati dal Concilio di Trento. Castor Durante aveva le carte in regola per entrare in questo circuito virtuoso ed ebbe grande successo il suo Herbario nuovo e il suo Tesoro; ma altri suoi scritti, di cui annunciava la prossima pubblicazione, rimasero inediti alla sua morte; né i suoi due figli maggiori, che erano medici e pubblicisti, si curarono di pubblicarli.
Sul tabacco,
nell’Archivio Vaticano, nel Fondo Miscellanea Vaticano, si conservano alcuni
documenti. Ne cito alcuni:
Bando dell’anno 1655. Per tutti quelli che al presente tengono bottega di
tabacco (Arm. V, tom, 218, n. 44)
Bando del 1667. Privativa dei tabacchi nelle Marche (Arm. V, tom. 216, n.
220)
Bando del 1676. Appalto del tabacco nella provincia dell’Umbria e luoghi non
compresi nell’appalto di Roma (Arm. V, tom. 207, n. 40)
Nell’opera di Garcia Orta (1501?-1568) Due libri dell’Historia dei semplici
aromati, pubblicata a Venezia nel 1582, si parla del tabacco che appare
anche in una litografia.
Nel 1588 il cardinale Santacroce faceva parte della Commissione Pontificia
per la riforma amministrativa dello Stato Pontificio. L’epigramma di Castor
Durante fu pubblicato ad Anversa nel 1587 e ripubblicato ad Utrecht nel 1644.
Veniva dunque stampato unicamente in aree geografiche in cui l’editoria era
controllata dai protestanti. Alcuni autori ne citarono qualche verso: ciò
prova che era conosciuto ed apprezzato.
Castor Durante
è stato sepolto a Viterbo, nella chiesa del convento dei Francescani,
segno del suo attaccamento all’Ordine dei Francescani Conventuali, da cui
proveniva il papa Sisto V. La sua tomba è ricordata da Bonaventura
Theulo, nel libro Apparato Minoritico della provincia di Roma, a
p. 57. Scrive Prospero Mandosio (1650-1709), in Theatron in quo maximorum
christiani orbis pontificum Archiatras, edito nel 1696 e nel 1784, che
la sua tomba era all’uscita dalla sacrestia e sotto una pietra priva di epitaffio.
Durante l’ultima guerra la chiesa fu seriamente danneggiata e nella ricostruzione,
pur attenta, delle sepolture ivi esistenti, non è stata né riconosciuta,
né ricordata quella di Castor Durante.
31
dicembre 2005
La
Repubblica Letteraria Italiana www.repubblicaletteraria.it