Io conosceva il Caffè Martini per quello che me ne avevano detto: conciliabolo degli artisti disponibili e di passaggio

"Le mie impressini" di Collodi (parte prima)

Le mie impressioni

(Caffè Martini)

articolo di C. Lorenzini (Collodi)

 

PARTE PRIMA

 

Carissimo Messser Lucca [i],

ho bisogno d’uno sfogo: se Alfonso Lamartine _ il più gran povero della cristianità _ scrisse le sue impressioni sull’Oriente, senz’essersi mosso da casa [ii] , non c’è nessuna ragione perché io non possa raccontarvi le mie su Milano, appena giunto nella cerchia della vostra bella e florida città [iii] .

Non crediate per questo che io voglia farvi un articolo da giornale; Dio me ne guardi, in fatto d’impressioni, io mi sento pudico, come una vestale [iv] dei bei tempi di Roma!

La lettera che io vi scrivo, così alla buona e in veste da camera, è tutta una lettera confidenziale, intima, a quattr’occhi, come le lettere che scrivono gl’innamorati ai loro compagni d’infanzia; perciò ritengo per fermo che ne farete il debito conto e inedita la conserverete nel vostro portafoglio.

Inedita! Capisco ancor’io che ella è forse una esigenza troppo spinta quella di domandare l’inedità ad un editore; ma cosa ci volete fare? io sono un forestiere _ almeno di fronte alla carta geografica _ e il forestiere ha sempre qualche diritto di più, ed è cortesia con lui il non mostrarsi villano.

Dunque, ritornando in carreggiato, vi dirò, che appena smontato dall’Omnibus _ specie di veicolo, fin oggi guardato con occhi di disprezzo, ma che i nostri posteri celebreranno come il primo tentativo audacemente fatto verso la tanto sospirata uguaglianza sociale [v] _ senza occuparmi né di me né delle mie valigie, domandai subito di voi, mio ottimo amico, e del vostro rispettivo domicilio.

Non c’è che dire: se io fossi Giulio Lecomte [vi] , e se qui si trovasse una Indipendenza più o meno belga [vii] , arrischierei probabilmente un calemburgo, e direi che tutt’uomo che venga a Milano per cercarvi Lucca, commette per lo meno un anacronismo geografico, come i giornalisti francesi quando cercavano Ancona nel mare Adriatico; ma ormai è noto al popolo e al comune che ai francesi è lecito far dello spirito anche sul mappamondo; io però, nella mia qualità di vegetabile [viii] italiano, sacrifico volentieri questi giuochi di parole all’andamento spedito della mia lettera, convintissimo, tanto più, come sono, che un individuo, il quale faccia dello spirito in una lettera confidenziale, sciupi malamente il suo tempo, come suppergiù farebbe colui, che vestisse da eroe antico, per l’unico piacere di pavoneggiarsi da sé solo, dinanzi allo specchio della propria camera.

_ Lucca? _ mi ripeté il cameriere della locanda _ l’editore di musica?

_ Appunto lui! risposi io, cacciandomi il cappello sugli occhi e infilando le mani nelle tasche del paletot.

_ Lo troverà dinanzi al teatro della Scala.

_ Ho capito!

Ciò detto, mi voltai a sinistra tutto di un pezzo, e mi posi in cammino, con passo franco e sicuro, quasi avessi avuto sott’occhio il punto topografico, dove si trova il teatro massimo della bella Milano.

Eppure è così! ogni paese ha sempre qualche località e qualche monumento, che il forestiere indovina quasi da sé, senza il soccorso del cicerone o della guida. E’ ti par quasi, che un fluido magnetico o una corrente elettrica ti menino a quella parte; diresti che un genio invisibile ti prende per i panni e ti conduce al luogo, ove è rivolto il tuo pensiero; tutte le strade, gira e rigira, portano là, dove ti sei prefisso di andare.

Dice un antico proverbio francese: che Tout chemin mème à Rome; ebbene, egli è un fatto che a Milano tute le strade conducono al teatro della Scala.

Immaginatevi ora qual si fosse la mia sorpresa e il mio stupore, quando arrivato dinanzi al teatro, vidi un’enorme macerie, un ammasso di case rovinate, su’ cui frantumi ancora superstiti si leggevano i caratteri sbocconcellati Caffè alla Scala… e più in là Francesco Lucca [ix] .

Io non ho veduto Sodoma e Gomorra, dopo la famosa pioggia del fuoco: io non ho veduto le mura di Gerico smantellate a suono di tomba (fatto che mi ha provato sempre che la musica romorosa non è cominciata da Verdi, come vorrebbero gli antiverdiani) io non ho visitato Ilione arso due volte e due risorto: io non ho assistito alla distruzione di Cartagine né alla caduta di Missolungi [x] : pure, mi giova credere che tutti questi eccidii e queste rovine non mi avrebbero prodotto la quinta parte della impressione che provai, quando senza conoscerne la vera cagione, vidi diroccate senz’ombra di carità, tutte le case che facevano fronte al teatro della Scala.

Mille idee, mille pensieri, mille presentimenti uno più tristo dell’altro, mi traversavano in quel momento per la testa.

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Io conosceva il Caffè Martini per quello che me ne avevano detto; io lo conosceva come il conciliabolo degli artisti disponibili e di passaggio: come il ritrovo principale della famiglia canora, come il noce di Benevento, sotto il quale si radunavano a celebrare i loro sabbati nefandi tutte le divinità apocrife e clandestine del vastissimo regno melo-mimo-coreogafico-musicale.

Dannazione! _ gridai fra me e me, coll’accento rantoloso d’un romanziere moderno. _ Sarebbe mai vero, che il cielo, stanco finalmente da tante stuonazioni, da tante raucedini, da tante indisposizioni, da tanti urli, abbaiamenti, avesse subissato dai suoi fondamenti il palladio, il propugnacolo, il covo della razza virtuosa?…

Già da lungo tempo le bilance, sulle quali la divina Euterpe è usa pesare i meriti e i demeriti dei suoi devoti (veri farisei) cigolavano in modo sinistro. Da una parte gravavano le cabale, i raggiri, gl’intrighi, le bugie, le invidie, i fanatismi… a un tanto la riga; mentre dall’altra controbilanciavano tanto peso, poche virtù appena avvertite e molta dose di longanimità (altri direbbe di stupidità) dal canto dei pubblici.

C. Lorenzini

 Le mie impressioni (Caffé Martini) (Parte Seconda)

(note di Fausta Samaritani)

 

31 dicembre 2003

Repubblica Letteraria Italiana www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 22 ottobre 2015



[i] La lunga corrispondenza, intitolata Le mie impressioni, fu pubblicata su “Italia Musicale” del 15, 18 e 24 dicembre 1858 (numeri 100, 101 e 103). Ne era editore Francesco Lucca che aveva gli uffici accanto al Teatro della Scala. Il testo si trova in Carlo Collodi Opere, a cura di Daniela Marcheschi, Milano, Mondadori, 1995, pp. 744-758.

[ii] Alphonse Lamartine, che aveva viaggiato in Grecia, Palestina e Libano, nel 1935 pubblicò Le voyage en Orient.

[iii] Collodi arrivò a Milano a dicembre 1858 e vi restò fino a marzo 1859.

[iv] Allusione all’opera lirica La vestale di Mercadante (1840).

[v] La parola Omnibus fu utilizzata anche per testate giornalistiche: a Torino, negli anni Quaranta e Cinquanta, uscì “Omnibus”, supplemento delle “Gazzetta del popolo”; a Napoli dal 1833 al 1848 l’“Omnibus” era un settimanale letterario; “L’Omnibus pittoresco”, la bella enciclopedia letteraria ed artistica, uscì a Napoli per molti anni, a partire dal 1838.

[vi] Lecomte.

[vii] Nel 1831 fu eletto re del Belgio Leopoldo I di Sassonia-Coburgo Gotha. Il Belgio si era reso indipendente dall’Olanda.

[viii] Voce toscana = molto noto.

[ix] Per creare una piazza di fronte alla Scala furono abbattuti alcuni edifici, tra cui quello, a destra della Scala, che ospitava il Caffè Martini. Il famoso locale traslocò all’altro lato della nuova piazza.

[x] In questa città greca, assediata dai turchi, nel 1826 gli abitanti fecero saltare la cittadella, piuttosto che arrendersi.