Congressi e Convegni 2000

da Ottobre a Dicembre 2000
Il Portale Letteraria della Repubblica Letteraria Italiana

Alberto Moravia 1907-1990

Roma, 6-7 Dicembre 2000

A Moravia, narratore, giornalista, critico, polemista, viaggiatore, saggista, osservatore di costumi, Roma rende omaggio, a dieci anni dalla morte. Era approdato ventenne in una Roma borghese, indifferente, chiusa, incolta, conformista nella adesione al Fascismo. Osservò il mondo con distacco e ironia. Si definiva con orgoglio cartesiano. Non rinunciava al giudizio, anche pungente, e sapeva indignarsi per ragioni politiche; ma era anche attento, curioso, aperto verso il mutare della società. Proiettato verso il futuro, disinteressato verso il passato che giudicava una minestra, affascinato dai grandi paesaggi naturali, scoprì nel Continente Africano, ancora immune da industrializzazione, il grande affresco preistorico, la metafora della vera nascita dell’umanesimo, l’origine dei miti della Grecia antica e dell’Oriente mediterraneo. Amava fin l’odore della sua Africa, i fiumi che paragonava a vene, la povertà orgogliosa e silenziosa. Per Moravia il mondo greco era ancora vivo in Africa, dove il culto dei morti è fisico, potente è la tradizione orale, viva e forte come quella che diede origine ai poemi omerici e c’è tempo e spazio per la contemplazione.

Possiamo definire Gli indifferenti una tragedia in forma di racconto. Moravia creava i suoi personaggi prima di buttarli sulla scena, dove il caso avrebbe scritto il loro destino. Coltivava una abitudine impiegatizia di scrivere di mattina, dalle 7 alle 11, con la Lettera 22 oppure a mano; poi, nella Roma borghese che definiva un garage, Moravia si annoiava per il resto della giornata. Chiuso e burbero in città, in viaggio era sereno e mostrava gioia anche per le piccole cose.

Interventi di Enzo Siciliano, Luigi Baldacci, Enzo Golino, Paulo Coelho, Antonio Debenedetti, Alain Elkann, Jay Mclnerney, Francesca Sanvitale, Giampiero Brunetta, Chiseko Tanaka, Bernardo Bertolucci, Carlo Lizzani, Citto Maselli, Francesco Rosi, Raffaele Manica, Gianni Barcelloni, Dacia Maraini, Franco Marcoaldi, Simone Casini, Francesca Serra, Jean-Noël Schifano, Arnaldo Colasanti, Massimo Onofri.

Letture di Piera Degli Esposti. Proiezione del film Dastforush di Mohsen Makhmalbaf (1987); un episodio è tratto da Il pupo di Moravia (Racconti romani).

Informazioni: Casa delle Letterature. Piazza dell’Orologio, 3. Roma.

Classicità di Cesare Pavese

Roma 27 Novembre 2000

Dopo la vittoria al Premio "Strega" per La bella estate, Cesare Pavese scrisse: A Roma, apoteosi. La città gli ispirò parte dei Dialoghi con Leucò e de Il compagno, alcune liriche, appunti e pagine del Diario; ma egli la sentì ostile ed estranea, un gran pettegolezzo e intrigo letterario, anche se gli diede la gloria tanto agognata che, appena avuta gli apparve effimera. Sentì un disgusto da adolescente, per l’ardente sazietà della gloria letteraria. Solitudine, senso di volontario esilio, incomunicabilità, vita rustica nei campi contrapposta a vita in città, iconografia neorealista, esistenzialismo stoico a tragiche tinte sono temi ormai usurati dal tempo, oppure Pavese conserva una felice espressività che sopravvive alla storia delle vicende personali, delle quali si è fin troppo chiacchierato? Egli costruì un raro equilibrio stilistico, partendo da studi letterari molto difformi: la tradizione classica greca e latina, la letteratura italiana aulica, il dannunzianesimo, le traduzioni dall’inglese, il gusto americano di descrivere ambienti popolari e di provincia violenti e primitivi. Il gergo piemontese dei suoi racconti campestri si contrappone allo slang nordamericano di periferia. In alcuni versi egli si è ispirato al poeta statunitense Walt Whitman, autore amatissimo, argomento della sua tesi di laurea del 1930. Whitman ha diviso con Pavese il destino della morte per suicidio.

Interventi di Andrea Gareffi, Anco Marzio Mutterle, Gianni Venturi, Franco Contorbia, Anna Dolfi, Angelo d’Orsi, Marziano Guglielminetti, Paolo Mauri, Anna Nozzoli, Lino Pertile, Fabio Piarangeli.

Proiezione del film Un uomo da nulla, con sceneggiatura di Cesare Pavese, regia di Aldo Fegatelli Colonna.

Informazioni: Casa delle Letterature. Piazza dell’Orologio, 3. Roma.

Le riviste di italianistica nel mondo

Napoli, 23-25 Novembre 2000

Il Convegno Internazionale è stato inaugurato con queste relazioni:

Marco Santoro, Introduzione. Il Convegno celebra i 25 anni della rivista "Esperienze Letterarie". L’editoria di settore negli anni Novanta ha incrementato il numero dei titoli, ma ha ridotto la tiratura. La crisi della lettura coinvolge oggi anche i giovani laureati. Un fenomeno rilevante è la nascita delle nuove riviste on line, con le quali è bene instaurare una strategia di collaborazione.

Arnaldo di Benedetto, Il "Giorale storico della letteratura italiana". La rivista nacque nel 1883, per opera di giovani studiosi – ai quali si aggiunse Arturo Graf, giovane anch’egli – come espressione della prevalente cultura "positiva".

Giorgio Luti, La "Rassegna della letteratura italiana". Nata a Genova nel 1953 per opera di Walter Binni, come ideale ripresa della "Rassegna bibliografica della letteratura italiana" fondata a Pisa nel 1893 da Alessandro D’Ancona, ancora oggi pubblica inediti e segue un programma di critica letteraria con riferimento alla filologia, fra senso storicistico e ricerca di stile. Ha pubblicato fascicoli monografici dedicati a Montale, Croce e Momigliano.

Vittore Branca, "Lettere Italiane". Creata nel dopoguerra da un gruppo di studiosi, provenienti dalla Normale di Pisa di Giovanni Gentile e dalla FUCI di Giovanni Battista Montini, si opponeva sia a vedute vetero-idealiste, sia alla critica letteraria di stampo marxista. In cinquanta anni ha avuto collaboratori insigni, come Theodor Adorno, T. S. Eliot, Leo Spitzer, Emilio Cecchi, Bruno Migliorini, Giuseppe De Luca, Mario Praz, Carlo Bo, Ignazio Baldelli, Maria Corti, Gianfranco Contini, Dante Isella, Giorgio Petrocchi, e più recentemente anche Umberto Eco, Edoardo Sanguineti, Cesare Segre, Claudio Magris, Giorgio Padoan, Lina Bolzoni. E’ sempre aperta ad ogni metodologia critica che agisca con rigore e in spirito veritatis et libertatis.

Segreteria: Giuseppina Monaco, Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari. Via Vicenza, 23 00185 Roma.

Alfieri in Toscana

Firenze, 19-21 Ottobre 2000

Il Convegno Internazionale è stato inaugurato con questi interventi:

Arnaldo Di Benedetto, "Arrivammo a Firenze…"La Toscana di Alfieri tra mito ed esperienza.

Giuseppe Ricuperati, Alfieri tra cultura e modelli politici del Settecento.

Tra gli altri, hanno presentato relazioni Roberta Turchi, Elisabetta De Troja, Christian Del Vento, Vittorio Colombo, Massimo Danzi, Franca Arduini, Carlo Sisi, Arturo Sacchetti, Pérette-Cécile Buffaria, Renato Pasta, Carla Doni. Laura Melosi.

Vittorio Alfieri, scrittore ammantato di classicità, curava personalmente l’edizione dei suoi drammi, composti per lettori scelti e privilegiati. Dava recite semi-pubbliche, sovente in casa propria, partecipando anche come interprete. Il lettore colto in lui coesisteva con il letterato di professione. Poeta e vate, rifiutò sempre rapporti mecenateschi. Sognò una utopica Nazione italiana a venire, nella quale avrebbe avuto fama eterna.

Alla Biblioteca Mediceo-Laurenziana un piccolo gioiello di mostra, curata da Roberta Turchi, con edizioni settecentesche del teatro tragico di Alfieri, illustrazioni della Vita (1804, 1808 e 1822), manoscritti alfieriani della Laurenziana, un ex-libris di Alfieri, edizioni popolari dellaVita, vedute della villa di Mario Bianchi a Geggiano nella campagna senese dove Alfieri soggiornò, registro della Laurenziana con firma di Vittorio Alfieri e di Luisa Stolberg d’Albany.

Segreteria: Università di Studi di Firenze. Dipartimento di Italianistica. Piazza Savonarola 1. I-50132 Firenze.

Vittorio Alfieri

Italia linguistica anno Mille

Italia linguistica anno Duemila

Firenze, 19-21 Ottobre 2000

Il trentaquattresimo Congresso della Società di Linguistica Italiana (SLI) si è svolto a Firenze, città che per secoli ha ricoperto il ruolo di capitale linguistica ideale di una Nazione divisa e priva di capitale politica. Alcuni elementi della nostra storia linguistica sembrano collegare il quadro medievale con quello contemporaneo, come la presenza sul territorio di molte lingue "indigene" ed "esterne". Roma, antica e cristiana, ha sempre dato all’Italia un preciso segno di riconoscimento linguistico. Se nel Medioevo il latino modellava i giovani volgari, oggi resta un vitale serbatoio per il linguaggio intellettuale e tecnico scientifico.

Il Congresso Internazionale è stato inaugurato con questi interventi:

Tullio De Mauro, L’Italia linguistica in cammino nell’età della repubblica.

Alberto Varvaro, I volgari in Italia mille anni fa. Origini dell’italiano.

Lorenzo Renzi, Il cambiamento linguistico nell’italiano contemporaneo.

Alla tavola rotonda, svoltasi alla presenza dell’on Luciano Violante e intitolata Gli scrittori italiani e l’italiano d’oggi, sono intervenuti: Gian Luigi Beccaria, Fernando Bandini, Giorgio Barberi Squarotti, Vincenzo Consolo, Giuseppe Pontiggia e Edoardo Sanguineti.

Segreteria: Marina Bonghi e Silvia Franchini. Accademia della Crusca.Via di Castello, 46 I-50141 Firenze.

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it