Congressi e Convegni letterari

Anno 2003

Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana

www.repubblicaletteraria.it

Per i cento anni dei Canti di Castelvecchio e dell'Alcyone 1903-2003 (Pascoli e d'Annunzio)

Roma, 25-27 novembre 2003

Il convegno è stato organizzato dal Dipartimento di Italianistica della Università degli Studi di Roma Tre. Interventi di Anna Maria Andreoli, Eugenio Ragni, Pietro Gibellini, Anna Teresa Romano Cervone, Giuseppe Nava, Giuseppe Leonelli, Adele Dei, Caterina Marinucci, Vittorio Roda, Marziano Guglielminetti, Giancarlo Quiriconi, Paolo Mauri, Gianni Oliva, Mario Pazzaglia, Benedetta Centovalli, Andrea Gialloreto.

Pascoli, grande ritrattista di paesaggi agresti, esprimeva un ritorno alla semplicità dell’infanzia, vista come zona mitica della purezza, come stadio anteriore all’assunzione delle responsabilità. Carica di significati simbolici e influenzata dall’avvento della psicanalisi, la poesia di Pascoli fu avversata da Benedetto Croce ma amata da Pirandello. Affiorava dal profondo. In sospensione tra decadentismo e sensismo, Pascoli ha interpretato le atmosfere rarefatte di un certo gusto liberty. Myricae, nome tratto dal latino virgiliano e che significa tamerici _ che sono piccoli arbusti _ è una raccolta di poesie, apparse sporadicamente su riviste o su opuscoli e quindi integrate e organizzate nella edizione definitiva del 1903, secondo una delicata partitura armonica. La vita in campagna, primitiva ma onesta, si frantuma nei suoi aspetti particolari, minori se volete _ frulli di uccelli, stormire di cipressi, suono delle campane _ confidenziali se volte, impietositi da qualche rintocco funebre che ricorda la tragedia familiare. I Canti di Castelvecchio, usciti nel 1903 e la cui edizione definitiva postuma è del 1912, seguono la falsariga di Myricae sulla strada della valorizzazione del frammento poetico. La voce istintiva della natura, buona ma idillica, si contrappone alla funesta malvagità umana. La poesia, elegiaca e soggettiva, funebre e cristiana, appare scissa dalla storia. Il “fanciullino” di Pascoli, in cerca di compassione, domanda una identità ma non riceve risposta. Egli rimane sostanzialmente estraneo alla realtà, incapace di crescere e realizzarsi. La vera malattia è la vita: la guarigione è la morte. La ritmica di Pascoli ha influenzato, tra gli altri, Aldo Palazzeschi, il quale è arrivato al livello della consapevolezza, attraverso il filtro della giocosità e dell’ironia.

Nel “vivere inimitabile” di d’Annunzio il soggettivismo, pagano e solare, assume tinte dionisiache, eroiche. I tre libri Maia, Elettra, Alcyone sono del 1903. L’intero arco dell’estate di Alcyone, da giugno a settembre, è celebrazione di vitalità. Novello Ovidio, suggestionato dalle Metamorfosi, d’Annunzio crea strutture metriche sperimentali e accosta suoni fortemente timbrici. Usa assonanze, rime imperfette, insiste sugli sdruccioli: nei suoi versi una musica sensuale parla e l’immaginazione vola al di là della storia. 

Centro di Studi Italo-francesi, piazza Campitelli, 3. Università degli Studi Roma Tre, Dipartimento di Italianistica, Facoltà di Lettere e Filosofia, via Ostiense, 236. Roma

 

Beppe Fenoglio

1943-1963-2003 Scrittura e Resistenza

Roma, 11-13 novembre 2003

A sessanta anni dall’inizio della Resistenza, a quaranta anni dalla morte di Fenoglio, un convegno e una mostra hanno ricordato il romanziere piemontese che meglio di ogni altro ha raccontato quella stagione, in un’epica spoglia di ogni barlume di retorica. Hanno collaborato lUniversità di Roma “La Sapienza”, Dipartimento di Italianistica e Spettacolo e lUniversità di Teramo, Facoltà di Scienze delle Comunicazioni. Introduzione: Giulio Ferroni e Gabriele Pedullà. 11 novembre: Fenoglio e la Resistenza. 12 novembre: Resistenza, guerra civile e letteratura. Interventi su Cesare Pavese, Luigi Meneghello, Italo Calvino, P. P. Pasolini, Pietro Chiodi, Elio Vittorini. 13 novembre: La resistenza della Letteratura. Tavola rotonda con gli scrittori Eraldo Affinati, Roberto Alajmo, Piergiorgio Bellocchio, Michele Mari, Christian Raimo, Emanuele Trevi. Francesco Siciliano ha letto I ventitre giorni della città di Alba di Fenoglio. Dal 4 al 26 novembre Mostra di manoscritti e fotografie di proprietà della famiglia e prime edizioni Einaudi provenienti dal Centro Ricerche e documentazione Beppe Fenoglio della Fondazione Ferrero di Alba. 4 novembre proiezione dei documentari Una questione privata di Guido Chiesa e Il mestiere di Raccontare di Anna Amendola e Giorgio Belardelli.

La pagina di Fenoglio è memoria essenziale, è dolore che il passato porta con sé, è concretezza del clima tragico dell’ultima guerra. In una società come l’attuale che riduce tutto a spettacolo, a fragile e facile effetto, bisogna rileggere Fenoglio, questo “irregolare” tra i nostri letterati, per recuperare una testimonianza viva della nostra storia passata. Il Fascismo era per lui un male naturale, contro il quale bisognava schierarsi, per combattere una guerra ultima, chiamata Resistenza, che era l’unica via di uscita, l’ultima ancora di salvezza. Il suo narrare non è dunque semplice cronaca degli eventi, ma esatta rappresentazione della tragicità della vita. La sua missione è resistere, ad ogni costo e con sguardo lucido, senza retorica e senza troppe finalità politiche. Il combattente si confronta con la follia del mondo: la sua violenza è dettata dunque dalla necessità. Bodo Guthmüller ha analizzato, nei Ventitre giorni della città di Alba, la tragica esperienza delle esecuzioni a freddo che Fenoglio non giudica, ma racconta senza enfasi e senza retorica, come un dramma umano che calpesta la dignità. Maria de las Nieves Muńiz ha parlato dello spazio, che non è un luogo ameno, ma una condizione di pericolo continuo, espresso in immagini violente e condensate: «Un vento di pallottole» scrive Fenoglio, per rappresentare un istante tragico e crudo, sotto specie di guerra onnipresente. I fenomeni della natura sono visti come accadimenti guerreschi, come una morsa che si stringe sul personaggio, schiacciato da un ibrido grottesco, tra natura e guerra: il mare diventa «saetta», la pioggia è composta di «pallottole», un «verme» è il carro armato. In una situazione estrema, il partigiano è costretto ad una estrema resistenza: l’unica possibilità che ha per ricreare uno spazio umano, in cui vivere. Eduardo Saccone ha letto due diversi aspetti in Fenoglio, oscillanti in una dialettica che scinde le coscienze: la missione pubblica e la vita privata, l’uomo e il cittadino. Lorenzo Mondo, in Una questione privata, libro postumo, ha visto una svolta, in vista di un romanzo che Fenoglio non ha fatto in tempo a scrivere. L’amore è il tema dominante; il partigiano, ormai in borghese, vive l’inquietudine dei giovani nel dopoguerra.

Informazioni: Casa delle Letterature 3, piazza dell’Orologio, Roma.

 

Le forme del narrare

Macerata, 24-27 settembre 2003

Il VII Congresso Nazionale dell’ADI (Associazione degli Italianisti) è stato ospitato dall’Università di Macerata. Interventi di Luigi Surdich, Luisa Mulas, Gino Ruozzi, Riccardo Bruscagli, Tatiana Crivelli, M. Antonietta Terzoli, Luigi Rizzo, Ilaria Crotti, Carla Riccardi, Giulio Ferroni e Francesco Casetti. Le sessioni parallele erano riservate alle comunicazioni dei Soci e alla presentazione di ricerche svolte nelle scuole di dottorato di Italianistica. Due le tavole rotonde: sui nuovi ordinamenti e sulle risorse finanziarie per luniversità e per la ricerca; sulluniversità, nellattuale quadro legislativo e in prospettiva della riforma. Il prossimo Congresso, nel 2004, sarà a Firenze e avrà come tema Le forme della poesia. Mille e più mille sono le tipologie, attraverso le quali un Autore può esprimere la voglia di costruire ambienti e personaggi, di narrare fatti veri o inventati. Gli argomenti vanno dal genere poliziesco, presente anche in Boccaccio, al gusto di raccontare in versi; dal romanzo barocco a quello del Settecento; da Foscolo, a Manzoni, a Nievo; dalla novella ottocentesca al racconto postmoderno; dalle autobiografie, agli aforismi, alle lettere private. Oggetto di studio sono stati i rapporti tra un Autore e i destinatari della sua opera e sono stati considerati gli strumenti linguistici e grammaticali del testo e il passaggio dalla pagina scritta al cinema. Tra Autore narrante e personaggio creato può esistere un complicato intreccio di legami profondi che investe la psicanalisi. La semiotica ha tentato di definire le fasi e i vari livelli della narrazione, in base al tempo, al modo e alla voce narrante.

Il largo respiro della storia dei diversi modi di narrare, dal Duecento arriva ai lavori in corso, al romanzo che non c’è: sono otto secoli di letteratura, e la critica oggi avverte lo stimolo verso un nuovo modo di rappresentare “come sono andate le cose”. Vittorio Spinazzola ha parlato di ultime leve della intellettualità umanistica, della nascita di temi altamente condivisi come la letteratura dialettale, vero patrimonio di poesia, infine di discipline finitime all’Italianistica, insistendo sulla necessità di approfondire il dialogo interno fra diverse idee di letteratura e di insegnamento. Un invito ad intenti unitari, pur nella difesa dell’autonomia delle università, è partito anche da Marziano Guglielminetti. Dal racconto breve, diffuso oralmente in Europa, Surdich fa risalire il gusto del narrare che approda alla novella in versi e al romanzo in prosa. Ha esaminato il Filocolo e l’Elegia di madonna Fiammetta. Del toscano Grazzini, detto il Lasca, ha parlato Carmelo Spalanca che ne ha evidenziato il lato comico e grottesco, in un’epoca in cui scompare l’equilibrio rinascimentale e inizia l’inquietudine del manierismo. Il romanzo barocco, (Brusoni, Biondi, Frugoni), riscoperto dopo l’oblio al quale lo aveva condannato la critica positivista, rappresenta la fase aurorale del romanzo moderno. Le due aree sono il Veneto e la Liguria. Il romanzo del Seicento opera una analisi introspettiva dei personaggi e raffigura i costumi del tempo. Ne hanno parlato Rizzo, Valeria Giannantonio, Annamaria Pedullà. Il romanzo moderno, secondo una tipizzazione del concetto di “modernità”, si fa risalire al Settecento. A Venezia, il maggior centro editoriale e mercato del libro in Italia, operano il bresciano Pietro Chiari e Antonio Piazza, autori di romanzi e di commedie. La scrittura narrativa di Foscolo assume una forma epistolare e il protagonista è anche l’io narrante. Nell’Ortis lo sviluppo degli eventi si sovrappone a letture di storia, a testi narrati dal protagonista, a contaminazioni con altri romanzi. M. Antonietta Terzoli ha anche evidenziato l’analogia di alcuni passi di Foscolo con le arti figurative del tempo. Dopo l’ambiente campagnolo delle novelle di Nievo, intessute di tematica sociale, la Scapigliatura provoca una decisa virata e si ispira a Poe e a Stevenson. Verga attraversa tutta la parabola del verismo e approda all’espressionismo. Il Novecento è stato argomento di molte comunicazioni dei soci e dei dottorandi. Fausta Samaritani ha presentato due lettere inedite di Roberto Bracco e una di Emma Grammatica, come esempio del modo di raccontare e di raccontarsi attraverso una lettera non fittizia. Patrizia Zambon ha parlato di come tre scrittrici, Ginzburg Manzini e Cialente, hanno affrontato vicende e atmosfere interne alla loro famiglia. Altri temi: la narrativa lunga e breve di Pirandello come archivio di immagini siciliane, oralità nel Pasticciaccio di Gadda, spazio e tempo ne Il gattopardo, il giallo contemporaneo di Sciascia e Camilleri, narrare attraverso il cinema e la fotografia, da L’Orlando furioso a Matteo Bandello, le favole di Tasso, forme del romanzo di d’Annunzio, variazioni sul tema del libretto d’opera, racconto autobiografico di Dario Fo, vissuto nei racconti di Pavese, narrativa risorgimentale e l’età del grande romanzo storico, personaggi nelle canzoni di De André, raccontar conciso di Achille Campanile, la Commedia di Dante come strumento di narrazione.

Segreteria organizzativa: Carlo Vecc

Atti del VII Congresso Nazionale ADI di Macerata

 

Il libro in-consistente

Dall’e-book all’e-learning

Perugia, 7 maggio 2003

Il Convegno, organizzato dal Dipartimento di Culture Comparate dell’Università per Stranieri di Perugia, era articolato in quattro sezioni. Introduzione: Roberto Fedi e Fabio Falzea. E-book e e-learning: Filippo Dal Fiore, Stefano Bibi, Alessio Fioroni, Maria Luisa Solari, Francesco Capruzzi, Umberto Bartoccini. Diritto d’autore: Claudio M. Leonelli e Massimo Ciavolella. Formazione, print-on-demand, editoria: Enrico Tombesi, Maria Cecilia Moretti, Mario Guaraldi, Manuel Semprini, Massimo Boccuzzi, Giovanni Panzeri, Enrico Balli. Esperienze e progetti: Franco Federici, Maria Lauretta Burini, Andrea Capaccioni, Gabriella Grilli, Fausta Samaritani. Palazzo Gallenga, Sala Goldoniana, piazza Fortebraccio 4, 06122 Perugia. Dalle 8,45 alle 17. Segreteria: Marzia Rossi.

L’e-book è piccolo, agile, rapido: è uno strumento straordinario (Fedi). Come armonizzare il rapporto tra uomo e tecnologia salvando l’emozionalità, come apprendere all’interno del sistema dinamico degli ipertesti, come aggiungere uno spazio nuovo all’impulso del narrare attraverso un gioco emozionale in cui anche le immagini hanno un impatto creativo, come coniugare il mondo fisico e l’individuo che decide con il mondo virtuale e la fabbrica dei sogni? (Dal Fiore). Dal PDF, uno standard che precede Internet ed è usato in prestampa, al linguaggio flessibile del CBS, alla piattaforma dell’OEB che è specifica per l’editoria elettronica, ai sistemi di protezione: una panoramica sui programmi e sistemi per la rappresentazione digitale dei testi (Bibi). L’e-book, contenitore di informazioni didattiche, può essere rapidamente aggiornato, possiede verifiche ed esami a fine modulo, crea un dibattito all’interno del gruppo di studenti (Fioroni). Troppa enfasi sui sistemi tecnologici e poco interesse sulla qualità didattica dell’offerta. Dal dato statico, offerto dal libro cartaceo, al dato dinamico dell’e-book (Solari). L’opera dell’ingegno fa parte dei diritti morali ed economici ed è protetta per legge: la sua tutela appartiene al soggetto che l’ha creata. La tecnologia espande la diffusione, ma l’uso è diventato oggi incontrollabile, nei confronti del diritto d’autore. Il 9 aprile 2003 è entrato in vigore il Decreto legislativo che segue una direttiva Comunitaria e stabilisce che il diritto d’autore è esteso ai supporti digitali. Viene istituita una tassa sui supporti vergini, tassa che va in un calderone e che non si sa come sarà distribuita. Le difese tecnologiche dell’opera d’ingegno sono accettate. In Italia il rapporto autore-editore, per il cartaceo, è vincolato ad un contratto di edizione “tipico”, regolato dalla legge: questo contratto non è stato toccato dalla nuova normativa. L’Articolo 16 del nuovo Decreto legislativo regola il diritto di diffusione a distanza (Internet), ma i rapporti tra autore ed editore su digitale non sono regolati da un contratto “tipico”, né è regolata la concorrenza tra e-book e cartaceo. Sarà difficile armonizzare le legislazioni dei Paesi europei, in vista di una futura legge comunitaria (Leonelli). Una panoramica sull’e-book in USA, dove esistono circa 250 università. I testi elettronici sono editi più dalle case editrici private che da quelle universitarie. Sono stati pubblicati e-book per l’apprendimento delle lingue, per cataloghi e data-base e per collezioni di saggi. 10.000 libri sono stati digitalizzati. Nelle università americane il passaggio al formato elettronico è ostacolato da vari fattori (Ciavolella). L’e-book trova utile applicazione nei percorsi museali e nelle mostre didattiche (Tombesi). Il testo lineare ubbidisce a collegamenti gerarchici, quello ipertestuale è invece multilineare, inconsistente, veloce, mima le strutture associative della mente. Il lettore annoda percorsi e inventa strategie di lettura, a volte contribuisce alla costruzione dell’ipertesto (Moretti). Non esiste un mercato per l’e-book, la cui vendita è quasi pari a zero. In Francia e Germania i dati sono più confortanti. Il vecchio sistema distributivo del libro cartaceo è scoppiato. In Italia le librerie “vere” son 800, a fronte di 55.000 nuovi titoli all’anno. Per l’aumento incontrollato della produzione libraria, la vita di un libro cartaceo è di 20 giorni e il reso viaggia intorno al 70%. Il sistema dell’edicola corregge in parte il sistema, per la sua velocità di rotazione; ma esiste un “cimitero” di libri invenduti e la maggiore azienda di distribuzione è quella del libro a metà prezzo. L’editore è tassato sul venduto e non sull’immagazzinato. Ci sono libri annunciati che sono stampati su prenotazione. Internet è una autostrada distributiva a costo praticamente zero, è il futuro: l’e-book è l’unica via percorribile (Guaraldi). I tre siti www.repubblicaletteraria.it, www.ippolitonievo.info, www.italocalvino.net, concorrono alla costruzione di CD-Rom in HTML di storia e critica della letteratura italiana, che contengono anche testi e immagini non pubblicati su WEB (Samaritani).

 

Effetto Zavattini

Roma, 14 aprile – 11 maggio 2003

Scrittore, giornalista, soggettista, sceneggiatore, pittore, “maître à penser” del cinema, Cesare Zavattini è stato il protagonista di una articolata manifestazione che ha testimoniato la complessità dei suoi interessi. Al Convegno (5-7 maggio. Università “La Sapienza” e Casa delle Letterature) sono intervenuti Walter Pedullà, Franca Angelini, Carlo Lizzani, Silvana Cirillo, Achille Bonito Oliva, Oscar Cosulich, Cesare De Michelis, Marco Vallora, Cristina Iandelli, Italo Moscati, Giorgio De Vincenti, Giorgio Tinazzi, Edoardo Bruno, Gualtiero De Santi, Orio Caldiron, Citto Maselli, Michela Carpi, Claudio Crescentini, Maurizio Cucchi, Nicola Siciliani de Cumis. Dal 14 aprile al 7 maggio (Casa delle Letterature) Mostra Ritratti e Autoritratti con alcuni quadri che Za regalò ad amici e collaboratori, i ritratti fotografici che gli scattò a Luzzara nel 1973 Gianni Berengo Gardin, manoscritti, prime edizioni, sceneggiature originali e documenti che illustrano la vivace carriera artistica di Zavattini. 5 maggio: proiezione in anteprima di un brano del filmato di Carlo Lizzani Cesare Zavattini. Presenti: Suso Cecchi D’Amico, Mino Argentieri, Vincenzo Cerami, Damiano Damiani, Manuel De Sica (Università “La Sapienza”, Facoltà di Lettere e Filosofia, Aula I). 5 maggio: Una serata con Cesare Zavattini a cura di Marco Carniti, testi di Zavattini interpretati da Pamela Villoresi, Vittorio Franceschi, Susanna Marcomeni, Gianluigi Fogacci (Roof Garden dell’Ambra Iovinelli, via Giolitti, angolo via Pepe). 6-11 maggio: rassegna cinematografica Omaggio a Zavattini, 12 film (Sala Trevi “Alberto Sordi”, vicolo del Puttarello, 25)

Casa delle Letterature, piazza dell’Orologio, 3 Roma. Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Lettere e Filosofia, Aula I, p.le Aldo Moro, 1.

 

Giorgio Bassani Uno scrittore da ritrovare

Convegno Mostra Letture Proiezioni

Roma, 20 febbraio-18 marzo 2003

Scrittore dalla prosa virtuosa, costruita su piani multipli e con schegge di discorso indiretto, narratore dalla sintassi complessa, con accelerazioni e fermate improvvise, con digressioni e analisi dilatate, Giorgio Bassani recuperò, nella dimensione della memoria, il valore di esperienze perdute, con il loro carico di affetti e di dolore. Dopo i racconti d’esordio, pubblicati sul “Corriere Padano” di Italo Balbo, Bassani è stato poeta lirico del tardo ermetismo, traduttore di Voltaire, critico letterario rigoroso, poi narratore felice, sospeso tra prosa d’arte e memoria, ancora un volta poeta, a cinquanta anni (ma questa volta ironico e in fuga dal mondo borghese pantofolaio) e ancora direttore della rivista letteraria “Botteghe Oscure”, consulente editoriale e scopritore di talenti (fece pubblicare Il Gattopardo e introdusse Pasolini nel mondo del cinema), ambientalista e co-fondatore di Italia Nostra, sceneggiatore per Mario Soldati e per Antonioni, insegnante di storia del teatro all’Accademia “Silvio d’Amico” e di letteratura italiana contemporanea, vicepresidente della RAI. Fu anche un uomo ruvido (fece depennare il suo nome fra gli sceneggiatori del film Il giardino dei Finzi-Contini e vinse una causa contro la casa editrice Feltrinelli, dalla quale era stato accusato di spionaggio editoriale, in merito ad un libro di Arbasino). I pareri della critica sulla sua opera sono stati discordi: fu attaccato dal Gruppo ’63 che lo definì Liala della letteratura italiana, per il preziosismo dello stile, ricalcato su modelli ottocenteschi e giudicato più teso ad accattivarsi il consenso del lettore che a creare un testo di qualità. Calvino lo definì  uno dei due o tre scrittori italiani di valore rivelatisi nel dopoguerra. Al Convegno, organizzato dalla Università di Roma “La Sapienza” (Dipartimento Italianistica e Spettacolo) e dalla Fondazione Giorgio Bassani e che si è svolto il 20 e 21 e il 25 e 26 febbraio 2003, sono intervenuti Eraldo Affinati, Paola Bassani, Alfonso Berardinelli, Ferdinando Camon, Manlio Cancogni, Gianni Clerici, Roberto Cotroneo, Ferdinando Cordova, Antonio Debenedetti, Anna Dolfi, Giulio Ferroni, Paola Grandini, Cesare Garboli, Andrea Guiati, Georges Güntert, Arrigo Levi, Raffaele Manica, Giuliano Montaldo, Giorgio Montefoschi, Giorgio Patrizi, Roberto Pazzi, Fulco Pratesi, Bernardo Rossi Doria, Elisabetta Rasy, Micaela Rinaldi, Alessandro Roveri, Frediano Sessi, Enzo Siciliano, Florestano Vancini. Letture di Alberto Rossatti. Proiezione dei film la lunga notte del ’43 regia di Florestano Vancini, Il giardino dei Finzi-Contini regia di Vittorio De Sica e Gli occhiali d’oro regia di Giuliano Montaldo.

Ha detto Giulio Ferroni: La narrativa di Bassani (almeno fino a “Il giardino dei Finzi-Contini”) si colloca in un discrimine tra passato e futuro: la sua essenziale forza critica risale al modo in cui, rievocando la vita di Ferrara prima dei disastri della guerra dal punto di vista di un dopo, rappresenta quel passato come caratterizzato da una serie di illusioni verso il proprio stesso futuro. Il “cuore” ritrova le tracce di un mondo carico di illusioni, che non sapeva o non poteva “vedere”: […] per questo sono così essenziali le figure della visione, dello sguardo, dello schermo, della cecità. Leggere Bassani significa così non solo “ricordare” ciò che troppi ci chiedono oggi di dimenticare, ma anche verificare come tanta storia del Novecento si sia mossa sotto il segno della cecità e dell’illusione: nella scrittura di Bassani si può scorgere una denuncia “avant la lettre” del carattere illusorio di tante immagini del futuro, di tante ideologie e programmi della modernità che hanno dominato e che dominano ancora la scena contemporanea.

Dal 20 febbraio al 18 marzo, alla Casa delle Letterature, una mostra di foto d’archivio, di manoscritti e di prime edizioni. Informazioni: Casa delle Letterature, 3 piazza dell’Orologio Roma.

 

Igino Giordani nell’Italia del Novecento

Roma, 31 gennaio-1 febbraio 2003

Le due giornate di studio su Igino Giordani, uomo politico cattolico, studioso di patristica, letterato, giornalista, cofondatore dei Focolarini, organizzate dalla LUMSA (Libera Università Maria SS. Assunta) e dalla Associazione Luigia Tincani, erano divise in tre sezioni: Giordani nella società italiana del ’900: Mario Baccini, Francesco Malgeri, Francesca Giordano, Matteo Pizzigallo, Andrea Ciampani. L’impegno letterario di Igino Giordani: Giuseppe Dalla Torre, Alberto Frattini, Gabriella Di Paola, Lia Fava Guzzeta, Carla Carotenuto, Maria Luisi. Giordani e il rinnovamento cattolico: Paolo Siniscalco, p. Angelo Di Berardino, Tommaso Sorgi, Giuseppe Ignesti. Giuseppe Dalla Torre si è chiesto se Giordani è stato un letterato prestato alla politica o viceversa e come la fede politica si è riverberata nell’impegno del letterato. E’ stato uno dei pochi laici a sperimentare nuove vie per l’apostolato, più tardi indicate dal Vaticano II. Alberto Frattini ha riletto la rivista indipendente “La Via”, fondata e diretta dal 1949 al 1953 da Giordani, che vi espresse una multiforme cultura, scrivendo di patristica, filosofia, filologia, archivistica, biblioteconomia e politica. Ne “La Via”, con dialettica vivace riprese il discorso di “Parte Guelfa”, la rivista che uscì per pochi mesi, nel 1925. Contro il materialismo, che attraversava anche la borghesia, difese la preminenza dell’amore sull’odio, della pace sulla guerra, della vita sulla morte. Sostenne la necessità di un dialogo con i comunisti, al fine di incrinare i blocchi contrapposti e di evitare una guerra totale. Gabriella Di Paola ha parlato della lingua di Giordani che, contro la magniloquenza dannunziana e l’estremismo del futurismo guerrafondaio, è espressiva eppure classica, realistica eppure carica di aforismi e di arcaismi. Nel tradurre Tertulliano egli ha sentito una consonanza spirituale, oltre che letteraria, con lo scrittore cristiano. Nel romanzo La città murata _ Storia del tempo di Ildebrando ha evocato il clima del Medioevo, su paesaggi di sapore manzoniano. Ha accostato parole di senso contrario e usato la retorica “conoscitiva”, l’ossimoro, la metafora. Lia Fava Guzzetta ha parlato del romanzo America quaternaria (1930), scritto dopo un soggiorno in America, nel 1927, dove Giordani era stato inviato dalla Biblioteca Vaticana. Il significato di Quaternario, epoca in cui si saldarono le isole e formarono i terreni stratificati, si adatta alla metropoli americana, teatro in attività frenetica, in costante sperimentazione, a paragone delle città nella nostra stagnate Europa. Romanzo di viaggio e formazione, racconta di due emigrati italiani, un pittore e un geologo, smarriti e soffocati in un mondo dove la commercializzazione, la meccanizzazione, la civiltà di massa travolgono ogni sentimento. Carla Carotenuto, ne La città murata (1936), ha visto la storia come paradigma per interpretare la contemporaneità. Nella figura di Ildebrando di Soana, poi papa, c’è monsignor Montini, con il quale Giordani ebbe lunghi colloqui. Al tempo di Ildebrando era urgente riformare la Chiesa, degradata dalla simonia e dal materialismo. Il romanzo esprime il bisogno di emancipazione della Chiesa dal fascismo. Alcuni personaggi, storici e di fantasia, vivono una forma di cristianesimo eroico, anche nella vita quotidiana. Maria Luisi ha considerato la dimensione autobiografica di Giordani, nell’opera giovanile, in versi di sapore foscoliano, I volti dei morti (1919), sugli orrori della guerra di trincea, nell’inverno 1915. Nella gaia vita familiare, argomento del romanzo La repubblica dei marmocchi, trionfa la dimensione laica del cattolico militante che, con leggerezza ed ironia bonaria, dispensa pillole di saggezza pedagogica.

Come la peste serve ad appestare, la fame ad affamare, così la guerra serve ad ammazzare. [...] E causa prima della guerra è la miseria. Essa, come porta all'ateismo, così porta alla guerra. I Padri della Chiesa sapevano ciò.

LUMSA Aula Magna. 22, via Pompeo Magno 00192 Roma

Igino Giordani e la pace

 

Omaggio a Tommaso Dell’Era

Trani, 11 gennaio 2003

Un viaggio di due settimane, girovagando per l’Italia (Un ficcanaso, 1969) e un altro viaggio di molti anni, lungo le piste tracciate dalle note di un musicista celebre (Mozart, 1991) sono le produzioni più significative di questo autore barese che ebbe in vita pochi lettori e fu estraneo alla grande industria letteraria. A cinque anni e mezzo dalla morte, il III Circolo Didattico “G. D’Annunzio” di Trani, con il patrocinio dell’Università di Bari, ha dedicato a Tommaso Dell’Era un convegno.

Interventi: Alfredo Dell’Era, Cosimo Strazzeri, Pasquale Guaragnella, Pierfranco Moliterni, Corrado Petrocelli, Daniele Giancane. Sala Convegni Monastero di Colonna. Ore 17. Segreteria: Direzione Didattica III Circolo Didattico “G. D’Annunzio” Ufficio Pubblica Istruzione.

Congressi letterari anno 2001 e Congressi letterari anno 2002 Pagine dall'America Tennis e Giorgio Bassani Congressi letterari anno 2004 Quel vagabondo di Tommaso Dell'Era

Per favore non copiate queste recensioni che mi costano tempo e fatica. (f. s.)