Congressi
e Convegni letterari 
Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana
Per i cento anni dei Canti di Castelvecchio e dell'Alcyone 1903-2003 (Pascoli e d'Annunzio)
Roma, 25-27 novembre 2003
Il convegno è stato organizzato dal Dipartimento di Italianistica della Università degli Studi di Roma Tre. Interventi di Anna Maria Andreoli, Eugenio Ragni, Pietro Gibellini, Anna Teresa Romano Cervone, Giuseppe Nava, Giuseppe Leonelli, Adele Dei, Caterina Marinucci, Vittorio Roda, Marziano Guglielminetti, Giancarlo Quiriconi, Paolo Mauri, Gianni Oliva, Mario Pazzaglia, Benedetta Centovalli, Andrea Gialloreto.
Pascoli, grande ritrattista di paesaggi agresti, esprimeva un ritorno alla semplicità dell’infanzia, vista come zona mitica della purezza, come stadio anteriore all’assunzione delle responsabilità. Carica di significati simbolici e influenzata dall’avvento della psicanalisi, la poesia di Pascoli fu avversata da Benedetto Croce ma amata da Pirandello. Affiorava dal profondo. In sospensione tra decadentismo e sensismo, Pascoli ha interpretato le atmosfere rarefatte di un certo gusto liberty. Myricae, nome tratto dal latino virgiliano e che significa tamerici _ che sono piccoli arbusti _ è una raccolta di poesie, apparse sporadicamente su riviste o su opuscoli e quindi integrate e organizzate nella edizione definitiva del 1903, secondo una delicata partitura armonica. La vita in campagna, primitiva ma onesta, si frantuma nei suoi aspetti particolari, minori se volete _ frulli di uccelli, stormire di cipressi, suono delle campane _ confidenziali se volte, impietositi da qualche rintocco funebre che ricorda la tragedia familiare. I Canti di Castelvecchio, usciti nel 1903 e la cui edizione definitiva postuma è del 1912, seguono la falsariga di Myricae sulla strada della valorizzazione del frammento poetico. La voce istintiva della natura, buona ma idillica, si contrappone alla funesta malvagità umana. La poesia, elegiaca e soggettiva, funebre e cristiana, appare scissa dalla storia. Il “fanciullino” di Pascoli, in cerca di compassione, domanda una identità ma non riceve risposta. Egli rimane sostanzialmente estraneo alla realtà, incapace di crescere e realizzarsi. La vera malattia è la vita: la guarigione è la morte. La ritmica di Pascoli ha influenzato, tra gli altri, Aldo Palazzeschi, il quale è arrivato al livello della consapevolezza, attraverso il filtro della giocosità e dell’ironia.
Nel “vivere inimitabile” di d’Annunzio il soggettivismo, pagano e solare, assume tinte dionisiache, eroiche. I tre libri Maia, Elettra, Alcyone sono del 1903. L’intero arco dell’estate di Alcyone, da giugno a settembre, è celebrazione di vitalità. Novello Ovidio, suggestionato dalle Metamorfosi, d’Annunzio crea strutture metriche sperimentali e accosta suoni fortemente timbrici. Usa assonanze, rime imperfette, insiste sugli sdruccioli: nei suoi versi una musica sensuale parla e l’immaginazione vola al di là della storia.
Centro di Studi Italo-francesi, piazza Campitelli, 3. Università degli Studi Roma Tre, Dipartimento di Italianistica, Facoltà di Lettere e Filosofia, via Ostiense, 236. Roma
Beppe Fenoglio
1943-1963-2003 Scrittura e Resistenza
La
pagina di Fenoglio è memoria essenziale, è dolore
che il passato porta con sé, è concretezza del clima
tragico dell’ultima guerra. In una società come l’attuale
che riduce tutto a spettacolo, a fragile e facile
effetto, bisogna rileggere Fenoglio, questo “irregolare”
tra i nostri letterati, per recuperare una testimonianza
viva della nostra storia passata. Il Fascismo era
per lui un male naturale, contro il quale bisognava
schierarsi, per combattere una guerra ultima, chiamata
Resistenza, che era l’unica via di uscita, l’ultima
ancora di salvezza. Il suo narrare non è dunque semplice
cronaca degli eventi, ma esatta rappresentazione della
tragicità della vita. La sua missione è resistere,
ad ogni costo e con sguardo lucido, senza retorica
e senza troppe finalità politiche. Il combattente
si confronta con la follia del mondo: la sua violenza
è dettata dunque dalla necessità. Bodo Guthmüller
ha analizzato, nei Ventire giorni della città di
Alba, la tragica esperienza delle esecuzioni a
freddo che Fenoglio non giudica, ma racconta senza
enfasi e senza retorica, come un dramma umano che
calpesta la dignità. Maria de las Nieves Muńiz
ha parlato dello spazio, che non è un luogo ameno,
ma una condizione di pericolo continuo, espresso in
immagini violente e condensate: «Un vento di pallottole»
scrive Fenoglio, per rappresentare un istante tragico
e crudo, sotto specie di guerra onnipresente. I fenomeni
della natura sono visti come accadimenti guerreschi,
come una morsa che si stringe sul personaggio, schiacciato
da un ibrido grottesco, tra natura e guerra: il mare
diventa «saetta», la pioggia è composta di «pallottole»,
un «verme» è il carro armato. In una situazione estrema,
il partigiano è costretto ad una estrema resistenza:
l’unica possibilità che ha per ricreare uno spazio
umano, in cui vivere. Eduardo Saccone ha letto due
diversi aspetti in Fenoglio, oscillanti in una dialettica
che scinde le coscienze: la missione pubblica e la
vita privata, l’uomo e il cittadino. Lorenzo Mondo,
in Una questione privata, libro postumo, ha
visto una svolta, in vista di un romanzo che Fenoglio
non ha fatto in tempo a scrivere. L’amore è il tema
dominante; il partigiano, ormai in borghese, vive
l’inquietudine dei giovani nel dopoguerra.
Il
VII Congresso Nazionale dell’ADI (Associazione degli
Italianisti) è stato ospitato dall’Università
di Macerata. Interventi di Luigi Surdich, Luisa Mulas,
Gino Ruozzi, Riccardo Bruscagli, Tatiana Crivelli, M.
Antonietta Terzoli, Luigi Rizzo, Ilaria Crotti, Carla
Riccardi, Giulio Ferroni e Francesco Casetti. Le sessioni
parallele erano riservate alle comunicazioni dei Soci
e alla presentazione di ricerche svolte nelle scuole
di dottorato di Italianistica. Due
le tavole rotonde: sui nuovi ordinamenti e sulle risorse
finanziarie per l’università
e per la ricerca; sull’università,
nell’attuale
quadro legislativo e in prospettiva della riforma. Il
prossimo Congresso, nel 2004, sarà a Firenze
e avrà come tema Le forme della poesia. Mille
e più mille sono le tipologie, attraverso le quali un
Autore può esprimere la voglia di costruire ambienti
e personaggi, di narrare fatti veri o inventati. Gli
argomenti vanno
dal genere poliziesco, presente anche in Boccaccio,
al gusto di raccontare in versi; dal romanzo barocco
a quello del Settecento; da Foscolo, a Manzoni, a Nievo;
dalla novella ottocentesca al racconto postmoderno;
dalle autobiografie, agli aforismi, alle lettere private.
Oggetto di studio sono stati i rapporti tra un Autore
e i destinatari della sua opera e sono stati considerati
gli strumenti linguistici e grammaticali del testo e
il passaggio dalla pagina scritta al cinema. Tra Autore
narrante e personaggio creato può esistere un complicato
intreccio di legami profondi che investe la psicanalisi.
La semiotica ha tentato di definire le fasi e i vari
livelli della narrazione, in base al tempo, al
modo e alla voce narrante.
Il largo respiro della storia dei diversi modi di narrare, dal Duecento arriva ai lavori in corso, al romanzo che non c’è: sono otto secoli di letteratura, e la critica oggi avverte lo stimolo verso un nuovo modo di rappresentare “come sono andate le cose”. Vittorio Spinazzola ha parlato di ultime leve della intellettualità umanistica, della nascita di temi altamente condivisi come la letteratura dialettale, vero patrimonio di poesia, infine di discipline finitime all’Italianistica, insistendo sulla necessità di approfondire il dialogo interno fra diverse idee di letteratura e di insegnamento. Un invito ad intenti unitari, pur nella difesa dell’autonomia delle università, è partito anche da Marziano Guglielminetti. Dal racconto breve, diffuso oralmente in Europa, Surdich fa risalire il gusto del narrare che approda alla novella in versi e al romanzo in prosa. Ha esaminato il Filocolo e l’Elegia di madonna Fiammetta. Del toscano Grazzini, detto il Lasca, ha parlato Carmelo Spalanca che ne ha evidenziato il lato comico e grottesco, in un’epoca in cui scompare l’equilibrio rinascimentale e inizia l’inquietudine del manierismo. Il romanzo barocco, (Brusoni, Biondi, Frugoni), riscoperto dopo l’oblio al quale lo aveva condannato la critica positivista, rappresenta la fase aurorale del romanzo moderno. Le due aree sono il Veneto e la Liguria. Il romanzo del Seicento opera una analisi introspettiva dei personaggi e raffigura i costumi del tempo. Ne hanno parlato Rizzo, Valeria Giannantonio, Annamaria Pedullà. Il romanzo moderno, secondo una tipizzazione del concetto di “modernità”, si fa risalire al Settecento. A Venezia, il maggior centro editoriale e mercato del libro in Italia, operano il bresciano Pietro Chiari e Antonio Piazza, autori di romanzi e di commedie. La scrittura narrativa di Foscolo assume una forma epistolare e il protagonista è anche l’io narrante. Nell’Ortis lo sviluppo degli eventi si sovrappone a letture di storia, a testi narrati dal protagonista, a contaminazioni con altri romanzi. M. Antonietta Terzoli ha anche evidenziato l’analogia di alcuni passi di Foscolo con le arti figurative del tempo. Dopo l’ambiente campagnolo delle novelle di Nievo, intessute di tematica sociale, la Scapigliatura provoca una decisa virata e si ispira a Poe e a Stevenson. Verga attraversa tutta la parabola del verismo e approda all’espressionismo. Il Novecento è stato argomento di molte comunicazioni dei soci e dei dottorandi. Fausta Samaritani ha presentato due lettere inedite di Roberto Bracco e una di Emma Grammatica, come esempio del modo di raccontare e di raccontarsi attraverso una lettera non fittizia. Patrizia Zambon ha parlato di come tre scrittrici, Ginzburg Manzini e Cialente, hanno affrontato vicende e atmosfere interne alla loro famiglia. Altri temi: la narrativa lunga e breve di Pirandello come archivio di immagini siciliane, oralità nel Pasticciaccio di Gadda, spazio e tempo ne Il gattopardo, il giallo contemporaneo di Sciascia e Camilleri, narrare attraverso il cinema e la fotografia, da L’Orlando furioso a Matteo Bandello, le favole di Tasso, forme del romanzo di d’Annunzio, variazioni sul tema del libretto d’opera, racconto autobiografico di Dario Fo, vissuto nei racconti di Pavese, narrativa risorgimentale e l’età del grande romanzo storico, personaggi nelle canzoni di De André, raccontar conciso di Achille Campanile, la Commedia di Dante come strumento di narrazione.
Segreteria
organizzativa: Carlo Vecc
Perugia,
7 maggio 2003

L’e-book
è piccolo, agile, rapido: è uno strumento straordinario
(Fedi). Come armonizzare
il rapporto tra uomo e tecnologia salvando l’emozionalità,
come apprendere all’interno del sistema dinamico degli
ipertesti, come aggiungere uno spazio nuovo all’impulso
del narrare attraverso un gioco emozionale in cui anche
le immagini hanno un impatto creativo, come coniugare
il mondo fisico e l’individuo che decide con il mondo
virtuale e la fabbrica dei sogni? (Dal
Fiore). Dal PDF, uno standard che precede Internet
ed è usato in prestampa, al linguaggio flessibile del
CBS, alla piattaforma dell’OEB che è specifica per l’editoria
elettronica, ai sistemi di protezione: una panoramica
sui programmi e sistemi per la rappresentazione digitale
dei testi (Bibi). L’e-book,
contenitore di informazioni didattiche, può essere rapidamente
aggiornato, possiede verifiche ed esami a fine modulo,
crea un dibattito all’interno del gruppo di studenti (Fioroni).
Troppa enfasi sui sistemi tecnologici e poco interesse
sulla qualità didattica dell’offerta. Dal dato statico,
offerto dal libro cartaceo, al dato dinamico dell’e-book
(Solari). L’opera dell’ingegno
fa parte dei diritti morali ed economici ed è protetta
per legge: la sua tutela appartiene al soggetto che l’ha
creata. La tecnologia espande la diffusione, ma l’uso
è diventato oggi incontrollabile, nei confronti del diritto
d’autore. Il 9 aprile 2003 è entrato in vigore il Decreto
legislativo che segue una direttiva Comunitaria e stabilisce
che il diritto d’autore è esteso ai supporti digitali.
Viene istituita una tassa sui supporti vergini, tassa
che va in un calderone e che non si sa come sarà distribuita.
Le difese tecnologiche dell’opera d’ingegno sono accettate.
In Italia il rapporto autore-editore, per il cartaceo,
è vincolato ad un contratto di edizione “tipico”, regolato
dalla legge: questo contratto non è stato toccato dalla
nuova normativa. L’Articolo 16 del nuovo Decreto legislativo
regola il diritto di diffusione a distanza (Internet),
ma i rapporti tra autore ed editore su digitale non sono
regolati da un contratto “tipico”, né è regolata la concorrenza
tra e-book e cartaceo. Sarà difficile armonizzare le legislazioni
dei Paesi europei, in vista di una futura legge comunitaria
(Leonelli). Una panoramica
sull’e-book in USA, dove esistono circa 250 università.
I testi elettronici sono editi più dalle case editrici
private che da quelle universitarie. Sono stati pubblicati
e-book per l’apprendimento delle lingue, per cataloghi
e data-base e per collezioni di saggi. 10.000 libri sono
stati digitalizzati. Nelle università americane il passaggio
al formato elettronico è ostacolato da vari fattori (Ciavolella).
L’e-book trova utile applicazione nei percorsi museali
e nelle mostre didattiche (Tombesi).
Il testo lineare ubbidisce a collegamenti gerarchici,
quello ipertestuale è invece multilineare, inconsistente,
veloce, mima le strutture associative della mente. Il
lettore annoda percorsi e inventa strategie di lettura,
a volte contribuisce alla costruzione dell’ipertesto (Moretti).
Non esiste un mercato per l’e-book, la cui vendita è quasi
pari a zero. In Francia e Germania i dati sono più confortanti.
Il vecchio sistema distributivo del libro cartaceo è scoppiato.
In Italia le librerie “vere” son 800, a fronte di 55.000
nuovi titoli all’anno. Per l’aumento incontrollato della
produzione libraria, la vita di un libro cartaceo è di
20 giorni e il reso viaggia intorno al 70%. Il sistema
dell’edicola corregge in parte il sistema, per la sua
velocità di rotazione; ma esiste un “cimitero” di libri
invenduti e la maggiore azienda di distribuzione è quella
del libro a metà prezzo. L’editore è tassato sul venduto
e non sull’immagazzinato. Ci sono libri annunciati che
sono stampati su prenotazione. Internet è una autostrada
distributiva a costo praticamente zero, è il futuro: l’e-book
è l’unica via percorribile (Guaraldi).
I tre siti www.repubblicaletteraria.it, www.ippolitonievo.info,
www.italocalvino.net, concorrono alla costruzione di CD-Rom
in HTML di storia e critica della letteratura italiana,
che contengono anche testi e immagini non pubblicati su
WEB (Samaritani).
Scrittore,
giornalista, soggettista, sceneggiatore, pittore, “maître
à penser” del cinema, Cesare Zavattini è stato il protagonista
di una articolata manifestazione che ha testimoniato la
complessità dei suoi interessi. Al Convegno (5-7 maggio.
Università “La Sapienza” e Casa delle Letterature) sono
intervenuti Walter Pedullà, Franca Angelini, Carlo Lizzani,
Silvana Cirillo, Achille Bonito Oliva, Oscar Cosulich, Cesare
De Michelis, Marco
Vallora, Cristina Iandelli,
Italo Moscati, Giorgio De Vincenti, Giorgio Tinazzi,
Edoardo Bruno, Gualtiero De Santi, Orio Caldiron, Citto
Maselli, Michela Carpi, Claudio Crescentini, Maurizio Cucchi,
Nicola Siciliani de Cumis.
Ha
detto Giulio Ferroni: La narrativa di Bassani (almeno fino
a “Il giardino dei Finzi-Contini”) si colloca in un discrimine
tra passato e futuro: la sua essenziale forza critica risale
al modo in cui, rievocando la vita di Ferrara prima dei disastri
della guerra dal punto di vista di un dopo, rappresenta quel
passato come caratterizzato da una serie di illusioni verso
il proprio stesso futuro. Il “cuore” ritrova le tracce di
un mondo carico di illusioni, che non sapeva o non poteva
“vedere”: […] per questo sono così essenziali le figure
della visione, dello sguardo, dello schermo, della cecità.
Leggere Bassani significa così non solo “ricordare” ciò che
troppi ci chiedono oggi di dimenticare, ma anche verificare
come tanta storia del Novecento si sia mossa sotto il segno
della cecità e dell’illusione: nella scrittura di Bassani
si può scorgere una denuncia “avant la lettre” del carattere
illusorio di tante immagini del futuro, di tante ideologie
e programmi della modernità che hanno dominato e che dominano
ancora la scena contemporanea.
Dal
20 febbraio al 18 marzo, alla Casa delle Letterature, una
mostra di foto d’archivio, di manoscritti e di prime edizioni.
Le
due giornate di studio su Igino Giordani, uomo politico cattolico,
studioso di patristica, letterato, giornalista, cofondatore
dei Focolarini, organizzate dalla LUMSA (Libera Università Maria
SS. Assunta) e dalla Associazione Luigia Tincani, erano divise
in tre sezioni: Giordani
nella società italiana del ’900:
Mario Baccini, Francesco Malgeri, Francesca Giordano, Matteo
Pizzigallo, Andrea Ciampani.
Carla
Carotenuto, ne La città murata (1936), ha visto la storia
come paradigma per interpretare la contemporaneità. Nella figura
di Ildebrando di Soana, poi papa, c’è monsignor Montini, con
il quale Giordani ebbe lunghi colloqui. Al tempo di Ildebrando
era urgente riformare la Chiesa, degradata dalla simonia e dal
materialismo. Il romanzo esprime il bisogno di emancipazione
della Chiesa dal fascismo. Alcuni personaggi, storici e di fantasia,
vivono una forma di cristianesimo eroico, anche nella vita quotidiana.
Maria Luisi ha considerato la dimensione autobiografica di Giordani,
nell’opera giovanile, in versi di sapore foscoliano, I volti
dei morti (1919), sugli orrori della guerra di trincea,
nell’inverno 1915. Nella gaia vita familiare, argomento del
romanzo La repubblica dei marmocchi, trionfa la dimensione
laica del cattolico militante che, con leggerezza ed ironia
bonaria, dispensa pillole di saggezza pedagogica.
LUMSA
Aula Magna. 22, via Pompeo Magno 00192 Roma
Interventi:
Alfredo Dell’Era, Cosimo Strazzeri, Pasquale Guaragnella, Pierfranco
Moliterni,
Corrado Petrocelli, Daniele Giancane.
Congressi letterari anno 2001
Per
favore non copiate queste recensioni che mi costano tempo e fatica. (f.
s.)