Convegni e Congressi letterari

Anno 2004

Informatica umanistica

Edizioni, commenti, e-learning
Napoli-Raito (Vietri sul mare), 10-11 settembre 2004

Il Centro Interuniversitario Biblioteca Italiana Telematica (C.I.B.I.T.), in collaborazione con l’Università di Salerno, l’Università di Napoli Federico II, L’Università di Roma La Sapienza e l’Università di Toronto, in occasione della edizione del suo millesimo volume di classici della letteratura italiana in formato XML, realizzato secondo gli schemi di codifica strutturale TEI (Text Encoding Initiative) _ uno standard orientato alla gestione dei dati umanistico-letterari e che ha realizzato una normalizzazione dei formati di memorizzazione della informazione testuale _ ha promosso un seminario su tecniche e problematiche della conversione digitale delle scritture, aperto a professori di varie discipline: italianistica, psicologia, biblioteconomia, matematica, informatica. Quale futuro avranno gli studenti iscritti ai corsi triennali di Informatica Umanistica è stata una domanda alla quale si è tentato di dare risposta. È certo che l’informatica applicata ai testi aiuta a tutelare il nostro patrimonio linguistico e letterario. Amedeo Quondam sente che è questa una idea affascinante ma anche illusoria, data la velocità delle innovazioni tecniche, quindi dei costi. Non si può avviare un progetto di ricerca per la edizione di testi elettronici, anche molto complessi, con codifiche metriche, sintattiche e grammaticali, con analisi linguistica e strutturale del testo, senza la scelta preventiva di uno strumento operativo standard che eserciti il suo dominio nella gestione del materiale testuale: lo strumento scelto deve essere sempre esportabile e convertibile. È necessario  stare in rete, ma collegarsi anche ad altri progetti omologhi, consentendo l’interscambio di documenti. La manutenzione ordinaria di un sito ha un costo elevato, quindi è necessario l’intervento pubblico e bisogna applicare il motto: non mole, sed vi. I periodici cartacei non vanno in rete (88, oggi, le riviste di Italianistica). Sebastiano Martelli, in questa epoca di trasformazioni ma anche di crisi finanziaria, invita ad allargare le sinergie e a combattere la polverizzazione degli sforzi, integrando risorse umane ed economiche. Anche Gino Rizzo insiste sulla necessità di razionalizzare le iniziative, ma intorno all’uso di protocolli standard. Gianfranco Crupi si interessa di biblioteca e di archivio digitali. Il meta dato è assimilabile alla vecchia scheda cartacea di catalogazione. La biblioteca informatica utilizza due livelli di codifica: il primario (manoscritti e prime edizioni), il secondario (edizioni moderne). L’archiviazione digitale e la distribuzione in rete dei documenti si ottiene o in formato immagine o in formato testo (un file con i dati descrittivi del documento). Elda Morlicchio e Sergio Lubello, per la lessicografia, puntano sulla cooperazione di esperti in varie discipline. Le banche dati hanno rivoluzionato il mondo dei dizionari, ampliando il ventaglio di significati di un lemma e razionalizzando le aree di arrivo del prestito linguistico. Patricia Bianchi, che collabora ad un progetto di didattica della scrittura in e-learning dell’Università Federico II, insiste su informazioni linguistiche leggibili, tutte contenute nella schermata. La piattaforma che ella utilizza comprende un sistema audio per ipovedenti e prevede il dialogo col tutor attraverso e-mail. Gli studenti si aspettano un progetto di scrittura creativa, al contrario ricevono istruzioni di scrittura professionale. Antonia Lezza e Nunzia Acanfora coordinano il sito del Teatro Napoletano promosso dalla Università di Salerno, in rete dal 2001 e continuamente aggiornato, con monografie di Autori, opere teatrali on-line interamente scaricabili, testi sugli edifici teatrali napoletani, informazioni su novità. Gianpaolo Renello vede il supporto elettronico come un atto interpretativo che manipola dati, li trattiene e memorizza ed è al confine tra il materiale e l’immateriale. L’XML, con struttura ad albero e nodi di sequenze marcate, è un linguaggio gerarchico duraturo nel tempo. Elementi di codifica flessibili alle esigenze del testo sono creabili su misura. La codifica TEI è rigida, non fa affidamento alle lingue romanze e ha bisogno di nuove definizioni. L’esperienza di Campus One dell’Università di Salerno, esempio di didattica on-line personalizzata e modellata sul processo di apprendimento dei singoli, ha coinvolto cinquanta studenti e i loro professori, in un’aula virtuale con tutta la sua rete di relazioni interpersonali (interventi di Maria Rosaria D’Esposito, Massimo De Santo e Gennaro Costagliola). Carlo Chirico avverte un pericolo, nella potenzialità della tecnologia. Le scelte dell’utente non sono libere, ma condizionate dai motori: strumenti che accelerano, ma che mettono anche una camicia al testo. La quantità rischia di sommergere la qualità e l’amplificazione della memoria di modificare il senso delle cose. Anche Socrate temeva gli effetti della scrittura. La tecnologia è uno strumento cui si deve partecipare, senza identificarsi. Alcune, tra le applicazioni specifiche del supporto elettronico, illustrate al convegno: ricerche linguistiche sulle opere volgari e latine di Dante, una banca dati lessicale, con un motore di ricerca capace di estrarre anche porzioni di documenti, da dati compressi e archiviati sullo schema della TEI, ampliato (Elena Pierazzo); una biblioteca virtuale con un corpus di libri rari del ’500 e ’600, una letteratura urbana di Napoli, per testi e immagini (Pasquale Sabbatino); storie locali, contesti urbanizzati e rurali del Regno di Napoli nei secoli XVII e XVIII (Antonio Lerra); testi dialettali napoletani del ’700 in una veste grafica e fonetica, un tentativo di superare il divario tra grafia e pronuncia (Rosa Troiano); il progetto Italinemo, un filo di Arianna continuamente aggiornato che da alcuni anni lega in rete le riviste cartacee di Italianistica, con un motore di ricerca per testate, per autori e per soggetti (Marco Santoro); il progetto La terza pagina, un catalogo informatico di testi letterari pubblicati su giornali italiani e che fino ad oggi ha censito la terza pagina di tutti i numeri del quotidiano “Il Mattino”, dall’inizio al 1971, invitando alla ricerca per rubrica, siglario, autore e soggetto e offrendo gli articoli interamente riprodotti (Raffaele Giglio).

Segreteria: Antonietta Cascione, Antonio Elefante, Paola Milite, Anna Pierro. Coordinamento: Rosa Meccia.

(f. s. 18/9/2004)

I cento anni de Il fu Mattia Pascal

Roma, 16 giugno-8 luglio 2004

Il 16 giugno 1904 sulla “Nuova Antologia” uscì l’ultima puntata del romanzo di Luigi Pirandello Il fu Mattia Pascal. La mostra-ricerca “I cento anni de Il fu Mattia Pascal”, curata da Alfredo Barbina e realizzata dall’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo, ricorda questo evento. Sono esposte alla Casa delle Letterature alcune pagine in fotocopia del manoscritto, la prima stampa con correzioni autografe, documenti inediti sulla genesi dell’opera, ritagli stampa con i primi giudizi critici e fotografie, disegni e caricature della società letteraria del tempo. Nelle quattro lettere che Pirandello scrisse al conte Gegé Primoli c’è l’unica testimonianza di una traduzione in francese del romanzo, fatta da Henry Bigot, offerta alla “Revue de Paris” e mai pubblicata, perché Pirandello non volle tagliare qualche passo, come gli aveva chiesto Ganderax. Mancano il volume con dedica di Pirandello a Croce e il manoscritto del romanzo che non è stato possibile far giungere da New York. Durante la mostra (16 giugno-8 luglio) saranno proiettati L’Homme de nulle part di Pierre Chenal, con Pierre Blanchar e Isa Miranda e il documentario Pirandello vivo, montato da Francesco Càllari, con sequenze sulla vita dello scrittore e frammenti di interpretazioni teatrali. Dal romanzo allo schermo e alla scena teatrale: questo il tema della tavola rotonda di mercoledì 16 giugno, moderata da Alessandro d’Amico. Giorgio Albertazzi ha letto alcuni passi dalla trascrizione per il teatro di Tullio Kezich de Il fu Mattia Pascal, direttamente dal copione del 1974. Franca Angelini ha detto che il cinema è stato per Pirandello la via di ingresso sulla scena internazionale. Nel Feu Mathias Pascal di Marcel L’Herbier, con Ivan Mosjoukine, film del 1925, l’elemento fantastico è sapientemente fuso con il reale. In alcune sequenze drammatiche l’immagine è statica e rarefatta, mentre in altre, come nella festa di paese girata a San Gimignano, un vortice passa sullo schermo. La giostra in piazza e più tardi la roulette a Montecarlo danno l’idea del gioco tragico del destino. Nino Borsellino ha ricordato come l’autografo del romanzo sia pieno di correzioni, segno di un lavoro assiduo di riscrittura. Mattia Pascal è il personaggio chiave della poetica pirandelliana dell’“umorismo”, in cui tragico e comico della vita sono presenti. Pirandello regalò a Verga una copia della prima edizione del romanzo e questi lo ringraziò con una lettera che è andata dispersa, ma di cui abbiamo notizia dalla risposta, in cui Pirandello rivendica la novità della sua arte e afferma di non voler seguire la linea del verismo segnata da Verga. Per Maurizio Scaparro Roma è forte e presente nel romanzo, una Roma piccola e mediocre, con camere affittate abitate da un popolo di “nani” che, secondo Pirandello, non erano degni del ricordo della Roma imperiale. Qui arriva questo forestiero della vita, l’uomo che “muore due volte”. Il fu Mattia Pascal ha ispirato Fellini, in particolare per le sequenze di Mastroianni nella pensioncina. Se i papi avevano fatto di Roma una “acquasantiera”, gli italiani l’avevano ridotta a “posacenere”, in cui si getta il velenoso piacere che il fumo ci dà. Tullio Kezich, autore della trascrizione del romanzo per il teatro (4 edizioni e otre 1.000 repliche), ha detto che l’idea è stata della nipote di Pirandello Maria Luisa d’Amico. Mattia Pascal, arrivato a 37 anni di fronte ad un amaro destino certo, preferisce vivere una incerta seconda vita. Nella seduta spiritica c’è una ironia che ha sicuramente influenzato Svevo. Luigi Squarzina, regista della edizione teatrale del 1974 messa in scena dal Teatro di Genova, ha detto che Kezich ha aggiunto un numero al corpus del teatro pirandelliano. Una continua osmosi ha attraversato l’opera di Luigi Pirandello, poeta, drammaturgo, novelliere, romanziere, saggista, organizzatore teatrale e regista.
Roma. Casa delle Letterature, piazza dell’Orologio 3. Informazioni: Ufficio Stampa

(f. s. 16/6/2004)

D’Annunzio epistolografo

Chieti-Pescara, 27-29 maggio 2004

L’epistolario d’autore è un genere letterario che oggi cattura la curiosità della critica. D’annunzio ha versato fiumi d’inchiostro sulla sua carta da lettere, lasciandoci una eredità complessa e difficile da quantificare. Il convegno nazionale, organizzato dal Centro nazionale di Studi dannunziani e dalla Università degli Studi Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, si propone di fare il punto sui carteggi dannunziani, esaminando il contributo dei più recenti studi e anticipando lavori in corso.

Sintesi di 10 tra le 20 relazioni. Gianni Oliva: sono state pubblicate lettere conservate nel Fondo Gentili della Biblioteca V. E. di Roma e in Fondi archivistici a Pescara. Il carteggio d’Annunzio-Treves ha oggi una edizione completa e corretta. Nelle lettere a Letizia De Felici, titolare di una ditta di abiti e che d’Annunzio definisce “suor lamentevole”, frasi d’amore e di passione sono mescolate a note sull’acquisto di stoffe. Angiolina Panizza, una sartina di Gardone che d’Annunzio chiama “Leila”, è destinataria di lettere con frasi d’amore venate di malinconia. Vito Moretti: nei carteggi con abruzzesi d’Annunzio, a seconda nel destinatario, esprime “l’ideal finzione d’arte” con il consueto rituale dell’impianto grafico e del formulario estetizzante _ allora una sua lettera appare come un “atto di grazia” _ oppure adotta un linguaggio semplice e familiare. D’Annunzio alimentò il collezionismo delle sue lettere, tanto che suo figlio Gabriellino fabbricava falsi. Nelle missive alle sue amanti, tra sorvegliata finzione e passionalità autentica, d’Annunzio testimonia un istintivo bisogno di esprimersi. Antonio Sorella: le lettere all’editore Angelo Sommaruga sono oggi nelle mani di un antiquario. Tra le carte del famoso processo a Sommaruga si conservano alcuni biglietti, in cui d’Annunzio dichiara di prendere in prestito denaro, direttamente dai cassetti dell’editore e in assenza di costui. Mirko Menna: 40 anni di carteggio con l’amico bibliotecario e bibliografo Annibale Tenneroni, che d’Annunzio chiamava “candido fratello”. Andrea Lombardinilo: d’Annunzio incontrò le bellissima Natalia De Goloubeff nel 1908, alla prima de La Nave e tra i due nacque un flusso epistolare fitto e spedito, venato di malinconia. Lettere importanti, ricche di note sui retroscena dell’ambiente teatrale parigino che, con aristocratico distacco, d’Annunzio definisce “ignobile casa di prostituzione”. Sono anni in cui in Francia egli tenta di rinnovare la scena teatrale italiana. Pettegolezzi su Mascagni, Puccini, Pizzetti. Franco Di Tizio: d’Annunzio scrisse circa 1000 lettere al figlio Gabriellino e circa 1500 furono le risposte: di queste lettere ne sono state pubblicate 80 di d’Annunzio e 90 di Gabriellino. Molte sono in mano a privati. Antonio Zollino: poche missive formano il carteggio Pascoli-d’Annunzio, caratterizzato da sostanziale formalismo. Una breve lettera di Pascoli ad Angelo Orvieto, incautamente pubblicata sul foglio fiorentino “Il Marzocco” e contenete una espressione infelice nei confronti di d’Annunzio alla caccia alla volpe, fa scendere il gelo tra i due poeti. Pascoli si lamenta di “Angiolino, traditore dei miei segreti”, mentre d’Annunzio si difende: “galoppando, lascio dietro di me una ventina di volumi”. Raffaella Castagnola: nei carteggi con gli editori d’Annunzio intreccia temi di mondanità, di politica e di letteratura. Migliaia di lettere, con l’indicazione di correzioni, di varianti, con schizzi di copertine, consigli per il lancio del testo; ma anche con richieste di prestiti, anticipi e pagamenti, che gli sono necessari per “capolavorare”. Dell’epistolario con Albertini si avevano, fino a pochi mesi fa, edizioni parziali, redatte su una copia frettolosa depositata al Vittoriale; ma oggi si dispone del corpus completo, con qualche riserva tuttavia su una corretta trascrizione. Non esiste una edizione completa dell’epistolario con Mondadori e di quello con Sommaruga si conoscono le poche frasi che l’editore stesso ha reso note. Nel 2000 è uscito l’epistolario con i fratelli Treves, curato da Gianni Oliva. Al Vittoriale si conservano prove di stampa e bozze corrette. Luciano Curreri: c’è un’etica, da molti condivisa, per cui una traduzione non deve entrare nella letteratura del paese, nella cui lingua un testo letterario viene tradotto. D’Annunzio, che aveva una personale “teoria del tradurre”, si servì di vari traduttori in francese; ma Hérelle, uomo curioso, spirito libero è considerato il miglior interprete del gusto dannunziano. Nelle sue lettere, d’Annunzio riserva a Hérelle ampie raccomandazioni. Maria Rosa Giacon: al Vittoriale c’è una copia di Epos di Giovanni Pascoli, edizione 1897, con la dedica autografa: «A Gabriele con affetto non minore dell’ammirazione. Giovanni Pascoli». A Casa Pascoli c’è la prima edizione della tragedia Fedra con la dedica autografa: «Al divino Aedo dei Poemi conviviali. Gabriele d’Annunzio. “Tu mi sei testimone. Altri non degno.” Aprile, 1909.» La grafia e il testo segnano il carattere dei due: chiuso e sofferente verso la vita il primo, aperto e generoso il secondo. Pascoli considerava fredda La Città Morta, a paragone dalla poesia greca cui era ispirata; d’Annunzio, invece, ebbe tributi di ammirazione sincera nei confronti di Pascoli. Tasselli interi, tratti da Epos di Pascoli, concorrono alla ideazione della figura dell’Aedo nella Fedra dannunziana. C’è stretta connessione tra questo Aedo e la poetica pascoliana del Fanciullino, in funzione di liricizzazione della poesia epica. La “meraviglia” posseduta dall’Aedo rappresenta la poesia fresca delle origini, voce aurorale che abita in ognuno di noi. Questo elemento liricizzante rinnova l’epica antica, dando origine, con la Fedra, al moderno teatro drammatico. Maria Giovanna Sanjust: ombre e luci, nel carteggio di d’Annunzio col suo primogenito Mario, carteggio che testimonia i rapporti conflittuali tra padre e figlio ed è caratterizzato da lunghe pause di silenzio, alternate a chiarite. Il padre richiama Mario ai suoi doveri, lo rimprovera per le insistenti richieste di denaro; mentre il figlio tenta di placarlo con l’ironia, calcando sul gergo marinaresco, e torna poi a chiedere raccomandazioni e favori per terzi. Mario si sente respinto, quando il padre, dalla Francia, non risponde alle sue lettere. D’Annunzio apprende da estranei che il figlio si è sposato e invia gioielli alla nuora. Le lettere di d’Annunzio, secche nel periodare, prive di cornice mondana e con una sobria formula di congedo, sono spesso vergate su carta comune, possiedono il sapore del parlar quotidiano che non ha eleganza di stile, e sono lontane da ogni velleità letteraria.

Pescara, Museo Vittoria Colonna, piazza I Maggio. Chieti, Biblioteca A. C. De Meis, piazza dei Templi Romani (28 maggio, pomeriggio) Informazioni: Centro nazionale Studi dannunziani, via Beato Nunzio Sulprizio 16, Pescara 65126.

(f. s. 30/5/2004)

La poesia italiana del secondo Novecento

Arcavacata di Rende (Cosenza), 27-29 maggio 2004

Quanta poesia, rintanata in smilze edizioni, in raccolte stampate da piccoli editori, sfugge alla critica ingenua! I versi di Edoardo Cacciatore, per esempio, poeta “messo al bando”, come ha scritto Alfredo Giuliani, e che Giulio Ferroni ha definito: “aspro, irrequieto, spigoloso, dall’orizzonte intellettuale ossessivo”. Ma che ricchezza esprime invece la nostra poesia di fine millennio, per la scelta di temi, per la ricerca di vocaboli, per la scoperta di linguaggi nuovi! Leonardo Sinisgalli, poeta e ingegnere, dirigente industriale e creatore di pubblicità, ideò la splendida rivista dell’IRI “Civiltà delle Macchine”; Alfonso Gatto, musicale e pittorico, scriveva versi nel segno della lontananza; Erri De Luca e la sua dolorante professione di fede ebraica, intinta di malinconie; Paolo Volponi e la fine dell’umanesimo, e il processo di disumanizzazione, e la cultura di massa, e gli automatismi dell’informazione… Il convegno parte dalle ultime prove poetiche di Palazzeschi, Montale, Quasimodo, Ungaretti e arriva al verso scritto per un supporto digitale. è organizzato dall’Università della Calabria, Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Filologia e dalla Società italiana per lo studio della modernità letteraria (Mod). Relazioni: Luigi Blasucci, Chiose a un testo del “Quaderno di quattro anni” (“L’educazione intellettuale”). Dante Isella, Ancora sulla strada di Zenna: variazioni su un tema leopardiano. Renato Aymone, Esiti dell’ermetismo. Edoardo Sanguineti, La contaminazione dei linguaggi. Fausto Curi, Effetto neo avanguardie. Niva Lorenzini, Poesia e corpo: effetti percettivi. Stefano Giovanardi, Tendenze e problemi dell’ultimo ventennio. Giovanni Raboni, I conti con la realtà. Marco A. Bazzocchi, La narratività della poesia. Paolo Giovannetti, Che cosa può insegnare la canzone alla poesia? Nicola Merola, Modi poetici di modernizzazione. 30 le comunicazioni, svolte in sessioni parallele.

Arcavacata di Rende. Università della Calabria. Aula Magna Segreteria tecnica: Gian Claudio Curia e Gabriele Grandinetti.

(f. s. 16/5/2004)

Movimenti Remoti Goffredo Parise

Roma, 12-13 maggio 2004

Trentasei anni dividevano Carlo Emilio Gadda da Parise: divennero amici fraterni e, per lungo tempo, anche vicini di casa, a Roma. Le lettere di Gadda a Parise, stanziale il primo, eterno viaggiatore il secondo, testimoniano il legame di affetto che li univa: Parise subiva sorridendo il diluvio della nota verbosità gaddiana che poteva toccare vertici di comicità pura. “Unico legittimo erede di Kafka”, ha scritto Giacomo Debenedetti, Goffredo Parise (Vicenza, 8 dicembre 1929 - Treviso, 31 agosto 1986), viveva in una dimensione di costante nomadismo: viaggi in Europa, Giappone, Cina, Sud America e tante residenze diverse: Vicenza nei primi anni, quindi lapprendistato a Venezia, poi Milano, New York, Roma, Ponte di Piave, Salgarèda, rifugio ultimo. Precoce e solitario, autore di una ricca costellazione di romanzi e di racconti, è stato consulente editoriale, giornalista, sceneggiatore, reporter. Esordisce con Il ragazzo morto e le comete (1951), seguito da La grande vacanza (1953), romanzi scritti a Venezia, negli anni difficili del dopoguerra, “sorprendentemente distanti dalla linea neorealistica che dominava la narrativa italiana del tempo”, come ha scritto Geno Pampaloni. Dopo Il prete bello (1954), Il fidanzamento (1956), Amore e fervore (1959), nel 1965 pubblica Il Padrone, dedicato al disagio del lavoro in fabbrica. Come diretto riflesso del suo vagabondare e di acute riflessioni politiche e sociali, arrivano in libreria Cara Cina (1966), Guerre politiche. Vietnam, Biafra, Laos, Cile (1976), L’eleganza è frigida (1982), Odore d’America (postumo, 1990), L’odore del sangue (postumo, 1997). Dei due Sillabari (1972 e 1982), quasi racconti, quasi operette morali, quasi cellule di romanzi possibili, è appena uscita una nuova edizione, per i tipi di Adelphi. Interventi di: Roberto Calasso, Raffaele La Capria, Franco Marcoaldi, Bernardo Valli.
13 maggio, dalle ore 18, alla Casa della Letterature: brani letti da Giorgio Amitrano, Boris Biancheri, Nadia Fusini, Raffaele Manica, Valerio Magrelli, Mario Martone, Silvio Perrella, Claudio Piersanti, Graziella Pulce, Elisabetta Rasy, Emanuele Trevi, tratti da: I sillabari, E’ stato l’ultimo ad amare la vita, Il ragazzo morto e le comete, L’odore del sangue, I movimenti remoti, Cara Cina, L’eleganza è frigida, Lontano. Sandro Lombardi legge lettere inedite di Carlo Emilio Gadda a Goffredo Parise. 
Dal 12 maggio al 9 giugno, alla Casa delle Letterature, esposizione di quadri, fotografie, documenti, libri, curata da Giosetta Fioroni e da Maria Ida Gaeta.

Roma, Sala Pietro da Cortona ai Musei Capitolini e Casa delle Letterature, piazza dell’Orologio 3 .

(f. s. 8/5/2004)

Rocco Scotellaro (1923-1953) Storicità e attualità

Tricarico (Matera), 7-9 maggio 2004
A cinquanta anni dalla morte, si interrogano sulla attualità di questo scrittore lucano i relatori Giuseppe Giarrizzo, Michele De Benedictis, Umberto Carpi, Gilberto Marselli, Luigi Lombardi Satriani, Marco Rossi-Doria, Ferdinando Mirizzi, Patrizia Resta, Donato Valli, Silvio Ramat, Andrea Battistini, Giuseppe Langella, Nicola De Blasi, Pasquale Voza, Oscar Iarussi, Marcello Benfante, Silvano Nigro, Emmanuela Tandello, Mario Scotti, Diego Zancani, Thomas Stauder, Antonio Pascale e Goffredo Fofi. Le opere di Rocco Scotellaro, militante socialista impegnato nella strenua difesa dei dimenticati contadini del nostro sud, sono uscite postume. Cantore di miti antichi, sospeso tra il neorealismo dell’inchiesta di Contadini del sud e il mondo poetico di E’ fatto giorno, ha ricoperto anche un ruolo attivo nel panorama politico del suo tempo.
Lettura di testi: Mimmo Sammartino
Omaggio a Scotellaro, collettiva di pittura: Rocco Falciano, Mauro Masi, Gerardo Corrado, Michele Santangelo, alla Biblioteca Comunale, dal 7 al 23 maggio 2004

Tricarico, Auditorium Comunale

(f. s. 8/5/2004)

Il canone Letterario nella Scuola dell’Ottocento

Antologie e Manuali di Letteratura Italiana

Pavia, 28-29 aprile 2004

All’indomani dell’Unità la scuola secondaria italiana viene gradatamente riorganizzata, anche in vista di un comune modello di insegnamento della nostra letteratura. Nascono nuovi manuali di critica letteraria, nuove antologie di poesia e di prosa, mentre programmi e regolamenti scolastici sono uniformati su tutto il territorio nazionale. Alcune antologie, come quelle del Tommaseo, godono di straordinaria fortuna editoriale. Carducci, oltre a svolgere un ruolo determinante nella assegnazione di cattedre universitarie di Lingua e Letteratura italiana, si impegna per sostenere la tradizione classica nella scuola secondaria. La didattica si tinge di eloquenza civile, sull’esempio della Storia della letteratura di Paolo Emiliani Giudici; ma bisogna attendere Giovanni Pascoli per leggere anche poesie di autori stranieri sulle antologie scolastiche. Un libro, oltre che istruttivo deve essere piacevole, come sostiene Luigi Morandi. Il convegno, organizzato dalla Università degli Studi di Pavia, Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Scienza della Letteratura e dell’Arte medievale e moderna, sarà uno spaccato su metodi e sensibilità nella didattica di letteratura italiana, dal primo Ottocento agli albori del Novecento. Interventi di: Mauro Moretti, Franco Longoni, Roberto Crespo, Duccio Tongiorgi, Donatella Martinelli, Francesco Sberlati, Angelo Stella, Giuseppe Polimeni, Lorenzo Cantatore, Guido Lucchini, Rossana Melis, Simonetta Santucci, Arnaldo Bruni, Alberto Brambilla, Roberto Vetrugno, Gianfranca Lavezzi.

Segreteria: Dipartimento SLAMM, Orietta Bolzoni. Centro Manoscritti, Gianantonio Nuvolone. 65, Strada Nuova, 27100 Pavia.

(f. s. 22/4/2004)

Laudomia Bonanni

Roma, 15 marzo 2004

Alla scrittrice abruzzese Laudomia Bonanni (1907-2002) è stata dedicata una giornata del master “Formatori ed esperti in pari opportunità”, organizzato dal Dipartimento di Filosofia dell’Università “Roma Tre”. Interventi di Maria Rosa Cutrufelli, Bianca Maria Frabotta, Laura Fortini, Gabriella Marsili Marazzita. Proiezione di immagini sulla vita della Bonanni, che per anni è stata maestra elementare in borghi dell’Abruzzo. Nei suoi testi narrativi ha espresso attenzione alle motivazioni psicologiche dei personaggi ed ha rivendicato alla natura femminile, al contrario del dominante pensiero politico e religioso, una funzione determinante nella realizzazione della vita e della storia. Per il profilo del carattere, forte, solitario ed austero, la chiamavano “La penna d’Aquila”.

Roma, Facoltà di Scienze della Formazione, piazza della Repubblica 10, aula 4, ore 16,30

(f. s. 16/3/2004)

Laudomia Bonanni Ritratti di Parise Roma e Il fu Mattia Pascal

Per favore non copiate queste recensioni che mi costano tempo e fatica. (f. s.)

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Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana