Convegni e Congressi
letterari
Informatica umanistica
Edizioni,
commenti, e-learning
Napoli-Raito
(Vietri sul mare), 10-11 settembre 2004
Il Centro Interuniversitario
Biblioteca Italiana Telematica (C.I.B.I.T.), in collaborazione con
l’Università di Salerno, l’Università di Napoli Federico II, L’Università
di Roma La Sapienza e l’Università di Toronto, in occasione della
edizione del suo millesimo volume di classici della letteratura
italiana in formato XML, realizzato secondo gli schemi di codifica
strutturale TEI (Text Encoding Initiative) _ uno standard orientato
alla gestione dei dati umanistico-letterari e che ha realizzato
una normalizzazione dei formati di memorizzazione della informazione
testuale _ ha promosso un seminario su tecniche e problematiche
della conversione digitale delle scritture, aperto a professori
di varie discipline: italianistica, psicologia, biblioteconomia,
matematica, informatica. Quale futuro avranno gli studenti iscritti
ai corsi triennali di Informatica Umanistica è stata una domanda
alla quale si è tentato di dare risposta. È certo che l’informatica
applicata ai testi aiuta a tutelare il nostro patrimonio linguistico
e letterario. Amedeo Quondam sente che è questa una idea affascinante
ma anche illusoria, data la velocità delle innovazioni tecniche,
quindi dei costi. Non si può avviare un progetto di ricerca per
la edizione di testi elettronici, anche molto complessi, con codifiche
metriche, sintattiche e grammaticali, con analisi linguistica e
strutturale del testo, senza la scelta preventiva di uno strumento
operativo standard che eserciti il suo dominio nella gestione del
materiale testuale: lo strumento scelto deve essere sempre esportabile
e convertibile. È necessario stare in rete, ma collegarsi anche ad altri progetti omologhi, consentendo
l’interscambio di documenti. La manutenzione ordinaria di un sito
ha un costo elevato, quindi è necessario l’intervento pubblico e
bisogna applicare il motto: non mole, sed vi. I periodici
cartacei non vanno in rete (88, oggi, le riviste di Italianistica).
Sebastiano Martelli, in questa epoca di trasformazioni ma anche
di crisi finanziaria, invita ad allargare le sinergie e a combattere
la polverizzazione degli sforzi, integrando risorse umane ed economiche.
Anche Gino Rizzo insiste sulla necessità di razionalizzare le iniziative,
ma intorno all’uso di protocolli standard. Gianfranco Crupi si interessa
di biblioteca e di archivio digitali. Il meta dato è assimilabile
alla vecchia scheda cartacea di catalogazione. La biblioteca informatica
utilizza due livelli di codifica: il primario (manoscritti e prime
edizioni), il secondario (edizioni moderne). L’archiviazione digitale
e la distribuzione in rete dei documenti si ottiene o in formato
immagine o in formato testo (un file con i dati descrittivi del
documento). Elda Morlicchio e Sergio Lubello, per la lessicografia,
puntano sulla cooperazione di esperti in varie discipline. Le banche
dati hanno rivoluzionato il mondo dei dizionari, ampliando il ventaglio
di significati di un lemma e razionalizzando le aree di arrivo del
prestito linguistico. Patricia Bianchi, che collabora ad un progetto
di didattica della scrittura in e-learning dell’Università
Federico II, insiste su informazioni linguistiche leggibili, tutte
contenute nella schermata. La piattaforma che ella utilizza comprende
un sistema audio per ipovedenti e prevede il dialogo col tutor attraverso
e-mail. Gli studenti si aspettano un progetto di scrittura creativa,
al contrario ricevono istruzioni di scrittura professionale. Antonia
Lezza e Nunzia Acanfora coordinano il sito del Teatro Napoletano
promosso dalla Università di Salerno, in rete dal 2001 e continuamente
aggiornato, con monografie di Autori, opere teatrali on-line interamente
scaricabili, testi sugli edifici teatrali napoletani, informazioni
su novità. Gianpaolo Renello vede il supporto elettronico come un
atto interpretativo che manipola dati, li trattiene e memorizza
ed è al confine tra il materiale e l’immateriale. L’XML, con struttura
ad albero e nodi di sequenze marcate, è un linguaggio gerarchico
duraturo nel tempo. Elementi di codifica flessibili alle esigenze
del testo sono creabili su misura. La codifica TEI è rigida, non
fa affidamento alle lingue romanze e ha bisogno di nuove definizioni.
Segreteria: Antonietta Cascione, Antonio Elefante, Paola Milite, Anna Pierro. Coordinamento: Rosa Meccia. Tel. 089.962055-962054-962429. Fax 089.962055.
(f. s. 18/9/2004)
I
cento anni de Il fu Mattia Pascal
Roma, 16 giugno-8 luglio 2004
Il
16 giugno 1904 sulla “Nuova Antologia” uscì l’ultima puntata del
romanzo di Luigi
Pirandello Il fu Mattia Pascal. La mostra-ricerca “I
cento anni de Il fu Mattia Pascal”, curata da Alfredo
Barbina e realizzata dall’Istituto di Studi Pirandelliani e
sul Teatro Contemporaneo, ricorda questo evento. Sono esposte alla
Casa delle Letterature alcune pagine in fotocopia del manoscritto,
la prima stampa con correzioni autografe, documenti inediti sulla
genesi dell’opera, ritagli stampa con i primi giudizi critici e
fotografie, disegni e caricature della società letteraria del tempo.
Nelle quattro lettere che Pirandello scrisse al conte Gegé
Primoli c’è l’unica testimonianza di una traduzione in francese
del romanzo, fatta da Henry Bigot, offerta alla “Revue de Paris”
e mai pubblicata, perché Pirandello non volle tagliare qualche
passo, come gli aveva chiesto Ganderax. Mancano il volume con dedica
di Pirandello a Croce e il manoscritto del romanzo che non è
stato possibile far giungere da New York. Durante la mostra (16
giugno-8 luglio) saranno proiettati L’Homme de nulle part
di Pierre Chenal, con Pierre Blanchar e Isa Miranda e il documentario
Pirandello vivo, montato da Francesco Càllari, con
sequenze sulla vita dello scrittore e frammenti di interpretazioni
teatrali. Dal
romanzo allo schermo e alla scena teatrale: questo il tema della
tavola rotonda di mercoledì 16 giugno, moderata da Alessandro d’Amico.
Giorgio Albertazzi ha letto alcuni passi dalla trascrizione per
il teatro di Tullio Kezich de Il fu Mattia Pascal, direttamente
dal copione del 1974. Franca Angelini ha detto che il cinema è
stato per Pirandello la via di ingresso sulla scena internazionale.
Nel Feu Mathias Pascal di Marcel L’Herbier, con Ivan Mosjoukine,
film del 1925, l’elemento fantastico è sapientemente fuso
con il reale. In alcune sequenze drammatiche l’immagine è
statica e rarefatta, mentre in altre, come nella festa di paese
girata a San Gimignano, un vortice passa sullo schermo. La giostra
in piazza e più tardi la roulette a Montecarlo danno l’idea
del gioco tragico del destino. Nino Borsellino ha ricordato come
l’autografo del romanzo sia pieno di correzioni, segno di un lavoro
assiduo di riscrittura. Mattia Pascal è il personaggio chiave
della poetica pirandelliana dell’“umorismo”, in cui tragico e comico
della vita sono presenti. Pirandello regalò a Verga una copia
della prima edizione del romanzo e questi lo ringraziò con
una lettera che è andata dispersa, ma di cui abbiamo notizia
dalla risposta, in cui Pirandello rivendica la novità della
sua arte e afferma di non voler seguire la linea del verismo segnata
da Verga. Per Maurizio Scaparro Roma è forte e presente nel
romanzo, una Roma piccola e mediocre, con camere affittate abitate
da un popolo di “nani” che, secondo Pirandello, non erano degni
del ricordo della Roma imperiale. Qui arriva questo forestiero della
vita, l’uomo che “muore due volte”. Il fu Mattia Pascal
ha ispirato Fellini, in particolare per le sequenze di Mastroianni
nella pensioncina. Se i papi avevano fatto di Roma una “acquasantiera”,
gli italiani l’avevano ridotta a “posacenere”, in cui si getta il
velenoso piacere che il fumo ci dà. Tullio Kezich, autore
della trascrizione del romanzo per il teatro (4 edizioni e otre
1.000 repliche), ha detto che l’idea è stata della nipote
di Pirandello Maria Luisa d’Amico. Mattia Pascal, arrivato a 37
anni di fronte ad un amaro destino certo, preferisce vivere una
incerta seconda vita. Nella seduta spiritica c’è una ironia
che ha sicuramente influenzato Svevo. Luigi Squarzina, regista della
edizione teatrale del 1974 messa in scena dal Teatro di Genova,
ha detto che Kezich ha aggiunto un numero al corpus del teatro
pirandelliano. Una continua osmosi ha attraversato l’opera di Luigi
Pirandello, poeta, drammaturgo, novelliere, romanziere, saggista,
organizzatore teatrale e regista.
Roma. Casa delle Letterature, piazza dell’Orologio
3. Informazioni: Tel. 06.68134697 Ufficio Stampa Tel. 06.6832740
Fax 06.6832770
(f. s. 16/6/2004)
L’epistolario d’autore è un genere letterario che oggi cattura la curiosità della critica. D’annunzio ha versato fiumi d’inchiostro sulla sua carta da lettere, lasciandoci una eredità complessa e difficile da quantificare. Il convegno nazionale, organizzato dal Centro nazionale di Studi dannunziani e dalla Università degli Studi Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, si propone di fare il punto sui carteggi dannunziani, esaminando il contributo dei più recenti studi e anticipando lavori in corso.
Sintesi di 10 tra le 20 relazioni. Gianni Oliva: sono state pubblicate lettere conservate nel Fondo Gentili della Biblioteca V. E. di Roma e in Fondi archivistici a Pescara. Il carteggio d’Annunzio-Treves ha oggi una edizione completa e corretta. Nelle lettere a Letizia De Felici, titolare di una ditta di abiti e che d’Annunzio definisce “suor lamentevole”, frasi d’amore e di passione sono mescolate a note sull’acquisto di stoffe. Angiolina Panizza, una sartina di Gardone che d’Annunzio chiama “Leila”, è destinataria di lettere con frasi d’amore venate di malinconia. Vito Moretti: nei carteggi con abruzzesi d’Annunzio, a seconda nel destinatario, esprime “l’ideal finzione d’arte” con il consueto rituale dell’impianto grafico e del formulario estetizzante _ allora una sua lettera appare come un “atto di grazia” _ oppure adotta un linguaggio semplice e familiare. D’Annunzio alimentò il collezionismo delle sue lettere, tanto che suo figlio Gabriellino fabbricava falsi. Nelle missive alle sue amanti, tra sorvegliata finzione e passionalità autentica, d’Annunzio testimonia un istintivo bisogno di esprimersi. Antonio Sorella: le lettere all’editore Angelo Sommaruga sono oggi nelle mani di un antiquario. Tra le carte del famoso processo a Sommaruga si conservano alcuni biglietti, in cui d’Annunzio dichiara di prendere in prestito denaro, direttamente dai cassetti dell’editore e in assenza di costui. Mirko Menna: 40 anni di carteggio con l’amico bibliotecario e bibliografo Annibale Tenneroni, che d’Annunzio chiamava “candido fratello”. Andrea Lombardinilo: d’Annunzio incontrò le bellissima Natalia De Goloubeff nel 1908, alla prima de La Nave e tra i due nacque un flusso epistolare fitto e spedito, venato di malinconia. Lettere importanti, ricche di note sui retroscena dell’ambiente teatrale parigino che, con aristocratico distacco, d’Annunzio definisce “ignobile casa di prostituzione”. Sono anni in cui in Francia egli tenta di rinnovare la scena teatrale italiana. Pettegolezzi su Mascagni, Puccini, Pizzetti. Franco Di Tizio: d’Annunzio scrisse circa 1000 lettere al figlio Gabriellino e circa 1500 furono le risposte: di queste lettere ne sono state pubblicate 80 di d’Annunzio e 90 di Gabriellino. Molte sono in mano a privati. Antonio Zollino: poche missive formano il carteggio Pascoli-d’Annunzio, caratterizzato da sostanziale formalismo. Una breve lettera di Pascoli ad Angelo Orvieto, incautamente pubblicata sul foglio fiorentino “Il Marzocco” e contenete una espressione infelice nei confronti di d’Annunzio alla caccia alla volpe, fa scendere il gelo tra i due poeti. Pascoli si lamenta di “Angiolino, traditore dei miei segreti”, mentre d’Annunzio si difende: “galoppando, lascio dietro di me una ventina di volumi”. Raffaella Castagnola: nei carteggi con gli editori d’Annunzio intreccia temi di mondanità, di politica e di letteratura. Migliaia di lettere, con l’indicazione di correzioni, di varianti, con schizzi di copertine, consigli per il lancio del testo; ma anche con richieste di prestiti, anticipi e pagamenti, che gli sono necessari per “capolavorare”. Dell’epistolario con Albertini si avevano, fino a pochi mesi fa, edizioni parziali, redatte su una copia frettolosa depositata al Vittoriale; ma oggi si dispone del corpus completo, con qualche riserva tuttavia su una corretta trascrizione. Non esiste una edizione completa dell’epistolario con Mondadori e di quello con Sommaruga si conoscono le poche frasi che l’editore stesso ha reso note. Nel 2000 è uscito l’epistolario con i fratelli Treves, curato da Gianni Oliva. Al Vittoriale si conservano prove di stampa e bozze corrette. Luciano Curreri: c’è un’etica, da molti condivisa, per cui una traduzione non deve entrare nella letteratura del paese, nella cui lingua un testo letterario viene tradotto. D’Annunzio, che aveva una personale “teoria del tradurre”, si servì di vari traduttori in francese; ma Hérelle, uomo curioso, spirito libero è considerato il miglior interprete del gusto dannunziano. Nelle sue lettere, d’Annunzio riserva a Hérelle ampie raccomandazioni. Maria Rosa Giacon: al Vittoriale c’è una copia di Epos di Giovanni Pascoli, edizione 1897, con la dedica autografa: «A Gabriele con affetto non minore dell’ammirazione. Giovanni Pascoli». A Casa Pascoli c’è la prima edizione della tragedia Fedra con la dedica autografa: «Al divino Aedo dei Poemi conviviali. Gabriele d’Annunzio. “Tu mi sei testimone. Altri non degno.” Aprile, 1909.» La grafia e il testo segnano il carattere dei due: chiuso e sofferente verso la vita il primo, aperto e generoso il secondo. Pascoli considerava fredda La Città Morta, a paragone dalla poesia greca cui era ispirata; d’Annunzio, invece, ebbe tributi di ammirazione sincera nei confronti di Pascoli. Tasselli interi, tratti da Epos di Pascoli, concorrono alla ideazione della figura dell’Aedo nella Fedra dannunziana. C’è stretta connessione tra questo Aedo e la poetica pascoliana del Fanciullino, in funzione di liricizzazione della poesia epica. La “meraviglia” posseduta dall’Aedo rappresenta la poesia fresca delle origini, voce aurorale che abita in ognuno di noi. Questo elemento liricizzante rinnova l’epica antica, dando origine, con la Fedra, al moderno teatro drammatico. Maria Giovanna Sanjust: ombre e luci, nel carteggio di d’Annunzio col suo primogenito Mario, carteggio che testimonia i rapporti conflittuali tra padre e figlio ed è caratterizzato da lunghe pause di silenzio, alternate a chiarite. Il padre richiama Mario ai suoi doveri, lo rimprovera per le insistenti richieste di denaro; mentre il figlio tenta di placarlo con l’ironia, calcando sul gergo marinaresco, e torna poi a chiedere raccomandazioni e favori per terzi. Mario si sente respinto, quando il padre, dalla Francia, non risponde alle sue lettere. D’Annunzio apprende da estranei che il figlio si è sposato e invia gioielli alla nuora. Le lettere di d’Annunzio, secche nel periodare, prive di cornice mondana e con una sobria formula di congedo, sono spesso vergate su carta comune, possiedono il sapore del parlar quotidiano che non ha eleganza di stile, e sono lontane da ogni velleità letteraria.
Pescara, Museo Vittoria Colonna, piazza I Maggio. Chieti, Biblioteca A. C. De Meis, piazza dei Templi Romani (28 maggio, pomeriggio) Informazioni: Centro nazionale Studi dannunziani, via Beato Nunzio Sulprizio 16, Pescara 65126. Tel. 085-45178981.
(f. s. 30/5/2004)
La poesia
italiana del secondo Novecento
Arcavacata di Rende (Cosenza),
27-29 maggio 2004
Quanta
poesia, rintanata in smilze edizioni, in raccolte stampate da piccoli
editori, sfugge alla critica ingenua! I versi di Edoardo Cacciatore,
per esempio, poeta “messo al bando”, come ha scritto Alfredo Giuliani,
e che Giulio Ferroni ha definito: “aspro, irrequieto, spigoloso, dall’orizzonte
intellettuale ossessivo”. Ma che ricchezza esprime invece la nostra
poesia di fine millennio, per la scelta di temi, per la ricerca di
vocaboli, per la scoperta di linguaggi nuovi! Leonardo Sinisgalli,
poeta e ingegnere, dirigente industriale e creatore di pubblicità,
ideò la splendida rivista dell’IRI “Civiltà delle Macchine”; Alfonso
Gatto, musicale e pittorico, scriveva versi nel segno della lontananza;
Erri De Luca e la sua dolorante professione di fede ebraica, intinta
di malinconie; Paolo Volponi e la fine dell’umanesimo, e il processo
di disumanizzazione, e la cultura di massa, e gli automatismi dell’informazione…
Il convegno parte dalle ultime prove poetiche di Palazzeschi, Montale,
Quasimodo, Ungaretti e arriva al verso scritto per un supporto digitale.
è organizzato dall’Università
della Calabria, Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Filologia
e dalla Società italiana per lo studio della modernità letteraria
(Mod). Relazioni: Luigi Blasucci, Chiose a un testo del “Quaderno di quattro
anni” (“L’educazione intellettuale”). Dante Isella, Ancora
sulla strada di Zenna: variazioni su un tema leopardiano. Renato
Aymone, Esiti dell’ermetismo. Edoardo Sanguineti, La contaminazione
dei linguaggi. Fausto Curi, Effetto neo avanguardie. Niva
Lorenzini, Poesia e corpo: effetti percettivi. Stefano Giovanardi,
Tendenze e problemi dell’ultimo ventennio. Giovanni Raboni,
I conti con la realtà. Marco A. Bazzocchi, La
narratività della poesia. Paolo Giovannetti, Che
cosa può insegnare la canzone alla poesia? Nicola
Merola, Modi poetici di modernizzazione. 30 le comunicazioni, svolte in sessioni parallele.
Arcavacata di Rende. Università
della Calabria. Aula Magna
(f.
s. 16/5/2004)
Movimenti Remoti Goffredo Parise
Roma, 12-13 maggio 2004
Trentasei
anni dividevano Carlo Emilio Gadda da Parise: divennero amici fraterni
e, per lungo tempo, anche vicini di casa, a Roma. Le lettere di Gadda
a Parise, stanziale il primo, eterno viaggiatore il secondo, testimoniano
il legame di affetto che li univa: Parise subiva sorridendo il diluvio
della nota verbosità gaddiana che poteva toccare vertici di comicità
pura. “Unico legittimo erede di Kafka”,
ha scritto Giacomo Debenedetti, Goffredo Parise (Vicenza, 8 dicembre
1929 - Treviso, 31 agosto 1986), viveva in una dimensione di costante
nomadismo: viaggi in Europa, Giappone, Cina, Sud America e tante residenze
diverse: Vicenza nei primi anni, quindi l’apprendistato
a Venezia, poi Milano, New York, Roma, Ponte di Piave, Salgarèda, rifugio
ultimo. Precoce e solitario, autore di una ricca costellazione di romanzi
e di racconti, è stato consulente editoriale, giornalista, sceneggiatore,
reporter. Esordisce con Il ragazzo morto e le comete (1951),
seguito da La grande vacanza (1953), romanzi scritti a Venezia,
negli anni difficili del dopoguerra, “sorprendentemente distanti dalla
linea neorealistica che dominava la narrativa italiana del tempo”, come
ha scritto Geno Pampaloni. Dopo Il prete bello (1954), Il
fidanzamento (1956), Amore e fervore (1959), nel 1965 pubblica
Il Padrone, dedicato al disagio del lavoro in fabbrica. Come
diretto riflesso del suo vagabondare e di acute riflessioni politiche
e sociali, arrivano in libreria Cara Cina (1966), Guerre politiche.
Vietnam, Biafra, Laos, Cile (1976), L’eleganza è frigida
(1982), Odore d’America (postumo, 1990), L’odore del sangue
(postumo, 1997). Dei due Sillabari (1972 e 1982), quasi racconti,
quasi operette morali, quasi cellule di romanzi possibili, è appena
uscita una nuova edizione, per i tipi di Adelphi. Interventi di: Roberto
Calasso, Raffaele La Capria, Franco Marcoaldi, Bernardo Valli.
13 maggio, dalle ore 18, alla Casa della Letterature: brani letti da
Giorgio Amitrano, Boris Biancheri, Nadia Fusini, Raffaele Manica, Valerio
Magrelli, Mario Martone, Silvio Perrella, Claudio Piersanti, Graziella
Pulce, Elisabetta Rasy, Emanuele Trevi, tratti da: I sillabari,
E’ stato l’ultimo ad amare la vita, Il ragazzo morto e le
comete, L’odore del sangue, I movimenti remoti, Cara
Cina, L’eleganza è frigida, Lontano. Sandro Lombardi
legge lettere inedite di Carlo Emilio Gadda a Goffredo Parise.
Dal 12 maggio al 9 giugno, alla Casa delle Letterature, esposizione
di quadri, fotografie, documenti, libri, curata da Giosetta Fioroni
e da Maria Ida Gaeta.
Roma, Sala Pietro da Cortona ai Musei Capitolini e Casa
delle Letterature, piazza dell’Orologio 3
(f.
s. 8/5/2004)
Rocco Scotellaro (1923-1953) Storicità e attualità
Tricarico
(Matera), 7-9 maggio 2004
A cinquanta anni dalla morte, si interrogano sulla attualità
di questo scrittore lucano i relatori Giuseppe Giarrizzo, Michele De
Benedictis, Umberto Carpi, Gilberto Marselli, Luigi Lombardi Satriani,
Marco Rossi-Doria, Ferdinando Mirizzi, Patrizia Resta, Donato Valli,
Silvio Ramat, Andrea Battistini, Giuseppe Langella, Nicola De Blasi,
Pasquale Voza, Oscar Iarussi, Marcello Benfante, Silvano Nigro, Emmanuela
Tandello, Mario Scotti, Diego Zancani, Thomas Stauder, Antonio Pascale
e Goffredo Fofi. Le opere di Rocco Scotellaro, militante socialista
impegnato nella strenua difesa dei dimenticati contadini del nostro
sud, sono uscite postume. Cantore di miti antichi, sospeso tra il neorealismo
dell’inchiesta di Contadini del sud e il mondo poetico di E’
fatto giorno, ha ricoperto anche un ruolo attivo nel panorama politico
del suo tempo.
Lettura di testi: Mimmo Sammartino
Omaggio a Scotellaro, collettiva di pittura: Rocco Falciano, Mauro
Masi, Gerardo Corrado, Michele Santangelo, alla Biblioteca Comunale,
dal 7 al 23 maggio 2004
Tricarico,
Auditorium Comunale Informazioni:Tel. 0835/310609; 348/4002432;
800170722
(f.
s. 8/5/2004)
All’indomani
dell’Unità la scuola secondaria italiana viene gradatamente riorganizzata,
anche in vista di un comune modello di insegnamento della nostra letteratura.
Nascono nuovi manuali di critica letteraria, nuove antologie di poesia
e di prosa, mentre programmi e regolamenti scolastici sono uniformati
su tutto il territorio nazionale. Alcune antologie, come quelle del
Tommaseo, godono di straordinaria fortuna editoriale. Carducci, oltre
a svolgere un ruolo determinante nella assegnazione di cattedre universitarie
di Lingua e Letteratura italiana, si impegna per sostenere la tradizione
classica nella scuola secondaria. La didattica si tinge di eloquenza
civile, sull’esempio della Storia della letteratura di Paolo
Emiliani Giudici; ma bisogna attendere Giovanni Pascoli per leggere
anche poesie di autori stranieri sulle antologie scolastiche. Un libro,
oltre che istruttivo deve essere piacevole, come sostiene Luigi Morandi.
Il convegno, organizzato dalla Università degli Studi di Pavia, Facoltà
di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Scienza della Letteratura e
dell’Arte medievale e moderna, sarà uno spaccato su metodi e sensibilità
nella didattica di letteratura italiana, dal primo Ottocento agli albori
del Novecento.
Segreteria:
Dipartimento SLAMM, Orietta Bolzoni. Centro Manoscritti, Gianantonio
Nuvolone. 65, Strada Nuova, 27100 Pavia. Tel. (0382) 504547. Fax (0382)
504641.
(f.
s. 22/4/2004)
Laudomia
Bonanni ![]()
Roma, 15 marzo 2004
Alla scrittrice abruzzese Laudomia Bonanni (1907-2002) è stata dedicata
una giornata del master “Formatori ed esperti in pari opportunità”, organizzato
dal Dipartimento di Filosofia dell’Università “Roma Tre”. Interventi di
Maria Rosa Cutrufelli, Bianca Maria Frabotta, Laura Fortini, Gabriella
Marsili Marazzita.
Proiezione
di immagini sulla vita della Bonanni, che per anni è stata maestra elementare
in borghi dell’Abruzzo. Nei suoi testi narrativi ha espresso attenzione
alle motivazioni psicologiche dei personaggi ed ha rivendicato alla natura
femminile, al contrario del dominante pensiero politico e religioso, una
funzione determinante nella realizzazione della vita e della storia. Per
il profilo del carattere, forte, solitario ed austero, la chiamavano “La
penna d’Aquila”.
Roma,
Facoltà di Scienze della Formazione, piazza della Repubblica 10, aula
4, ore 16,30
(f. s. 16/3/2004)
Laudomia
Bonanni Ritratti
di Parise Roma
e Il fu Mattia Pascal
Per favore non copiate queste recensioni che mi costano tempo e fatica. (f. s.)
Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana