Convegni e Congressi
letterari 
Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana
A centocinquanta anni della nascita, la poetessa veneta di origine armena
Vittoria Aganoor Pompilj è ricordata nei luoghi dove ha vissuto con
la famiglia di origine, alimentando la sua vena poetica, tanto ammirata
da Enrico Nencioni e da Antonio Fogazzaro. Basalghelle e Arquà Petrarca
hanno ospitato Vittoria Aganoor e i suoi: il podere che appartenne agli
Aganoor ancora oggi dà un vino rosso vigoroso. Il convegno di studi
a Padova verte sull’analisi dell’opera in versi e dei carteggi editi
e inediti.
Interventi: Anna Folli «Prose inedite e rare». Patrizia
Zambon «“Non più giovanissima, non mai stata bella…”: le confidenti
Lettere di Vittoria Aganoor a Marina Baroni
Semitecolo». Adriana Chemello «Le lettere bruciate. Prima esplorazione
del carteggio di Vittoria Aganoor con Guido Pompilj». Donatella Alesi
«Poesia e pittura in Leggenda
Eterna e
Nuove Liriche. Vittoria Aganoor e Gerard Munte». Antonia Arslan
«Vittoria e i suoi: una storia armena». Annamaria Farabbi e Sandro Sangiorgi
«Tra-vasi comunicanti: linfa della scrittura e alchimia del “Flammeo”.
Voci visionarie di poesia e di vino portano in luoghi lontani, nei recessi
della storia, nelle profondità dell’anima». Lucia Gaddo Zanovello presenta
la ristampa anastatica di Leggenda Eterna, il primo
volume di versi della Aganoor, edito nel 1900 dai Fratelli Treves.
Padova, Sala degli Anziani di Palazzo Moroni, 28 ottobre. Faedo, Villa Alessi,
5 novembre.
“Metello”: cinquant’anni dopo
Milano,
25 febbraio 2005
Realismo
o neorealismo? Romanzo storico o di costume? Dopo dieci lustri, il romanzo
Metello, con il quale nel 1955 Vasco Pratolini vinse il premio
Viareggio, è l’argomento di una intera giornata di riflessioni, organizzata
dalla MOD (Società italiana per lo studio della modernità letteraria)
e dal Dipartimento di Filologia moderna della Università degli Studi
di Milano. È possibile oggi una rilettura critica, fuori dai pregiudizi
ideologici che, all’uscita del romanzo, ne influenzarono l’accoglienza
in senso favorevole o contrario? Il racconto, che si svolge dal 1875
al 1902, anno del grande sciopero che bloccò i cantieri edili, è la
storia di un operaio, Metello Salani, che partecipa a lotte sindacali,
legando la sua sorte a compagni di una identica fede politica socialista.
Dal romanzo, Mauro Bolognini trasse nel 1970 un film di intensa qualità
espressiva, con Massimo Ranieri nella parte del protagonista, Ottavia
Piccolo in quella di sua moglie Ersilia Pallesi, e con Lucia Bosé e
Tina Aumont.
Introduzione: Claudio Milanini, Marziano Guglielminetti, Vittorio Spinazzola,
Fausto Curi, Cristina Benussi. Interventi: Alberto Asor Rosa:Tra
cronaca e romanzo: “Metello”, ovvero l’illusione del realismo. Marino
Biondi: “Metello”: il romanzo del lavoro. Bruno Falcetto:
Lo spazio di Metello. Walter Siti: “Metello” alla prova dello
“Scialo”. Giovanni Falaschi: Una “questione di fame”. Mario
Sechi: Le prevaricazioni sul “Metello”. Massimo Onofri: Il
popolo di “Metello”. Giovanna Benvenuti: Ersilia e le altre.
Francesco De Nicola: Vittorini, “Metello” e il neorealismo.
Un
caso letterario, da riaffrontare nell’ottica del periodo storico in cui
fu concepito. Ad una analisi testuale sembra una ricucitura di elementi
di cronaca, conditi di fiorentinismo. Sul “caso” Metello si dilaniarono
Carlo Salinari e Carlo Muscetta, direttori dei due massimi fogli di critica
letteraria del tempo, di ispirazione marxista-comunista. Salinari lesse
Metello come esempio di un movimento politico. Negli anni Trenta,
a Firenze, Pratolini si era affrancato da una iniziale posizione di fascismo
sociale, avverso alla borghesia della rendita, approdando, attraverso
vicende dolorose, all’antifascismo e riscoprendo il comunismo. Romanzo
a tesi, entro uno schema storico, Metello si evolve attraverso
una pseudo cronaca. Nato da una costola de Lo scialo, fu annunciato
come il primo di una trilogia che avrebbe attraversato quaranta anni di
storia italiana. Esce in anni post-resistenziali, quando il neorealismo,
con la sua ondata impetuosa di rinnovamento, muta in un realismo costretto
entro rigidi schemi estetici ed ideologici. Gli scrittori di sinistra
consideravano la propria opera come parte di una battaglia, per il cambiamento
mondiale in senso socialista e marxista. La critica era il luogo in cui si davano orientamenti.
(Asor Rosa). Dal groviglio del cantiere
de Lo scialo viene estratto Metello, un romanzo rettilineo
e apparentemente facile, ricco di simbologie elementari. Pratolini sottopone
i suoi personaggi a rigorosa documentazione storica. In una società operaia
organizzata in un alveare di mestieri – i personaggi sono identificati
per il lavoro che fanno – il protagonista trae forza morale dalla sua
operosità. Con amore di cronista, Pratolini descrive contesti sociali
di quartiere. Tutto il romanzo è formazione alla vita, attraverso il lavoro:
Metello si emancipa dal bracciantato – mestiere che esercita nel Mugello
– e diventato muratore, a Firenze entra nella collettività, conquistando
identità e dignità. Romanzo schematico, ambizioso, percorso da razionalità
laica, è un passaggio strumentale verso Lo scialo, la grande autobiografia
(Biondi). La topografia fiorentina è uno spazio in chiaro,
dove i luoghi sono riconoscibili. Metello, affacciato alla finestra, è
su una soglia di contatto con la società. Firenze, che era stata capitale,
a fine Ottocento modernizzava i suoi spazi urbani, in chiara ottica borghese.
Città in crescita, abbatteva vecchie mura, inglobava pezzi di contado
e si circondava di un paesaggio con ciminiere. Il muratore, operaio indispensabile
in questa trasformazione, lavorava in spazi precari, sopra impalcature,
da dove si aprivano squarci panoramici, visioni libere da godere nelle
pause del lavoro (Falcetto).
Milano, Università degli Studi, sala Napoleonica, Via Sant’Antonio
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Segreteria organizzativa:
Luca Clerici, Elisa Gambaro, Stefania Benedek.
(f. s.
5/2/2005 e 15/3/2005)
