Convegni e Congressi letterari

Anno 2005

Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana

www.repubblicaletteraria.it

Era un tramonto e mi parve un’aurora

La rinascita di Vittoria Aganoor

Padova e Faedo (PD), 28 ottobre e 5 novembre 2005

A centocinquanta anni della nascita, la poetessa veneta di origine armena Vittoria Aganoor Pompilj è ricordata nei luoghi dove ha vissuto con la famiglia di origine, alimentando la sua vena poetica, tanto ammirata da Enrico Nencioni e da Antonio Fogazzaro. Basalghelle e Arquà Petrarca hanno ospitato Vittoria Aganoor e i suoi: il podere che appartenne agli Aganoor ancora oggi dà un vino rosso vigoroso. Il convegno di studi a Padova verte sull’analisi dell’opera in versi e dei carteggi editi e inediti.

Interventi: Anna Folli «Prose inedite e rare». Patrizia Zambon «“Non più giovanissima, non mai stata bella…”: le confidenti Lettere di Vittoria Aganoor a Marina Baroni Semitecolo». Adriana Chemello «Le lettere bruciate. Prima esplorazione del carteggio di Vittoria Aganoor con Guido Pompilj». Donatella Alesi «Poesia e pittura in Leggenda Eterna e Nuove Liriche. Vittoria Aganoor e Gerard Munte». Antonia Arslan «Vittoria e i suoi: una storia armena». Annamaria Farabbi e Sandro Sangiorgi «Tra-vasi comunicanti: linfa della scrittura e alchimia del “Flammeo”. Voci visionarie di poesia e di vino portano in luoghi lontani, nei recessi della storia, nelle profondità dell’anima». Lucia Gaddo Zanovello presenta la ristampa anastatica di Leggenda Eterna, il primo volume di versi della Aganoor, edito nel 1900 dai Fratelli Treves.

Padova, Sala degli Anziani di Palazzo Moroni, 28 ottobre. Faedo, Villa Alessi, 5 novembre.

Poesie di Vittoria Aganoor

 

“Metello”: cinquant’anni dopo
Milano, 25 febbraio 2005
 
Realismo o neorealismo? Romanzo storico o di costume? Dopo dieci lustri, il romanzo Metello, con il quale nel 1955 Vasco Pratolini vinse il premio Viareggio, è l’argomento di una intera giornata di riflessioni, organizzata dalla MOD (Società italiana per lo studio della modernità letteraria) e dal Dipartimento di Filologia moderna della Università degli Studi di Milano. È possibile oggi una rilettura critica, fuori dai pregiudizi ideologici che, all’uscita del romanzo, ne influenzarono l’accoglienza in senso favorevole o contrario? Il racconto, che si svolge dal 1875 al 1902, anno del grande sciopero che bloccò i cantieri edili, è la storia di un operaio, Metello Salani, che partecipa a lotte sindacali, legando la sua sorte a compagni di una identica fede politica socialista. Dal romanzo, Mauro Bolognini trasse nel 1970 un film di intensa qualità espressiva, con Massimo Ranieri nella parte del protagonista, Ottavia Piccolo in quella di sua moglie Ersilia Pallesi, e con Lucia Bosé e Tina Aumont. 
Introduzione: Claudio Milanini, Marziano Guglielminetti, Vittorio Spinazzola, Fausto Curi, Cristina Benussi. Interventi: Alberto Asor Rosa:Tra cronaca e romanzo: “Metello”, ovvero l’illusione del realismo. Marino Biondi: “Metello”: il romanzo del lavoro. Bruno Falcetto: Lo spazio di Metello. Walter Siti: “Metello” alla prova dello “Scialo”. Giovanni Falaschi: Una “questione di fame”. Mario Sechi: Le prevaricazioni sul “Metello”. Massimo Onofri: Il popolo di “Metello”. Giovanna Benvenuti: Ersilia e le altre. Francesco De Nicola: Vittorini, “Metello” e il neorealismo.

Un caso letterario, da riaffrontare nell’ottica del periodo storico in cui fu concepito. Ad una analisi testuale sembra una ricucitura di elementi di cronaca, conditi di fiorentinismo. Sul “caso” Metello si dilaniarono Carlo Salinari e Carlo Muscetta, direttori dei due massimi fogli di critica letteraria del tempo, di ispirazione marxista-comunista. Salinari lesse Metello come esempio di un movimento politico. Negli anni Trenta, a Firenze, Pratolini si era affrancato da una iniziale posizione di fascismo sociale, avverso alla borghesia della rendita, approdando, attraverso vicende dolorose, all’antifascismo e riscoprendo il comunismo. Romanzo a tesi, entro uno schema storico, Metello si evolve attraverso una pseudo cronaca. Nato da una costola de Lo scialo, fu annunciato come il primo di una trilogia che avrebbe attraversato quaranta anni di storia italiana. Esce in anni post-resistenziali, quando il neorealismo, con la sua ondata impetuosa di rinnovamento, muta in un realismo costretto entro rigidi schemi estetici ed ideologici. Gli scrittori di sinistra consideravano la propria opera come parte di una battaglia, per il cambiamento mondiale in senso socialista e marxista. La critica era il luogo in cui si davano orientamenti. (Asor Rosa). Dal groviglio del cantiere de Lo scialo viene estratto Metello, un romanzo rettilineo e apparentemente facile, ricco di simbologie elementari. Pratolini sottopone i suoi personaggi a rigorosa documentazione storica. In una società operaia organizzata in un alveare di mestieri – i personaggi sono identificati per il lavoro che fanno – il protagonista trae forza morale dalla sua operosità. Con amore di cronista, Pratolini descrive contesti sociali di quartiere. Tutto il romanzo è formazione alla vita, attraverso il lavoro: Metello si emancipa dal bracciantato – mestiere che esercita nel Mugello – e diventato muratore, a Firenze entra nella collettività, conquistando identità e dignità. Romanzo schematico, ambizioso, percorso da razionalità laica, è un passaggio strumentale verso Lo scialo, la grande autobiografia (Biondi). La topografia fiorentina è uno spazio in chiaro, dove i luoghi sono riconoscibili. Metello, affacciato alla finestra, è su una soglia di contatto con la società. Firenze, che era stata capitale, a fine Ottocento modernizzava i suoi spazi urbani, in chiara ottica borghese. Città in crescita, abbatteva vecchie mura, inglobava pezzi di contado e si circondava di un paesaggio con ciminiere. Il muratore, operaio indispensabile in questa trasformazione, lavorava in spazi precari, sopra impalcature, da dove si aprivano squarci panoramici, visioni libere da godere nelle pause del lavoro (Falcetto).  
Milano, Università degli Studi, sala Napoleonica, Via Sant’Antonio 12
Segreteria organizzativa: Luca Clerici, Elisa Gambaro, Stefania Benedek. Dipartimento di Filologia moderna, via Festa del Perdono, 7
(f. s. 5/2/2005 e 15/3/2005)