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di critica letteraria

Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana

Laura Schram Pighi La narrativa italiana di utopia dal 1750 al 1915 Ravenna, Longo Editore, 2003. Collana Forme dellUtopia del Centro Interdipartimentale di Ricerca sullUtopia dellUniversità di Bologna. ISBN 88-8063-373-2
«La
Repubblica di San Marco si rivelò a quel tempo [metà del Cinquecento]
e lo rimase fino al suo tramonto, a fine Settecento, il terreno ideale
per la fioritura di un modello letterario, il viaggio immaginario e di
utopia, nato nella cultura greca, filtrato attraverso la narrativa italiana
medievale e l’Umanesimo italiano fino al primo Rinascimento, emigrato
poi fino ai confini occidentali dell’Europa latino-cristiana, in quella
Inghilterra che iniziava con l’opera di More un dialogo mai più interrotto
con il Nuovo Mondo.» Thomas More, autore di Utopia _ racconto di
un viaggio che si carica di significati morali e politici _ con Erasmo
tradusse in latino i Dialoghi di Luciano di Samosata, che con la
Storia vera è considerato l’inventore del racconto del viaggio
immaginario. Nel Seicento la narrativa di utopia torna ne La città
del Sole di Campanella. Ma Croce ha negato che nella letteratura italiana
fosse realmente presente un canone utopico e ha declassato la letteratura
umoristica. Il saggio di Laura Schram Pighi recupera 175 anni di narrativa
italiana d’utopia, ingiustamente “negletta” o considerata “marginale”,
quindi “minore”. Questa letteratura usa e abusa della metafora; può assumere
caratteri politici, filosofici, immaginari, fiabeschi, umoristici, oppure
esprimersi in un ardito miscuglio di tali elementi. La narrativa d’utopia
si nasconde spesso dietro false traduzioni, o falsi ritrovamenti di manoscritti
dimenticati; può raccontare viaggi inverosimili e immaginari, descrivere
luoghi fantastici o una strana società che vive su un diverso continente
o su un altro pianeta; può essere un ritorno, oppure un passaggio verso
il paese che non c’è, come la favola di Orfeo. Scipione Maffei (1675-1775)
lascia incompiuto il suo Poema ingegnoso, un viaggio sulla luna;
Francesco Algarotti (1712-1764) scrive Naufragio felice allo scoglio
del disinganno, percorso che è il pretesto per insegnamenti morali;
il viaggio pedagogico torna nell’opera filosofica Saggio per servire
alla storia dei viaggi filosofici di Apostolo Zeno (1669-1750); nell’Uomo
dell’altro mondo l’abate Pietro Chiari (1711-1785) racconta di un
bambino, cresciuto come un selvaggio su un’isola beata; romanzo utopistico
è l’Icosameron di Giacomo Casanova e Pindemonte scrive Abaritte,
storia verissima, romanzo filosofico e umoristico, un «prisma» che
riluce le sue idee politiche. Al giro di boa con l’Ottocento c’è Platone
in Italia di Vicenzo Cuoco, il primo romanzo utopistico in forma epistolare
e sulle pagine de “Il Conciliatore” appare La leggenda profetica del
settimo giorno di Ludovico di Breme (1780-1820). Federico Confalonieri
(1785-1846) è l’autore de Il viaggio di un abitante della luna sul
globo terrestre e perfino Silvio Pellico (1789-1854) si cimenta con
il genere, nel Breve soggiorno in Milano, dove narra di un contadino
della Brianza che si confronta con gli abitanti di una città a lui sconosciuta.
Il nostro viaggio nell’utopia prosegue in compagnia di Leopardi, Cristina
Belgiojoso Trivulzio, Collodi,
Salgari… Del tema della pace, nella utopia letteraria, si sono occupati
Tarchetti, Ghislanzoni, Dossi, Palazzeschi; sul futuro utopico hanno scritto
Nievo, Prampolini, Svevo; di una scuola immaginata e sognata e dei nuovi
maestri hanno discusso d’Annunzio, Prezzolini, Papini. L’utopia è nei
manifesti del futurismo; lungo i meandri della psiche giunge al simbolismo;
con uno briciolo di ottimismo celebra il mito del progresso. Chiude il
saggio di Laura Schram Pighi un capitolo liberatorio, dal titolo: «La
lingua utopica e “la potenza del riso”».
Oretta
Guidi Sul fantastico e dintorni Saggi sulla letteratura italiana del Novecento: Palazzeschi, Svevo,
Landolfi, Moravia, Pasolini, Levi, Calvino Perugia, Guerra Edizioni,
2003 (Università per Stranieri di Perugia).
Undici saggi critici, alcuni pubblicati su riviste letterarie o negli Annali della Università per Stranieri di Perugia e altri inediti, una serie di flash sul fantastico novecentesco, un vagabondare da particolari temi linguistici e letterari, come la metafora in Alberto Moravia, fino alla lingua in Pasolini e Calvino e alla produzione teatrale di Landolfi e di Svevo. Lassurdo, lirrazionale, il meraviglioso, la disarmonia con la natura non si manifestano nella nostra letteratura secondo le rigide categorie elaborate da Todorov; ma rappresentano il territorio infinito e misterioso della immaginazione, al quale si sono ispirate le nostre avanguardie, in particolare il surrealismo. Il fantastico, in Italia, non è gregario nei confronti delle letterature inglese, francese e tedesca e irrompe, trasgressivo, anche in situazioni quotidiane, normali, a volta anche banali, come in Landolfi e in Buzzati che nel racconto Il mantello presenta il ritorno di un soldato che nasconde sotto il mantello la sua morte, forse per esorcizzala. Elementi magici, fiabeschi e mitici sono presenti nei secoli precedenti, ma è al tempo della Scapigliatura che il fantastico diviene in Italia un genere letterario. Un filo lega i Racconti fantastici di Tarchetti _ il primo in Italia ad interessasi di spiritualismo, follia, metempsicosi e meccanismi dellinconscio _ alla giocosa disubbidienza nei confronti della normalità de Il barone rampante, alla disgregazione di corpo e anima ne Il visconte dimezzato di Calvino, al realismo magico che per Bontempelli è un modo per uscire dal realismo ortodosso, con un gioco surreale, tra paradosso e ironia. Letteratura ambigua, straniata, in un certo senso anche terapeutica, perché esasperando la paura irrazionale ci libera dal notturno, dalla violenza repressa, dalla irrazionalità.
Per
informazioni: Oretta Guidi, 1 piazza Dante Alighieri, 06088 Santa Maria
degli Angeli (Perugia).
La
fantastica palla da tennis di Soldati e
Mazze
da golf di Futtero e Lucentini
(a
cura di Fausta Samaritani)
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