Diario
e lettere del maggiore Gian Battista Conenna 1941-1945, a cura
di Massimo Borgogni, collana “Parole di guerra” n. 4, Siena, Edizioni Cantagalli,
2004 ISBN 88-8272-185-X
Il libro ci
immerge in una microstoria legata ad uomo, travolto insieme a tanti altri
da un drammatico evento e costretto a un penoso viaggio coatto e a una terribile
prigionia, in lager sepolti nell’oblio. I documenti che parlano di questa
microstoria escono dalla marginalità di una raccolta isolata e si confrontano,
in termini drammaticamente concreti, con la macrostoria che è fatta di famosi
protagonisti, di alta politica, di diplomazia. La ricerca incentrata su una
microstoria è un punto di vista privilegiato, per cogliere con esattezza le
relazioni esistenti tra fede politica e religiosa, qualità morali e appartenenze
sociali. Tante microstorie simili, messe insieme, impongono la rilettura di
interi capitoli di macrostoria; sembra che, osservati in campo lungo, cioè
visti da un punto periferico, da un particolare accadimento, i grandi eventi,
i grandi temi della storia siano più comprensibili, meno astratti e che d’altra
parte la microstoria, uscendo da circostanze marginali e locali, assuma caratteri
sempre più generali, di livello storico superiore.
In quest’ottica
si pone il Diario di guerra e le lettere alla moglie Dorina Nannini
(indirizzate a Siena, via del Paradiso) di Gian Battista Conenna (1906-1974),
ufficiale del Regio Esercito in servizio permanente effettivo, che l’8 settembre
1943 era addetto allo Stato Maggiore del comando di Rodi. Ebbe immediatamente
sentore che qualcosa di irreparabile stava accadendo. Prima di essere catturato
dai tedeschi, ebbe il tempo di mettersi in tasca qualche pacchetto di “cartine”
per avvolgere sigarette e alcune matite: un piccolo tesoro che gli avrebbe
permesso di stendere un diario. Una cartina al giorno: su ogni cartina c’era
posto solo per tre righe.
Conenna rifiutò
di collaborare, sia con i tedeschi sia con i repubblichini, per «mantenere
quella che la coscienza gli dettava essere la via del dovere e dell’onore
militare», cioè per applicare alla lettera la formula del giuramento
militare che l’obbligava ad essere fedele al Re, ad osservare lo Statuto e
adempiere i doveri dello stato di militare, per il bene inseparabile del Re
e della Patria.
Con un gruppo
di italiani “non collaborazionisti” fu trasferito in volo ad Atene; poi, in
un vagone “bestiale”, attraverso Grecia Macedonia Albania Serbia e Bulgaria,
fu deportato a Belgrado; un vecchio battello fluviale a ruote lo portò a Vienna
da dove, in ferrovia, fu trasferito nella cittadina ucraina di Leopoli. Non
gli fu riconosciuto lo stato di prigioniero di guerra, quindi di protetto
dalla Convenzione di Ginevra del 1929 e, come gli altri prigionieri, fu dichiarato
Internato Militare Italiano (I.M.I.) e ritenuto colpevole di tradimento. Dimenticato,
come i suoi compagni, dalla Croce Rossa Internazionale, fu poi trasferito
in altri campi di concentramento, in Polonia, a Norimberga, a Berlino e infine
ad Altengrabow, dove rimase fino all’arrivo delle truppe di liberazione, russe
e poi americane. A settembre 1945, dopo due anni di prigionia devastante e
umiliante, tornò a casa, a Siena.
(f.
s. )
Dal
Diario di Gian Battista Conenna:
Sabato 12 settembre 1943. Scarsità di viveri. ¼ galletta e 5 fichi secchi. Incendi dei boschi in continuo aumento.
Domenica
13 settembre 1943. Storia dei 10 conigli e del cesto di pesche.
Martedì
28 settembre 1943. Da Skoplje entriamo in Albania. Baratto una camicia vecchia:
20 uova e un pane. Da Kóssovo scritto a casa. Graziani ha fatto un discorso
contro Badoglio.
Lunedì 11
ottobre 1943. Sosta alla stazione di Leopoli. Ore 14 ancora senza viveri e
senz’acqua: patate al fuoco. Ore 17 scendiamo dal treno; campo alla Fortezza
di Leopoli. Dormiamo in baracca freddissima.
Giovedì
4 novembre 1943. Gen. C. A. Cutarri ci ha parlato lasciandoci il dilemma:
riconoscere la repubblica e combattere per loro, o prigionieri. Ho scelto
no.
Domenica
10 settembre 1944. Mangio delle erbe crude con un po’ di sale. Il rancio è
confezionato bene, malgrado i vermi nei funghi.
Lunedì 3
settembre 1945. Nessuna disinfezione né disinfestazione: la sola spolverata
di insetticida. Unica assistenza arrivata: quella spirituale. Ore 15,20 arrivo
al Brennero. Sosta imprecisabile: siamo eccitati, e poi via versoVerona.
22 dicembre
2004