Scherzi da Domenico Gnoli,

sotto il segno dello Scorpione 2016
Ricerca di Fausta Samaritani

(Continua da: Domenico Gnoli, ovvero il dono dell'ambiguità)

Domenico Gnoli (pseudonimo Giulio Orsini) era nato a Roma il 6 novembre 1838. Lo Scorpione è un segno femminile: punge e inganna (per chi ci crede). L’uomo nato sotto l’ottavo segno dello Zodiaco è passionale, attento osservatore, analizza i dettagli. Ha fascino, la sua vita è avvolta da un velo di mistero. Cerca una donna forte che sappia tenergli testa.


Gli ambienti intellettuali, dove si commentavano i libri nuovi, si scrutava la loro formazione, si disputava sul loro pregio, risuonarono a lungo di contrastanti pareri circa l’esistenza vera o mentita, reale o simulata o truccata, di un repentino poeta, enigmatico, artefice di versi giudicati un’alta rivelazione: “la grande voce lirica del secolo nascente” disse un critico autorevole: “colonna miliare eretta su due secoli (eravamo all’alba del ’900); ultima espressione dell’anima moderna di fronte al mistero dell’Universo” disse un altro critico. Ma donde venisse il poeta, quale la sua educazione, l'età, la vita, era un mistero su cui s'almanaccava e ragionava, o sragionava, calorosamente, da per tutto (1).
A Roma nella Terza Saletta del Caffè Aragno, a Napoli al Gambrinus, a Venezia al Florian, a Milano al Savini, a Bologna al Caffè delle Scienze.


Fra terra ed astri di Giulio Orsini recava questa dedica: “A te sempre / a te mia buona / mia fedele mia unica”. Chi era la donna? I versi erano musicali, spontanei, dolcissimi. Nella prefazione l’Autore chiedeva, sospirando: Amici cari non mi seccate! Lasciatemi, dalle paurose profondità del mistero, gettare l’anima mia tra la folla di questo mondicino in cui mi ha lanciato la sorte, e alla cui vita partecipo e ai cui palpiti corrispondo con sensi di pietà indulgente e di benevolenza infinita; lasciatemi affidare al vento gli spasimi d'una giovinezza ricca di rigogliose energie, non paga alla stìa [3° persona del verbo stare] della breve giornata, e divincolantesi tra le spire di una filosofia sconsolata, brancolante nel buio del gran mistero. Chi era questo poeta?
Forse era ricco ma solitario, forse aveva il volto deturpato, forse era un errabondo tra città d’arte e località alla moda, forse il parente povero di una principesca casata romana. Cresceva il capolavoro dell’enigma e la stampa tentava di penetrare l’arcano. Il “Giornale d’Italia”, quotidiano romano del pomeriggio, divenne il ricettacolo delle più strampalate dicerie, ma anche delle lodi a Giulio Orsini. La redazione indagava sulla sua vera identità. Altro, che la finzione della poesia verista di Olindo Guerrini-Lorenzo Stecchetti!

Nel numero del 24 maggio 1904, in Terza pagina, lo sconosciuto Romolo Prati scriveva: Dalla nostra inchiesta, fatta con piede di piombo e con una modesta ma vigile furberia di giudici inquirenti, risulta che i rifiuti dell’Orsini alle richieste di ammiratori, i quali lo volean conoscere, toccarono con “dolente acredine” due notissime signore, e per giunta bellissime: una dell’aristocrazia genovese, un’altra dell’aristocrazia veneziana! Dato questo – e non ci indugiamo a rilevare la gravità sintomatica del fatto – noi ci sentiamo sempre più convinti che qualche potente motivo obbligava Giulio Orsini a tenere questo strano contegno.
E il fatto venne a darci ragione. Vi sono segni che sciupano tutta una florida giovinezza. Vi sono sventure che la fatalità ci obbliga a trascinare con noi per tutta la vita. E però vi sono dei riserbi che non solo si spiegano, ma che meritano il compianto di tutti i buoni, non il “can-can” d’indiscrezioni e di pettegolezzi.
Dato ciò, il lettore non si meraviglierà se, co’ miei amici, concludo che Giulio Orsini esiste, e che se mistero c’è non tarderà necessariamente a svelarsi.
Arturo Graf, sulla “Nuova Antologia” aveva paragonato il misterioso poeta a Baudelaire. Neppure Giuseppe Chiarini (2), che aveva pubblicato versi di Giulio Orsini sulla “Rivista d’Italia”, conosceva il poeta che lasciava ogni tanto indirizzi diversi. Scrisse al “Giornale d’Italia” (25 maggio):
Un amico dell’Orsini, di cui non ricordo il nome, e che credo sia impiegato in un Ministero (ne aveva tutta l’aria, e parmi dicesse ch’era stato compagno di scuola dell’Orsini), venne da ma più volte a portarmi poesie dell’amico suo, da pubblicare nella “Rivista d’Italia” al tempo che ne avevo la direzione. […]  Parlando con questo amico, seppi da lui che l’Orsini viveva il più del tempo a Venezia, o in Germania presso una sorella maritata colà; né ho mai dubitato che quel signore non mi dicesse la verità. Che Giulio Orsini sia uno pseudonimo non credo; tanto meno credo che sotto quel nome si nasconda un altro scrittore qualunque già noto. I versi di Giulio Orsini non hanno niente a spartire coi versi degli altri poeti più o meno giovani che conosciamo. Dopo di ciò direi che il meglio sia lasciare in pace l’Orsini, senza pretendere di sapere troppo chi egli sia, se sia adolescente o no, se sia bello o brutto, se sia uomo o donna.

Guido Mazzoni (3) mandò un messaggio al direttore del “Giornale d’Italia”: Io credo che non si tratti di una mistificazione. Quanto al contenuto e all’arte dell’Orsini, credo dover escludere che sia un prestanome di Lorenzo Stecchetti. Secondo me l’Orsini – che non so quali ragioni abbia per dissimulare il suo nome, è uno che fa dell’arte sul serio, e perciò riesce efficace.
Io non ho modo di chiarire il mistero; soltanto posso dire che l’Orsini mi fece il tiro di farmi andare più volte a casa sua, senza che lo potessi mai trovare. […] Le sue lettere sono di carattere che non conosco, ma sono delle lettere graziose. […] Il suo libro a me pare uno de migliori libri di versi che noi abbiamo della giovane scuola italiana.

La lettera di Ugo Ojetti al direttore del giornale: […] Giulio Orsini è un ingordo di réclame spicciola così stucchevole che il miglior partito sarebbe non occuparsene più. S’egli è un infermo, come dice nell’articolo pubblicato da te [Alberto Bergamini] il signor Romolo Prati, visibilmente suo complice gentile, si curi. […] Se il vero o finto signor Orsini crede di provarci la difficoltà di raggiungere in Italia una fama anche piccola senza darsi attorno a procacciarsi amici e soffietti, o almeno senza inventare a proprio vantaggio una specie di romanzo giudiziario, ormai ci ha ben provato il contrario. […]
Quando l’Orsini mi mandò nel ‘900 il suo Orpheus con una dedica strampalata, gli scrissi una letterina d’ammirazione che finiva saviamente con un “desidererei conoscerla”. Egli pensò bene di pubblicarla in fondo a una riedizione del poemetto. E da allora ha avuto la pazienza di mandarmi tutti i giornali che parlavano di lui, in bene o in male, fino all’altro jeri, e di scrivermi spesso invitandomi all’articolo. Il conte Gnoli l’anno scorso mi ripeté l’invito dicendomi che conosceva il poeta. Anche questa cortese esortazione fu vana, perché scrivere buoni versi non mi sembrava ragione sufficiente per nascondersi ai galantuomini. […] Oggi il signor Giulio Orsini non ha che una cosa da fare secondo me: venire al Giornale d’Italia a ringraziarti della fama che tu gli regali con munificenza e portarti una bella poesia da stampare.

Il parere di Francesco Pastonchi, arrivato per telegrafo in redazione: Or guardando meglio la scrittura della dedica rintraccio, mi pare, uno sforzo di dissimulazione grafica. Dell’Orsini intesi parlare per la prima volta da Arturo Graf e vantarmelo per giovanissimo: a Roma, questo anno, in un cenacolo mi fu detto che è un vecchio. […] Esiste la poesia e dell’uomo non m’importa. Per Giovanni Papini era vero e profondo poeta; Benedetto Croce lo aveva avvicinato a Poe; Olindo Guerrini (Lorenzo Stecchetti) azzardava sul “Giornale d’Italia”: Ignoro assolutamente la persona di Giulio Orsini: e credo che il presunto mistero sia artificio di réclame. Protesto di non voler giudicare l’opera altrui, ben lieto se da questo preteso mistero uscirà un poeta. Non si conosceva il parere del morente Carducci. Pascoli si infuriò di esser preso per Giulio Orsini. Il giudizio di Ada Negri, dettato al “Giornale d’Italia”: Io ho letto poco di lui. […] Mi parve l’affermazione d’un temperamento originale di poeta giovane, che deriva direttamente da se stesso e non copia nessuno. […] È un ritmo speciale quello che usa l’Orsini, e la sua poesia, secondo me, non può per ora divenire popolare.
Ma Dino Mantovani (4) subodorava il tranello: Aspettiamo la rivelazione dell’argutissimo corbellatore. Intanto confessiamoci di buona grazia ingannati. Chiunque questo Orsini sia, è certamente un ammirabile scrittore che riesce a foggiarsi, anche se maturo, una personalità così fresca, originale, giovanile. Resta a fare una malinconica riflessione sopra quest’arte letteraria, che può essere, e che fu tante volte niente altro che una finzione e una contraffazione, e che qualche volta ottiene, con abili infingimenti, effetti che non otterrebbe con aperta sincerità. Siete tutti fuori strada! sentenziò Giacinto Stiavelli (5):
Non solo non è mai esistito il poeta Giulio Orsini, ma le poesie che vanno sotto questo nome d’autore vennero scritte in un’epoca assai remota dalla nostra, e precisamente, io dico, nel seicento. Infatti, non altri che un poeta secentista poteva aver pensato e scritto concetti, immagini, similitudini e frasi come queste: il carro del tempo che non si muove sulle rotaie delle vicende; l’arte che inghirlanda la fronte dei secoli; il simulacro di una diva che si solleva sul piedistallo della coscienza; la gioia che affannosa giace nelle braccia del dolore; i monti clamidati nel velo dell’aria vaporosa; il drappo sereno dei cieli che asciuga le lacrime; il torrente che, dannato a un eterno suicidio, si getta nell’inferno d’una forra; il succo del dolore spremuto nei tini della scienza; il guanciale di giovanili errori; il dolore che è un remo e l’inutile eterno che è un male; le candele che si spengono nelle sale della vita; i ceri che si spengono sulla bara della memoria; il monte che si fa cascina delle sue balze; la coltre fatta di pensieri e via dicendo.

Arturo Graf, che stimava il poeta Giulio Orsini, rivelò al “Giornale d’Italia”: Ora egli mi si è spontaneamente palesato con una sua lettera personale riservata (se non è ingannatrice) e lo ammiro anche di più. Credevo che Giulio Orsini fosse un giovane, alle prime armi come mi aveva scritto... dalla Germania. Ora è il contrario. e quando il vero nome si conoscerà grande sarà la meraviglia. […] Non posso dir altro che non si tratta di un giovane di 25 anni. Sul poeta Giulio Orsini, Guido Mazzoni scrisse a Mario Novaro, direttore della “Riviera Ligure” (lettera pubblicata dalla “Riviera Ligure”, n. 56, 1904): Pochissimi si sono accorti che costui è una delle migliori tempre di poeta che in questi ultimi anni si sieno fatte innanzi. Io, che l’ho in gran conto, spinsi il Chiarini a parlarne nel Giornale d’Italia, per vedere se la voce autorevole gli richiamasse i lettori. […] Orpheus, poema di cui è per ora data la sola parte prima, traendoci, così nel cielo profondo tra le stelle che vi si aggirano vive e morte, come per la Campagna Romana e per la Laguna di Venezia, dove le grandi memorie si mischiano con vedute d’un luminoso paesaggio, è ambito tale da dare la misura della mente, della fantasia, della tecnica del poeta. E il prof. Ettore Romagnoli, insigne grecista, asserì di aver incontrato Giulio Orsini molto tempo prima: L’Orsini era giovane di modi fini e signorili; non m’ebbe però l’aria di letterato. […] I versi dell’Orsini non sono certamente scritti per burla.

Un giornale di Napoli fece appello alla Nuova Società dei Poeti, che frascheggia tutte le sere in un caffè di via Venti Settembre a Roma, perché studi il modo di mettere in chiaro le cose. […] In un caffè fu creata la celebrità del Cossa; venga fuori dal Caffè Marini di via Venti Settembre quel poeta vero che augurava ieri Lorenzo Stecchetti.

Corbellati tutti, allora, da un mistificatore? Da Graf a Vittoria Aganoor che aveva scritto: La lirica di Giulio Orsini a me pare bellissima: quella sua stessa spezzatura e libertà del ritmo, mi piace molto. Non ne sapeva proprio nulla, l’incantatrice poetessa veneto-armena? La vena poetica di Orsini era o non era estranea all’amicizia, all’amore per Vittoria Aganoor?

Creazione artistica e realtà si intrecciano nel carteggio tra Domenico Gnoli e Vittoria Aganoor. Si conoscono poche lettere di Gnoli. La corrispondenza nota comprende 172 tra lettere biglietti ecartoline di Vittoria Aganoor a Domenico Gnoli, dal 14 marzo 1898 al 6 ottobre 1901, quando il rapporto epistolare tra Domenico e Vittoria si interrompe. (Vittoria Aganoor, Lettere a Domenico Gnoli (1898-1901) a cura di Biagia Marniti, 1967). La poetessa era stata amica di Enrico Nencioni, di Cesare Pascarella, di Zanella. Conobbe Gnoli di persona a Venezia (romantica gita in gondola); ma la corrispondenza era in atto da tempo. Per circa un anno Domenico Gnoli, che le aveva donato una copia di Orpheus, le tenne celata la vera identità di Giulio Orsini, forse per capire se l’Aganoor era tanto sensibile da scoprire da sé, attraverso le rime, che Orsini e Gnoli erano la stessa persona; o forse per incatenarla nel gioco del mistero del poeta. Ella si diceva calda ammiratrice di Orsini, per la fluidità del verso e per le innovazioni metriche.
Parallela alla corrispondenza Aganoor-Gnoli, c’è una corrispondenza Aganoor-Orsini, senza che la donna sappia di scrivere alla stessa persona. O, forse, lo sa fin dal primo momento? Ella dà a Orsini notizie che tace a Gnoli. Il 30 aprile 1901 scrive infatti a Giulio Orsini che andrà a Perugia, ma non informa Gnoli di questo viaggio. Un passo falso, oppure una trama sottile per catturarne la curiosità? Gnoli scoprirà il motivo del viaggio poche settimane più tardi, da Vittoria stessa. L’11 maggio 1901 la Aganoor scrive ancora a Orsini, lodandolo: Vada invece innanzi sicuro e forte. Io so che “pochissime” delle lodi che i benevoli critici rivolsero ai miei versi, mi furono care, delle altre avrei volentieri fatto a meno, né può naturalmente sperarsi che l’essere intesi da pochi. [...] Ella dice che la mia approvazione è tra le desiderate, sappia che schiettamente e intensamente io ammiro il Suo poema e l’arte Sua. 17 maggio Vittoria scrive a Orsini: Il tempo essendo pessimo a Perugia e non sapendo se avrei potuto visitare Orvi
eto.
Perché era andata a Perugia?

Che cosa nasconde, veramente, Vittoria a Domenico Gnoli? Il bibliotecario-poeta tenta un affondo: in una lettera che non conosciamo egli rivela infine a Vittoria Aganoor la vera identità di Giulio Orsini. Vittoria risponde subito con una cartolina, da Venezia, indirizzata a Domenico Gnoli: Stupenda! Stringete per me forte forte la mano all’Or… è un vero e fortissimo e originalissimo poeta. Evviva! (Biblioteca Angelica. Gnoli, Autografi. 166/1). Ma come, su cartolina ella rischia di rivelare il segreto? Non ha capito, o non vuole capire? Quale è il suo gioco? Scrive a Gnoli, in una lunga lettera che è arrivata a noi mutila e che porta la data 2 agosto 1901: Ma come mai potete credere di non essere per me un amico “singolare”; voi che non so più come chiamare se Gnoli od Orsini? Ma come pensare che io non vi riguardi “diverso dagli altri”, voi che avete saputo rifarvi una superba giovinezza artistica, e scendere in campo, magnifico e misterioso cavaliere in armi, con la visiera calata, suscitando intorno un clamore d’invidia e di plauso o d’iroso sarcasmo, come sempre avviene davanti alla forza insolita, e alla bellezza e all’altezza irraggiungibili? E come esulterò del vostro trionfo (che “non può”, che “non deve” mancarvi!), e come ne sarò superba, come qualcosa a cui io stessa abbia cooperato! Sarò “discreta”, non dubitate, ma scrivendo a qualche amico dell’alta Italia che con me s’interessava molto all’Orsini, richiederò se se ne è poi saputo nulla, e dirò d’aver letto sul “Mercure de France” quel passo ecc. ecc. è bene che se ne parli. Ecco che cosa aveva supplicato Domenico Gnoli a Vittoria Aganoor: Guardatemi diverso dagli altri. Come, diverso?
Nelle poche lettere successive Vittoria Aganoor scherza, pregando Gnoli di salutare il giovane Orsini e di consigliarli di scrivere a Ugo Ojetti perché lo presenti a un nuovo editore. Nell’ultima lettera, il 6 ottobre 1901, Vittoria rivela che si è fidanzata e che si sposerà entro l’anno. Il promesso sposo è un uomo politico di Perugia. Fine di un sogno. Giulio Orsini continuerà la sua sofferta vita di poeta inesistente, questa volta davvero solitario.
La corrispondenza Aganoor-Gnoli si interrompe per sempre.
La poetessa morì a Roma, nella notte tra il 7 e l8 maggio 1910, stroncata dal cancro. Il marito Guido Pompilj si uccise sul corpo, ancor caldo, della donna.

Sussurrata prima, alimentata poi da presunte rivelazioni, girava voce che Giulio Orsini fosse Domenico Gnoli. L’insigne bibliotecario la mattina del 28 maggio si presentò alla redazione del “Giornale d’Italia”, per smentire di persona. Come prova, mostrò due copie di Fra terra ed astri con dediche autografe dell’Autore: una a Domenico Gnoli e l’altra a suo figlio Tommaso. Mostrò anche la copia di una lettera che egli aveva scritto al giornale socialista “Avanti!”, in cui diceva: Nel numero dell’Avanti che ha la data di ieri, s’asserisce che Giulio Orsini sia uno pseudonimo di Domenico Gnoli. Si tratta evidentemente di una burletta simile a quella fatta a Pascoli. Sono obbligato a chi ha voluto regalarmi un volume di versi in cui è stata specialmente lodata la freschezza giovanile e la modernità, che arriva fino a fare a meno della misura del verso: ma non posso accettare né gioventù, né versi, né elogi che non mi spettano. La “Gazzetta di Venezia” di Luciano Zuccoli (6) annunciò l’arrivo sulla Laguna del misterioso poeta. Il redattore asserì di aver incontrato alla stazione un giovane elegante, emaciato, gentile: si scusava, ma era in partenza per Vienna. Gli consegnò una poesia sul crollo del campanile di Venezia, con preghiera di pubblicarla. “La Tribuna”, diretta dal senatore Luigi Roux (imparentato con l’editore Roux che aveva fatto uscire Fra terra ed astri) azzardò che l’arcano del poeta sarebbe stato sciolto, presto, proprio sulle sue pagine. Alberto Bergamini, direttore del “Giornale d’Italia”, entrò in fibrillazione, nel timore che “La Tribuna”, sul filo di lana, anticipasse la soluzione del caso.

È svelato il mistero? Si chiese sul “Giornale d’Italia” il 26 maggio 1904 il signor X (Romolo Prati): “Giulio Orsini è… il marchese Giulio Orsini. La sua carta di visita ha questo nome e questo cognome, con una corna marchionale. […] Giulio Orsini è un giovane alto, snello, piuttosto magro, non ha ancora trent’anni. Vive di una modesta rendita che gli assicura la indipendenza della vita. […] Ha il carattere un po’ bizzarro: il carattere di un misantropo. Afflitto da una malattia che gli offende parzialmente il viso, è schivo della compagnia degli altri, e li fugge; meno pochissimi amici con i quali si confida. […] Provò qualche anno fa un gran dolore per la morte di un fratello avvenuta a Livorno. […] Per la pubblicazione dei suoi versi non ha mai trattato direttamente con gli editori. […] Credo dunque svelato il mistero: e il Giornale d’Italia potrà così chiudere la serie delle indagini.

Per un concorso singolare di circostanze - scriveva Bergamini il 28 maggio sul “Giornale d’Italia”, in Terza pagina - la persona maggiormente quotata in questi giorni, come il vero autore dei versi in discussione, era l’illustre prof. Gnoli. Ma lo Gnoli ebbe già a dichiarare nel Giornale d’Italia che il poeta tanto lodato “arriva fino a fare a meno della misura del verso”: e sarebbe davvero un’auto-réclame bizzarra quella di chi accusa se stesso di fare i versi sbagliati. E lo stesso Gnoli affermava poi stamane non esser vero quello che si è stampato cioè che egli abbia rivelato a una persona tutte le coulisses dell’affaire. […] Egli, come prefetto della Biblioteca Vittorio Emanuele, concedette un anno fa a Giulio Orsini il permesso di frequentare per cinque giorni la sala riservata della Biblioteca.

Invece Domenico Gnoli si sentiva alle corde. Un mese prima aveva scritto al nipote (1a):

I


31 marzo 904
Caro Tonino,
Sono così sbalordito, e un po’ anche seccato, di questo baccano infernale intorno al mio nome, che non so che dirti. Vorrei che si parlasse più de’ miei versi, e meno di me. Ricevo adesso i tuoi giornali. Fra i quali il tuo articolo.
[Lo rimprovera perché nell'articolo che ha pubblicato ha sbagliato la data di nascita, dandogli 3 anni in più]
Quella benedetta Mary [Aganoor, sorella di Vittoria] finirà, colle sue chiacchiere, a far nascere qualche scandalo. In quel libro, tutto è fantastico, tutto; e per la brava e buona Vittoria io non ho, ti ripeto, che sentimenti di stima e di devota amicizia, e non ho nessuna ragione di dolermi di lei. Le ho scritto chiedendole scusa d’averla ingannata col gioco dell’Orsini. La Tribuna ebbe la villana impudenza di dire che si credeva i miei amori fossero cosa vera. Corsi subito dal Direttore, e gli feci intendere come un spionaggio su questo argomento poteva portare fastidi alle signore di cui frequento la casa, e che una sola parola che aggiungessero, su questo argomento, l’avrei ritenuta come offesa personale. Mi giurò che non se ne dirà una parola. Sono assediato da giornalisti, da visite, da telegrammi, da lettere, non posso più uscire di casa. Anche La Patria ha il mio ritratto. L’edizione è esaurita e bisogna pensare alla seconda. La mia gamba va sempre meglio, e non rimane che un po’ di debolezza. Per quando è fissato il matrimonio della Bice? Baci a tutti. Ho da rispondere a un diluvio di telegrammi e di lettere.


Lo zio Memmo

Tutto è fantastico, tutto... Sentimenti di stima e di devota amicizia. Dobbiamo credere a questo gran bugiardo? Che cosa avrebbe potuto dire di diverso, visto che Vittoria era sposata da oltre tre anni? A fine maggio 1904 Domenico Gnoli si sentiva braccato:

II


Roma, 27 maggio 904
Caro Tonino ,
Hai visto che putiferio! Ormai G. O. [Giulio Orsini] è la questione del giorno. Peggio di Giulio Rosada (2a) e di Nunzio Nasi (3a). E tutto questo per la sciocchezza del Pascoli, il quale al vedersi accusato, niente meno, d’esser lui G. Or. andò sulle  furie, e fece al Giornale d’Italia un baccano che ha provocato la curiosità di sapere chi sia quest’Orsini. L’intervista Graf scoppiò come una bomba, e i nostri complici credettero perduta la partita. Ma io non ho perduto il sangue freddo, e ho continuato a imbrogliar le carte; tanto che il Giornale d’Italia la perduto le mie traccie. Avrai veduto che il Graf s’è tirato indietro, esprimendo il dubbio d’esser stato ingannato. Il Direttore del G. d’It. ne ha fatto questione d’amor proprio pel Giornale, ha sguinzagliato tutti i suoi segugi, e voleva aver lui l’onore di fare la rivelazione definitiva. Egli diceva: - Graf parlerà ad ogni costo: mi servirò di tali mezzi che egli non potrà resistere.- La ritirata di Graf lo ha sconcertato; e dice che fra un paio di giorni chiuderà la campagna. Ormai i nomi sono tanti e l’imbroglio è tale, che è difficile uscirne fuori. Oggi arriveranno alle principali città d’Italia cartoline da Sassari, dov’è Pascarella, che imbroglieranno peggio che mai. Il libraio Bocca ne ha vendute in questi giorni oltre a 20 copie.
Un piccolo aneddoto. Un giovine si è presentato a Graf come G. Orsini, ed egli lo ha messo alla porta, minacciandogli quattro calci nelle parti carnose. Ho visto la relazione del Giornale di Venezia. Bada di non contraddirli, e procura d’entrare in particolari il meno possibile. Molti credono sempre che l’Or. sia io, ma al G. d’It. non ci credono più. Indovina chi ha svelato al Cena il mistero? La Mary [Aganoor]! Ma che si chiacchiera quella benedetta figliuola! Non potrebbe turarsi la bocca?
Iersera parlavano della questione tutti i nostri giornali. La Tribuna ha un arguto articolo nel Giro del mondo; la Patria sostiene che sono io, e lo stesso l’Avanti della Domenica. Se non potrò sostenere la lotta, ho già pronto l’articolo con cui mi svelerò, te ne telegraferò subito; ma io preferirei di tirare ancora in lungo. Proprio non avrei pensato che il caso Orsini andasse a far compagnia al caso Rosada e al caso Nasi! Sarebbe curioso il suggerire che questo Or. che scappa sia proprio il Nasi!
La mia gamba va sempre meglio, ma è debole ancora. Posso però camminare, discretamente, e jeri tornai dalla stazione a casa, a piedi. Spero fra poco d’esser guarito completamente. Sta bene, e tanti baci a tutti.


Lo zio Memmo


P. S. Le cose sono un po’ mutate, e temo che sia vicina la catastrofe. Qualcuno ha pensato a te, e vuole che G. Orsini sua quel giovine veneto che è stato veduto con Nannina e con Tommaso.
P. S. Ricevo la tua lettera. Mi dispiace che la cartolina non sia andata. Non si può pensare a Torino: è affar d’ore! Spedisci subito al Direttore del Giornale d’It.: ma temo sia tardi.

Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. Ms. 164.3 (quaderno di copie)

Delle cinque sorelle Aganoor, Mary era la più debole. Segnata dalla malattia, morì nel manicomio di Verona.

(1a) Antonio Negri, giornalista poeta e caricaturista (1877-1956), figlio di Marianna Gnoli, cugina di primo grado di Domenico.

(2a) Giulio Rosada, avvocato, fu accusato di aver ucciso la madre, misteriosamente scomparsa. Ne riscuoteva la pensione, con un falso mandato.

(3a) Nunzio Nasi, politico, ex ministro della P. I., travolto da uno scandalo per concussione e estromesso dal Parlamento.

Alla Biblioteca Angelica si conserva copia manoscritta, abbreviata, di questi due messaggi (Gnoli. Autografi. 166/14). Formulo l’ipotesi che girassero già stampati (su cartolina?), completi di indirizzo, pronti per essere firmati e inviati a:
Chiar.mo Sig. Cesare Pascarella
Via Lanciana
Roma

Non le paja indiscrezione il chiederle se veramente sotto il nome del nuovo poeta G. O. si nasconde il suo nome: Possibile! sarebbe un tal fenomeno da restar memorabile nella storia letteraria. Ma perché nascondersi? Se quel che si dice è vero, mi permetta di esprimerle tutta la mia ammirazione ecc.

Una corona non le bastava, ed ella ne ha volute due in due campi diversi. Accanto al poeta romanesco arguto, gaio, elegante, il giovine passionato, temerario, fantastico.
Come due anime così diverse possano trovarsi dentro un sol corpo, è un mistero psicologico ecc
.
Illustre prof. Giovanni Pascoli
Università di Pisa

Ma come ha potuto fare, illustre professore, ad uscir fuori così diverso da prima? Due anime, due poeti, due artisti! Si direbbe che nulla sia di comune tra i due, fuorché la vivacità dell’ingegno.

Roma. Via del Lavatore. Palazzetto settecentesco a più piani
Alberto Bergamini racconta (vedi articolo, citato, sulla “Nuova Antologia”) che un redattore, Giulio Bianchi, aveva avuto da un amico la soffiata che in un caffè solitario, di sera, un gruppo di amici si radunavano, con aria di cospiratori, per ascoltare Domenico Gnoli che, camuffato da Giulio Orsini, recitava versi. Cercammo nella “Guida Monaci” l’indirizzo dell’amico: via del Lavatore, non lungi da palazzo Sciarra, quarto piano; una infinità di gradini che io salii verso mezzanotte rapidamente. Prima andò Giulio Bianchi in avanscoperta, a “tastare”, e tornò dopo due ore che a me sembrarono eterne. […] Giulio Orsini sfumava e a lui subentrava, ed emergeva, Domenico Gnoli.
Seguì una notte tormentata in tipografia. Il giorno dopo arrivò a Bergamini una lettera con corona marchionale e firma “Giulio Orsini”. Il poeta lo pregava di non credere alla falsa storia e a quello che aveva udito durante la passeggiata notturna a via del Lavatore. Seguì una patetica telefonata di un Giulio Orsini febbricitante, un soffio di voce che diceva di chiamare dal Grand Hotel. Bergamini si precipita, davanti alla camera d’albergo un infermiere e un medico gli rivelano che il povero Giulio Orsini ha avuto un attacco cardiaco. Si attende un consulto. Da un pertugio della porta esala odor di farmaci. Sul letto è steso un corpo abbandonato nel sonno. La messa in scena è perfetta. Bergamini torna al giornale, perplesso. Chiude il pezzo. Il giornale esce la sera e va a ruba. 29 maggio 1904. Titolo: Come il prof. D. Gnoli che è Giulio Orsini, ideò e condusse il trucco pel “Mistero del poeta”. All’ora di cena, al Caffè Aragno, Bergamini vede a un tavolo Tommaso Gnoli, figlio di Domenico, che ha in mano il “Giornale d’Italia”: Come siete riusciti a scoprire?
Io avrei abbracciato – commenta Bergamini – il degno figlio del vero poeta e nobile umanista. Quindi, anche figli e nipoti erano stati complici, prigionieri in un labirinto d’infiniti sortilegi.
Il giorno successivo il “Giornale d’Italia” pubblica la succinta lettera di conferma di Domenico Gnoli, indirizzata alla direzione del giornale. La stupenda foto di Giulio Orsini che compare nella 5° edizione di Fra terra ed astri è quella di Domenico Gnoli da giovane. Poeta / che nerocrinito / ringiovanì di trent’anni – scriverà Luciano Folgore (7). E di Remigio Zena sono i versi:
Talun l’ha visto, si narra, / batter le lastre a mezzanotte / col cipiglio di don Chisciotte, / tra piazza Venezia e piazza Sciarra. (Continua)

Fausta Samaritani

12-29 marzo e 16 aprile 2016

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Per piacere, rispettate il mio lavoro e non copiate

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(1) Alberto Bergamini, Il mistero del poeta, “Studi Romani”, a. II, n. 3,  pp. 282-302.  Alberto Bergamini (1871-1962), scrittore e giornalista, liberale di destra, poi confluito nel partito Nazionale Monarchico. Senatore del Regno e della Repubblica. Ha diretto il “Giornale d’Italia”.

(2) Giuseppe Chiarini (1833-1908), amico di Carducci,  preside di Liceo, critico di letteratura italiana e straniera. Studi su Foscolo e Leopardi.

(3) Guido Mazzoni (1859-1943), scolaro di A. D’Ancona, professore di Letteratura italiana a Padova e a Firenze. Fu presidente dell’Accademia della Crusca.

(4) Dino Mantovani (1862-1913), scrittore e critico, preside di Liceo, Ha pubblicato un ritratto storico di Ippolito Nievo.

(5) Giacinto Stiavelli (1853-1919), critico letterario. Direttore della “Biblioteca classica popolare”. Pubblicò studi su Guerrazzi, sulle epigrafi garibaldine, su Giordano Bruno, su Dante.

(6) Luciano Zuccoli, pseudonimo di Luciano von Ingenheim (1868-1929), scrittore sensibile alla psicologia femminile e infantile. Collaborò a “Il Marzocco”, poi fu condirettore della “Gazzetta di Venezia”. Ha pubblicato romanzi e novelle.

(7) Luciano Folgore, pseudonimo di Omero Vecchi (1888-1966), esordisce come poeta futurista; noto per le parodie a poeti contemporanei.