Scherzi da Domenico Gnoli,

ma la storia non finisce qui 2016
Ricerca di Fausta Samaritani

(Continua da: Domenico Gnoli, giornalisti contro amici e complici di Giulio Orsini)

Il giocattolo, tanto gelosamente protetto e coccolato, si era rotto. La vera identità del poeta Giulio Orsini non era più un mistero. Il 30 maggio 1904 il “Giornale d’Italia”, in apertura della Terza pagina, pubblica questa lettera del prof. Gnoli al Direttore: È inutile ormai ch’io m’ostini a negar quello che non può più esser negato. Coll’agitar la questione del mio nome, ella ha dato al mio libro una notorietà che non avrei neppur sognato. E di questo debbo ringraziarla, ma mi permetta insieme d’esprimere la mia opinione su questo violento scovare dal nascondiglio chi non desidera uscirne. Un’opera d’arte rimane qual è, quale che sia il nome con cui è segnata, e però non ci vedo nessun profitto a voler sollevare il velo dello pseudonimo, che, a pare mio, dovrebbe essere rispettato, come ogni volontà, che non rechi danno o fastidio ad alcuno. Questa è la mia opinione. Ma ella ha voluto assediarmi peggio di Porto Arturo, e io esco dall’ombra in cui da lungo tempo ero avvolto, per riprendere in pieno giorno i miei studi di storia e di erudizione. Chi sa che non sia meglio!
Devotissimo D. Gnoli
La professoressa Clelia Bertini-Attily manda a Domenico Gnoli un biglietto da visita, datato 29 maggio 1904: con felicitazioni cordialissime all’illustre Sig. Conte D. Gnoli, che, col trucco geniale di Giulio Orsini, fece brillare ancora una volta lo spirito ed il valore intellettuale della nostra Roma!... (Biblioteca Angelica. Gnoli, Autografi. Ms. 169). Luigi Roux, editore delle poesie di Giulio Orsini, non ci crede e scrive a Domenico Gnoli, il 29 maggio 1904, pregandolo di dare precisa smentita, da pubblicarsi su “La Tribuna”: Io che di quel contestato volume sono l’editore la verità vera non la so. E andando per eliminazione escludo Lei dalla schiera dei supposti autori; perché Ella, buon amico come mi mostrò sempre, almeno confidenzialmente mi avrebbe chiarito la cosa. (Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. 166/25). Achille Tedeschi, direttore del quotidiano genovese “Secolo XX”, invita Gnoli: Il mio Secolo XX, che sarebbe sempre stato lieto di accogliere qualche scritto di Domenico Gnoli, sarebbe ora felicissimo di pubblicare quei versi inediti di… Giulio Orsini. (Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. 166/27). Qualche anno più tardi Luigi Pirandello, dalla finzione Domenico Gnoli-Giulio Orsini, estrasse l’idea per il dramma Quando si è qualcuno, dedicato a Marta Abba.
Ma il capolavoro è questa lettera, indirizzata e realmente spedita a Domenico Gnoli:

I
Roma giugno 2 1904


Carissimo,
Era inutile far pubblicare l’ultima mia lettera e pertanto non vi sorprenderà di quanto ho scritto al Giornale d’Italia. Troppo si è parlato di me ed ho gran bisogno di pace. Torno alla mia campagna da dove le scriverò. Sospiro la pubblicazione delle ultime poesie che gli mandai per mano di Claudia specialmente quelle ordinate in volume.
Perdoni le mille noje che sempre le arreca il suo


Giulio Orsini

Indirizzo sulla busta: Preg.mo Il. Prof. Domenico Gnoli Biblioteca Vittorio Em. Roma.
Bollo: Roma  2 6 04
Scrittura non di mano di Domenico Gnoli
Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. 166/14


Giulio Orsini che scrive a Domenico Gnoli! Un estremo artificio, o uno scherzo di ritorno, fatto a Domenico Gnoli?
Un’altra lettera gli viene recapitata, pochi giorni dopo, spedita dal collega Arturo Graf, grande inventore di neologismi:

II

Caro Gnoli,
Vedo che la gazzarra continua, o ricomincia. Cos’è questo nuovo Giulio Orsini che adesso salta fuori?
Ho letto nel Capitan Fracassa una lamentosa lungagnata di un Riccardo Pizzantoni sul caso vostro. Chi è questo lavaceci? È forse un figliuolo di quell’altro grandissimo lavaceci che si chiama Augusto? Chiunque egli sia, se le cose che dice fossero vere, se il tutto, da parte vostra, non fosse stato altro che una burletta, io dovrei dar ragione a quel G. di Arce che vi tartassò nell’Osservatore Cattolico, e vorrei dimenticare persino il nome di Giulio Orsini. Mi pare che voi dovreste fare una esplicita dichiarazione in proposito, per rassicurare i vostri lodatori, e farli certi che la simulazione non andò oltre il nome.
Avrete ragione di dolervi di quei tre anni in più; ma il vostro cugino, o nipote vi fece lo stesso regalo.
Coi sentimenti che sapete vi saluto
Torino, 5 VI 1904


A Graf

Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. Ms. 164.3 quaderno di copie. Di mano di Aldo Gnoli: notevole

Altra lettera a Domenico Gnoli-Giulio Orsini (pubblicata in: Vittoria Aganoor, Lettere a Domenico Gnoli (1898-1901) a cura di Biagia Marniti, 1967, p. 356):

III

R[o]m[a] 29. V. 904
43 Bocca di leone
Illustre amico,
Ella è Giulio Orsini! Son felice di ripetere a lei quel che quattr’anni fa scrivevo… a lui. E – che Dio la benedica! – se mi avesse detto la verità, in amicizia, non uno ma dieci articoli avrei scritto per dire anch’io al pubblico la verità.  – cioè che l’Orpheus è una delizia d’arte.
Con l’antica devota amicizia


Ugo Ojetti

Il poeta-umanista continua a pubblicare versi che ottengono favorevoli recensioni. I libri di Giulio Orsini si vendono. Il 3 ottobre 1904 Domenico Gnoli scrive al nipote Tommaso Negri, che vive a Venezia: Pare che Giulio Orsini vada sempre bene, e Tommaso [figlio di Domenico Gnoli], che è stato a Firenze, ha trovato là grande interesse pel giovine poeta, e ha subito anche qualche intervista. Ora Tommaso, con Gabriella e Alduccio, è a Perugia, dov’è pure Nannina. Umberto è qui con me. Hai più veduto quella... disgraziata [Mary Aganoor, sorella di Vittoria]? Bisogna compatirla perché non ha la testa a posto, ma sarebbe desiderabile che la finisse colle sue chiacchiere pericolose. Credo che abbia avuto da Perugia un avvertimento in questo senso [dalla sorella Vittoria Aganoor]. Se hai occasione di parlarci, consigliala a non fare più chiacchiere; ma meno la vedrai e meno ci parlerai, e più sarà meglio. Non è persona con cui si possa ragionare. (Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. Ms. 164.3 quaderno di copie). Una lettera di lodi scritta da Ada Negri a Domenico Gnoli:

IV

Illustre Signore,
la mia ammirazione per Giulio Orsini e per Domenico Gnoli si fonde ora in un sol sentimento. Credo Lei avrà letto sul Giornale d’Italia ciò che io sinceramente pensavo di Giulio Orsini. Non Le ho spedito alcun telegramma da Bergamo: il mio indirizzo qui a Milano è via Lanzone 31. Nemmeno ho mai ricevuto il volume Fra Terra ed Astri che so essere un meraviglioso saggio di poesia delicata e singolare. E sarò ben lieta se Lei me lo manderà: parto domani per Salice (Grand-Hotel) e vi rimarrò fino al 20; poi sarò a Valle Mosso presso Biella fino a tutto Settembre. Gloria al Poeta che seppe essere così giovane e seppe tacere per tento tempo il suo segreto.


Ada Negri G.  
Milano I Giugno 1904

Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. Ms. 164.3 quaderno di copie

Domenico Gnoli, in merito alla notorietà della sua nuova raccolta di poesie, intitolata Iacovella, il 17 luglio 1905 scrive al nipote Tommaso Negri, che abita a Venezia: Di Iacovella si parla molto, in bene e in male. Ce n’ è un articolo entusiastico nel Giornale d’Arte, di Napoli (9 luglio); uno sfavorevole sul Don Marzio di Napoli (9-10 luglio) firmato Sergio Corazzini; e un altro, poco favorevole sul giornale Il Cittadino, di Roma (17 luglio) firmato Enrico Fondi. Si annunziano un lungo articolo sull’Italia Moderna, uno sulla Minerva, uno sul Messaggero.
L’articolo di Dino Mantovani, che deve uscire sulla Stampa di Torino, e che sarà entusiastico, non esce mai. Il giornale è tutto occupato dal processo Murri. M’ha scritto un biglietto lusinghiero il De Amicis. Insomma, se ne dice un gran bene e un gran male; ma, finora, quelli che ne dicono male, sono degli illustri incogniti. [] Lo scultore Ettore Ximenes mi ha fatto uno splendido busto, che è un vero capolavoro, e vuol fare Jacovella. (Biblioteca Angelica. Gnoli, Autografi. Ms. 164.3 quaderno di copie)

Giovanni Papini, da Firenze, con lettera intestata “Il Regno” e datata 17 novembre 1905, ringrazia Gnoli del dono del libro (la nuova raccolta Iacovella). Aggiunge: Il suo volume mi ha fatto del bene in questi giorni biliosi e piovosi. Ne ho imparati dei brani a memoria, spontaneamente, e ogni tanto vado mormorando:

O tu che t’appiatti restia
Al vaniloquio del mondo
O racchiusa nel profondo
Anima dell’anima mia.

Anzi fra i giovani mi sembra il solo veramente poeta. L’unico certo che sia sfuggito del tutto all’incantagione dannunziana. (Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. 166/17).

Ma chi era Jacovella? Ne aveva parlato lo stesso Domenico Gnoli, molti anni prima. Era una giovane, sepolta nella chiesa romana di Santa Maria della Pace. Sulla Nuova Antologia (1 marzo 1896, pp. 159-81) era apparso il racconto di Domenico Gnoli Filarco ovvero delle chiese di Roma  - un vademecum per chi va in cerca di antiche chiese romane - che contiene questo passo: E ben ricordo un amico mio al quale, nelle sue ricerche erudite, eran capitate sott’occhio tante minute notizie sopra una tal Jacovella, o Giacomella, che suonava il liuto sul cadere del secolo decimo quinto, cioè a dire non men che trecento anni da questa età nostra, e abitava una bella casetta che ancora è in piedi, là in que’ viottoli dietro la chiesa della Pace, che egli la conosceva così appunto come se fossero insieme cresciuti ecc. ecc.

Un’altra lettera di Domenico Gnoli al nipote Antonio Negri dimostra quanta attenzione e cura il bibliotecario-umanista ponesse alla diffusione della sua opera poetica:

V

8 dic. 906
Caro Tonino,
ti ricordi la contessa Salvoni, e l’inseparabile Fausto Salvatori? Nelle gite veneziane s’accompagnava sempre a me, e mi gonfiava di chiacchiere. Fra le altre cose mi diceva: - Passo per una linguaccia, e realmente ho detto male di tutti, fuorché di lei. -  Della seconda parte ne dubito, ma la prima è vera. Si tormentava perché non riusciva a farsi prendere sul serio, ma in fondo è un buon diavolaccio. E adesso, all’alba è un oscuro mortale, e al tramonto è una celebrità! E 25 mila lire in tasca!
La stampa del mio volume s’era arrestata, ma adesso ha ripreso, e spero che uscirà pel nuovo anno [La raccolta delle opere poetiche di Gnoli, edite e inedite, uscirà nel 1907]. L’attrice Ofelia Mazzoni terrà giovedì 13 un’accademia di recitazione, e dirà, tra le altre cose, le due parti di Jacovella. Le dice assai bene. Venerdì poi debbo fare una lettura di miei versi editi e inediti all’Associazione della Stampa, Sono invitato, per lettura di versi, o per conferenze, a Genova, a Padova, e a Venezia. Spero che ci vedremo nella prima metà di gennaio. Le inedite sono una dozzina, oltre quelle pubblicate in giornali o riviste, ma non comprese ne' due volumetti. Saprai, credo, che Umberto è tornato a Roma, dove ha preso la laurea in lettere con una tesi di storia dell’arte. Spero che fra non molto entrerà per concorso nel personale delle B. Arti. Tutti gli altri di casa stanno bene. Dammi un bacio a papà e a mamma; e dammi notizie di tutti i tuoi.


Sta bene
Lo zio Memmo

Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. Ms. 164.3 quaderno di copie

Il riverbero della pagina gli aveva incanutiti capelli e barba; ma il tessuto epidermico del viso era rimasto liscio, quasi infantile, come il cuore. Domenico Gnoli detestava il nozionismo che disgrega e dalla lettura sapeva sapientemente estrarre il succo del discorso. Per anni aveva diretto la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele, nuova Fenice nata dalle ceneri e nel palazzo del Collegio Romano dei Gesuiti. Stesso edificio del Liceo Ennio Quirino Visconti, dove aveva insegnato: scuola e biblioteca erano vasi comunicanti. Allora si andava in biblioteca, si illustrava al bibliotecario l’argomento della ricerca e egli trovava il libro adatto. La biblioteca era quindi uno straordinario punto di osservazione sull’evolversi della vita culturale. Che cosa avrebbe detto oggi Gnoli, nel vedere comitive silenziose di turisti, giapponesi russi tedeschi ecc., affacciarsi alla grande e austera sala vanvitelliana della Biblioteca Angelica - dove egli passò gli ultimi anni - e mettere il naso nella stanza che è il cuore dell’Arcadia? Avrebbe detto che fretta superficialità e frammentazione non sono sapere? C’è oggi, in qualche angolo della nostra Italia, un Domenico Gnoli-Giulio Orsini? Canuto, sapiente, misterioso, riservato, innamorato? Si nasconde dietro un nome femminile? Chissà?

Domenico Gnoli vide infliggere ferite alla struttura della Roma dei Papi; trasformare i bordi del corso del Tevere e la città allargarsi, inghiottendo la campagna; nascere nuovi quartieri, con piazze villette e palazzoni umbertini che inglobavano le antiche mura; vide poi il biancore accecante dei monumenti e dei fabbricati, pretenziosi costosi ingombranti, messi lì a celebrare il cinquantenario dell’Unità. Dove era la misura aurea delle costruzioni bramantesche? dove la tavolozza di Raffaello?
I musicisti trovavano perfetti i versi del poeta romano, perfetti per soprapporvi le note. Gnoli è stato anche “paroliere” di Malipiero (1).
Negli ultimi tempi raccolse in volume le liriche dei poeti della “Scuola romana”, traendole da opuscoli rarissimi e da fogli manoscritti. (Domenico Gnoli, I poeti della scuola romana. 1850-1870, Laterza, 1913). Un cenacolo di artisti che si ispiravano a Leopardi e agli antichi lirici greci. In quegli anni, tra il ritorno di Pio IX e la Breccia di Porta Pia - scrive Gnoli - era lasciato aperto uno sfogo nelle accademie d'Arcadia e della Tiberina. […] La Tiberina s'adunava in una sala al Lavatore del Papa. […] Nel 1856 io frequentavo il primo anno di filosofia, che oggi si direbbe Liceo, e ogni lunedì uscivo dalla scuola co' miei libri sotto a braccio, e andavo a sentire. Quindi, il gran mistificatore non si era mai mosso da via del Lavatore e lì simulava una Accacemia di poesia che nulla aveva in comune con la vera Accademia Tiberina che da anni non utilizzava più, per le sue adunanze settimanali, la sala del Serbatoio in via del Lavatore 96.

La prima antologia dei poeti della “Scuola romana” era il suo tributo al ricordo di amici scomparsi, come Giovanni Torlonia (2), uomo generoso dolce delicato; come Giambattista Maccari (3), anima austera e gentile, irritabile ad ogni bassezza, anche ad ogni leggerezza, ripugnante ad ogni concessione alle vanità e alle consuetudini mondane; al ricordo della sorella Teresa Gnoli (4), le cui liriche sarebbero state altrimenti dimenticate; al ricordo dell’antico maestro di Eloquenza, l’ex gesuita Rezzi - acceso d'amore per la patria italiana - alla cui scuola aveva succhiato l’arte di esprimersi elegantemente con la parola. Un tributo, soprattutto, alla sua prima giovinezza di poeta e alla sua seconda giovinezza di poeta, quella dell’inganno.  

Il suono

Mentre a' dolci pensieri
L'ora che imbruna le bell'alme induce,
Soletto a un fiorente
Giardino io vengo a alle fresch'ombre siedo.
Pe' campi aperti vedo
Brillar le sparse ville e la marina
Che par fiammeggi mentre il Sol declina.
Fra le tacite piante
Un suon lento e soave
Che fa l'aere tremar di sua dolcezza
Errar d'intorno ascolto,
E vien d'una fanciulla
Cui si compone a gentilezza il volto,
E colla pronta man le varie note
Governa sì ch'ogni aspro cor percuote.

[…]

A più viva beltà si rinnovella
Al mio sguardo natura,
E di sì vaga luce il ciel s’adorna,
Che sospirando il core
Muove a tremar d’amore.

(Da: Dario Gaddi (Domenico Gnoli), Versi, 1871)

Antidannunziano, anti interventista, Domenico Gnoli ebbe il tempo di pubblicare La neutralità degli spiriti. Morì il 12 aprile 1915. Gli furono risparmiate le “radiose giornate di maggio”. (Continua)

Fausta Samaritani

15-29 marzo e 16-21 aprile 2016

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(1) Gian Francesco Malipiero (1882-1973). Nel 1914 mise in musica, per canto e pianoforte, le due liriche di Gnoli Fuga d'ale e Onomasticon. Ha anche musicato versi di d'Annunzio e di Virgilio.

(2) Giovanni Torlonia (1831-1858) figlio di Marino e di Anna Sforza Cesarini. Curioso e versatile, attratto dalla letteratura latina, italiana e straniera, dalla Sacre Scritture, filosofia, chimica, archeologia, botanica. Fu l'anima del gruppo dei giovani poeti romani. In una casa colonica a Monte Mario organizzò una scuola elementare rurale privata. Ha pubblicato libri di versi e, su rivista, saggi di storia, archeologia e filosofia.

(3) Giambasttista Maccari (1832-1868), poeta di facile vena, esponente di spicco del gruppo di poeti che si riunivano a Roma al Caffé Nuovo. Si ispirava all'antica lirica greca. Gnoli nascose sotto le tegole versi di Giambattista Maccari, insaporiti di allusioni liberali e patriottiche.

(4) Teresa Gnoli (1833-1886), poetessa di facile vena. Da bambina improvvisava liriche in stile metastasiano. Non si sottrasse a richieste di poesie celebrative e d'occasione. Amica delle poetesse Rosa Taddei e Giannina Milli. Dramma lirico Torquato Tasso a Sorrento, 1857. Sposò il medico Giovanni Gualandi, direttore del Manicomio di Santa Maria della Pietà.