Scherzi da Domenico Gnoli,
giornalisti contro amici e complici di Giulio Orsini 2016
Ricerca di Fausta Samaritani

(Continua da: Domenico Gnoli, sotto il segno dello Scorpione)

Poco dopo la Presa di Roma il principe Maffeo Sciarra inaugurò il nuovo teatro Quirino, in via delle Vergini: la costruzione era tutta in legno, programmazione e prezzo erano per un pubblico popolare. Accanto il principe costruì la nuova Galleria Sciarra, in elaborato stile Liberty, dove trasferì la redazione del giornale “La Tribuna”, un suo recente acquisto. Ma nel 1904, quando scoppiò il caso Orsini, “La Tribuna” era in via Milano e il “Giornale d’Italia” a palazzo Sciarra. I giornalisti convergevano al Caffè Aragno che, con la sua Terza Saletta, era diventato l’orecchio di Dioniso di tutto ciò che accadeva in politica, nell’economia, nell’arte, nel costume della nuova Capitale. In via delle Vergini preesisteva una birreria, luogo di incontro per popolani e artigiani. Qui, Domenico Gnoli – prefetto della Biblioteca Nazionale V. E., studioso insigne di storia e di arte, scrittore fecondo, ex direttore della “Nuova Antologia”, creatore e anima dell’“Archivio Storico dell’Arte” – senza troppo dare nell’occhio si ritrovava di sera, in compagnia di uno sparuto gruppo di amici fidatissimi. La birreria, a due passi da Fontana de' Trevi, era perfetta per mimetizzarsi. Ma gli amici di Gnoli frequentavano anche l’osteria Frascati all’arco di via della Pilotta, accanto al Teatro Drammatico Nazionale, e il Caffé-Confetteria di Vincenzo Marini in via XX Settembre 26. In questo locale, proprio nel 1904, un gruppo di scrittori-poeti, tra cui Guelfo Civinini, Tito Marrone, Luigi Pirandello e Diego Angeli, aveva fondato la Società dei Poeti e diramato questo invito: Caro Poeta, volete anche voi, sebbene lontano, far parte dell’Associazione? Se sì, non dovete far altro che mandarci per ora la vostra adesione. Ma se una sera di martedì o di venerdì, capitando a Roma, volete venire a trovarci, saremo lieti di offrirvi una fraterna tazza di onesto caffè. Domenico Gnoli con il suo gruppo aveva aderito. Spiravano le prime brezze della poesia crepuscolare.

Di sera, confusi tra la folla che sciamava dai teatri... Gli amici di Domenico Gnoli erano anche i suoi “complici” nella creazione di un fantomatico poeta, giovane e povero: il marchese Giulio Orsini, sotto il cui nome erano usciti due fortunati libri di versi - Orpheus (1900) e Fra terra ed astri (1903) - che erano diventati un caso editoriale. Chi si nascondeva dietro lo pseudonimo di Giulio Orsini? Il quesito interessò prima i giornali della Capitale, poi rimbalzò su quelli di altre città. E chi era la donna misteriosa che, dalla Campagna Romana alla Laguna di Venezia il giovane Orsini inseguiva, in un vortice di versi dolci e appassionati? Era reale, oppure frutto di poetica fantasia? Dalla grancassa orchestrata dai giornali il nome di Vittoria Aganoor non uscì. Bisognerà aspettare molti anni dopo la morte di Domenico Gnoli, quando i figli decisero di renderne pubblico l’archivio privato, per avere le prime indiscrezioni sul tormentato amore Aganoor-Gnoli. Ma Alberto Bergamini aveva lasciato cadere qualche indizio, perché scrisse sul “Giornale d’Italia” del 29 maggio 1904, quando rivelò la vera identità di Giulio Orsini: Ma se il complotto lavorava con zelo e con creduta accortezza, non solo a Roma i dubbi, i sospetti, le indiscrezioni si allargavano, ma a Perugia, dove il conte Gnoli ha parenti e amici e dove il trucco era conosciuto da molto tempo. Non è colpa nostra se, soltanto a noi, risulta che quattro distinte signore, una più nota dell’altra, erano al corrente della cosa, e se una vocina più o meno lirica era giunta perfino alla Camera. Il giorno successivo Bergamini pubblicò una intervista a Gnoli che gli disse: alla mia età scrivere versi d’amore può far sorridere tutti quelli che d’arte oggettiva non s’intendono. Commentò per i lettori Bergamini: Una cosa ci risulta. Le poesie di Giulio Orsini, in cui si allude a una passione amorosa, rispecchiano fedelmente uno stato d’animo del poeta: le circostanze di tempo e di luogo, a cui Giulio Orsini accenna parlando della bellissima incognita, rispondono esattamente alla realtà.

Roma. Ex scuderie di palazzo Colonna, aperte su Via della Pilotta. L'arco accanto al quale era il ristorante Frascati. E' rimasto il braccio di ferro che sosteneva l'insegna. Il portone dell'osteria era adorno di frasche. Nello stesso ambiente, c'è un moderno ristorante.


Il conte Domenico Gnoli quattro anni prima aveva ricevuto questa lettera da Cosenza, speditagli da un suo vecchio amico professore di greco, al quale aveva inviato una copia del poema Orpheus che, appena uscito, aveva avuto favorevole accoglienza da parte della critica. Il prof. Romagnoli era uno dei pochissimi al quale Gnoli aveva rivelato di essere l’autore di quei versi, con preghiera di custodire il segreto:

I

Cosenza 18 8 900
Ill. Sig. Conte,
Mille grazie della Sua cartolina. Tutte le voci che mi giungono da Roma mi sembrano, e la Sua specialmente, paradisiache. Non è meraviglia ciò che Ella mi dice dell’Or
[sini]: era prevedibile, in tanto disinteresse d’ogni cosa realmente artistica e in tanto trionfo di ciarlatanerie e sonate di mutuo soccorso.
Non ho ancora pensato alla recensione perché da quando sono qui non mi sono inteso bene un minuto, né d’animo, né di corpo. Ora poi ho avuto un nuovo attacco, uno forte, di influenza, che m’ha tenuto quattro o cinque giorni a letto. Ma quanto prima m’occuperò della cosa. E mi scriva: vuole che mandi a lei il ? Io sono in corrispondenza con la rivista di Filologia classica, ma non con un giornale letterario. Forse Ella potrebbe consegnarlo al Checchi
(1) o a Febea (2) (che mi conosce) per il Giorno. Attendo una sua risposta, le offro i sentimenti del mio ossequio e della mia devozione affettuosa.


Obblig. Ettore Romagnoli.

Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli, Autografi, Ms. 136/4

Ma come? Il prefetto della Biblioteca Nazionale V. Emanuele - zazzera barba e baffi imbiancati, dolcissimi occhi azzurri, vedovo e carico di figli e nipoti - proprio Gnoli si nascondeva sotto lo pseudonimo Giulio Orsini, per diffondere liriche d’amore? Era Gnoli il sedicente Orsini, quel Gnoli che tutti conoscevano, per le conferenze sulle anticaje romane, per quelle serotine passeggiate solitarie, da piazza Venezia a San Carlo al Corso, il tempo di fumarsi un sigaro Cavour?

Un altro “complice” era Pietro Molossi, un funzionario del Ministero di Agricoltura e Commercio cui Domenico Gnoli aveva dato mansioni di segretario dell’operazione “Orsini”. Cagionevole di salute, cosa di cui si lamentava, era tuttavia molto efficiente. Suo principale compito era gestire la posta, spedita e ricevuta da Giulio Orsini.
A Roma erano stati creati tre recapiti: via Agostino Depretis 104, presso famiglia Buxton, dove arrivò posta spedita da Benedetto Croce; via di Porta Pinciana 30, dove giunsero lettere dalla ditta P. Sasso e figli di Oneglia (cioè da Mario Novaro, direttore della “Riviera Ligure”), dal settimanale “Il Travaso delle Idee”, dalla “Rivista d’Italia” – che lo stesso Gnoli dirigeva – dal settimanale “Il Regno” di Firenze; via Gregoriana 13, dove indirizzò la posta il foglio fiorentino “Il Marzocco”. A Venezia si poteva scrivere a Giulio Orsini a Santa Sofia - Calle delle Vele 3983, presso il dott. Antonio Negri (un nipote di Gnoli che era a parte del segreto). Da Roma e da Venezia partivano libri di poesie di Giulio Orsini, lettere di ringraziamento, offerta di pubblicazione di inediti, inviti a recensire libri di Giulio Orsini.
Pietro Molossi tenne al corrente il conte Gnoli di tutta la varia corrispondenza romana. Gli mandava brevi e sbrigativi messaggi, alcuni non datati o datati in modo parziale (Gnoli, Autografi, Ms. 104/1 e 167/1). Il 31 luglio 1902 - dopo la pubblicazione della poesia “C’è un vuoto!”- lo avverte che è arrivata una cartolina illustrata con piazza S. Marco dopo la rovina del Campanile, sulla quale sono scritte queste parole: “Mary Aganoor orgogliosamente grata ringrazia”. Il 4 agosto 1902 lo informa che la tipografia ha mandato un conto di 6 lire per l’estratto di “Apriamo i vetri!”. Il 27 luglio 1904 gli scrive che l’editore Roux gli ha consegnato L. 427,50 nette, per la vendita di 500 copie di Fra terra ed astri. Un’altra volta si scusa per aver mancato l’appuntamento dei Poeti, ma spera di vederlo, una sera o l’altra, alla birreria di via delle Vergini. In altra lettera gli dice che il messaggio per Ugo Ojetti non aveva la busta, che doveva essere scritta con la stessa calligrafia della lettera. Da questo momento, probabilmente, Gnoli decide che sia Pietro Molossi a scrivere, di sua mano, le lettere a firma Giulio Orsini. È verosimile che gli fornisca il testo per una semplice risposta di ringraziamento che prevede poche varianti. Per messaggi più complessi, Domenico Gnoli scrive interamente la minuta che Pietro Molossi ricopia.
Un’altra volta lo informa che gli è pervenuto un biglietto da visita che, dalla calligrafia, sembra quello di suo figlio Tommaso Gnoli. Da questo episodio sappiamo che solo in un secondo tempo Tommaso fu messo al corrente dei segreti del padre. Il 29 giugno 1904, venerdì, Pietro Molossi informa Gnoli che alle 9 e ½ si andrà dai Poeti, al caffè Marini. Fare attenzione alla data: da un mese il mistero di Giulio Orsini è stato svelato, ma il gruppo degli amici di Gnoli continua a frequentare il Caffé in via XX Settembre 26. A quella data, 400 sono le copie già vendute dall’editore Roux, 2 lire a copia. A Gnoli, che ha dovuto sostenere le spese della tipografia, spetta il 50% del prezzo di copertina: ma con le 400 lire egli si rifà di ciò che ha anticipato al tipografo.

“Complice” era anche Romolo Prati, un funzionario della corte dei Conti che Tommaso Gnoli individuò nel “Giuda” che aveva tradito. La corrispondenza tra Domenico Gnoli e Romolo Prati era di vecchia data: alla fine degli anni ’80 egli scriveva al conte Gnoli di essere un collaboratore del giornale “La Tribuna”. Prati ebbe incontri con studenti universitari, cui lesse versi di Fra terra ed astri. In una lettera il Prati avverte Gnoli che terrà una lettura di versi di Orsini all’Associazione della Stampa: provveda a far venire il Panzacchi, per movimentare l’uditorio con un dibattito (Biblioteca Angelica. Gnoli, Autografi, Ms. 131/2). Quel giorno, tra gli invitati, c’era il poeta romagnolo Luigi Orsini. Gli fu consegnato da un usciere un pacco che conteneva un libro di Giulio Orsini con dedica. Alla domanda chi avesse recapitato il pacco, l’usciere rispose che era stato un signore che egli non conosceva. Per la consegna, il “complice” era stato Antonio Negri, quel giorno a Roma. All’indomani della rivelazione della vera identità di Giulio Orsini, furiosa fu la reazione di Romolo Prati alle insinuazioni di Tommaso Gnoli:

II

Caro professore, gli amici mi hanno fatto notare, per questo solo non la disturberei, che mentre nella Tribuna Ella ringrazia i suoi due complici, nella Patria (intervista Civinini (3)) li accusa.
Veramente la differenza non è poca. Ma di un altro fatto mi preoccupo. Tommaso non solo non depone i suoi sospetti, ed io non posso, dolorosamente, levarglieli di capo; ma li comunica altrui. Detto ciò, caro professore, sono in dovere di lealmente avvertirla che ove queste voci si diffondessero, sarei costretto, come già ho detto al prof. Romagnoli, di valermi di tutti i mezzi impostimi dalla necessità della difesa, perché la teoria del “dignitoso silenzio” non mi va.
Son giunto a 46 anni amato e stimato da quanti mi conoscono – povero ma senza macchia.
E ch’io debba uscire “sospettato” da questa faccenda nella quale mi sono gettato con piacere, con entusiasmo, con disinteresse, è tal cosa che non posso, né debbo tollerare.
Se la morte di G. Orsini ha seco trascinato qualche altra cosa, io, facendo appello alla sua lealtà, ho diritto di sapere.


Suo
Romolo Prati

Roma 31 5 1904
Via Montebello, 6

Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli, Autogafi, 131/2. 8
Logo: “Corte dei Conti”

Ma sia Romolo Prati, sia Pietro Molossi morivano dalla voglia di far intendere che erano a conoscenza del segreto Orsini. Scrisse Alberto Bergamini sul “Giornale d’Italia” del 29 maggio 1904, quando rivelò chi era Giulio Orsini: La sera i due abili truccatori [Gnoli e Molossi] vagarono in nascoste osterie nelle quali tutta la campagna si esplicò nelle sue forme più preziose. Ma da qualche tempo, intervenuto il Prati, il triunvirato si adunava nell’osteria del Frascati, sotto l’Arco della Pilotta, accanto al Teatro Drammatico Nazionale, dove sere fa, a due riprese la triade fu colta in castagna da uno dei nostri più invincibili poliziotti. La intimità del colpevole principale co’ suoi complici era quasi sempre notturna. Il che non tolse che, sicuri dell’impunità, commettessero l’imprudenza di farsi vedere, in pieno giorno, al Morteo [caffé-concerto] di piazza dei Cinquecento. […] Da quando filtrarono in un gruppo della studentesca romana i sospetti che Romolo Prati troppo se la intendesse col suo maestro, fu, con costanza poliziesca, pedinato. […] Prati e Molossi furono visti in una carrozza padronale in via Venti Settembre [dove era il caffé Marini].

Domenico Gnoli, dopo aver scambiato corrispondenza con il professor Arturo Graf, spacciandosi per Giulio Orsini, decise un bel giorno di rivelargli il segreto. Ecco la risposta di Graf:

III

Caro Gnoli,
La vostra lettera mi ha fatto cascar dalle nuvole. Come mai v’è riuscito di mettere insieme un volume di versi così giovanili, e così profondamente mutati da quelli vostri d’altri tempi? Perché giovani ahimè, non siamo più, da un bel pezzo. Io, che conosco assai bene i vostri versi d’altri tempi, vi avrei, sì, creduto capace di qualsiasi altro miracolo poetico, ma di questo che avete fatto, no. Anche la prosa della prefazione mi pare affatto diversa dalla vostra prosa consueta. Bene: quando v’indurrete a scoprirvi parrà questo un nuovo fenomeno, ed i critici s’ingegneranno di studiarlo.
Quanto al fatto in sé, che volete che vi dica? Questo gusto degli pseudonimi voi lo avete sempre avuto, e io non sono sicuro di conoscerli tutti. Avrei preferito di non essere canzonato troppo, e di non ricevere delle lettere di Giulio Orsini persino dalla Germania. Ma l’oggetto pel quale fui canzonato mi piace tanto che della canzonatura non mi lamento.
Se avessi conosciuto il mistero, avrei fatto l’articolo egualmente. Certo, avrei tralasciato di dire alcune cose che, quando il mistero sia conosciuto, appajono leggermente ridicole. Ma avrei largheggiato nella lode anche più che non feci. Mi contenni in questa, un po’ per non sembrare esagerato, un po’ anche per non nuocere al giovane (povero adolescente!) sapendo il male che le troppe lodi possono fare.
Io manterrò il segreto che mi chiedete; ma questi segreti, o prima o poi, sempre si scoprono, ed io credo che dovreste scoprirlo voi stesso. Ipso facto diverreste un curiosissimo caso di storia letteraria.
Vi ringrazio, caro Giulio Orsini, del piacere che ebbi in leggervi, e, se è possibile, rincarnatevi quanto prima di nuovo. Intanto affettuosamente vi saluto
Torino, 30, IV, 1904


A Graf

Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli, Autografi, Ms. 167/16.8
Copia conforme, fatta il 30. III. 1926 da Aldo Gnoli

Il 24 maggio 1904 il “Giornale d'Italia” apre la sua Terza pagina con un articolo, su due colonne, di Romolo Prati: Il mistero di un Poeta che non vuol essere veduto. Da Lorenzo Stecchetti a Giulio Orsini. Il caso letterario è rovente. Gli strilloni di piazza Montecitorio amplificano il nome di Giulio Orsini.

Fausta Samaritani

(Continua)

7-18 aprile 2016

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(1) Eugenio Checchi (Livorno 1838-Roma 1932) giornalista e scrittore, divenne il decano dei giornalisti italiani.

(2) Febea, pseudonimo di Olga Ossani (1857-1933) giornalista, femminista. Inizia a collaborare alla “Cronaca Bizantina”, poi fonda col marito vari giornali, tra cui “Il Giorno”. Per il suo impegno in difesa dei diritti della donne, entra in contatto con la Montessori, con Eleonora  Duse e con Grazia Deledda.

(3) Guelfo Civinini (1873-1954) giornalista e scrittore, allievo del Chiarini al Liceo Umberto I. Ha collaborato a “Il Marzocco”, alla “Riviera Ligure”, a “La Tribuna”, al “Travaso delle idee”. Inviato di guerra per il “Corriere della Sera”.