Francesco Domenico Guerrazzi

Beatrice Cenci

(1804-1873)

«Il soggiorno del Guerrazzi in Corsica fruttò alle nostre lettere la Beatrice Cenci, parto mostruoso d’ingegno strapotente, e d’uomo perseguitato dalla patria, che si vendica liricamente, al suo modo antico, raffigurando il trionfo del male; l’Asino, seconda vendetta, umoristica, contro la patria obliosa e aggirata; il Pasquale Paoli, racconto storico, ove l’autore si getta in mezzo ai fatti storici ch’ei narra abilmente e sui quali sentenzia come un giudice vivo, ed ardente, terza vendetta, generosa, contro la patria ingrata, all’amplesso della quale vorrebbe ritornasse l’isola gloriosa che diede i natali a Sampiero e a Paoli.» Da: Angelo De Gubernatis Ricordi biografici, 2° ed., Firenze, 1873.

Un brano, tratto dalla Beatrice Cenci di Guerrazzi, ci immerge nel romanzo storico di età romantica:

«Prima che lo incendio si manifestasse nella sua indomita rabbia, alcuni borghesi erano andati in traccia di corde e di scale, e già tornavano provveduti di una scala da paratori, trovata nella prossima parrocchia; l’appuntellarono al muro, e poi voltarono la faccia in su senza muoversi, perché la copia delle fiamme irrompenti di sotto e di sopra, chiariva disperata la impresa. Ma quando la madre, sbucando fuori dal fuoco, e sorreggendo il pargolo con le braccia tese, gridò: salvatemi il figliuolo! _ Oh! allora una persona _ una persona sola _ sentì sciogliersi il cuore, e questa fu Luisa Cenci. Tacque in lei la donna, e favellò la madre: fattasi di un balzo a piè della scala, così parlò con favella spedita:

_ Orsù; breve è il tratto, non difficile è la impresa; Romani, chi di voi salisce a salvarli avrà cento ducati d’oro.

E siccome nessuno mostrava moversi, ella di nuovo:

_ Cristiani!… animo… via… a cui gli salva duecento ducati…

Né anche questo premio bastò a scuoterli: ché la paura del pericolo superava la cupidigia. Luisa si trattenne un momento a pensare come non le rimanessero a disporre che altri cento ducati, i quali spesi, non ne avanzava pure uno pe’ suoi figliuoli; né dal suocero forse avrebbe potuto per allora ottenere altro soccorso. Non importa, pensò un momento dopo; e con voce più forte, quasi volesse rimettere il tempo perduto, con raddoppiata prestezza, gridò:

_ Trecento ducati a cui gli salvi… trecento ducati d’oro, dico… trecento ducati servono per maritare due figliuole… Romani! _ Nessuno si attenta? sgombratemi davanti… davanti, dico… Cristo mi aiuti!

E leggera come un uccello salì su per la scala, mentre le stanghe appoggiate al muro su in cima, già abbronzite fumavano. Arrivata in prossimità della finestra, nel medesimo punto ella disse:

_ Datemi…

E le fu risposto:

_ Eccovi il figlio.

Si erano indovinate. Madri entrambe, sapevano come supremo anelito pel cuore materno sia la salvezza della sua creatura. Scese. Un giovane popolano, vergognando che altri non si fosse mosso, si attentò a salire fino a mezza scala, raccolse il pargolo e lo portò in luogo di salvazione.»

Ippolito Nievo dedicò a Beatrice Cenci questi versi, tratti da Le tre eroine, poesia inserita ne Gli amori garibaldini, 1860, in cui parla di tre donne, bellissime e audaci: Beatrice Cenci, Dalila e Giuditta:

Qual pura alma si svela

Da volto sì innocente!

Peccato che la tela

Di Beatrice Cenci ancora ho in mente.

Sì dolci, sì leggiadre

Ebbe sembianze ed ammazzò suo padre.

Ispirandosi alla Beatrice Cenci di Guerrazzi, Nievo scrisse una poesia che non fu mai pubblicata, per autocensura preventiva dell’editore. Il manoscritto è andato perduto e questi versi sono sconosciuti.

Scriveva Ippolito Nievo da Regoledo, il 20 settembre 1858, a Livia di Colloredo Altieri che gli aveva chiesto suggerimenti sulle letture:

«Le migliori ci sono proibite, come le opere postume di Lamennais , la Fides di Guerrazzi , il Mario di Niccolini, e l’Epistolario di Giusti che uscirà fra poco da Lemonier. Se può beccare qualche d’una fra queste, beata lei!»

(a cure di Fausta Samaritani)

31 dicembre 2003

Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua online. www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 3 novembre 2015

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