Parole di Eleonora Duse buttate giù in fretta, a matita

La Duse scrive a Pizzetti

La Duse scrive al maestro Pizzetti:

con pena e con gioia

Ricerca di Fausta Samaritani

 

I

La ringrazio _ non so dirle quanto non so dirle come. La ringrazio tanto, e dal profondo con pena e con gioia perché ieri ho respirato in questa zona di vita, nella quale ogni pena è tanta, ogni gioia è immutabile… certo, certo, ha ben ragione di amarla la bella Jaéle. È ben più bella (non come creazione d’arte, ma come vita) ben più bella di Dèbora, poiché Jaéle non sa che l’amore.

Per un attimo ella sgombra la voce dell’anima… (posso dirle quello che sento?) … la luce dell’anima che la possiede, ma… come umilmente e dolcemente, e per affanno, e non per gioia, come interna al suo canto! Dèbora, insegue la vittoria, la ottiene per la rinunzia di sé, … certo, è più bella, ma, è perfetta e la si ammira con simpatia. Quanti cuori di donna per illuminarne uno solo! ed ecco che appena uno se ne compone dal buio di nostra vita… eccolo già fuori legge, fuori luce, al di là, e solo… come è bella, come è bella, bella, bella, e santa l’opera sua. Da ieri, ne sono consolata e tremante come d’un bene incontrato prima di morire.

La ringrazio tanto, tanto, che non so come dirglielo, né quale bene augurarle!

Eleonora Duse

Roma. Biblioteca Nazionale centrale Vittorio Emanuele. ARC 32 IV/1

Lettera scritta a matita. Sulla busta: Maestro Ildebrando Pizzetti / Via dei Serragli 109. Inedita

II

12. 1. 922

La Benedizione _ la sua potenza! Ne ringrazio con tutta l’anima la cara Olga.

Sua

Eleonora Duse

Roma. Biblioteca Nazionale centrale Vittorio Emanuele. ARC 32 IV/2

Biglietto scritto a matita. Inedito

 

III

Cari saluti _ ringrazio _ ritornerò

Roma. Biblioteca Nazionale centrale Vittorio Emanuele. ARC 32 IV/2

Biglietto da visita di Eleonora Duse. Inedito

Le parole di Eleonora Duse buttate giù in fretta, a matita, su un foglio di carta adorno di un piccolo nastro blu con una massima tratta dai Vangeli, hanno l’ansia della foga di esprimere sensazioni di fresca data che sgorgano dal profondo dell’anima commossa. La cadenza della frase possiede una sua interna musicalità, un suo ritmo, affrettato e incalzante, illuminato dal soffio continuo e leggero di parole facili e chiare, ripetute più volte: bella, bella, bella… tanto, tanto.

 

Ildebrando Pizzetti (Parma 1880-Roma 1968) Allievo di Giovanni Tebaldini, insegnò al Conservatorio di Parma e poi diresse il Teatro Regio. Nel 1908 si trasferì a Firenze, all’Istituto di Musica Cherubini, di cui divenne direttore nel 1917. Collaborò alla rivista “La Tempra”, con Prezzolini, Govoni e Rebora. Fu autore della riduzione a dramma musicale della tragedia di d’Annunzio Fedra, di cui contrasse il testo, sottolineandolo con larghi affreschi polifonici (prima alla Scala il 20 marzo 1915). Scrisse le imponenti e sonore musiche per il kolossal punico-romano Cabiria, regia di Pastrone e con le didascalie di d’Annunzio. Dal 1924 diresse il Conservatorio Verdi di Milano e dal 1936 al 1960, all’Accademia di Santa Cecilia di Roma, ebbe la cattedra di perfezionamento nella composizione e dal 1947 al 1951 la presidenza. Opere: Messa di requiem per solo coro (1922-23), influenzata dalla musica rinascimentale e barocca; musiche da camera per violino e pianoforte (1880-1968), tra cui la Sonata in la (1940), in tre tempi, con la tempestosità del pianoforte e la melanconia del violino; partiture per il lungometraggio e kolossal La Nave di Gabriellino d’Annunzio, tratto dal dramma del padre, con la celebre Danza dei sette candelabri; l’opera Fra Gherardo (1925-27), il cui libretto è tratto dalla Cronaca di Fra Salimbene da Parma; musiche per il dramma Assassinio nella cattedrale di T. S. Eliot (1957), Vanitas Vanitatum (1958). Compose le musiche di scena per la tragedia pastorale La figlia di Iorio (1953-’54) e per La Piasanelle di d’Annunzio. Per l’opera in tre atti Dèbora e Jaéle (1915-21), rappresentata alla Scala il 16 dicembre 1922, Pizzetti scrisse sia il libretto sia la musica. Una pagina corale dai toni intensamente drammatici introduce nel primo atto lapparizione della profetessa. La musica, che tanto piacque alla Duse, scava nel profondo, rivelando il nascosto sentimento dell’animo.

 

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Messaggi inediti di d'Annunzio alla Duse Letteratura e Musica

15 giugno 2004

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