Raro esempio di dizione nelle lettere della Duse

Eleonora Duse scrive a Paulo Fambri

Eleonora Duse scrive al commediografo Paulo Fambri

Una lezione di teatro e di astuzia femminile

Ricerca di Fausta Samaritani

 

Le pause, le sottolineature presenti nelle sue lettere danno una palpitante idea della sua alata recitazione. Il suo fraseggio scivola via leggero, accelerando o ritardando i tempi, in un accavallarsi di suoni a volte armonici, a volte contrastanti. Sulle lettere di Eleonora Duse si potrebbe, ancora oggi, costruire una lezione di teatro.

 

«Trieste 2 maggio 86

Dunque attendo il libro _ e la ringrazio di mantenere la promessa.

La prego mille ossequi alla Contessa Marcello [i] _ alla quale scriverò _ come di dovere _ in un’ora di pace e di libertà.

La mia salute non è come a Venezia. Questo vento, sgarbato, che regna a Trieste, mi regala la tosse.

Tanti saluti egregi Sig. Fambri _ e mi ricordi _ com’io ricordo il suo tatto cortese.

E. Duse»

 

«BEATI QUI LUGANT QUONIAM IPSI CONSOLABUNTUR

Trieste 17 Maggio 86

Mille scuse se sono in ritardo!

Ho ricevuto il copione e quanto prima le scriverò tutto quello che sento e penso in proposito.

M’abbia in memoria _ e Venezia le sorrida! La bella pace di quel paese _ chi la ritrova fra questo arruffio di carrozze?

Questo è un saluto _ non una lettera

E. Duse

* Come si scrive quella parola _ quante r – o effe...? Hum! Io non lo so!»

 

«BEATI QUI LUGANT QUONIAM IPSI CONSOLABUNTUR

Trieste 3 Giugno 86

Egregio Signor Fambri,

Le ho scritto giorni sono, un biglietto arruffato e frettoloso _ in un momento di frastuono casalingo dei più stonati. Ora le domando venia per quella stonatura.

Ho letto il suo lavoro _ e ne ho serbato un’impressione delle più gradite. C’è un ambiente, in quel lavoro _ intimo e semplice _ la parola è calda; qua e là vibrante di molta passione. Oltre tutto omogeneo allo spirito, e che sente, essenzialmente, l’aria di casa nostra. La parola è semplice _ ed esclusi tutti gli artifizi alla Sardou [ii] , l’azione e i personaggi _ seguono una linea semplicissima _ ma senza monotonia.

Io non posso dare giudizi sopra l’ingegno d’un pensatore come Lei _ o egregio Signor Fambri _ e non posso che palesare la mia impressione _ impressione intima tutta personale: _ io riesco, e perfettamente _ a escludere me, artista, che può rappresentare uno dei personaggi _ quando il dramma che leggo _ mi interessa di per sé _ per merito… complessivo (si può dire?) escludendo qualunque interesse d’artista, che amando  uno dei personaggi diventa corrier per gli altri. Dunque _ il lavoro m’è piaciuto _ e più che farne una analisi, che non me ne sento capace, le so dire una sola cosa: che l’impressione è durata in me _ e mi rimane _ come d’una lettura sana e gentile _ e forte!

Intanto le rimando il copione _ poiché domani mattina parto per la campagna _ e fino all’autunno _ al dolce autunno come dicono i poeti _ io non ritornerò al lavoro. A lei, forse, il copione abbisogna _ e vivendo in ozio _ e lontana dalla scena _ egli rimarrebbe chiuso e intatto presso di me. Qualora le condizioni, e della compagnia, e del repertorio mi concedessero in avvenire di rappresentarlo _ calcolo sulla Sua cortesia per ridarmi il manoscritto.

Va bene?

La mia salute è buona, senza essere salda _ e non desidero che questo lungo periodo di campagna.

E Venezia? Tutta la pace _ tutta la quiete _ tutta la maestà serena _ e mite delle cose belle… è in Venezia.

Le voglio così bene che mi fa male di saperla così danneggiata quest’anno!

Quando sarò alla campagna _ le farò sapere il mio preciso indirizzo poiché desidero sue notizie. Intanto con tutto l’ossequio mi firmo

E. Duse»

 

Archivio centrale dello Stato, Archivio Paulo Fambri, sc. 10. f. 4. Lettere inedite.

 

Eleonora Duse. La chiamavano la Divina. Figlia d’arte, nacque a Vigevano nel 1858 e debuttò in Dalmazia, come Cosetta ne I Miserabili. Passò nella Compagnia di Luigi Pezzana e nel 1879 fece Compagnia insieme a Giovanni Emanuel e a Giacinta Pezzana. Fu mirabile nei panni di Elettra, nell’Oreste di Alfieri. Nel 1887 interpretò la Cavalleria rusticana di Verga, poi Casa di bambole e La signora delle camelie. A Venezia, conobbe d’Annunzio. A Parigi, recitò nel Teatro la Renaissance che era la roccaforte della rivale Sarah Bernhardt. D’Annunzio le affidò il copione di Sogno di un mattino di primavera che, messo in scena nel 1897, lasciò freddi gli spettatori. Nel 1901 debuttò al Costanzi di Roma con la Francesca da Rimini di d’Annunzio. Dopo la burrascosa vita in comune con il poeta, si ritirò dalle scene, ma nel 1921 tornò al teatro con la Donna del mare di Ibsen. Morì nel 1924 di polmonite.

 

llustrazione: Eleonora Duse (v. Catalogo Mostra su d'Annunzio)

 

Paulo Fambri (Venezia 10 novembre 1827-Venezia 5 aprile 1897) Ingegnere, scrittore, deputato, ministro. Partecipò all’insurrezione di Venezia nel 1848 e collaborò a varie riviste letterarie venete. In coppia con Vittorio Salmini scrisse alcune commedie piacevoli, tra cui Un galantuomo (1855), che ebbero un facile ma effimero successo. Nel 1862 fondò a Torino, insieme a Bonghi, il giornale “La Stampa” che sostenne il trasferimento a Roma della capitale. Collaborò anche a “Il Fanfulla” e alla “Nuova Antologia”. Le sue commedie più note sono L’Aretino, colpito da censura, e Il caporale di settimana (1865).

 

Lettere di d'Annunzio Luigi Capranica scrive a Paulo Fambri Paolo Ferrari scrive a Paulo Fambri Kakemono del conte Primoli

 

31 dicembre 2002

Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana. www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato per la prima volta sul CD-Rom La Repubblica Letteraria 2002, N. 3 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, 2003

Messo in rete il 20 ottobre 2015

Aggiunta 20 0tt. 2015:

Messaggio subliminale di Eleonora Duse a chi legge, in originale, le sue lettere. A tratti può notare una inconsueta distanza tra una parola e l'altra. In alcune lettere, in mezzo a questa distanza c'è un trattino lungo. Nella trascrizione, questo spazio vuoto è stata segnalato da un trattino basso. Alcune parole sono sottolineate. La Duse ci consegna una rara e inconsueta lezione di dizione. Con il trattino ci indica il punto esatto, dove si deve prendere il respiro; con la sottolineatura ci indica il punto dove la voce deve appoggiarsi, sottolineando la parola. Altri punti dove si deve respirare sono segnati, come al solito, dalla punteggiatura. Nella mia lunga esperienza tra carte di archivio non ho mai trovato un simile esempio di scrittura. (f. s.)



[i]   Marcello, una antica e nobile casata veneziana.

[ii] Sardou Victorien (1831-1908) commediografo parigino, adorato dal pubblico e dalla critica. Sarah Bernhardt divenne, dal 1882, la più felice interprete del suo teatro. Tre lavori famosi, Fedora (1882), Tosca (1887), e Madame Sans-Gêne (1893), ritenuta il suo capolavoro, furono adattati per il teatro lirico. Di indole socievole, filantropica e bonaria, fu grande amico di Alessandro Dumas figlio.