Critiche generiche
di Vittorini al Regime ![]()
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di Fausta Samaritani
«Il sottoscritto,
Elio Vittorini, prega la S. V. Ill.ma di voler considerare quanto segue:»
Con queste parole inizia lesposto che il 6 ottobre 1936 Elio Vittorini inviò al Questore di Firenze. In copia conforme, questo esposto andò ad inaugurare il fascicolo intestato a Vittorini, negli archivi della Pubblica Sicurezza (ora depositato nellArchivio centrale dello Stato, Ministero Interno, Dir. Gen. P. S. cat. A-1, 1938, b. 55).
Continua Vittorini, nellesposto al Questore di Firenze, in cui ricostruisce con precisione gli eventi e dichiara la sua esatta posizione politica:
«Sabato
3 ottobre corrente anno il sottoscritto veniva chiamato presso lUfficio
Politico di codesta R. Questura, stanza n. 8 dove un funzionario gli faceva
notare di aver pronunciate in presenza di terze persone apprezzamenti che
potevano essere interpretati come critiche verso la politica estera attuale
del Regime.
In
effetti, il sottoscritto riconosceva di aver potuto dire che a noi fascisti
e italiani non conveniva qualificare senzaltro come fascista il movimento
degli insorti spagnoli fino a che questo non fosse ben definito nel suo contenuto
costruttivo e nelle sue relazioni con gli altri Stati, e che _ conforme alla
neutralità dichiarata dal R. Governo dItalia_ ci conveniva cautela nei
giudizi di identificazione col Fascismo, tanto più che, da parte degli insorti
spagnoli si notavano fatti, registrati dai nostri giornali come la reintegrazione
in certi privilegi della Compagnia di Gesù ecc., che in Italia si ritengono
superati dai tempi. In seguito a tanto il sottoscritto veniva invitato a firmare
un modulo di documentazione col quale risultava diffidato dal fare apprezzamenti
che potessero interpretarsi in senso contrario dalla politica del Regime.
Il sottoscritto restava fortemente sorpreso nella sua qualità di fascista,
non recente e di scrittore fascista che sin da quando ha preso la penna in
mano lha adoperata al servizio delle idee fasciste su giornali fascisti,
ed esprimeva il suo senso di allarme. Tuttavia aderiva allinvito dopo
che il funzionario lebbe cortesemente illuminato sulla natura formale
del documento destinato soltanto a giustificare la chiamata presso lUfficio.
Il
senso di allarme e di dolorosa sorpresa è però persistente ed anzi aumentato
nel sottoscritto quando alla sua mente è apparso ben chiaro che con tale documento
formale si veniva in sostanza a mettere in carta unaccusa che il suo spirito
fascista rigetta come ingiusta ed offensiva. Infatti le contestazioni specifiche
che gli sono state mosse non costituiscono argomento di fede e di legge fascista
ma materiale opinabile di punti di vista non condannati ed anzi qua e là affacciati
e sostenuti da giornali del Partito, mentre la diffida che risulta in atti
a suo carico contempla unaccusa di critiche generiche al Regime di domani
che, dimenticate le circostanze del caso, potrebbero interpretarsi a menomazione
della sua fede di fascista.
Può
darsi che a determinare il provvedimento in questione abbia concorso il fatto
che il sottoscritto si trovi in semplici rapporti di amicizia letteraria con
terzi sui quali sembra pesare una diffidenza che il sottoscritto personalmente
non ha mai avuto occasione di trovare fondata, e che pertanto ritiene alimentata
da maldicente malevolenza letteraria di quante persone nel caso attuale miranti,
magari a sabotare il progetto di una rivista letteraria e arte che da parte
di quei terzi si ha in animo di mettere in pratica. Ma tale diffusione essendo
indefinita e generica il sottoscritto suppone che non si può valersi di essa
a suffragare accuse di per se stesse generiche e indefinite quale è il contenuto
della diffida in parola.
Per
questi motivi il sottoscritto fa assegnamento nel senso di giustizia della
S. V. Ill.ma perché voglia tener conto di quanto esposto e servirsi della
presente come allegato integrativo della dichiarazione già firmata e della
pratica che lo riguarda.
Con
deferente ossequio
Elio Vittorini
Iscritto
al Partito Nazionale Fascista dallaprile 1926, cioè da quando aveva
diciassette anni essendo nato nel luglio 1908, collaboratore politico e letterario
di giornali fascisti dal gennaio 1926 _ collaboratore del Bargello
dalla fondazione su invito dellOnorevole Pavolini _ nel 1935 ha avuto
un premio di L. 2000 da S. E. Galeazzo Ciano, allora Sottosegretario alla
Stampa e Propaganda, per i suoi articoli sul Bargello _ è iscritto
ai Corsi di preparazione politica del P. N. F. _ è ammogliato e con prole.»
Questo esposto, come abbiano detto, fu poi inviato in copia a Roma, alla Direzione Generale della P. S., Divisione Affari Generali e Riservati, accompagnato da una memoria del Prefetto di Firenze che aveva come oggetto:
«VITTORINI
Elio di Sebastiano e di Scadurra Lucia, nato a Siracusa il 29/7/1908, qui
residente, pubblicista, collaboratore del Bargello»
Il Questore di Firenze non si era affatto commosso di fronte alle garbate proteste di Vittorini e ne aveva respinto il ricorso: era convinto che si trattasse di un soggetto da tenere sotto osservazione, ma senza dare tropo nellocchio e con molte cautele. Il caso rimbalzò dunque sul tavolo del Prefetto di Firenze che mise al corrente Roma. Questo è il testo della memoria raccomandata e riservata, scritta dal Prefetto il 21 novembre 1936:
«Il
3 ottobre u/s il pubblicista VITTORINI Elio veniva diffidato dalla locale
Questura ad abbandonare latteggiamento assunto da qualche tempo, atteggiamento
che si concretizzava in critiche ed apprezzamenti sfavorevoli al Regime, specie
per quanto si riferiva alla presa di posizione del Governo italiano nel conflitto
spagnuolo.
Il
provvedimento di cui sopra era stato motivato, oltre che da notizie fiduciarie
pervenute dalla locale Federazione, anche da accertamenti diretti che confermavano
la fondatezza dellaccuse mosse al Vittorini.
Gli
veniva, infatti, addebitato di essersi espresso nel caffè Giubbe Rosse di
questa città, locale centrale e frequentato da numerosi clienti (alcuni di
dubbia fede politica), con apprezzamenti nettamente contrari al Regime.
Il
Vittorini in data 6 ottobre faceva pervenire alla Questura un esposto avverso
al provvedimento adottato nei suoi confronti, esposto analogo a quello fatto
pervenire a cotesto On/le Ministero.
Il
Vittorini, come rilevasi nellesposto, ammette implicitamente, oltre che di
essersi intrattenuto nellargomento di attualità, il conflitto spagnuolo,
anche di aver criticato latteggiamento del Governo Italiano nei confronti
del conflitto stesso quando dichiara di aver manifestato il suo punto di vista
dicendo che: «a noi Italiani e Fascisti, non conveniva qualificare fascista
il movimento degli insorti spagnoli» che «ci conveniva cautela nei
giudizi di identificazione col Fascismo.»
Oltre
a ciò, risulta, poi, chiara la ammissione degli addebiti quando egli parla,
nel suo esposto, di «contestazioni specifiche», le quali, a suo dire, «non
costituiscono argomento di fede o di legge fascista, ma materia opinabile
di punti di vista non condannati», ammettendo con ciò di essersi espresso
non in termini del tutto favorevoli allindirizzo politico del Governo Italiano.
La
locale Questura, pertanto, non riteneva di accogliere il reclamo presentato
dal Vittorini, anche in considerazione che simili discorsi di critica avversa
al Regime erano stati tenuti in pubblico esercizio in presenza di altre persone
di levatura intellettuale e di cultura inferiore al Vittorini, e che potevano
interpretarli come deleteria forma di propaganda antifascista.
Il
Vittorini, al cui nome non si rilevano precedenti politici sfavorevoli, è
iscritto al P. N. F. dal 1926. Risiede in questa città dal 1932; già collaboratore
del Bargello, e correttore di bozze de La Nazione, attualmente è traduttore
per la casa Mondadori.
Premesso
quanto sopra, nel restituire lesposto, questUfficio ritiene che sia da mantenere
il provvedimento adottato nei confronti del Vittorini, nei cui confronti viene
esercitata cauta vigilanza.
Il Prefetto
Morganti»
Un folto gruppo di amici letterati si vedevano al caffè fiorentino delle Giubbe Rosse. Tra questi cerano Palazzeschi, Montale, Landolfi, Papini, Soffici. Questo luogo di ritrovo era un crogiolo di spiriti anche molti diversi fra loro.
A Firenze Vittorini prese contatto con gli ambienti della rivista Solariae pubblicò nel 1931 un libro di racconti intitolato Piccola borghesia. Autodidatta, imparò linglese e tradusse William Faulkner, John Steinbeck, Caldwell. Era affascinato dalla mitica figura di Robinson Crusoe, leroe che sapeva di salmastro, che voleva navigare e vedere il mondo, che non aveva paura di naufragare. Da posizioni moderatamente critiche al Fascismo Vittorini spostò le sue simpatie verso il socialismo.
Nel fascicolo della P. S. intestato a Vittorini cè anche un appunto riservato del 3 novembre 1938, trasmesso dalla Polizia Politica. Il testo è questo:
«Con
preghiera di farne uso molto discreto si trasmette copia di un elenco
pervenuto dal nostro servizio fiduciario allestero, di indirizzi annotati
a suo tempo dal defunto Carlo morto Rosselli, ai quali si ritiene che il Rosselli
facesse inviare stampa di natura antifascista e, forse i noti quaderni di
g. e l.[Giustizia e Libertà].»
Nellelenco pervenuto, ho notato questi nomi:
Bonaventura Tecchi, Orio Vergani, Elio Vittorini, Cesare Zavattini, Enrico Terracini, Sibilla Aleramo, Corrado Alvaro, Riccardo Bacchelli, Arrigo Benedetti, Ugo Betti, Vitaliano Brancati, Emilio Cecchi, Giovanni Comisso, Gianfranco Contini, Enrico DallOglio, Giacomo Debenedetti, Enrico Emanuelli ed altri.
La protesta, ancorché garbata, si allargava.
Alberto Moravia. Documenti
25
settembre 2002
La
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