La Storia di Elsa Morante2001

Un romanzo, un film

di Tiziana Jacoponi


Nel 1974 esce, presso le edizioni tascabili Einaudi, il romanzo La Storia di Elsa Morante ed è un clamoroso successo letterario, paragonabile a quello avuto anni prima dal Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Da ambedue i romanzi è realizzata la versione cinematografica che, nel caso del Gattopardo conferma il successo letterario, nel caso della Storia si rivela un vero e proprio insuccesso.
Del film La Storia, uscito nel 1985, esistono due versioni: una per la televisione della durata di 240 minuti circa ed una per il cinema della durata di 153 minuti.
Chi è il regista del film? È Luigi Comencini, lo specialista dei bambini che esordisce nel 1946 con il lungometraggio Bambini in città. Tra i suoi film più celebri, dedicati all'infanzia, ricordiamo Incompreso (1967), Vita, infanzia e adolescenza di Giacomo Casanova veneziano (1969), i due indimenticabili adattamenti televisivi di Pinocchio (1971) e di Cuore (1983), tratti da due testi fondamentali dedicati all'infanzia e ai suoi problemi.

Per Comencini il protagonista del film è il bambino, il suo sguardo di regista è quello del bambino, non c'è quindi da stupirsi se questo regista si sia interessato alla Storia che, secondo Manacorda è il racconto di

 

una famigliola romana composta da una donna che non era mai riuscita a crescere del tutto, un ragazzotto, un bambino e un paio di cani

Questo romanzo, ambientato a Roma nel periodo della seconda Guerra mondiale, narra le vicende di Ida, la madre di origine ebrea, di Nino il figlio maggiore e di Useppe, il figlio della violenza subita da Nina ad opera di un soldato tedesco.

Per Luigi Comencini l'interprete principale è Useppe, il piccolo protagonista del libro, al punto che pur di avere l'attore-bambino giusto, Comencini ha tradito un elemento essenziale del romanzo. 

 

I capelli del neonato, tutti a ciuffetti, che parevano piume, erano neri. Ma come lasciò vedere un poco degli occhi, Ida riconobbe quel colore turchino del suo scandalo. Il loro colore assolutamente riproduceva quell'altro turchino che non pareva nato dalla terra ma dal mare.

Il protagonista del film non ha gli occhi azzurri. Comencini ha selezionato migliaia di ragazzi e ha scelto il protagonista, moro e con gli occhi scuri perché, come Useppe, voleva sempre sapere “perché”: ed è questo il primo di una lunga serie di quelli che chiameremo “tradimenti” che Comencini opera, rispetto al testo.
Il regista ha sacrificato la prima parte del romanzo. Nella versione cinematografica del 1985, presentata fuori concorso a Venezia, manca l'accenno all'infanzia di Ida, è abbreviato il ritratto di Nino, l'altro figlio di Ida, il suo rapporto con gli amici, il fratello e con Blitz, il cane che è tra le prime parole pronunciate da Useppe:


Ida era Mà, Nino era Ino oppure aè e Blitz era i.


Comencini è un tenero, effettua una metonimia, vede gli avvenimenti con gli occhi di Useppe, non con quelli del narratore. C'è un soffermarsi sui momenti più felici della trilogia Ida-Nino-Useppe.
Useppe vive come un piccolo recluso all'inizio del romanzo. Nella seconda parte, periodo dello sfollamento dopo il bombardamento di San Lorenzo, si apre alla socializzazione:

L’esistenza promiscua in quell'unico stanzone, che fu per Ida un supplizio quotidiano, per Useppe fu tutta una baldoria. La sua minuscola vita era stata sempre (salvo che nelle felicissime notti degli allarmi) solitaria e isolata, e adesso, gli era capitata la fortuna sublime di ritrovarsi giorno e notte in compagnia.

Ed è questa la visione che abbiamo nel film, in cui mancano il miserabilismo, lo squallore e la desolazione presenti in maniera quasi ossessiva nel romanzo, in cui al degrado esterno appartiene un degrado interno dei personaggi. Nel testo Useppe è sempre mal vestito o vestito di stracci, è sempre sporco e trasandato, ma ciò nonostante


non s'era mai vista una creatura più allegra di lui.

Nello stanzone, al momento dei pasti, non vi è nessuna intimità, ognuno mangia per suo conto; nel film, al contrario, si vede la vita in comune, quasi gioiosa nonostante il momento storico terribile_ siamo nel 1943.

In questa parte del film il regista ha ben centrato e messo in evidenza un'altra delle caratteristiche del romanzo: la Macrostoria, o Storia con la “S” maiuscola, che precede ogni capitolo del libro, è resa nel film attraverso filmati d'epoca in bianco nero, manifesti del periodo ma anche con il soffermarsi su alcuni avvenimenti della seconda parte del romanzo. Largo respiro è dato all'episodio della Stazione Tiburtina, al momento della deportazione degli ebrei; l'armistizio è ripreso come momento di gioia, alcuni buttano giù il busto di Mussolini dopo l'annuncio per radio dell'avvenimento. Nel personaggio di Carlo Vivaldi, che rappresenta l'intellettuale, fautore dell'anarchia e della libertà, sono evidenziate solo le caratteristiche positive. Ne è taciuto l'aspetto ombroso e scontroso del carattere, non è messo in evidenza il rapporto particolare che la gatta Rosella ha con lui né la sua diffidenza verso gli altri. Uno dei “tradimenti” più grandi è dato dalla rappresentazione dell'arrivo degli Americani a Roma. Nel film, Useppe li vede arrivare, alza le mani come un prigioniero. Nella scena seguente, una grande festa alla francese. Nel testo invece: 


La sera del 4 Giugno, per la mancanza della luce elettrica, si coricarono presto. Il Testaccio era calmo sotto la luce lunare. E nella notte, gli Alleati entrarono a Roma. D'improvviso, si levò un gran clamore per le strade come fosse Capodanno.

Il film procede dopo secondo il romanzo con un finale “mostruoso”: assenza di sonoro. I vicini, i carabinieri, di fronte alla porta chiusa, esecuzione in silenzio di Bella, il cane, quarto protagonista del film, inquadratura finale sulla madre invecchiata e stanca e su Useppe morto. Finale mostruoso perché lo spettatore, contrariamente al lettore, capisce soltanto alla fine la malattia di Useppe. Nella scena a scuola, quando Useppe si strappa i capelli e li strappa alla maestra, o nell'episodio dell'elettroencefalogramma, e nella scena in riva al Tevere, in cui Useppe accompagnato da Bella si fa la pipi addosso_ che è uno dei segni dell'epilessia_ il lettore è consapevole della malattia, perché già la madre ne aveva sofferto da piccola.
Il personaggio più penalizzato nel film è Nino, il primo figlio di Ida, nato dal suo matrimonio conclusosi prematuramente per la morte del marito. Non sono sottolineate, come nel romanzo, la baldanza, l'impertinenza, l'ansia di vivere di questo giovane adolescente. E’ l'unico dei protagonisti a possedere voglia di cambiare, rischiare, osare: ha bisogno di amore, è in continua e costante ricerca di donne. Non è dato nel film il giusto rilievo con cui Nino spesso cambia “bandiera”, scegliendo il partito vincente al momento giusto: da fascista, a partigiano, a contrabbandiere, adattandosi con estrema facilità e flessibilità a questi mutamenti di rotta che in altri personaggi_ secondo Davide Segre_ provocano lacerazioni interiori o scelte difficili. Muore in modo tragico e la sua fine aziona lo scatenarsi della tragedia interiore di Useppe, di cui il lettore è avvertito sin dall'inizio, e della pazzia di Ida.
La madre rappresenta il tradimento più evidente, rispetto al romanzo: siamo di fronte a due personaggi diversi, che a parte il nome, non hanno nulla in comune. Secondo Elsa Morante, Ida

Di età, aveva trentasette anni compiuti, e davvero non cercava di sembrare meno anziana. Il suo corpo piuttosto denutrito, e informe nella struttura, il petto sfiorito e dalla parte inferiore malamente ingrossata, era coperto alla meglio di un cappottino marrone da vecchia, con un collettino di pelliccia assai consunto, e una fodera grigiastra che mostrava gli orli stracciati fuori dalle maniche. Portava anche un cappello, fissato con un paio di spilloncini da merceria. I suoi ricci crespi e nerissimi incominciavano a incanutire; ma l'età aveva lasciato stranamente incolume la sua faccia tonda, dalle labbra sporgenti, che pareva la faccia di una bambina sciupatella.


Non rappresenta una donna piacevole e attraente, anzi, il suo contrario. Comencini, già nella scelta dell'attrice Claudia Cardinale (attraverso un'ennesima metonimia, probabilmente perché vedendo con gli occhi di Useppe, la mamma è così nella sua immaginazione), rivela la volontà di tradire il testo. Per quanti sforzi abbiano fatto i truccatori e la stessa Cardinale, questa Ida, se non nel colore del cappotto e nel tipo di andatura e nelle inquadrature finali, non assomiglia affatto alla descrizione di Elsa Morante. Comencini, nella scena dello stupro, mostra in primo piano le cosce tonde e ben tornite della Cardinale che non hanno niente a che vedere con la protagonista del romanzo. Nel film Ida, oltre ad essere troppo bella è troppo serena, troppo materna, troppo sorridente. Nel romanzo, Ida è descritta come donna fisicamente poco piacente, è una persona tesa, impaurita, oggetto di derisione, ossessionata dall'ebraicità e dalla sopravvivenza. Per sfuggire a questa realtà che le pesa, come un coperchio (Baudelaire) cerca rifugio nel sonno e nei sogni che dapprima sono i suoi compagni e poi diventano i suoi persecutori. Come madre è assente, distante, non capisce Nino, lascia sempre Useppe solo, non lo rassicura, non ha tempo per farlo. La quotidianità la schiaccia, anche perché Ida non conosce e non ha conosciuto l'amore_ non sa cosa sia_ vive la maternità quasi con senso di colpa, pensa che l'esistenza consista solo nel rispettare ed onorare certi doveri e obblighi che la società impone. Questa caratteristica di Ida è presente anche in altri personaggi della Morante, in cui l'universo femminile è diviso in due e amore e passione sono visti come momento di sogno, destinato a non durare e a infrangersi nella realtà.
Luigi Comencini non ha saputo rendere la dimensione allo stesso tempo “universale” e “quotidiana” di questa storia con la “s” minuscola di Ida, Nino, Useppe, nell'ambito della Storia con la “S” maiuscola. E’ stato comunque un atto coraggioso decidere di adattare una mole, come La Storia, anche se purtroppo il risultato è deludente.


Tiziana Jacoponi

5 settembre 2001

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it

top