Scene burlesche e galanti serenate

Théâtre italien di Evaristo Gherardi

Le Théâtre italien di Evaristo Gherardi 2105
di Fausta Samaritani

Le Théâtre italien, ou Le recueil général de toutes les scenes françoises qui ont eté joüées sur le Théâtre-Italien de l’Hostel de Bourgogne, fu pubblicato a Parigi nel 1694. Nel 1700 ne fu edita la versione aumentata e definitiva, distribuita in 6 volumi in cui erano compresi 55 testi del repertorio del Théâtre italien, alcuni con musica e relativo spartito. Questa raccolta teatrale, ricca collezione di commedie recitate a Parigi dal 1682 al 1697 (più una non rappresentata), era opera di Evaristo Gherardi, il famoso Arlecchino che si esibiva all’Hôtel de Bourgogne. Una sola pièce, intitolata Le Retour de la foire de Bezons e messa in scena nel 1695, era di Gherardi. Gli altri Autori erano quasi tutti francesi: tra loro, il magistrato Anne Mauduit de Fatouville, Charles Rivière Dufresny (1657-1724), Eustaque Le Noble, Jean-François Regnard (1655-1709), Delosne de Montchesnay, Houdar de La Motte, Brugière de Borante, Boisfranc (o Boffrand), Jean de Palaprat. Non erano scenari o canovacci, con poche battute e uno schema sommario di azione teatrale; ma testi completi di battute e con elementi di scenografia e di regia. Le illustrazioni comprendevano un ritratto di Gherardi, inciso da Edelinck d’après Vivien, un bandeau en tête a ogni commedia inciso da Le Paultre, planches di musica avec leur basse-continue chiffrée. 37 commedie avevano una parte musicale. Evaristo Gherardi firmava un Avertissement qu’il faut lire, in cui rivendicava la satire fine et délicate, la connaissance parfaite des moeurs du siècle. I comici italiani emigrati avevano trovato fortuna a Parigi, dove la provenienza d’Oltralpe serviva a indicare un genere teatrale preciso. In un primo tempo recitarono in Italiano, poi in un curioso Francese, talvolta mescolato all’Italiano e alle Lingue e ai dialetti italiani, con notevoli effetti comici. In Francia, le dizioni consuete “Commedia dell’Arte” e “Rappresentazione all’improvviso” erano mutate in Pièce italienne.

Des buffons incomparables - così erano visti i teatranti italiani da molti intellettuali francesi. Samuel Chappuzeau scriveva nel 1674: Tâchent principalement de satisfaire les sens. Rimproverava ai commedianti italiani di non istruire, di dispensare gioia e divertimento ma non arte. Fantasia senza briglie, ma nessuna morale, nessuna decenza. I Comédiens italiens dell’Ancien Théâtre italien recitarono a Parigi fino al 1697, quando furono banditi dalla Francia per offese a Luigi XIV o, più verosimilmente, per una satira contro Madame de Maintenon, sposa segreta del Re. Nel 1716 il Reggente riaprì l'Hôtel de Bourgogne e chiamò a Parigi la Compagnia italiana di Luigi Riccoboni, in arte Lelio; ma il repertorio non era più lo stesso.

Gérard Edelinck, Evaristo Gherardi
Evaristo Gherardi era figlio di Giovanni (nato a Spoleto) e di Leonarda Galli, attori girovaghi. Il loro carro si fermò a Prato dove, l’11 novembre 1663 nacque il loro ultimogenito, Evaristo. Giovanni Gherardi era uno Zanni musicante, noto come Flautino, per la rara capacità di imitare con la bocca diversi strumenti musicali. Evaristo seguì a Parigi i genitori. Dopo la morte di Giovanni, nel 1683, Leonarda con i tre figli maggiori tornò in Italia. Evaristo restò a Parigi, e completò gli studi di filosofia presso il collegio di La Marche.  Debuttò all’Hôtel de Bourgogne il 1° ottobre 1689, nella pièce di Jean-François Regnard Le divorce, nei panni di Arlecchino. Sostituiva, forse per espressa richiesta del Re, il compianto Giuseppe Domenico Biancolelli, detto Dominique (1646-1688), che era arrivato a Parigi nel 1659 e aveva recitato - con scarso successo - la stessa pièce, il 17 marzo 1688. Dominique aveva un figlio, Pier Francesco. Era un agile acrobata, ma non poté sostituire suo padre, perché era diventato troppo grasso per interpretare Arlecchino.
Evaristo Gherardi non era un dilettante, ma un uomo colto che aspirava a nobilitarsi come artista e come Autore teatrale. Nel 1695 Angelo Costantini (1654-1729) diede alle stampe a Parigi de La vie de Scaramouche, storia romanzata del celebre attore Tiberio Fiorilli che aveva meritato le lodi di Racine. Ma Gherardi rivendicò la paternità del testo.

Per la pubblicazione di Le Théâtre italien, Gherardi fu sommerso da critiche da parte degli attori della sua stessa Compagnia. Sette attori insistevano perché la prima edizione di Le Théâtre Italien fosse distrutta: erano Costantino, Giovanni Battista e Angelo Costantini, Giuseppe Geratoni, Giuseppe Tortoriti, Michelangelo Fracanzani e Angelica Toscano. Contestavano l’eccessiva presenza di Arlecchino, rispetto a altre maschere e personaggi e l’inclusione, all’interno della collezione, di testi di cui non era dichiarata la paternità. Sembra inoltre che Gherardi abbia escluso ruoli coperti da attori che recitavano prevalentemente in Italiano. A causa di infocate polemiche all’interno della Compagnia, per ordine di Luigi XIV il 13 maggio 1697 il Théâtre Italien all’Hôtel de Bourgogne fu chiuso. Si spegneva un faro della cultura teatrale barocca e la possibilità di lavoro per gli attori italiani era compromessa in Francia. Gherardi era cittadino toscano, quindi straniero, ma rimase a Parigi perché aveva sposato una donna francese. Il 31 agosto 1700 si recò a Versailles, per donare una copia della nuova e definitiva edizione della sua opera al Delfino. La stessa sera morì, forse per i postumi di una brutta caduta - forse provocata - durante uno spettacolo privato a Saint-Maur. Correva la voce che fosse stato assassinato. I suoi averi furono confiscati dal Re e donati a Louis Bontemps, un valletto. Gherardi lasciava due figli piccoli: Florentin Hyacinte, nato il 5 febbraio 1689 dalla relazione con Marie Madeleine Poignand, e Jean-Baptiste, nato nel 1696 dal matrimonio con Élisabette Danneret, detta Babet-la-chanteuse. Il figlio minore divenne un famoso ballerino.

La cacciata della Compagnia dei comici italiani, e soprattutto la morte improvvisa di Gherardi - che aveva molti nemici - ebbero come conseguenza immediata il consolidarsi a Parigi di un teatro delle maschere in Francese, popolare e autoctono, caratterizzato dal plagio sfacciato delle conquiste scenografiche e dei testi messi in scena all’Hôtel de Bourgogne. I Forains, cioè gli attori francesi che si esibivano durante le Fiere stagionali, si dichiararono eredi dei Comédiens italiens du Roi; di fatto nei loro spettacoli, di chiara derivazione italiana, essi puntavano più sul gesto che sul testo. Sembra che i loro scenari non si siano conservati. Gli attori italiani vendettero a caro prezzo centinaia di copie di Le Théâtre-Italien che Gherardi aveva loro donato. Alcuni Autori avevano lavorato gratis per la Compagnia.

In ricordo di Gherardi, l’editore parigino Jean Musier pubblicò nel 1701 La pompe funèbre d’Arlequin. I sei volumi di Le Théâtre italien si diffusero prima in Francia, poi in Europa, grazie a numerose ristampe, non autorizzate: diciotto edizioni, dal 1694 al 1741. Le Théâtre Italien è, dopo gli Scenarj di Flaminio Scala, la più importante raccolta per la storia della Commedia dell’Arte. Gherardi francesizzò la sua Compagnia, anche nei ruoli, sopprimendo Pulcinella, Pantalone e il Capitano. Il rude e bergamasco Zanni della Commedia dell’Arte delle origini fu bandito. Ne presero il posto cinque Zanni, ognuno con il suo particolare carattere: Scaramouche, Pasquariello, Pierrot, Mezzettino e Arlecchino. Nel teatro di Gherardi, tra i tipi fissi c’erano Ottavio (o Cinzio) eterno innamorato, il Dottore pedante, Colombina vivace, Isabella la raffinata. Angelo Costantini era Mezzetino, il furbo valletto di sua invenzione; Françoise Biancolelli copriva il ruolo di Isabella e sua sorella minore Catherine quello di Colombina; Giuseppe Geratoni era Pierrot; Giuseppe Tortoriti si esibiva come Pasquariello e Scaramouche, Angelica Toscano come Marietta.

Arlequin Lingere du Palais

Tra realismo sociale e parodia misero alla berlina la stupidità delle cocottes, l’avarizia dei banchieri, la furbizia dei ciarlatani, l’ignoranza dei medici. In Isabelle médecin Arlecchino e Isabella, falsi medici, al capezzale di un giovane malato d’amore prescrivono il rimedio classico: recipe matrimoniorum. Latino storpiato, nelle ricette mediche e nelle battute giuridiche. La natura di una misteriosa alchimia linguistica italo-francese ha dato vita a curiosi giochi di parole, a lazzi ingegnosi. Fino al 1680 la Compagnia recitò in Italiano mescolato a dialetti e a Lingue italiane; poi aggiunse ampie parti in Francese, in una curiosa mescolanza linguistica. L’editto reale del 1684, in 14 articoli, noto come Règlement del la Dauphine, fissava in 12 il numero complessivo degli attori e attrici dei Comédiens italiens du Roi e permetteva loro di recitare commedie anche interamente in Francese, con buona pace degli attori francesi che temevano la concorrenza degli italiani. Dominique Biancolelli era nelle grazie di Luigi XIV e in quel momento Gherardi attendeva tra le quinte il suo turno. Dal 1692 all’Hôtel de Bourgogne si recitò in Francese e l’Italiano, con ingegnosi neologismi e con forme dialettali e locali ampiamente storpiate, fu relegato a elemento accessorio. Esempio: termini come imbriacare, desimbriacare, indiavolatissima, arlecchinizata (lo diventa Colombina, quando sposa Arlecchino).

Espressioni volgari, tratte dal linguaggio popolare. Nella commedia Arlequin empereur dans la lune, Il Dottore risponde a Pierrot, senza troppi complimenti: “Che impertinente! Si tu avois tant soit peu d’entendement, j’entrerois en raison avec toi: ma tu sei una bestia, un ignorante, un animale che non sa dove s’habbia la testa, se non se la tocca; e però chiudi la bocca et tais-toi encore une fois, tu fera mieux.
In Arlequin Phaéton, commedia di Palaprat, Phaéton si lamenta: “Ho un fuoco dentro le budella che credo che Plutone con tutti i marmittoni dell’inferno facciano la cucina nel mio ventre. Que j’ai le gosier [gola] sec! Et personne n’a la carité de m’offrir un verre de vin pour l’humecter.

Gli attori furono costretti a imparare a memoria un testo scritto da un Autore e l’improvvisazione restò nel gesto e in poche scene, riassunte sotto forma di scenario e prive di dialogo. In Colombine avocat pour et contre Colombina e Pasquariello tra loro si esprimono in Italiano. Colombina: “Dimmi, non sai tu parlare qualche linguaggio straniero?” Pasquariello: “Si, so parlar francese, spagnolo, provenzale e franco.” In Pasquin et Marforio Pasquino dice: “Partito di Roma à coup de pieds au cul, sono venuto trenando la savate [trascinando la ciabatta], d’hôtellerie en hôtellerie”. In Arlequin Misantrope, Arlecchino declama questi quattro versi a rima incrociata:

Quand io eri pichotto,
Boulié pas far l’amour,
Arò que somi grandotto,
Boudrié le fa toujour.

E il personaggio Le Masson canta, in Italiano:

Miei sospiri amorosi
Brillatemi in sen:
Amor vuol ch’io posi
In braccio al mio ben.

La maggior parte delle canzoni era in Francese, alcune in Italiano. Stornelli d’amore, ma anche canti di venditori ambulanti. Al II Atto della commedia Les Bains de la porte Saint Bernard di Boisfranc, messa in scena il 12 luglio 1696 all’Hôtel de Bourgogne, c’è questa canzone:

Costanza, o mio amore,
Amor mi predice
che sarà felice
il nostro dolore.
Donzella che niega,
E mostra rigore,
Ben spesso si piega,
E cangia d’humore.

Ne La Foire Saint Germain si ode una Chanteuse:

Bellezze, voi siete tiranne de’ cuori;
Col crine legate,
Col guardo ferite;
Ma troppo spietate,
Vibrate gli ardori:
Bellezze, voi siete tiranne de’ cuori.

Ne La Fontaine de sapience canta la Bergère:

Amanti, ci vuole costanza in amore,
Amando,
Penando,
Si speri, si, si:
Che basta solo un dì
Un’hor’, un momento;
Per render contento
Un misero cor.

Lo spettatore assisteva a mirabolanti invenzioni scenotecniche. Non sterile imitazione del repertorio italiano quindi, ma danze, visioni, cavalcate, quadri plastici, travestimenti e mascherate, esotismo fantasioso, novità linguistiche ardite. Scene burlesche e galanti serenate. Bastonate a vuoto, azioni in notturno, falsi suicidi. Nel vertiginoso gioco dei lazzi, secondo il gusto carico e capriccioso della civiltà barocca, una parte sostanziale era riservata alle robbe, cioè agli oggetti scenici: specchi, tappeti, ritratti, piumaggi e tanta cartapesta dorata e argentata. Il teatro all’improvviso era nato nelle piazze, quindi attingeva all’ambiente popolare elementi ignoti alla tradizione drammatica colta: contrasti, riconoscimenti improvvisi, equivoci, inganni, burle, pirotecniche invenzioni. Nascono nuovi termini teatrali, come cantonade, che è l’angolo del teatro da cui si esibisce un attore (per Gherardi significa aile, coîn, côté du théâtre; mentre lazzi ha per lui il significato di tour, jeu italien).
Nel Théâtre-Italien di Gherardi ci sono ingenue coloriture e storpiature di temi cavati dalla Mitologia greca, dalle Metamorfosi di Ovidio, dal petrarchismo più molle; appaiono avvenenti cantanti travestite da pagoda, Ottavio e Arlecchino che si affacciano da un enorme globo terrestre, Arlecchino-Tritone scortato da Naiadi e da pesci canterini, Arlecchino che esce da un libro del Dottore, Arlecchino-Mercurio che vola sull’aquila di Giove. Qui, ci spiega il perché:

ARLEQUIN “Helas! Seigneur Jupiter, mes aîles ne peuvent plus me servir, perché passando per una strada una servanta m'a vuidé un pôt de chambre desus, et me les a tellement moulliées, que se non fossi tombé per bonhor sur un tâs de fumier, Mercurio si saria rotto il collo.”

Burlesco mitologico, in cerca di risata grassa. Tâs de fumier significa mucchio di letame e pôt de chambre è il vaso da notte. In Arlequin Mercure galant il protagonista è dunque sull’Olimpo, dove c’è bisogno in tutta fretta di una fiala di Orviétan, rimedio insuperabile contro i veleni (lo conosceva anche Donna Prassede, personaggio de I promessi sposi). Il rimedio serve a curare Marte che, inseguendo con la spada in pugno Vulcano, si è perduto nello Zodiaco e è entrato nella costellazione dello Scorpione che lo ha punto. Arlecchino è qui in uno spazio fiabesco, alla ricerca di insolite avventure. Ecco la famosa tirata di Arlecchino, di fronte a Giove:

Jason

ARLEQUIN descendant de dessur son âne, et s’avancant vers Jupiter. “Vrayment, vrayment, il est arrivé bien du fracas là-haut depuis que vous en estes sorti. Vulcano, come Vosignoria sà, é malizioso come un diavolo. Il s’est avisé de faire des filets per attrapar Marte con Venere; e con questa scusa promenandosi nel Zodiaco, il s’est approché du Signe des Poissons, et avec son filet les a pris, et les est allé vendre à la Halle à une Poissonniere. Marte che hà visto sta furberia, a tira la spada, et a couru aprés Vulcain. Mais par malheur en passant il a marché sur le Scorpion, qui l’a d’abord piqué à la jambe, che gli è diventa grossa come la testa; e come l’hà paura ch’el poison non penetra, el m’ho ordina de luy acheter une boëte d’orvietan, et de la luy porter. Altra Commission. La Luna est dans un emportement terrible. Elle dit un million de choses qui n’ont aucune suite, et j’apprehende qu’à la fin la Lune ne devienne lunatique. L’è in colera contro gli Astronomi, parce qu’ils ont dit qu’elle avoit de taches au visage. La se picca di beltà, et cela ne luy fait pas plaisir. La m’hà pregà de luy faire en aller ses taches. J’ay resolu de luy mener cinq ou six des plus habiles Dégraisseurs de Paris, qui en fort peu de temps les luy ôteront à coup seur. Saturno est enrhumé; el m’hà dit d’andar nella rua della Huchetta per comprarghe del sirop de Capillaires, per madurar il suo rumo. Bacco é cosi imbriag, che bisogna che ghe porta una botta d’oignons, per far de la supa à l’yvrogne, per disimbriacarlo. L’è arrivad in Ciel una Cometa che hà una coda de deux cent lieues de long, et elle prétend que je lui serve de laquais, et que je la luy porte. Je luy ay répondu que je ne pouvois pas faire cela, parce que si je luy portois la queue; quand Madame la Comete arriveroit au logis pour dîner, j’aurois encore deux cent lieues à faire, et je n’arriverois jamais assez-tôt pour manger.”

Sul palcoscenico si usavano vari strumenti musicali, come violoncello, chitarrone, tamburo e tamburello, trombetta, flauto, e il violino tascabile dei maestri di danza. Si cantava anche sull'aria di Sur le pont d’Avignon e di Réveillez-vous belle endormie. A 35 canzonette popolari, vaudevilles e arie da Opera, il cui timbre (o melodia) era facile da ricordare, si misero nuove parole, a volte con effetti grotteschi. Tra i compositori delle nuove arie: Philbert, M. de Masse, Paolo Lorenzani. Nelle 55 commedie sono segnalati 340 interventi musicali: serenate, mascherate, cerimonie burlesche, arie cantate da ciarlatani in piazza.

Ne Les Originaux ou L’italien di D.L.M. (Houdar Lamotte?) un concerto di violini accompagna le quattro parti del mondo che danzano un grazioso minuetto intorno al globo terrestre; ne Les Aventures aux Champs-Élisées di L.C.D.V. (Mongin?) Proserpina muta in capro, poi in sagittario, infine in toro, e Caronte trasforma Arlecchino in falco e il Dottore in capro; ne La Fausse coquette di Domenico Biancolelli, Arlecchino presenta a Prudenzio paraventi dipinti, le cui figure prendono vita e una si libera dalla tela e aggredisce Prudenzio, per derubarlo, sparando un colpo di pistola: il gesto improvviso del ladro deve destare sorpresa, meraviglia; ne Les Fées ou Le Conte de ma mère l’oye di Charles Rivière Dufresny e Biancolelli, Arlecchino trasforma una pendola in ninfa, una chiocciola in pastore, una farfalla in vecchio, una lanterna in dama.

Prendono vita animali fantastici come la Chimera e animali esotici come le scimmie, di cui gli attori riproducono le smorfie. Arlecchino e Mezzettino erano funamboli, capaci di salti arditi e di festose capriole, quindi erano attori completi, cantori e imitatori. Agilità e souplesse. Ma il nome della maschera finiva per offuscare quello reale dell’interprete. L’eloquenza del corpo non era una novità: ne aveva parlato Cicerone che raccomandava che il gesto esterno dell’oratore esprimesse le passioni interne. Ne La Fausse coquette di Biancolelli, Arlecchino riproduce con la bocca il suono del flauto, Pascariello del violino e Mezzettino della tromba, improvvisando un concerto chiassoso e stonato. Tutto il corpo doveva essere espressivo, nella riproduzione dello strumento musicale. Sembra che sia stata proprio questa commedia a indispettire Madame de Maintenon. Nessun dubbio sul significato del termine coquette: Pasquariello vuole maritarsi e canta:

Jo vorrei ben, Madama
Esposar Olivetta, ta, ta, ta,
Ma quando sarà ma fama,
Sarà-t-ella coquetta?
Par la merci, ci, ci, ci de mon ama
Je lui casseray bien la testa.

Dalla parodia mitologica alla satira sociale, nel gioco delle maschere, in un continuo Carnevale, felici di scimmiottare l’Opéra e perfino Molière, Racine, Corneille. Parodiato anche il musicista Lully e la sua comédie-ballet. I rapporti tra i Comédiens italiens du Roi e Molière erano pessimi; ma tra questi due mondi erano evidenti le contaminazioni. La troupe italiana di Locatelli era stata costretta a dividere con Molière il teatro del Palais-Royal. Nel 1680 il Re raggruppò tutti gli attori francesi nella Comédie-Française e offrì alla Compagnia italiana di Biancolelli l’Hôtel de Bourgogne.

Nella commedia Le Départ des comédiens di Charles Rivière Dufresny, Arlecchino dichiara di non saper cantare. Gli risponde Pasquariello: “Bon! Et en faut-il sçavoir pour chanter à l’Opéra? Nous ne le sçavon non plus, nous autres.” Le Théâtre italien annunciava l’Opéra comique che esplose a metà Settecento. A Parigi arrivò poi Goldoni che spurgò la Commedia dell’Arte degli elementi barocchi, grotteschi e capricciosi. Mantenne i caratteri e le maschere che potevano essere inseriti in un teatro borghese e mise in primo piano la narrazione. La Fontaine scrisse questi versi, da apporre sotto il ritratto di Angelo Costantini:

Icy de Mezetin rare et nouveau Protée
la figure est représentée
la nature l’ayant pourvenu
des dons de la metamorphose.
Qui ne le voit pas n’ha rien vu
qui le voi a veu toute chose.


Le Théâtre italien

Indice

Tomo I
Arlequin Mercure Galant di D****, 1682. La Matrone d'Ephèse ou Arlequin Grapignan di D****, 1682. Arlequin lingère du Palais di D****, 1682. Arlequin Protée di D****, 1683. Arlequin empereur de la lune di D****, 1684. Arlequin Jason, ou la Toison d'or comique di Delosne Montchesnay, 1684. Arlequin chevalier du soleil di D****, 1685. Isabelle Médecin di D****, 1688. Colombine avocat pour et contre di D****, 1685. Le Banqueroutier di D****, 1687 . La precaution inutile di D****, 1692.
Tomo II
La Cause des femmes di Delosne, 1687. La Critique de la cause des femmes di Delosne, 1688. Le Divorce di Regnard, 1688. Le Marchand Duppé di D., 1688. Colombine femme vengée, di D., 1689. La Descente de Mezzetin aux Enfers di Regnard, 1689. Mezzetin grand Sophy de Perse di Delosne de Montchesnay, 1689. Arlequin homme à bonne fortune di Regnard, 1690. La Critique de l'homme à bonne fortune di Regnard, 1690. Les Intrigues d'Arlequin, aux Champs Elisées di ***, non rappresentata, preceduta da una lettera di Cardano - filosofo astrologo e medico milanese del Cinquecento -  a ***.
Tomo III
Les Filles errantes, di Regnard, 1890. La Fille savante, di D****, 1690. La Coquette ou L’Académie des dames, di Regnard, 1691. Esope, di Le Noble, 1691. Les deux Arlequins, di Le Noble, 1691. Le Phénix, di Delosne. 1691. Arlequin Phaéton, di Palaprat, 1692. Ulisse et Circé, di L.A.D.S.M, 1691.
Tomo IV
L’Opéra de Campagne, di Du F***, 1692. L’Union des Deux Opéras, di Du F***, 1692. La Fille de bon sens, di Palaprat, 1692. Les Chinois, di Regnard, 1692. La Baguette de Vulcain, di Regnard, 1693. Les Adieux des Officiers ou Venus Justifiée, di F***, 1693. Les Mal-assortis, di F***, 1693. Les Originaux ou l’Italien, di D.L.M., 1693. Les Aventures des Champs Elisées di L.C.D.V., 1693.
Tomo V
Les Souhaits di Delosne, 1693 La Naissance d'Amadis di Regnard, 1694. Le Bel-Esprit di L.A.P., 1694. Le Defenseur du Beaux-Sexe di B***, 1694. La Fontaine de Sapience di B***, 1694. Le Départ des Comédiens di F***, 1694. La Fausse Coquette di B***, 1694. Le Tombeau de Maistre André di B***, 1695. Attendez-moi sous l'Orme di F***, 1695. (F*** è Charles Rivière Dufresny).
Tomo VI
La Thèse des dames ou Le Thrionphe de Colombine, di B***, 1695. Les Promenades de Paris, di Mongin, 1695. Le Retour de la Foire de Bezons, di Evaristo Gherardi, 1695. La Foire de Saint Germain, di Regnard, 1695. Les Momies d’Egypte, di Regnard, 1696. Les Bains de la Porte Saint Bernard, di Boisfran, 1696. Arlequin misantrope, di B***, 1696. Pasquin et Marforio Médecins des moeurs, di F***, 1697. Les Feés ou Les Contes de ma mère l’oye, di F***, 1697.

20-29 dicembre 2015. Aggiunte e correzioni 15-19 gennaio e 16 febbraio 2016

Per piacere, non copiate il testo e la musica

Don Giovanni Il Convitato di pietra di Andrea Perrucci La fame di Zanni

Don Giovanni in Europa, da diabolico a seduttor galante

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it