Avulsa dall’urgenza della cronaca, l'elegante scrittura di Gasparo Gozzi appartiene più al mondo letterario che al giornalismo

Ritratti morali di Gasparo Gozzi. Parte II

Caratteri e ritratti morali

di Gasparo Gozzi

 

 

PARTE SECONDA

E tutta la vita sua sarà uguale a quel giorno

 

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La Geva contadinella, tre mesi fa, era di buon aria e lieta. Spiccando un cantoncino [piccolo canto], veniva la mattina fuori dell’uscio. Canterellava tutto il dì. Alla sera poverella mensa, facea con gli scherzi ridere la famiglia. Vaghetta naturalmente, poco si curava di ben coltivati capelli: un fiore a caso era suo ornamento. Perché è divenuta oggi malinconica e taciturna? Ha gran cura di sé: fiorellini sceglie: due o tre volte gli si misura alle tempie, alla fronte, e al seno: poi, contenta appena, li appunta. Geva, alla venuta di Cecco, arrossa e imbianca ad un tratto. Alitar corto e spesso le fa ondeggiar la vestella al petto. Gli altri guarda con occhio sicuro, lui non si attenda di guardare. Stizzosetta, ad ogni detto di lui risponde. Quando egli parte le si ammutiscono gli occhi e alla sua venuta brillavano. Dove egli vada non chiede mai; rizza gli orecchi, se altri glielo domanda. Se di amore si favella, non vuole udire. Coglie se stessa di furto che sospira. Di suo sospirare adduce fallaci scuse, se viene udita: se non gli sono credute, sta ingrugnata. Cecco, tu hai chi ti ama di cuore.

 

Ancippo vuole e disvuole. Quello che s’ha a fare, finché lo vede da lontano, dice: lo farò: il tempo si accosta, gli cagiono le braccia, ed è un uomo di bambagia vedendosi appresso la fatica. Che n’ha fare di lui? Le faccende lo annoiano: il leggere qualche buona cosa gli fa perdere il fiato. Mettiamolo a letto: quivi passi la sua vita. Se una leggerissima faccenduzza fa, un momento gli sembra ore. Solo se prendesse spasso, le ore gli sembrerebbero momenti. Tutto il tempo gli sfugge: non sa mai quello che ne abbia fatto; lascialo scorrere come acqua sotto al ponte. Ancippo, che hai fatto tu la mattina? Nol sa. Visse, né seppe ove vivea. Strettesi dormendo quanto poté il più tardi; vestissi adagio; parlò a chi primo gli andò avanti né seppe di che; più volte si aggirò per la stanza. Venne l’ora del pranzo: come la mattina passò. E tutta la vita sua sarà uguale a questo giorno.

 

  Gasparo Gozzi, Il Conciliatore (Coll. F. Samaritani)

Vengono Quintilia e Ricciardo a visitare un infermo. Al primo entrare chiedono di suo stato. L’uno e l’altra siedono in faccia ad uno specchio. Quintilia di tempo in tempo chiede che dicano i medici, quali medicine si usino; sospira, torce il collo, nelle spalle si stringe; ma gli occhi non leva mai dallo specchio; e, quasi a caso, alza la mano ad un fiore che le adorna il petto, e meglio l’adatta. Ricciardo compiange parenti, protesta di essere amico, fa una vocina flebile; ma allo specchio le sue attitudini acconcia quasi spensierato. Entra il medico. Lo segue la famiglia alla stanza dell’infermo. Quintilia e Ricciardo non hanno cuore che basti loro per vederlo. Rimasti soli, ragiona ella di un ventaglio che si è dimenticata di andare a prendere alla bottega; ed egli l’accerta che non sarà chiusa ancora, purché si faccia tosto. Quanto mai si arresterà il medico nella stanza? Cominciano a temer d’indugio: si sbigottiscono, si travagliano. Andiamo, dice Ricciardo: no, rispond’ella: nol richiede la decenza. Esce la famiglia con le lagrime agli occhi: rende conto il medico dell’ammalato. Appena ha terminato che Quintilia e Ricciardo, con un Dio vi consoli, vanno in fretta pel ventaglio, parlando insieme del soverchio indugio in quella casa.

 

Udii Oliviero a parlare di Ricciardo due mesi fa. Mai non fu il miglior uomo di Ricciardo: bontà sopra ogni altra, cuore di mele e di zucchero. Lodava Oliviero ogni detto di lui, alzava al cielo ogni fatto. Migliore era il suo parere di quello di tutti: in dottrina non avea chi l’uguagliasse; nel reggere la sua famiglia era miracolo; nelle conversazioni allegrezza e sapere. A poco a poco Oliviero di Ricciardo non parlò più. Appresso cominciò a biasimarlo. È maligno; ha mal cuore; non sa quello che si dica, né che si faccia. Va per colpa sua la famiglia in rovina; è noia di tutti. Ricciardo da un mese in qua, gli prestò denari.

 

Cecilio è avviluppato nella rete di un litigio. Fuori di sé corre ad un avvocato per consiglio. Narra la storia di sue faccende. Il consigliere gli risponde quello che a lui ne sembra, o bene o male. Gli promette ogni opera, sollecitudine, cordialità. Cecilio ne lo ringrazia, ma nel partirsi non apre la borsa. Di là a due dì ritorna. Affaccendato con altrui lo ritrova. Stringesi nelle spalle e si parte. Va il giorno dietro: nol trova in casa. Torna, passato un dì, gli parla, lo stimola, si raccomanda: quello poco risponde, sonniferando. Ohimé, dice nel partirsi Cecilio, a cui son io venuto? questi pronto? questi sollecito? Dove potea io ritrovare il più infingardo: se egli ti riesce tutti gli altri dì infingardo, tu lo fosti il primo giorno.

Gasparo Gozzi

 

Gasparo Gozzi (Venezia 4 dicembre 1713-Padova 26 dicembre 1786) ha ideato e pubblicato questi periodici: il “Mondo Morale” 1760-’61, con fini educativi e basato sulla presunta bontà originaria dell’uomo; “La Gazzetta Veneta”, 1760-’62, in cui recensì “I Rusteghi” di Carlo Goldoni; “L’Osservatore veneto”, 104 numeri bisettimanali, dal 4 febbraio 1761 al 30 gennaio 1762 e gli “Osservatori Veneti”, 41 numeri settimanali, dal 3 febbraio al 18 agosto 1872. Sul modello dei “Caractères” di La Bruyère, egli ha tracciato un garbato ritratto morale della società del tempo, attraverso una varietà di caratteri diversi, delineati con sottile e deciso impianto psicologico. Nel racconto egli inserisce abbozzi di dialogo e sentenze morali. Avulsa dall’urgenza della cronaca, la sua elegante scrittura appartiene più al mondo letterario che al giornalismo: è composta di briciole di saggezza, rivolte da un arguto scrittore ai suoi lettori, raffinati e selezionati. Con rapidi tocchi, Gozzi crea ritratti che diventano allegorie e descrive scene contemporanee che sembrano mutuate dai quadri di Longhi. Le sue iniziative editoriali tuttavia, che egli portò avanti quasi in solitudine, hanno avuto scarso successo di pubblico. La sua prosa è piacevole, scorrevole, semplice, elegante. Questo gusto del rapido schizzo appartiene in pieno al Settecento veneziano. Gasparo Gozzi si è interessato di pedagogia, stendendo nel 1773 il programma “Delle scuole di Venezia da porre invece dei Gesuiti”. Ha pubblicato la volgarizzazione dei “Dialoghi” di Luciano e degli “Amori pastorali di Dafne e Cloe”.

Ha lasciato molte opere, tutte sparse: sermoni e articoli di giornale, drammi e storielle. Nelle lettere ai familiari e agli amici inserisce echi di cronaca e sbozza profili umani. Sono pagine vere, tra letteratura e vita, di una vita che, per ipocondria e imprudenza, fu poco felice. Gasparo Gozzi si intromette anche in una famosa bega letteraria veneziana: nell’operetta “Difesa di Dante” controbatte gli argomenti del gesuita Saverio Bettinelli contro il poeta. Fa scendere in campo Virgilio con Giovenale e Aristofane che furono maestri nella satira. I tre scrittori dialogano con Antonfrancesco Doni, geniale, ma bizzarro poligrafo del Cinquecento che lavorò con l’editore veneziano Marcolini, noto per la ristampa della “Commedia”, con il commento del Vellutello. Nei panni del Doni si nasconde Gasparo Gozzi. La difesa di Dante è sostenuta anche dall’umanista Trifon Gabriele, amico di Bembo, che aveva commentato la “Commedia” in alcune lezioni tenute a Bassano. L’introduzione dei due letterati-avvocati, che personificano la cultura di quella Venezia del Cinquecento che decretò il trionfo del volgare dantesco, sono il segreto di questa operetta di Gozzi.

(Trascrizione e nota di Fausta Samaritani)

 

Il brano che qui presentiamo è tratto dall’“Osservatore Veneto” e fu pubblicato su “L’Illustrazione Popolare”, vol. XI, n. 4 (22 novembre 1874), pp. 58-59.

 

31 dicembre 2003

Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua italiana online. www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 27 ottobre 2015

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