La tua “Vita di Arnaldo” mi è piaciuta moltissimo e in alcuni punti mi ha commosso.

Carteggio Papini-Mussolini Parte prima

 

Carteggio Papini-Mussolini

a cura di Fausta Samaritani

Parte I

 

 

La corrispondenza è conservata a Roma, all’Archivio Storico Centrale, nel Fondo S.P.D.C.O. (Segreteria Particolare del Duce Carteggio Ordinario), buste 547 e 395. Le lettere di Papini, che sono tutte manoscritte, sono qui trascritte in carattere tondo (ma le parole sottolineate sono in corsivo); le risposte di Mussolini invece, conservate in copia d’epoca dattiloscritta, sono rese in corsivo. Le note a matita sono di Osvaldo Sebastiani, segretario particolare del Duce. Mussolini, come personale promemoria, ha tracciato una linea blu sotto alcune parole di Papini; ad esempio, nella lettera XVI, ha sottolineato la frase in cui Papini accenna a Ciano e a Bottai.

Col temine Taccuini si intendono le agende personali di Papini che sono state utilizzate da Roberto Ridolfi per la sua Vita di Giovanni Papini (Mondadori, 1957). Da questa opera abbiamo estratto alcune frasi scritte da Papini nei suoi Taccuini e che si riferiscono ai suoi incontri con Mussolini.

 

I [i]

3, Via G. B. Vico

Firenze

26 Maggio 1933_XI.

Caro Mussolini,

            ho saputo oggi che il Premio Firenze fu assegnato al mio “Dante Vivo” [ii] non solo per la tua rinunzia ma anche colla tua approvazione [iii] .

            All’onore grande si aggiunge, per me, una gioia grandissima nel sapere che il mio libro non t’è dispiaciuto. E vorrei sinceramente che fosse, il mio “Dante”, assai migliore di quel che è, cioè più degno del tempo della nostra Italia e del tuo compiacimento.

            Tu conosci da molti anni la mia natura un po’ salvatica e son sicuro che non interpreti male il mio riserbo. Ma profitto volentieri dell’occasione per dirti che la tua “Vita di Arnaldo” [iv] mi è piaciuta moltissimo e in alcuni punti mi ha commosso. Mi ha rivelato un’anima che non conoscevo e mi sono sentito più vicino alla tua.

            Credi alla riconoscenza e alla fedele amicizia del tuo

Giovanni Papini

 

II

Copia di autografo

Telegramma sped. il 31 maggio 1933 XI n° 11976

            Giovanni Papini

            Via G. B. Vico

            Firenze

Mi proponevo di rispondere alla tua lettera quando ho letto sulla “Nazione” le parole che hai pronunciato sulla Vita di Arnaldo stop Te ne sono grato stop Il tuo Dante vivo mi est molto piaciuto stop Quando verrai a Roma chiedi di vedermi _ ricevi i miei saluti cordiali

Mussolini

 

III [v]

            Pieve di S. Stefano

            (Arezzo)

            10 luglio 1933_XI

Caro Mussolini,

            tu sai che in tanti anni da che ci conosciamo io non ho mai approfittato di quella cordiale benevolenza [vi] che anche di recente hai manifestato verso di me. Son forse uno dei pochi tuoi antichi ammiratori ed amici che non ti abbiano mai chiesto nulla.

            Oggi ti chiedo qualcosa, una tua parola sola. Ma non per me. per questa buona e laboriosa popolazione dell’Alta Valle Tiberina, in mezzo alla quale vivo ogni anno alcuni mesi [vii] , e che merita davvero, ti assicuro, un po’ d’aiuto.

            Il comune è vasto ma povero e poco favorito dalla natura. È quasi tutto montuoso e confina colla tua provincia di Forlì. I contadini, che prima si reggevano soprattutto coi redditi del bestiame, oggi duran fatica a campare. Ci sono molti braccianti e non ci sono industrie. Prima gli operai eran salvati dall’emigrazione. Ma ora, come sai, l’emigrazione all’estero è praticamente cessata e quella interna resa difficile dalla concorrenza, meno che nelle zone di bonifica.

            Ci sono stati in questi ultimi anni, per cura del tuo Governo, alcuni lavori (sistemazione di torrenti, rimboschimento) ma sono alla fine e se non si provvede in tempo nel prossimo autunno ci saranno più di 300 disoccupati, cioè quasi trecento famiglie minacciate dalla fame.

            Questi nuovi lavori sono stati già proposti e approvati (col concorso della Stato) dagli uffici competenti. Mancano gli stanziamenti oppure l’autorità ha disposto un ritardo per appalti relativi.

            Ti unisco due brevi memoriali circa questi lavori: tu dovresti soltanto _ se ti parrà giusto e opportuno _ trasmetterli ai rispettivi Ministeri con una tua parola. Tu sai quale potere abbia un semplice tuo desiderio: son certo che il tuo intervento sarà decisivo e che potrai assicurare un anno di lavoro a questo popolo.

            Si tratta di una di quelle zone montagnose che a te giustamente, stanno particolarmente a cuore. Non ti chiedono lavori inutili o di lusso: uno di essi è la strada che deve finalmente mettere in comunicazione la Valle Tiberina col Casentino, attraverso la Verna. Né si tratta di lavori nuovi e da studiare: è soltanto necessario anticiparne, mercé la tua parola, l’esecuzione.

            Conoscendo il tuo cuore fraterno verso il popolo e la tua saggezza d’uomo di Stato ho grande speranza che tu dirai quella parola che trecento famiglie, per mezzo mio, invocano da te.

            Perdonami se carità cristiana e carità di patria mi hanno indotto a distrarti, per alcuni momenti, da compiti e pensieri più gravi e credi alla sincera affezione del tuo

Giovanni Papini

P. S. Se potrai farmi sapere qualcosa te ne sarò gratissimo. (Pieve S. Stefano. Arezzo)

N. B. Il Prefetto di Arezzo è favorevole all’inizio sollecito di questi lavori de’quali riconosce la necessità.

 

IV

Copia di autografo

Telegramma sped. il 13 luglio 1933 XI n° 15720

            Giovanni Papini

            Pieve Santo Stefano

            (Arezzo)

Mi occuperò delle questioni per le quali mi hai scritto et mi piace di saperti così a contatto con questo popolo italiano che sa lavorare et anche attendere in silenzio stop ti mando i miei più cordiali saluti

Mussolini

 

V

            3, Via G. B. Vico

            Firenze

            26 novembre 1933-XII

Caro Mussolini,

            non ti scrivo, oggi, né di torrenti né di strade né di malati. Rammento ancora con grandissima riconoscenza la tua prontezza e la tua generosità nel venire in aiuto di tanta povera gente ma non ho da chiederti nulla. Ti scrivo soltanto per dirti alcune cose che forse non ti dispiaceranno.

            Ho letto (e in gran parte riletto) gli articoli e i discorsi dei primi due volumi degli “Scritti” e il primo mi ha ricordato quei nostri entusiasmi del 14 e del 15, quando ero con tutta l’anima al tuo fianco nel “Popolo d’Italia” [viii] .

             Non conoscevo però, ti confesso, il “Diario di Guerra”: m’è piaciuto moltissimo, non soltanto per le cose che dice (importanti per la storia e per la psicologia) ma anche per il modo come son dette. C’è una rapidità, una vivezza, un senso del reale e dell’umano che non si trovano quasi mai, purtroppo, nei letterati puri, preziosi o garbati nello stile ma incapaci di quelle notazioni oneste e dirette che fanno rivivere il fuori e il dentro dei fatti e degli uomini.

            Mi son piaciute poi, infinitamente, le tue dichiarazioni al Massis, che ho letto nel “1933” [ix] . Hai detto alcune cose fondamentali, sull’ascetismo della vita difficile e sugli errori della civiltà ottocentesca che mi fanno sentire in te un’anima nel miglior senso religiosa. Non pensi che nello stesso Nietzsche, che amammo e che ammiriamo, c’è più Cristianesimo eroico che non in molti pinzocheri senza dubbi e senza fuoco?

            Volevo dirti, infine, che ho molto ammirato il tuo ultimo discorso [x] . L’analisi e la storia del capitalismo è lucida e giusta: fatta da uno, si sente, che ha molto riflettuto sull’argomento non solo sui libri. A me (che scrissi nel 16 o nel 17 la “Camera e i camerieri” nel “Resto del Carlino”) ha fatto un gran piacere l’annunzio della morte della Camera dei Deputati: brutta nel nome e superata nella realtà. Mi ha commosso l’accenno agli uomini validi che invano chiedon lavoro.

            Non ti ho detto tutte queste cose per calcolo o piaggeria _ tu detesti certamente i leccascarpe e sai che non appartengo alla razza dei “pappagalli lusingatori” _ ma perché ho sentito il bisogno di manifestarle quasi come un dovere. Anche perché tu senta che gl’intellettuali italiani seguono con sincero affetto la tua ascensione verso il meglio.

            Scusami se ti ho fatto perdere qualche minuto e credimi sempre tuo aff.mo

Giovanni Papini

P. S. Hai pensato mai che lo stesso anno (1883) ha visto la morte di Marx e la tua nascita? A volte le coincidenze cronologiche sono straordinariamente profetiche.

 

VI

Copia di autografo

Il Capo del Governo

            Caro Papini,

            ho ricevuto la tua lettera e ti ringrazio per quanto mi dici. Anch’io qualche volta ripenso alla nostra campagna interventista del 14-15. Quale grandiosa successione di eventi da allora! Il mio lavoro ordinario quotidiano non mi ha mai impedito di leggere tutti i tuoi libri del dopo-guerra. Quelli di prima li conoscevo. Un giorno, dopo aver letto i tuoi saggi letterari, volevo scriverti per dirti che tu solo potresti darci una storia della letteratura italiana. Se non sbaglio siamo rimasti al De Sanctis e ai manuali per le scuole. Vedi che ti interessi dell’attuale fase della politica fascista e dei suoi sviluppi. Ti mando i miei cordiali saluti.

Mussolini

Roma 20 novembre 1933 XII

 

VII [xi]

            3, Via G. B. Vico

            Firenze

            29 Novembre 1933-XII.

Caro Mussolini,

            tu sei, fra l’altre cose, anche un grande indovino!

            Da tempo vagheggio proprio di scrivere una bella Storia della letteratura Italiana che ci liberi dal monopolio desanctissiano instaurato dal Croce.

            Le tue parole hanno rinfocolato la mia voglia e penso di mettermi presto al lavoro. Appena sarà finita ti chiederò il piacere di legger le bozze, perché vorrei dedicarla a te.

            Non ti meravigliare ch’io segua gli sviluppi del fascismo. Fin da principio ho pensato a detto che la creazione dello Stato Corporativo è la più grande opera politica di questo secolo. Ed ho ammirato il sapiente “gradualismo” che la sta rendendo possibile e vitale.

            Hai ragione di richiamarti ai Romani. In dieci anni hai riassunto in te un secolo dell’antica evoluzione che portò Roma dall’anarchia all’Impero. Hai cominciato come Silla e stai già assumendo la missione di Augusto _ con tutti quei mutamenti che impone la civiltà moderna e lo stato attuale del mondo.

            Non seguito perché gli elogi ti devono avere ormai stuccato e, d’altra parte, il tuo spirito non è di quelli che si contentano del già fatto.

            La prima volta che torno a Roma ti farò avvertire e spero che tu possa ricevermi.

            Devoti e cordiali saluti dal tuo

Giovanni Papini

P. S. Ti prego di dare un’occhiata alle note accluse: si tratta di un amico che merita veramente di essere additato alla tua attenzione.

 

PARTE II

31 dicembre 2005

La Repubblica Letteraria Italiana www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato per la prima volta sul Cd-Rom: La Repubblica Letteraria Puntoit, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione la Repubblica Letteraria, 2007

Messo in rete il 14 ottobre 2015


[i] A matita, in alto a sinistra: «Telg. autog. Alla cifra il 31.5.33 ore 14.55».

[ii] Giovanni Papini, Dante vivo, Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1933.

[iii] Il premio Firenze gli fu assegnato il 29 maggio, durante una toccante cerimonia a Palazzo Vecchio. Consisteva in una medaglia d’oro realizzata dallo scultore Antonio Maraini. Nel discorso di ringraziamento Papini inneggiò a Dante, «al Padre della poesia italiana, al Padre dell’Idea Italiana, al Padre di quanti pensano e scrivono nella lingua che fu doppiamente santa, all’eroico cittadino di Firenze antica che è diventato, attraverso i secoli, il genio sovrano e tutelare dell’Italia eterna.»

[iv] Benito Mussolini, Vita di Arnaldo, Milano, Tipografia del Popolo d’Italia, 1932.

[v] A matita, in alto a sinistra: «2 Allegati» e in alto a destra: «S. E. ha trattenuto i due promemoria allegati».

[vi] Papini aveva scritto a Prezzolini, il 6 aprile 1926: «Se altri _ anche fra i Catoni _ avessero avuto un terzo delle relazioni che avevo io con Mussolini a quest’ora chissà cosa avrebbero fatto e cosa sarebbero. Ma sono rimasto in disparte e non ho chiesto nulla a nessuno e ho parlato liberamente con tutti. E sono tranquillo.» Cfr. Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Storia d’un’amicizia. 1925-1956, Firenze, Vallecchi, 1968, p. 34.

[vii] Allude alla casa ritiro di Bulciano, luogo nativo della moglie, immersa in un paesaggio aspro e solitario. Egli ne parla così: «Il castello di Bulicano è sulla criniera d’un grande animale di pietra che protende la punta del muso verso il fiume quasi volesse abbeverarsi.» Cfr. Giovanni Papini, Scritti postumi, Milano, Mondadori, 1966.

[viii] Sul quotidiano di Mussolini «Il Popolo d’Italia» Papini Pubblicò nel 1914: Rispondo a Benedetto (19 novembre), I tedeschi della Banca Commerciale (25 novembre), Viva la contraddizione (2 dicembre), Non se ne può più fare a meno (12 dicembre), Il romanzo della guerra (18 dicembre). Il primo volume degli Scritti e discorsi di Benito Mussolini, che ha come sottotitolo Dall’intervento al fascismo (15 novembre 1914-23 marzo 1919), fu pubblicato a Milano da Hoepli e porta in copertina la data 1934; ma uscì dalla tipografia il 20 ottobre 1933. Contiene il Diario di guerra di Mussolini. Il secondo volume invece, con sottotitolo La Rivoluzione fascista (23 marzo 1919-28 ottobre 1922), uscì dalla tipografia il 10 marzo 1934. Come poteva averlo letto Papini, alla data di questa lettera?

[ix] Henri Massis (1886-1970) scrittore e giornalista, pseudonimo “Agathon”. Nel 1933 era capo redattore della celebre testata francese «Revue Universelle» e l’anno successivo ne divenne direttore.

[x] Il 14 novembre Mussolini aveva pronunciato a Roma, all’assemblea generale del Consiglio Nazionale delle Corporazioni, il suo celebre discorso sullo Stato Corporativo che doveva segnare l’inizio di una fase innovativa della politica corporativa. Cfr. Benito Mussolini, Scritti e discorsi, vol. VIII, Milano. Hoepli, 1934, pp. 257-273. Ne riproduciamo un passo significativo: «E’ perfettamente concepibile che un Consiglio Nazionale delle Corporazioni sostituisca “in toto” la attuale Camera dei Deputati: la Camera dei Deputati non mi è mai piaciuta. In fondo questa Camera dei Deputati è ormai anacronistica anche nel suo stesso titolo: è un istituto che noi abbiamo trovato e che è estraneo alla nostra mentalità, alla nostra passione di fascisti. La Camera presuppone un mondo che noi abbiamo demolito; presuppone pluralità di partiti, e spesso e volentieri l’attacco alla diligenza. Dal giorno in cui abbiamo annullato questa pluralità, la Camera dei Deputati ha perduto il motivo essenziale per cui sorse».

[xi] A matita, in alto a destra: «Atti».