Pavolini mi ha mandato la tessera e anche di questo ti ringrazio

Carteggio Papini-Mussolini Parte II

 

Carteggio Papini-Mussolini

a cura di Fausta Samaritani

Parte II

 

VIII

            3, Via G. B. Vico

            Firenze

            5 Marzo 1934-XII.

Caro Mussolini,

            scusami se ho tardato tanto a ringraziarti dell’affettuosa accoglienza che volesti farmi la sera del 15 febbraio [i] .

            Puoi esser sicuro che quell’ora fu una delle più belle e memorabili della mia vita. Spero che tu abbia sentito la mia commozione e la mia gratitudine.

            Pavolini [ii] mi ha mandato la tessera e anche di questo ti ringrazio. Ti ripeto che nel mio desiderio non v’era nessun fine recondito. Essendomi sempre più persuaso _ specie negli ultimi anni _ che tu hai operato ed operi sempre più per il bene del popolo e per la grandezza e salvezza del paese ho pensato che hai diritto all’adesione palese degli uomini di studio e di pensiero, anche di quelli che, come me, sono stati sempre restii a iscriversi in un partito.

            Nessun’altra ragione o ambizione mi ha mosso. Per me non chiedo e non ho mai chiesto nulla. Tengo più alla tua stima, alla tua benevolenza e, se permetti, alla tua amicizia, che ad ogni onore ufficiale.

            Con accresciuto affetto ti saluta il tuo

Giovanni Papini

 

Nel fascicolo è presente il solo frontespizio de La pietra infernale di Giovanni Papini, con questa dedica autografa: «A Benito Mussolini queste polemiche contro la barbarie filosofica e letteraria offre il suo Giovanni Papini. Roma Maggio 1935 XIII» [iii] . Il libro, pubblicato a Brescia nel 1934 dalla Marcelliana, aveva una prefazione di Piero Bargellini. I libri ricevuti da Mussolini non restavano nel fascicolo della persona che li aveva inviati, ma in genere venivano versati in biblioteche pubbliche, a meno che il Duce non decidesse di portarli a casa.

 

IX

            Roma

            8 maggio 1935.XIII.

Caro Mussolini,

            dovrei ringraziarti di molte e molte cose _ e prima di tutto della grande gioia che mi ha dato il colloquio di lunedì sera.

            Voglio almeno dirti che oggi S. E. Riccardi [iv] mi ha comunicato la buona notizia dell’aumento concesso – in seguito alla tua mirabile sollecitudine _ a Stanislao Paszkowski [v] .

            Puoi star certo che la tua benevolenza per questo mio quasi figlio non è male spesa e anche a suo nome ti esprimo la nostra profonda riconoscenza.

            Hai letto Catilina? Che te ne sembra?

            Ricordati, se puoi, del nostro comune amico Prezzolini [vi] . Sarà in Italia ai primi di giugno [vii] .

            Sinceri affettuosi saluti dal tuo

Giovanni Papini

P. S. Rimango a Roma fino a lunedì.

            Se dovessi farmi avere qualche comunicazione il mio indirizzo qui è

            Via Giovanni Severano

            Casa Verde

            telef. 85.334.

 

X

Copia di autografo

Il Capo del Governo

Caro Papini,

ti restituisco le accluse bozze della tragedia “Caligola” [viii] che ho letto. A parte talune graziosità di forma e lingua, il lavoro è teatrabile, ma qual è _ in fondo _ la morale della favola? Che il figlio di Catilina e della Vestale, vedeva più giusto del padre? E che la forma di Roma doveva alla fine trionfare sui congiurati e sul loro capo? Non balza chiara, questa che dovrebbe essere la lezione dell’avvenimento.

            Delle altre questioni di cui parlammo nel nostro incontro sarai già stato e sarai informato.

            Ti saluto molto cordialmente.

Mussolini

13 maggio XIII [ix]

 

XI [x]

            Roma

            4 Maggio 1936.XIV.

Caro Mussolini,

            ricordo l’invito che mi ripetesti un anno fa e ti faccio sapere che sono a Roma.

            sarei, naturalmente, lietissimo di rivederti ma in questi giorni _ tanto solenni per la Patria e tanto faticosi, temo, per te _ mi parrebbe colpa senza scusa portarti via anche un quarto d’ora soltanto [xi] .

            Nel caso, però, che tu desiderassi parlarmi ti avverto che son qui fino a domenica. E sarei felice di poterti dire a voce tutta l’orgogliosa ammirazione che in me e in tutti va crescendo per colui che ha finalmente avverato uno dei più grandi sogni del Risorgimento _ l’Indipendenza dagli stranieri _ e sta inalzando i muri maestri del nuovo Impero.

            L’infermità degli occhi mi ha impedito di andare a Bologna a di pubblicare il primo volume (già pronto) della “Storia della Letteratura Italiana” ma ora sto meglio e spero di riprendere nei mesi prossimi l’usato lavoro.

            Credi sempre alla devota amicizia del tuo

Giovanni Papini

Roma. Via Giovanni Severano, 24 telef. 850.334

 

XII

Copia di autografo

Telegramma spedito il 31 agosto 1937-XV n. 33585

Papini

            Firenze

Ho finito in questi giorni di leggere il primo volume della tua storia della letteratura italiana [xii] alt Salvo alcune crudezze di forma che taluni cattolici hanno notato, il libro mi è piaciuto moltissimo alt Est la storia letteraria che mancava in Italia e che oltre il grigio dei soliti manuali scolastici tu rendi accessibile anche al grande pubblico. Ti saluto cordialmente nell’attesa del secondo volume

Mussolini

 

XIII [xiii]

Reale Accademia d’Italia

            Roma

            25 Febbraio 1939. XVII

Caro Mussolini,

            l’ultima volta ch’ebbi la gioia di parlarti [xiv] mi mancò il tempo di parlarti di due uomini che amo ed ammiro: Lorenzo Bardelli, il mago dell’occhio [xv] e Corrado Govoni, mago delle immagini [xvi] .

            Unisco due appunti laconici e telegrafici.

            Scusami e credi alla sincera devozione del tuo

Giovanni Papini

 

XIV [xvii]

Reale Accademia d’Italia

            6, Via Guerrazzi

            Firenze

            27 Novembre 1939.XVIII

Caro Mussolini,

            Sebastiani ti presenterà, a mio nome, un esemplare d’Italia Mia [xviii] .

            Ti confesso che sarei lieto se tu potessi leggere questo mio nuovo libro o almeno i capitoli che tu non conosci.

            Da molto tempo nessuno scrittore italiano ha parlato dell’Italia in questo modo e con tanto amore. Ritengono tutti che una tale opera potrebbe far del bene allo spirito del nostro popolo in particolar modo ai giovani.

            Se tu potessi aiutare la diffusione, nei modi che a te meglio piaceranno, faresti, credo, cosa utile al nostro Paese.

            Non ti chiedo questo per me. Non per desiderio di fama ché ormai la posseggo in Italia e fuori. Né per bramosia di guadagno ché alla semplicità della mia vita non occorrono ricchezze. Lo chiedo per amor di patria: tutto il mio libro è un inno d’amore alla nostra divina Italia.

            Spero e confido in te, come sempre ho confidato fin dal 1914.

            Accogli il devoto saluto del tuo

Giovanni Papini

 

XV [xix]

Il Capo del Governo

Telegramma in partenza

S. E. Accademico d’Italia

Prof. Giovanni Papini

Via Guerrazzi 6

Firenze

Ho letto subito e tutto il tuo libro Italia Mia alt a parte la dimenticanza della Sardegna e della Corsica nel ritratto geofisico dell’Italia, il libro è una sintesi efficacissima della nostra storia, sintesi non mai fatta e difficile da fare alt sarà recensito e diffuso specie tra i giovani con un primo acquisto di 10 mila copie alt ricevi il mio cordiale saluto

Mussolini

 

XVI [xx]

Reale Accademia d’Italia

6, via Guerrazzi

Firenze

2 Dicembre 1939. XVIII

Caro Mussolini,

il più alto compenso per il mio libro era la tua parola e l’ho avuto e con tutto il cuore ti ringrazio.

            Tu hai compreso l’importanza non letteraria della mia opera ed hai fatto anche più di quel che speravo.

            Alle dimenticanze rimedierò in una prossima ristampa.

            Potresti dire una parola a Ciano e a Bottai per la diffusione tra gl’italiani all’estero e tra i giovani delle scuole [xxi] ?

            Desidero molto parlarti ma lascio passare la fin d’anno. Spero che tu possa ricevermi in gennaio.

            Credi sempre all’affettuosa ammirazione del tuo

Giovanni Papini

PARTE I

31 dicembre 2005

La Repubblica Letteraria Italiana www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato per la prima volta sul Cd-Rom: La Repubblica Letteraria Puntoit, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione la Repubblica Letteraria, 2007

Messo in rete il 14 ottobre 2015


[i] Era stato chiamato da Mussolini, come si deduce anche dalla lettera, scritta alla figlia Viola il 18 febbraio 1934: «Sono stato convocato da Mussolini». Cfr. Roberto Ridolfi, Vita di Giovanni Papini, cit., p. 414.

[ii] Alessandro Pavolini (1903-1945) gli aveva fornito la tessera del Partito Fascista.

[iii] A matita: «roba vecchia pare. Atti» e «Al 12.11.37.XVI di P. V. per gli Atti».

[iv] Enrico Riccardi (1878-1966) era capo dell’Ufficio Coordinamento del Ministero della Guerra.

[v] Stanislao Paszkowski era il marito di Viola Papini e padre di Anna, la nipote amatissima che rimase vicina a Papini negli ultimi anni.

[vi] Giuseppe Prezzolini (1882-1982), scrittore. Con Papini fondò nel 1903 «Il Leonardo», la rivista si oppose alle idee filosofiche e letterarie del positivismo e del verismo. Dal 1908 al 1914 diresse «La Voce» che accolse le suggestioni del modernismo, del sindacalismo rivoluzionario di Sorel, del crocianesimo, dal nazionalismo. Dopo la guerra ebbe una posizione ambigua, oscillando tra l’ammirazione per Mussolini e i contatti con il gruppo torinese di Piero Gobetti.

[vii] Sembra che Papini e Pirandello si fossero accordati per convincere Mussolini a richiamare in Italia Prezzolini, che viveva all’estero. Prezzolini scrisse a Papini da New York, il 3 giugno 1934: «Mussolini mi conosce, sa che gli sono personalmente affezionato e devoto, e che lavorerei volentieri ai suoi ordini. Se mi vuole, me lo dirà». E lo avvertiva il 9 giugno: «Non occorre tu scriva, ebbi ieri l’annunzio che l’udienza è fissata per il 15». Prezzolini ebbe dunque un colloquio con Mussolini e poi scrisse a Papini una terza lettera, datata Roma 16 giugno 1935, che riproduciamo in parte: «Ieri andai dalla persona che sai ed ebbi un colloquio molto interessante di politica estera. Fui accolto cordialmente, e invitato a fargli visita. Ma di posto non mi parlò, né io gli parlai; perché, in fondo, avrei dovuto dirgli che per quest’anno non potevo venire, e tanto valeva riparlarne un altro anno. Ma son stato contento del tono generale; e gli ho chiesto un favore per un povero diavolo, che mi promise. Così tutto è andato bene.» Cfr. Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Storia d’un’amicizia. 1925-1956, Firenze, Vallecchi, 1968.

[viii] Il titolo della tragedia è Catilina.

[ix] A matita, in basso a sinistra: «(Allegate le bozze)».

[x] A matita, in alto a sinistra: «si oggi 6/5 1615» e a destra: «Sped. tel. 6-5 XIV. Atti». Su questo colloquio con Mussolini, Papini annotò nei Taccuini: «Quaranta minuti, molto importanti: Germania, cattolicesimo». Cfr. Roberto Ridolfi, Vita di Giovanni Papini, cit., p. 275.

[xi] Nei Taccuini Papini annotò di aver scritto alla figlia Viola che durante la sua visita a Mussolini si era parlato: «soprattutto della vittoria africana». Cfr. Roberto Ridolfi, Vita di Giovanni Papini, cit.

[xii] Giovanni Papini, Storia della Letteratura Italiana, vol. I (Duecento e Trecento), Firenze, Vallecchi Editore, 1937. La dedica a stampa è: «A Benito Mussolini amico della poesia e dei poeti è dedicata quest’opera che descrive e illustra una delle più ricche provincie dell’Impero spirituale italiano».

[xiii] A matita, a margine: «Gli appunti relativi a Govoni e Bardelli messi nei fascicoli dei predetti» e in alto: «Atti».

[xiv] A gennaio 1939 aveva avuto un altro colloquio con Mussolini. Annotò nei Taccuini: «S’è parlato soprattutto dei rapporti fra Stato e Chiesa; anche di letteratura: Boccaccio, la tragedia, Dante». Cfr. Roberto Ridolfi, Vita di Giovanni Papini, cit.

[xv] Lorenzo Bardelli (n. 1869), senatore e professore universitario, insegnava Clinica oculistica all’Università di Firenze.

[xvi] Corrado Govoni (1884-1965), poeta e narratore. A Le fiabe, 1903, di sapore dannunziano seguirono raccolte poetiche crepuscolari come Fuochi d’artifizio, 1905, quindi Poesie elettriche futuriste, 1911. Nonostante le ripetute e stucchevoli richieste di Marinetti a Mussolini, Govoni non riuscì mai a diventare Accademico d’Italia.

[xvii] A matita, a sinistra: «“Se ne potrà comprare 10 mila copie per la Gil [Gioventù Italiana del Littorio]. Glielo dirò io quando avrò letto il libro. Lo conosco però già dalle recensioni. Si è dimenticato della Sardegna”» e a destra: «Atti per me». Nella stessa data Papini scriveva ad Osvaldo Sebastiani, segretario particolare del Duce, questa lettera che è conservata nello stesso fascicolo: «Eccellenza, vi ho fatto spedire, oggi, due esemplari del mio nuovo libro, Italia Mia. Vi prego di presentarne uno al Duce, insieme al mio devoto saluto, e di voler accettare l’altro come mio personale omaggio a V. E. Accogliete, Eccellenza, i miei ringraziamenti e in miei saluti. Giovanni Papini». A matita, in alto a sinistra: «Una copia passata al Duce» e «D’ordine caldo tel. per il Duce e per S. E. 28/11/XVIII».

[xviii] Giovanni Papini, Italia mia, Firenze, Vallecchi, 1939. Il capitolo VIII, intitolato Questa guerra, fu aggiunto nella edizione Vallecchi del 1941. Per evidenziare la posizione politica di Papini, di fronte alla guerra che l’Italia combatteva alleata con la Germania, basta leggere l’incipit di questo capitolo: «Questa guerra che l’Italia combatte insieme alla Germania è una delle maggiori prove della nostra missione europea».

[xix] Bollo: «Ufficio Telegrafico e Cifra. 1 dic 939 XVIII ore 14.30 telegramma n. 61023».

[xx] A matita, in alto a destra: «Atti».

[xxi] Galeazzo Ciano (1903-1944), genero del Duce, da giugno 1935 a giugno 1936 fu ministro per la Stampa e Propaganda, ministero che fu poi intitolato della Cultura Popolare e soprannominato “Municulpop”. Giuseppe Bottai (1895-1959) dal 1936 era ministro dell’Educazione Nazionale. Realizzò la Carta della Scuola, con cui intendeva trasformare la scuola borghese in scuola popolare, introducendo fin dalle elementari il lavoro manuale. Nel 1940 la scuola media fu unificata: tra le materie obbligatorie c’era il latino, ma anche una pratica di lavoro. Il liceo scientifico fu considerato alla pari con il classico.