Pascoli: voci
di umili cose, intrise di classica grazia ![]()
Noi
mentre il mondo va per la sua strada,
noi
ci rodiamo, e in cuor doppio è laffanno,
e
perché vada, e perché lento vada.
Tal,
quando passa il grave carro avanti
del
casolare, che il rozzon normanno
stampa
il suolo con zoccoli sonanti,
sbuca
il can dalla fratta, come il vento;
lo
precorre, rincorre; uggiola, abbaia.
Il
carro è dilungato lento lento.
Il
cane torna sternutando allaia.
(Myricae,
XIII)
Poesia campestre,
o poesia e campagna, oppure poesia nella campagna? In Giovanni Pascoli i due
termini coincidono, costituiscono le sue Georgiche: egli si sentiva
come prigioniero in città, dove avvertiva lassenza della poesia, quando
non era legata ai grandi scenari della storia. Le sue pagine più luminose
sanno di odore del fieno appena tagliato, di terra arata, del sospiro di brezze
lievi. Il grave carro di Pascoli potrebbe anche essere Il carro
rosso, titolo di un famoso dipinto di Giovanni Fattori. Poesia di temi
rurali quotidiani, entro una equilibrata struttura classica. Ma il cane rustico?
Nel microcosmo
del poeta, dallanimo di un fanciullo, cè un cane domestico, lamatissimo
Gulì che egli considera quasi un suo doppio, cui confidare imprese e sventure.
Pascoli amava schizzare a penna sulla carta, in piccole e sommarie caricature
domestiche, ironiche e autoironiche, profili, atteggiamenti, abitudini del
suo cane: Gulì sdraiato sul divano, Gulì che passeggia al guinzaglio con il
padrone, Gulì da solo al piccolo trotto. Questi disegni sono conservati nellArchivio
di Casa Pascoli, a Castelvecchio.
1 aprile 2002
La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it