Poesia campestre di Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli e il suo cane

Pascoli: voci di umili cose, intrise di classica grazia

 

Il cane

Noi mentre il mondo va per la sua strada,

noi ci rodiamo, e in cuor doppio è l’affanno,

e perché vada, e perché lento vada.

 

Tal, quando passa il grave carro avanti

del casolare, che il rozzon normanno

stampa il suolo con zoccoli sonanti,

 

sbuca il can dalla fratta, come il vento;

lo precorre, rincorre; uggiola, abbaia.

Il carro è dilungato lento lento.

Il cane torna sternutando all’aia.

(Myricae, XIII)

 

Poesia campestre, o poesia e campagna, oppure poesia nella campagna? In Giovanni Pascoli i due termini coincidono, costituiscono le sue Georgiche: egli si sentiva come prigioniero in città, dove avvertiva l’assenza della poesia, quando non era legata ai grandi scenari della storia. Le sue pagine più luminose sanno di odore del fieno appena tagliato, di terra arata, del sospiro di brezze lievi. Il grave carro di Pascoli potrebbe anche essere Il carro rosso, titolo di un famoso dipinto di Giovanni Fattori. Poesia di temi rurali quotidiani, entro una equilibrata struttura classica. Ma il cane rustico?

Nel microcosmo del poeta, dall’animo di un fanciullo, c’è un cane domestico, l’amatissimo Gulì che egli considera quasi un suo doppio, cui confidare imprese e sventure. Pascoli amava schizzare a penna sulla carta, in piccole e sommarie caricature domestiche, ironiche e autoironiche, profili, atteggiamenti, abitudini del suo cane: Gulì sdraiato sul divano, Gulì che passeggia al guinzaglio con il padrone, Gulì da solo al piccolo trotto. Questi disegni sono conservati nell’Archivio di Casa Pascoli, a Castelvecchio.

 

Illustrazione: Giovanni Pascoli, Gulì che dorme sul sofà, giugno 1910, inchiostro su carta.

 

Convegno su Pascoli e d'Annunzio Poesie sparse di Pascoli Poemetti cristiani di Pascoli tradotti dal Latino da Alessandro Belardinelli

 

1 aprile 2002

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it