Igino Giordani: Se vuoi la pace, prepara la pace

 

Nelle Memorie d’un cristiano ingenuo (Città Nuova, 1981), libro postumo per espresso volere del suo autore, lo scrittore cattolico e deputato democristiano Igino Giordani ripercorre tappe essenziali della sua vita, sottolineando la sua posizione ideale e politica. Alle pagine 120-122, ricordando il suo discorso alla Camera, la sera del 21 dicembre 1950, scrive:

[…] in un’atmosfera di fuoco e d’urli, si discuteva (?) la mozione Gava, con cui si chiedeva al governo italiano un’opera di mediazione nella rovenza dei due blocchi. S’era perciò accesa nell’aula una rissa esplosiva che faceva temere davvero qualche conflitto con armi, seduta stante.

M’alzai a parlare in quell’atmosfera.

«In un’ora di tensione pericolosa tra Oriente ed Occidente _ dissi _ la mozione Gava chiede al governo italiano di fare opera di mediazione e di conciliazione, prima che la guerra di Corea esploda in una nuova guerra mondiale». Non capivo come ci potessero essere ancora governi nel mondo, i «quali non avessero capito quel che i popoli tutti invece sanno “che le guerre non risolvono alcun problema; non servono a niente”; sono “l’inutile strage” di Benedetto XV; e in “null’altro che rovina, morte e ogni sorta di miserie”, di Pio XII. Esse si reggono su miti: ieri si è mobilitato il comunismo contro la Germania, oggi si mobilita la Germania contro il comunismo. Si è creduto di liberarsi da un male; e se ne è avuto un altro. “In realtà non avremo né la vittoria del capitalismo, né quella del comunismo; avremo solo la vittoria del cannibalismo”, con l’emergere “dell’uomo della giungla”, dell’uomo-tigre.

Al governo ci sono cristiani, mazziniani, socialisti, i quali, con De Gasperi in testa, credono nella forza delle idee e non dei cannoni. Ora è possibile che, accanto alla politica del riarmo, non si possa svolgere una politica della discussione per cercare un accordo? La vita ci è stata data per essere vissuta, non per essere massacrata. Se tredici paesi pagani e mussulmani si sono interposti per la pace in Oriente, perché non facciamo noi paesi cristiani la stessa cosa in Occidente? L’Italia prenda l’iniziativa e faccia da ponte tra i due mondi, “come voleva Mazzini”. Riproporre il dialogo, cominciando a farlo “dentro le mura d’Italia” dove si perde il tempo “in polemiche selvagge, cannibalesche”. Secondo Sombart, le guerre, variamente motivate, sono una serie di urti tra coloro che coltivano il denaro e coloro che coltivano l’amore. Gli uni perdono il concetto del fratello, gli altri lo ritrovano.

“La storia è una maestra che non ha scolari”. Si diceva: “Si vis pacem para bellum”. Ma la “pax” dei romani era il “deserto”. Oggi, non serve più la discussione di guerra giusta e guerra ingiusta, perché oggi i mezzi bellici sterminano rei e innocenti. “Per l’Oriente, non so, ma in Occidente ci stiamo lasciando prendere dalla paura della guerra”. E la paura porta alla guerra. Il mio appello al governo vorrei che provenisse da tutti i settori, come “voce della nazione”. Concludo con una parola di saggezza detta alla vigilia della seconda guerra europea: “Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra”. Siamo alla vigilia di Natale. Ci sono al governo e su tutti i banchi uomini di buona volontà: facciamo che l’augurio natalizio si converta in una realtà per l’Italia e per il mondo».     

La relazione ufficiale, mette dopo questa conclusione la nota «Vivissimi e generali applausi _ Molte congratulazioni»

Il governo accettò la mozione Gava.

 

In un altro passo, a p. 126, Giordani rammenta la prima proposta di legge sull’obiezione di coscienza. Le sue parole sono velate dall’emozione, ma anche da una garbata ironia.

Circa l’obiezione di coscienza, l’on. Calosso e io avevamo presentato nel dicembre 1949 alla Camera una proposta di legge, per il riconoscimento di quello che a noi pareva un diritto capitale. Era toccato a me annunziare in aula la proposta; e ricordo che chiesi appunto questo: di adeguarci alla legislazione apposita di altri Stati per non arrivare ultimi. La richiesta cadde tra la diffidenza e la sorpresa dei non pochi ignari in quel che la guerra fosse, e urtò contro il velleitarismo guerriero di alcuni deputati di destra, educati all’idea arcaica che il valore stesse nell’uccidere e non nell’escludere lo scontro omicida. Appena cominciai a parlare, avvertii che stava per piovere da quelle parti una gragnola di epiteti: _ Vigliacchi! Nemici della patria! Avete paura! Noi, i coraggiosi, i patrioti, ecc.

Per risparmiare loro la valanga spacconica, io modestamente feci notare che chi presentava alla Camera quella proposta era mutilato di guerra, decorato di medaglia d’argento al valor militare, di croce di guerra, ecc. Questa autopresentazione, valse a risparmiare un po’ di retorica, se pure non risparmiò arroganti lezioni di patriottismo da giovincelli, che avevano visto la guerra sui fumetti. […] E, forse, proprio per tema d’una esplosione fra democristiani, il presidente della Camera, l’on. Gronchi, provò a togliermi la parola prima dei dieci minuti regolamentari.

 

 

Igino Giordani

Nato a Tivoli nel 1894, morto a Rocca di Papa nel 1980. Ferito nel 1915 sull’altopiano di Asiago. Professore di latino e greco nei licei romani Mamiani e Umberto. Amico e collaboratore di Sturzo. Personalità complessa e multiforme, Giordani è stato uomo politico, giornalista, romanziere, membro della Assemblea  Costituente, saggista, bibliotecario, agiografo, ecumenista, patrologo. Nel dibattito alla Camera sul Patto Atlantico pronunciò parole chiare sul disarmo e sulla pace integrale. Ha diretto i giornali “Il Popolo” e “Quotidiano” (considerato la versione laica dell’“Osservatore Romano”) e le riviste “Fides” e “Città Nuova”. Ha collaborato a “Il Frontespizio” e all’“Avvenire d’Italia”. Ha pubblicato Rivolta cattolica, Contrattacco, Parte guelfa, Segno di contraddizione, opere edificanti, in cui si schiera contro il grigiore di una parte della cultura cattolica, “lassista e pantofolaia”. Ha scritto due romanzi: America quaternaria e La città murata. La sua opera più nota è Il messaggio sociale del cristianesimo (1963) sulle Encicliche Sociali dei papi.

 

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14 febbraio 2003

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua italiana online www.repubblicaletteraria.it