Io vissi i miei primi anni nel castello di Fratta

Luoghi delle "Confessioni" di Nievo

Luoghi di Ippolito Nievo

A cura di Fausta Samaritani

 

Fratta, il luogo dove sorgeva il castello. Portogruaro, Palazzo Persico (la casa Frumier)

Io vissi i miei primi anni nel castello di Fratta, il quale adesso è nulla più d’un mucchio di rovine donde i contadini traggono a lor grado sassi e rottami per le fonde [fosse circolari, scavate per trattenere l’acqua intorno al fusto di una pianta] dei gelsi. (Le Confessioni, capitolo I)

 

L’eccellentissimo Almorò Frumier, cognato del Conte di Fratta, possedeva moltissime terre, e una casa magnifica a Portogruaro. Egli era fra quelli che senza vederci chiaro in quel subbuglio ne fiutavano da lontano il cattivo odore, e avevano pochissima volontà di scottarsene le mani. Perciò d’accordo con la moglie, che non rivedeva malvolentieri i paesi dove la sua famiglia godeva privilegii quasi sovrani, si trapiantò egli a Portogruaro nell’autunno del 1788. (Le Confessioni, capitolo VI)

 

Venchieredo, la fontana. Caorle, lido di Portogruaro

Or dunque, qualche anno prima di me, Leopardo Provedoni aveva stretta dimestichezza colla fontana di Venchieredo. Quel sito romito calmo solitario gli si attagliava bene alla fantasia, come un abito ben fatto alla persona. (Le Confessioni, capitolo IV)

 

Caro Andrea,

Dov’è Carole, cosa fai a Carole, quanto tempo stai a Carole?_ Rispondo _ Sulla costa sabbiosa che dall’Estuario di Venezia s’inarca fino a toccare le rocciose spiaggie dell’Illirio, e precisamente tra la foce della Livenza e del Tagliamento, quarantacinque miglia lontano da Venezia, e sessanta da Trieste sul principio del secolo quinto (Che memorie per un Giureconsulto! È il secolo di Giustiniano) trovavi un’aggregazione di capanne peschereccie, e in mezzo ad esse una chiesuola che costituiva l’antica Carole. (Lettera ad Andrea Cassa, 28 luglio 1853)

 

Portogruaro, Palazzo del Comune

[…] e colla folla io e il mio cavallo fummo trascinati dinanzi alla Podesteria. Quattro Schiavoni [soldati di origine slava] che sedevano alla porta si precipitarono nell’atrio chiudendo e sbarrando le imposte; indi, dopo molte chiamate e molte consultazioni, il signor Vice-capitano si decise a presentarsi sulla loggia. La turba non aveva né schioppi né pistole, e il degno magistrato ebbe cuore di fidarsi. (Le Confessioni, capitolo X)

 

Cao a Mozzo Lugugnana,  i bastioni di Attila, detti "Mottaroni"

Ma più in là ancora l’occhio mio non poteva indovinar cosa fosse quello spazio infinito d’azzurro, che mi pareva un pezzo di cielo caduto e schiacciatosi in terra. Un azzurro trasparente, e svariato da striscie d’argento che si congiungeva lontano lontano coll’azzurro meno colorito dell’aria. Era l’ultima ora del giorno. (Le Confessioni, capitolo III)

Cordovado

Circa a quel tempo uscì di collegio il signor Raimondo di Venchieredo e venne ad abitare nel suo castello vicino a Cordovado, ma siccome non toccava ancora gli anni della maggiore età, così un suo zio materno di Venezia, che gli era tutore, lo affidò alla sorveglianza d’un precettore, d’un certo padre Pendola. (Le Confessioni, capitolo VI)

Portogruaro, la piazza con il "listone", la colonna di San Marco e l'antenna.

Perfino i tre stendardi di San Marco avevano colà nella piazza il loro riscontro. Un’antenna tinta di rosso, dalla quale sventolava nei giorni solenni il vessillo della Repubblica. (Le Confessioni, capitolo VI)

Le immagini sono tratte da "L'Illustrazione Italiana", a. LVIII, n. 34, 23 agosto 1931. Numero speciale pubblicato nel centenario della nascita di Ippolito Nievo. (Collezione F. Samaritani)

1 Aprile 2002

Pagine su Ippolito Nievo Nievo sul Garda

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria online, N. 1 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, 2005 (2° edizione)

Messo in rete il 29 ottobre 2015

Per piacere non copiate testo e immagini