Italiano 2000

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E’ stato presentato a Roma, il 21 febbraio 2002, al Ministero degli Esteri, il risultato della indagine, promossa nel 2000 dal Ministero, affidata al Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari della Università “La Sapienza” e condotto a termine sotto la direzione scientifica del prof. Tullio De Mauro e con la collaborazione di un gruppo di ricerca del CILS (Certificazione di Italiano come Lingua Straniera) dell’Università per Stranieri di Siena. Il libro, presentato e discusso quel giorno con l’intervento di una trentina di relatori e alla presenza di rappresentanti delle Commissioni affari esteri e cultura della Camera e del Senato e di rappresentanti della stampa e della cultura, porta il titolo: Italiano 2000. Indagine sulle motivazioni e sui pubblici dell’italiano diffuso fra stranieri.

 

In una successiva tavola rotonda sono state presentate testimonianze ed esperienze sulla promozione della nostra lingua nel mondo e sui collegamenti fra questa promozione e il sistema paese.

Lo scopo della indagine era mettere insieme dati, aggiornati e organicamente strutturati, sulla diffusione dell’italiano nel mondo, sulle metodologie del suo insegnamento, sulle motivazioni che spingono gli stranieri allo studio della nostra lingua.

La precedente ricerca, condotta alla fine degli anni Settanta dall’Enciclopedia Italiana e diretta dal prof. Ignazio Baldelli, aveva evidenziato che l’interesse per la lingua italiana era soprattutto culturale, quindi il fattore di attrazione verso l’italiano si presentava indifferenziato e basato su una tradizione intellettuale alta, cioè sull’interesse per la letteratura, la musica, l’arte.

Successive indagini, parziali e meno articolate, avevano già messo in luce una molteplicità di interessi e di bisogni formativi, con fini sociali e produttivi oltre che culturali.

E’ emerso dalla attuale ricerca che l’italiano si colloca al quarto posto nella classifica delle lingue più studiate e che la sua diffusione è in crescita costante. Negli ultimi quindi anni, ad esempio, con i progressi dell’elettronica, sono migliorati gli strumenti didattici. La realtà si presenta tuttavia complessa, diversificata e variegata. La gamma di spendibilità sociale dell’italiano è riferibile, anche oggi, al nostro patrimonio di creatività sedimentato nei secoli; ma investe nuove forme di produzione industriale, come la moda, la cucina, in una parola lo stile di vita degli italiani.

Sono diventate plurime le ragioni di contatto con l’italiano e con il nostro sistema paese: lavoro in atto, turismo e tempo libero, studio, investimento in vista di una professione futura, programmi di mobilità europei.

 

Per questa indagine, la principale fonte di informazione era rappresentata dagli IIC (Istituti Italiani di Cultura) che hanno mediato la raccolta dei dati, sia sulle proprie iniziative, sia su interventi di altre agenzie culturali presenti all’estero. Lo strumento di indagine era un questionario elettronico, distribuito a partire da agosto 2000 alle 90 sedi che all’epoca costituivano la nostra rete di IIC. Ha inviato una risposta completa il 70% del totale. Un altro 13% ha comunicato di non organizzare corsi di italiano. Il 16,7% non ha inviato alcuna risposta.

 

Aumento degli studenti dal 1995 al 2000. Aumento dei corsi e dei docenti dal 1995 al 2000

 

Dal 1995 al 2000 gli studenti sono aumentati del 38,2%, il numero di corsi è aumentato del 57% e i docenti dell’8,4%; ma la crescita non è omogenea, anzi è sbilanciata a favore di alcuni paesi, perché una parte degli IIC ha diminuito sia il numero di corsi, sia il corpo docente.

La crescita è più forte in Asia, dove il Giappone funge da traino, e in America latina, dove la stessa funzione spetta al Messico. In Europa, in Australia e in alcuni paesi dell’Estremo oriente, dove non sono in atto crisi economiche e sociali e si intensificano gli scambi economici e culturali con l’Italia, la nostra lingua si espande. In America Latina e in altre aree attraversate da crisi economiche, in particolare in Africa e in alcune realtà del Medio oriente, la spendibilità dell’italiano nel mondo del lavoro si contrae, quindi è in sofferenza anche lo studio della nostra lingua.

 

Il quadro si presenta complessivamente a “pelle di leopardo”, con varie situazioni in controtendenza, specie dove mancano le risorse di una forte comunità italiana presente in loco e dove scarso è il richiamo della nostra tradizione culturale.

In futuro, nel mercato mondiale delle lingue, la diffusione dell’italiano sarà sempre più legata alla creazione, in Italia, di processi economici che travalicano i nostri confini.

 

Una parola sui docenti: nei nostri atenei manca totalmente una classe di insegnamento “Italiano L2”. In presenza di un forte aumento, sia di alunni giovani e adulti, sia di corsi di italiano all’estero, si continua a reclutare personale docente in loco e a dare scarso riconoscimento allo sforzo di formazione di nuovi docenti, messo in atto dagli atenei italiani, in particolare da quelli per Stranieri di Perugia e di Siena: il risultato è, qui da noi, un processo di restrizione degli sbocchi professionali, a fronte di un aumento all’estero della domanda di docenti d’italiano.

 

A cura di Fausta Samaritani

 

Prof. Alfredo Panzini Sergio Mattarella alla Società Dante Alighieri

29 marzo 2002

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