Oltre il ronzio deformante delle parole dentro le città di Italo Calvino2001

 
di Tina Borgogni Incoccia
 
Le storie di Calvino non sono dei veri romanzi, ma racconti lirico-filosofici che procedono con grazia soffusa di lieve ironia e in cui, talvolta, la tensione emotiva si innalza, fino a divenire pura poesia. Nelle sue pagine c’è la malinconia di chi guarda la realtà con occhi disincantati ed è consapevole della solitudine dell'uomo, vagante in un labirinto di percorsi aggrovigliati, senza possedere il filo di Arianna per trovare la via di uscita. E’ vero, la creatura umana si sente sempre più sola e sperduta, ma per Calvino ciò non elimina il dovere morale di sfidare il labirinto senza arrendersi. Anche se, talvolta, ci sembra di vagare in un inferno, occorre cercare e saper riconoscere chi e che cosa in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Italo Calvino Le città invisibili, Mondadori, 1993, p. 164)
La letteratura esprime proprio la ricerca di una spiegazione esistenziale da parte dell'uomo. La letteratura ci fa riflettere sul significato perduto delle parole, diventate puri stereotipi nelle comunicazioni di massa e usando i suoi strumenti evocativi, ci fa reagire al linguaggio omologato dei mass-media, creando una pausa di silenzio nel frastuono di informazioni che ci confonde, senza darci più nessuna vera informazione. Adempie in tal modo ad una funzione conservatrice e progressista al tempo stesso, perché indica i valori da salvare: bellezza, bontà, giustizia, libertà; ma è pronta a rinnovare il modo di vedere e dire le cose, scardinando gli pseudo valori e tenendo conto del patrimonio di nuove conoscenze acquisite che ci spingono fuori dai confini per noi rassicuranti, verso nuove realtà extrafamiliari, extraconfessionali, extraterrestri, insomma cosmiche.

Calvino è ben consapevole della difficoltà di comunicazione tra le creature umane e la rappresenta poeticamente, con immagini suggestive e metaforiche. Nel racconto Il guidatore notturno due innamorati non riescono a incontrarsi, per una serie di malintesi e corrono nella notte sulle due corsie opposte di un'autostrada, ridotti a puri segnali luminosi, fari di luce che si accendono nel buio e con cui manifestano il loro desiderio di amore e di incontro. E' vero: la creatura umana si sente sempre più sola e sperduta, in un labirinto di percorsi aggrovigliati, senza il filo di Arianna per trovarne la via di uscita; ma per Calvino ciò non elimina il dovere morale di sfidare il labirinto senza arrendersi. La letteratura, usando i suoi strumenti evocativi, riesce a risvegliare il significato perduto di certe parole, a farci reagire al linguaggio omologato dei mass-media, insomma a creare una pausa di silenzio nel frastuono di informazioni che ci confonde, senza darci più nessuna vera informazione.

Italo Calvino nacque a Cuba, ma poco dopo i suoi genitori (una naturalista e un agronomo), si trasferirono a S. Remo, dove egli compì i suoi studi fino alla fine del liceo. Era iscritto ad Agraria nel 1944, quando raggiunse la Brigata comunista Garibaldi, per evitare l'arruolamento nella Repubblica Sociale. Fu un periodo breve, ma intenso di esperienze profondamente formative. Alla fine della guerra, si stabilì a Torino e cominciò a lavorare presso la casa editrice Einaudi, dove conobbe Cesare Pavese e altri scrittori. Si laureò in Lettere, iniziando contemporaneamente la sua attività di narratore, preso dal generale fervore creativo. Nel primo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno (1947) e nei racconti dal titolo Ultimo viene il corvo(1949) parla della guerra partigiana. Egli cerca un nuovo stile, che renda immediata la comunicazione con il lettore, ma il suo tono narrativo caratteristico implica, insieme al realismo della descrizione analitica, una nota fantastica, quasi fiabesca, intessuta al tempo stesso di lirismo e di ironia. Calvino, come Beppe Fenoglio, pur nella diversità stilistica, non idealizza la guerra partigiana. Nel suo racconto i partigiani sono rappresentati come

una compagnia di soldati che si sia smarrita dopo una guerra di tanti anni fa, e sia rimasta a vagare per le foreste, senza più trovare le vie del ritorno, con le divise a brandelli, le scarpe a pezzi, i capelli e le barbe incolti, con le armi che ormai servono solo ad uccidere gli animali selvatici.

 
Abbandonò il Partito Comunista dopo la delusione provocata dai fatti di Ungheria, cioè la dura repressione delle agitazioni ungheresi da parte delle truppe russe. Il suo stile si distaccò sempre più dal neorealismo, adottando un linguaggio surreale, pur sempre carico allegoricamente di riferimenti critici alla realtà contemporanea (Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente, La nuvola di smog, La formica argentina). Collaborò a varie riviste, scrisse numerosi saggi critici e la sua notorietà andò sempre più consolidandosi, mentre spostava la sua residenza tra Roma, Parigi, Torino e S. Remo. Nel 1964 sposò una signora argentina: Esther Judith Singer, detta Chiquita, da cui ebbe una figlia. Raccolse fiabe italiane delle varie regioni e scrisse anche un libro per ragazzi Marcovaldo, ovvero le stagioni in città, illustrato da Sergio Tofano.
La sua attività di narratore proseguì con Le cosmicomiche, Ti con zero, Il castello dei destini incrociati, Le città invisibili, Se una notte d'inverno un viaggiatore. Negli ultimi tre, sperimentò la forma del romanzo a cornice. Dopo il racconto Palomar (1983), l'ultima sua fatica letteraria consisté nella preparazione delle Lezioni americane, che avrebbe dovuto svolgere in una Università degli Stati Uniti, dove era stato invitato. Non poté farlo, perché morì nel settembre del 1985.
L'attività letteraria di Italo Calvino è dunque lunga e varia e comincia a vent'anni, quando raggiunge la Brigata Garibaldi, con desiderio di partecipare attivamente alla vita sociale e politica e scrive i suoi primi racconti. Nelle parole di una canzone egli rievoca quel tempo, con la nostalgia dolce-amara dell'ingenuo manicheismo tipico dei giovani:
Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita.
Tutto il bene del mondo oltre il ponte
tutto il male avevamo di fronte.
Tutto il bene avevamo nel cuor.
A vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amor.
 
Calvino aveva bisogno di vedere le cose da lontano e dall'alto del castello della letteratura, ma i suoi racconti si ispiravano alla realtà, anche se presentavano situazioni fantastiche, essendo intrisi di tematiche civili e sociali sempre attualissime. La gravità dei problemi nulla toglie alla intensità lirica dei suoi racconti, venati di un'ironia malinconica che non esclude mai del tutto la speranza, cioè l'amore, perché un atto d'amore – dice Calvino – è forse l'unica forma di rapporto positivo che possiamo avere con gli altri.
 
Nelle sue narrazioni fantascientifiche l'ironia sorridente non nasconde la commozione, allorché descrive il dividersi della prima cellula e la successiva formazione degli organismi pluricellulari, immaginando che l'amore non sia altro che nostalgia della perduta unità originaria, impossibile a ritrovarsi. Nelle Lezioni americane Calvino delineava il suo modello letterario ideale, le cui qualità dovevano consistere in leggerezza, velocità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza. Un modello strutturale che avrebbe dovuto riunire qualità opposte: levità elegante e solida consistenza, unità e molteplicità, fiamma e cristallo, cioè purezza di forma e calore. Sono i suoi simboli narrativi, insieme a quello della città in cui esiste la tensione tra la razionalità fredda delle linee dritte e curve che si intersecano e il groviglio delle esistenze umane che vi si agitano con le loro passioni, le città segrete che sfuggono alla omologazione, perché in ognuna di esse c’è una zona felice della memoria valida solo per noi, un segno di qualcosa che è stato o che forse non è mai stato, ma che si pensa che ci sia stato e questo ci aiuta a vivere.

Perché non mi parli mai della tua città? _ domanda il sovrano a Marco Polo che, seduto, al tramonto, sulla terrazza con l'imperatore Kublai Kan, descrive con grande ricchezza di particolari tutte le lontane città dell'Impero che egli ha visitato. Ma io ti ho parlato sempre di Venezia _ risponde Marco, perché ogni descrizione non è stata altro che l'elegia della sua città perduta. Calvino sente intensamente la difficoltà della comunicazione umana e nel racconto Il guidatore notturno ci immagina come creature che corrono, cercandosi nella notte, chiuse nelle loro macchie, superandosi o incrociandosi nelle corsie opposte di una autostrada, ridotte a puri segnali luminosi: Meglio così. Se si incontrassero, forse il ronzio deformante delle parole impedirebbe una vera comunicazione.

Certo _dice lo scrittore _ il costo da pagare è alto, ma dobbiamo accettarlo: non poterci distinguere dai tanti segnali che passano per questa via, ognuno con un suo significato che resta nascosto e indecifrabile perché fuori di qui non c’è più nessuno capace di riceverci e di intenderci. (Italo Calvino Ti con zero, Garzanti, 1988, p. 138)

Tina Borgogni Incoccia
 

Illustrazione: F. Scandellari Accumulatori Tudor, c. 1914.

5 gennaio 2001

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