La nuvola di smog
racconto di Italo Calvino
2001
Lettura di Tina Borgogni Incoccia
Il racconto che
risale al 1958 fu pubblicato prima su "Nuova corrente", poi nel volume dei
Racconti, quindi in una edizione a parte insieme a La formica
argentina. Lo scrittore aveva trentacinque anni e dalla sua biografia sappiamo
che aveva superato una crisi importante di carattere ideologico, staccandosi
dal partito comunista. Il racconto, di circa settanta pagine, diviso in diciannove
segmenti di varia lunghezza è una short-story, cioè il taglio narrativo preferito
da Calvino. Nella prefazione alle Fiabe italiane (1956) sostiene infatti
che la riduzione all'essenziale gli sembra un atto di moralità letteraria e
nelle Lezioni americane afferma che la velocità deve far parte del modello
narrativo ideale.
L'istanza enunciativa
è assunta da un personaggio che parla in prima persona ed è interno alla storia.
Le informazioni specifiche sul suo conto sono di carattere sia esteriore sia
psicologico. Non è più molto giovane ed è in crisi. Dice infatti: Non mi
importava niente di niente, parla di una vita squinternata, di logorii
esterni ed interni, di stridori, dice che non trovava più cose in
cui riuscisse a riconoscersi come prima e a decifrare l'avvenire.
Siamo in autunno,
in una città di cui non si dice il nome come non si dice mai il nome del protagonista.
Il nostro anonimo ama il grigio, e trova una camera d'affitto grigia e misera
appartenente ad una signorina grigia e misera. La sede de "La Purificazione",
il giornale contro l'inquinamento dove egli è stato assunto come redattore,
si trova invece in una zona residenziale elegante della città e in un bell'ufficio
dove tutti sembrano efficientissimi, cioè in grande contrasto con il suo stato
d'animo.
Il procedimento
narrativo ha caratteri di staticità in quanto poverissimo di fatti. Il nostro
protagonista va in ufficio, frequenta un ristorante toscano, una birreria, riceve
la visita della sua ragazza, fa con lei una passeggiata in collina da dove vede
una nuvola di smog gravare sulla città, visita la fabbrica del suo direttore,
discute con un sindacalista e alla fine fa una passeggiata in campagna dove
la biancheria sporca della città viene lavata e stesa ad asciugare, quindi ritorna
indietro.
E' tutto? Fino dall'inizio
ci rendiamo conto che esiste un motivo narrativo sempre presente fino a divenire
ossessionante perché ripetuto più e più volte, cioè la polvere e tutti
i vocaboli legati al campo semantico della polvere. Essa diventa dunque un segno
fortemente indicativo di senso reale e metaforico. Nell'ufficio de "La Purificazione",
la conversazione è euforica, ma il luogo è pieno di polvere e polvere troviamo
dappertutto, nella strada, nella camera, perfino il momento di amore del protagonista
con la sua ragazza si configura come un disperato impegno da parte di lui per
proteggere, per salvare la bellezza e la freschezza di lei, prendendo su di
sé tutti i granelli grigi di polvere che cadono su di loro.
La scena è sicuramente
più disperata che erotica. La polvere arriva addirittura a solidificarsi assumendo
l'aspetto di una grossa massa bituminosa che grava sulla città e si trasforma
progressivamente in una pesante nube atomica, minacciante tutto il pianeta,
quasi un simbolo del male. Ognuno dei personaggi reagisce al pericolo della
polvere in maniera diversa. C'è chi fa finta di combatterla, ma in realtà contribuisce
a peggiorare la situazione come il direttore del giornale che è anche dirigente
industriale, chi l'ignora come la bella ragazza che vede tutto color di rosa,
chi isola dei valori-feticcio da contemplare e continua a vivere nello sporco
quotidiano come l'affittacamere, chi fa della lotta il proprio lavoro come il
sindacalista, aspirante funzionario, il quale ama illudersi che esistano modelli
di vita non inquinati lontani dal nostro mondo occidentale, chi se ne lava le
mani e va in vacanza appena può, come il capoufficio.
Il nostro narratore, sempre
in cerca di segni chiarificatori e di immagini da salvare, è ansioso di conoscere
la realtà che lo circonda. Nel racconto infatti sono frequenti gli enunciati
che indicano un processo di attenzione e di conoscenza. Vedere,
guardare, osservare, pensare, meditare, riflettere,
sapere. Guardare da lontano e dall'alto per capire meglio. Come quando
guarda la nuvola dall'alto della collina insieme a Claudia che non capisce
la sua angoscia e trova tutto sempre entusiasmante.
Lo
smog! _ gridai a Claudia _ Vedi quella? E' una nuvola di smog! Ma lei, senza
ascoltarmi, era presa da qualcosa che aveva visto volare, uno stormo di uccelli,
e io restavo lì affacciato a guardare per la prima volta dal di fuori la nuvola
che mi circondava in ogni ora, la nuvola che abitavo e che mi abitava, e sapevo
che di tutto il mondo variegato che m'era intorno
solo quella mi importava. (p.49)
Nelle ultime pagine
troviamo il narratore in campagna, nella cooperativa di lavandai di Barca Bertulla
l'unico luogo che abbia un nome: un sapore di fiaba, quasi di ninnananna. E'
primavera, è una festa di colori, di sole, di verde, di risate, di candida biancheria
tesa ad asciugare, mentre nel canale scorre l'acqua gonfia di bolle azzurrine.
Il nostro protagonista guarda e poi torna verso la città. E' solo come
era solo anche al principio della storia, ma il suo stato d'animo non è identico
a quello dell'inizio. Qualcosa è avvenuto dentro di lui, a testimoniare che
pur senza avvenimenti risolutivi, qualche spiraglio di speranza si è aperto.
Infatti egli conclude, guardando la campagna piena di colori: Non era molto,
ma a me che non cercavo altro che immagini da tenere negli occhi, forse bastava.
La fine dell'apologo ci suggerisce, senza alcuna pesantezza moralistica
e con il sorriso che nasce dalla malinconia, una via da seguire: tornare ad
affrontare il labirinto della città, ma con il cuore caldo di immagini da conservare.
Italo
Calvino La nuvola di smog e La formica argentina, Einaudi, 1882.
5 Gennaio 2001
La Repubblica
Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it

