Rara espressione, fine Ottocento, del gusto per il magico mondo dell’Estremo Oriente

I kakemono di Gégé Primoli

I kakemono di Gégé Primoli

di Fausta Samaritani

 

 

 

Al Museo Napoleonico di Roma sono stati esposti nel 1983 i kakemono di Giuseppe (Gégé) Primoli, conservati alla Fondazione Primoli, che rappresentano una rara espressione, fine Ottocento, del gusto per il magico mondo dell’Estremo Oriente. Sono lunghi rotoli giapponesi di carta comune, dipinti con fiori ed uccelli e che il conte Primoli utilizzò come livres d’amitié, creando un pastiche di dediche, di grafica popolare giapponese e di tenui colori. Sul kakemono numero 9, dedicato alla Duse, e che contiene autografi di Giacosa, Dina Galli, Matilde Serao, Arrigo Boito ed altri, si può leggere questa serie di veloci battute: «Innamorato della Duse. Marco Praga». E sotto: «(Protesto contro l’insidia) Gabriele d’Annunzio». E poi ancora: «A chi? E. D.» cioè Eleonora Duse.

Sul kakemono numero 10, riservato agli autori italiani, hanno lasciato prose o poesie Enrico Nencioni, Ferdinando Martini, Guido Biagi, Enrico Panzacchi, Giosue Carducci, Lorenzo Stecchetti, Cesare Pascarella, Giuseppe Giacosa, Arrigo Boito, Luigi Gualdo e altri. D’Annunzio ha scritto un solo verso: «…O mare, o mare, o mare!»

Il rotolo di carta, lavoro giapponese della seconda metà del XIX secolo, è largo 40 centimetri e lungo 150 ed è decorato con un ramo di pruno fiorito, una grande peonia bianca e una gru. Su questo kakemono Enrico Panzacchi (1840-1904) di suo pugno ha scritto quattro versi, inquietanti, intitolati Ritratto:

 

Urla, scolpita ridda in quella bionda

Testa di ree chimere un reggimento:

Mutabil come il vento,

Perfida come l’onda.

 

Giosue Carducci (1835-1907) ha riassunto il suo stato d’animo in un solo verso, riflessivo e amaro, che è una variante di Giambi ed epodi, sonetto XXIII:

Tu sol - pensando - o ideal, sei vero:

 

Penso: tu solo, o ideal, sei vero.

 

Segue l’onda marina dannunziana, infinita, immensa. Viene poi l’ironia corrosiva e popolare di Olindo Guerrini, in arte Lorenzo Stecchetti (1845-1916):

 

Canta il poeta. Vibrano

Gli spasimi del core nella sua voce.

Le sue parole son schianti di lagrime,

Scoppi di riso atroce.

Ma in Italia la critica

Meravigliosa pel suo gusto raro

Bada soltanto a misurare le dieresi

Per dargli del somaro.

 

Giuseppe Giacosa (1847-1906) aggiunge di suo pugno questa poesia tardoromantica, melanconica e grigia, intitolata Ad un fisiologo:

 

Sul rotante nastrino affumicato

L’agil stilo d’acciar s’appunta e scrive

Obbediente al ritmico dettato

D’un cor che batte fra le carni vive

E quale è più cordoglio disperato

E quali gioie sono più fuggitive

E di virtù pensieri e di peccato

Tutto registra da cifre aspre, incisive,

Tu vi leggi così come s’affretti

Ai polsi il sangue e vi sussulti al mero

Salutar di due vaghi occhi diletti,

Ma la ragion dell’amoroso impero

Invan dal rivelante indice aspetti:

Sol scindi in più misteri il gran mistero.

 

Arrigo Boito (1842-1918) sceglie un notturno, decadente paesaggio, carico di aromi orientali:

 

La selva dorme

E sperde incenso

Ed ambra, e par

Nell’aer denso

Un verde asilo

In fondo al mare.

 

Una riflessione amara conclude la breve rassegna. E’ di Ferdinando Martini (1841-1928):

 

Ci sono delle donne, ma la donna non c’è.

 

Fausta Samaritani

 

Frammenti di un salotto. Giuseppe Primoli i suoi kakemono e altro, Venezia, Marsilio, 1983.

 

31 dicembre 2002

D'Annunzio sfoglia un album di foto

Passeggiate romane e causeries Enrico Nencioni e Gégé Primoli

Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana. www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato per la prima volta sul CD-Rom La Repubblica Letteraria 2002, N. 3 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, 2003

Messo in rete il 17 ottobre 2015