Non zelo ma passione ho messa nel mio lavoro

ALLA COMMISSIONE CENTRALE PER L’EPURAZIONE

Alla Commissione Centrale per l’Epurazione. Roma 2011

 

 

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            In merito alla punizione disciplinare di dieci giorni di sospensione inflittami dalla Sottocommissione Prov. di Aquila, rivolgo appello a codesta Commissione Centrale, ritenendo che, completamente cadute le due accuse rivoltemi, come risulta dalle stesse conclusioni della Sottocommissione, non doveva essermi applicata alcuna punizione.

            Le accuse erano testualmente le seguenti:

            1° aver rivestito la carica di Fiduciaria dei Fasci femminili.

2° essere stata fervente propagandista.

Circa la 2° accusa, la Sottocommissione esclude tanto la propaganda scritta quanto quella verbale. È del resto notorio che nella Gil le attività oratorie (poche a dir vero e solo in talune manifestazioni ufficiali) erano di esclusiva pertinenza del sesso maschile. Appunto la mia fobia dei discorsi e la viva riluttanza a far della politica, mi avevano per due volte indotta a rifiutare la carica di Fiduciaria dei Fasci femminili, nonostante i notevoli vantaggi, anche economici che essa offriva a preferenza dell’altra de me investita, di Ispettrice della Gil femminile.

Escluso dunque che possa applicarsi neppure la 1° accusa, la Sottocommissione detrae, dalla carica da me realmente tenuta, accuse, dirò, minori, che intendo confutare.

1° Avrei esercitato la carica con molto zelo. Naturalmente. Aggiungo che non zelo ma passione ho messa nel mio lavoro: un lavoro di cui qualsiasi governo o partito potrebbe avvantaggiarsi, che ripeterei volentieri, e potrei ripetere senza mutarvi un’effe, per qualsiasi governo o partito.

Ho organizzato rastrellamenti (consistevano nel prendere dalla strada bambini scalzi, seminudi, pidocchiosi e scorticarli sotto le docce – e l’ho fatto io stessa, con le mie mani – e rivestirli e nutrirli ed educarli), colonie marine e montane, la colonia per i libici[1], refezioni scolastiche, campeggi di riposo per giovani operaie, centri di economia domestica urbani e rurali ecc. ecc. (Faccio notare che le attività culturali, sportive e manifestazioni varie erano di pertinenza dei capi ufficio della Gil maschile, tranne che per la responsabilità disciplinare).

Per quattro interi anni, inoltre, mi sono occupata indefessamente – con estro che i Magistrati del Tribunale minorile e i dirigenti del Centro di rieducazione della città possono attestare – dei minorenni traviati, riuscendo da sola, senza poter trovare un’altra donna in Aquila disposta a dividere la grave e talvolta incresciosa responsabilità, a organizzare l’assistenza in tutta la regione. Questo è stato il mio lavoro, e confermo di averlo svolto non con zelo, ma con passione.

2° È con sdegno, non disgiunto ad amarezza, che devo respingere l’accusa di aver assunto qualche atteggiamento borioso. Il quale già attenua di molto. Addirittura poi, il riconoscere della stessa Sottocommissione che le antipatie delle colleghe maestre non erano giustificate, annulla l’accusa. Resta la parola, che non può in nessun caso applicarsi. Non può applicarsi alla mia personalità, non può applicarsi al mio lavoro. Sorvolo sulla mia personalità: sarebbe bastato chiedere in ambiente letterario anziché magistrale. Tengo tuttavia a dichiarare che impopolare prima fra le colleghe, per il mio temperamento schivo e riservato, per le mie abitudini solitarie, fors’anche per la mia attività nel campo delle lettere, che mi poneva un gradino più in su, sono stata poi una gerarca assai popolare, per inesauribile cortesia, per senso di giustizia, per estrema tolleranza (malgrado l’obbligo della collaborazione tutte le insegnanti che lo hanno desiderato, sono state, senza fastidi, esonerate), per aver sempre difeso le collaboratrici, anche quando erano indiziate e perseguitate politicamente dai gerarchetti paesani. (Si potrebbe chiedere, per esempio, a […], riguardo alla propria moglie).

E del resto era ben noto che una maestra elementare – le Ispettrici Gil erano per lo più laureate – se non avesse saputo suscitare diffuse simpatie fra le sue colleghe, non avrebbe potuto restare in carica più di qualche mese. Io vi sono restata per quattro anni. Posso asserire – e anche provare – che il numero dei miei nemici (più esatto nemiche) è il più esiguo che possa avere una persona, la quale sia stata, per tanto tempo, fra i propri colleghi, in posizioni di privilegio e di comando.

Amelia e Laudomia Bonanni-Caione

3° Sono stata dispensata dall’insegnamento nell’epoca in cui ho lavorato nella Gil e ho avuto il trasferimento in città per esigenze Gil. Esatto. Ma non vedo come possa costituire un motivo d’accusa; neppure il Commissario prov. mi aveva rivolta tale accusa.

Della dispensa dall’insegnamento godevano anche innumerevoli impiegate dei Comandi Federali Gil (come anche attualmente ne godono maestri impiegati ai Provveditorati) per prestar lavoro unicamente durante le ore d’ufficio. Io ero mobilitata in permanenza, giorni festivi e vacanze compresi, e il mio orario giungeva sovente alle 9 di sera se non più in là, specie all’epoca delle colonie estive.

Trasferimenti per esigenze Gil ve ne sono stati in tutta Italia e recentemente il Ministero dell’Istruzione ha emesso disposizioni definitive in proposito. Desidero solo far notare che i maggiori requisiti che altre insegnanti avrebbero avuto a mia preferenza sarebbero stati unicamente di carattere demografico. È noto che in città non si giungeva se non scortate da molta figliolanza.

Chiedo a codesta Commissione Centrale che, considerate nulle, come risulta dalle conclusioni della stessa Sottocommissione prov., le accuse formulate a mio carico dalla Commissione prov., non si prenda nei miei riguardi alcun provvedimento.

Laudomia Bonanni Caione

Aquila, li 28/9/45

 

Roma, ACS, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione Generale Istruzione Elementare, Div. II, Trasferimenti, maestri, procedimenti epurazione, 1935-1950, b. 40

Lettera di un foglio piegato, ds. su due facciate, con poche correzioni a penna della Bonanni. Prot. N° 172. Data autografa. Inedita

 

Fausta Samaritani, Affettuosamente Sua Laudomia Bonanni, 2011

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Testo pubblicato per la prima volta sul CDRom Affettuosamente Sua Laudomia Bonanni, N. 7 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, Repubblicaletteraria.it, 2011

Messo in rete il 15 ottobre 2015

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[1] I figli dei coloni italiani in Libia, portati in vacanza in Italia, dovevano rimanervi per una sola estate, ma la guerra ne impedì il ritorno a casa e rimasero sei anni in Italia.