Situazione precaria in cui versava la critica letteraria, sui quotidiani

La Terza pagina al tramonto

12. La terza pagina al tramonto 2011

di Fausta Samaritani

«Il nuovo direttore ha abolito, da mesi, la pagina-libri, e non sembra molto interessato a recensioni che non siano quelle dei best sellers prodotti dall’industria culturale. Ahimè, così vanno le cose nel nostro mondo, viviamo tristi tempi non soltanto dal punto di vista letterario.» (Lettera 44). Con questa frase Michele Prisco il 31 ottobre 1979 illustrava a Laudomia Bonanni la situazione precaria in cui versava la critica letteraria: spazi sempre più esigui per la cultura su giornali e su rotocalchi, scioperi che bloccavano le rotative, scelte editoriali che privilegiavano romanzi, magari ordinari e banali ma di sicuro successo, a scapito di un prodotto, forse di nicchia, ma generoso di stimoli.

Dopo circa ottanta anni di vita gloriosa, durante i quali aveva foraggiato l’intera letteratura italiana, andava in soffitta la terza pagina. La Bonanni avvertiva lucidamente questa fine; ma, come molti critici letterari e scrittori anziani, stentò a trovare spazi alternativi. Michele Prisco si adattò a fare il capocronista a «Il Mattino» e fino a tarda notte restava in tipografia a correggere il «bozzone» (lettera 42). Sempre più rare diventarono le richieste di elzeviri: l’ultimo, a firma Laudomia Bonanni, uscì su «Il Gazzettino» del 13 ottobre 1983. Sulla carta stampata sempre più scarne erano le interviste agli scrittori e le presentazioni di libri erano sempre più sintetiche e secche.

Cartolina dipinta e firmata da Laudomia Bonanni Caione

In un’intervista radiofonica del 1972 (che si può scaricare gratuitamente da Internet) Eugenio Montale avvertiva nel pianeta della critica letteraria un cambio generazionale, ma anche l’avvento di una nova stagione nelle pagine culturali. Disse che il critico letterario princeps, capace forse di fare la fortuna di un libro, tendeva a scomparire: i giornali pubblicavano recensioni di critici giovani o poco noti, che avevano scarso influsso sulle scelte dei lettori.

In un mondo in accelerazione, in cui dominavano le immagini e lo stile accelerato della comunicazione televisiva dettava le regole, da sola la parola scritta non bastava va più. Un evento letterario, fatto di parole, era privo di icone e la critica elaborata e sottile aveva scarso interesse per il pubblico. L’avvento della televisione a colori mandò in frantumi il mondo dei rotocalchi che avevano puntato tutto su grandi immagini colorate. Nacquero nuovi settimanali, completamente teledipendenti e sui quotidiani si affermò la critica della cultura visiva.

Di libri, in televisione si parlava quasi esclusivamente nelle polverose cerimonie dei premi letterari, trasmesse a tarda ora. Per i romanzi messi in passerella TV, fu creata la figura del divulgatore: un po’ pedagogo, un po’ saccente, alzava il libro come una reliquia. Si ricorse all’intervista al commesso di libreria, alle classifiche delle vendite. Poi, per imporre il proprio libro in televisione bisognava avere una faccia televisiva: essere un attore, un presentatore, un giornalista. La presenza in video finì per certificare la propria esistenza come Autore. Il romanzo si trasformò in domanda da quiz, la trama lasciò la pagina e fu diluita in sceneggiato, oppure ridotta a pillola per Almanacco di storia, scienza e varia umanità. Gli intellettuali di allora si convinsero che la televisione era una fabbrica di sottocultura e il tempo diede loro ragione.

In occasione della pubblicazione dell’unica biografia autorizzata di Montale, scritta da Giulio Nascimbeni[1] nel 1969, su RTSI Radiotelevisione svizzera passò un filmato in bianco e nero dal titolo La biografia di un poeta (si scarica gratuitamente da Internet). Era un colloquio tra Giulio Nascimbeni, Ferdinando Giannessi e Eugenio Montale. Fu girato nel salotto della casa milanese di Montale, in via Bigli, da un cameraman discreto come un’educanda. I tre protagonisti erano seduti su ampie, avvolgenti, comode poltrone foderate di velluto di lino, di fronte a un tavolino con posacenere colmi di sigarette spente. Lieve quel “tu”, che Giannessi dava a Montale: si avvertivano in lontananza i lenti passi delle loro passeggiate domenicali nel parco, il suono delle parole, pronunciate tra lunghi silenzi. Nascimbeni ricordò il primo incontro con Montale, in quello stesso studio: il poeta lesse il giornale e l’intervistatore passò in rassegna i titoli della biblioteca, poi si salutarono. Si erano trovate di fronte due timidezze estreme. Un giorno, titubante, Nascimbeni chiese a Montale i ricordi della sua interrotta carriera di baritono. Montale sciolse le corde del sacco dei ricordi. Le sue parole uscivano ammantate di sottile ironia. – E la pittura?,  chiese Nascimbeni. – Nel bagno, rispose Montale, per non sporcare il tappeto e evitare guai famigliari. (Girò poi le dita, come se impastasse i colori). – La tecnica è importante, continuò, al contrario di quanto oggi presumono certi artisti. Se faccio un segno nero, non so come toglierlo, non so come usare la spatola e allora faccio altri segni neri e su quell’errore, costruisco. (Montale volse allora gli occhi alla telecamera e confessò, con rossore, che essere ripreso lo appagava).

Possiamo comprendere che una donna schiva, come Laudomia Bonanni, estranea alle leggi, non scritte del palcoscenico, si sentisse persa in uno studio radiofonico accogliente come una ghiacciaia o nell’ambiente ricostruito di uno studio televisivo. Non reggeva all’aggressività della macchina da presa, alla velocità della domanda di un intervistatore che irrompeva nella sua intimità. Se ne andava poi via scontenta, per non aver saputo o potuto esprimersi. Eppure aveva creduto nella radio, se così aveva scritto, nel 1949, a Maria Ciuffini Pacifico: «Ho avuto buone proposte dalla Radio per le trasmissioni scolastiche». (Lettera 49).

La grazia di quell’intervista a Montale credo che sia cosa rara, in televisione.

 

Fausta Samaritani, Affettuosamente Sua Laudomia Bonanni, 2011

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Testo pubblicato per la prima volta sul CDRom Affettuosamente Sua Laudomia Bonanni, N. 7 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, Repubblicaletteraria.it, 2011

Messo in rete il 15 ottobre 2015

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[1] Giulio Nascimbeni (1923-2008), giornalista. Lo chiamavano “il signore della terza pagina”. Scrisse sul «Corriere d’Informazione», «Corriere della Sera», fu direttore di «Storia Illustrata» e vicedirettore della «Domenica del Corriere». Per la RAI curò le rubriche culturali «Segnalibro» e «Tuttilibri» un notiziario che, per la semplicità e la chiarezza dell’esposizione, resta un esempio valido su come presentare un libro a un vasto pubblico.