Statuti per una Repubblica Letteraria Italiana 2001

di Fausta Samaritani

Le Accademie in Italia

Che cosa è una Accademia? Risponde Ludovico Antonio Muratori:

Un’adunanza di letterati che, in certi giorni dell’anno con uno o due ragionamenti sopra qualche materiale e con vari sonetti ed altri versi recitati, esercitano il loro sapere, la loro vena.

Sono utili le Accademie? Risponde Muratori:

Il fine può essere stato nobile […] Versi e poi versi; e in una parola solamente certe bagattelle canore sono il massiccio delle nostre accademie. Sicché tutta le fatica degli accademici si riduce ad andare a caccia di un breve applauso e ad incantare per un’ora le pazienti orecchie degli ascoltanti.

Nell’età del manierismo e del marinismo la punta dell’ironia affonda in una facile preda. Le nostre Accademie _ continua Muratori _ sono fonte di transitorio diletto che gli accademici, letterati maturi, usurpano alla giurisdizione de’ giovanetti scolari, al solo scopo di accattare plausi. Perché non sono trattate in queste adunanze, oltre alle piacevolezze, anche materie più luminose e argomenti utili a chi parla e a chi ascolta? 

La pompa della sola poesia non ha altra virtù che quella de’ fiori, bastanti a ricrear la vista, ma non a pascer la fame de’ letterati veri.

Muratori non vuole la morte, ma una riforma drastica delle Accademie italiane. Accenna ad alcune che, fuori del coro, coltivano studi di poetica e regole della lingua italiana; a poche altre che si interessano di erudizione ecclesiastica, di filosofia sperimentale e morale, di geografia. Le Accademie dovrebbero per Muratori fare a gara per sostenere lo sviluppo delle scienze e delle arti, a gloria della nazione. L’Europa tutta godrebbe allora di una trasmigrazione delle lettere, come è accaduto in secoli passati, prima che la cultura della età barocca inaridisse, a suo giudizio, le fonti della nostra letteratura. Muratori insiste su questo punto:

Ora noi, che appunto bramiamo restituire in Italia al loro primo splendore, anzi illustrate maggiormente le lettere, vorremmo poter destare gl’ingegni tuttavia dormigliosi e accrescere coraggio e stimoli a chi già veglia e corre.

Una lettera circolare

Le parole qui citate sono tratte dalla famosa lettera di Lamindo Pritanio ai generosi letterati d’Italia che porta il titolo Primi disegni della repubblica letteraria d’Italia esposti al pubblico. Muratori la scrisse, la datò Napoli 1703 e, celandosi dietro lo pseudonimo Lamindo Pritanio, la inviò ai primi del 1704 a centinaia di destinatari, sparsi in tutta Italia. La proposta di Muratori consiste nella creazione di una sola Accademia, ovvero di una lega tra tutte le Accademie italiane esistenti, di una ideale repubblica di spiriti e di letterati illuminati che, retti da regole semplici e armoniche, prudenti e spedite, dedichino ogni sforzo alla rifondazione di una comune cultura nazionale. Nel manifesto programmatico di Muratori era specificato che oggetto di questa unione tra letterati era:

Perfezionare le arti e le scienze col mostrarne, correggerne gli abusi e coll’insegnare l’uso del vero.

Il severo erudito modenese auspicava che le accademie italiane si liberassero di novizi, o poetastri, o cervelli fievoli, o sfaccendati e al loro posto offrissero la scranna a scienziati veterani. Né bastava scegliere accuratamente gli uomini che dovevano costituire l’elemento portante del progetto di riforma; bisognava anche:

Eleggere protettori e ministri convenevoli di questa ideale repubblica, troncar le strade all’ambizione, all’invidia e spezialmente alle brighe di coloro che senza merito vogliono entrar a parte dei titoli ed onori, che debbono essere solamente riserbati ai degni cittadini di questa repubblica.

Governo della repubblica letteraria

L’arconte, scelto tra i letterati, deve possedere buon gusto e agire con prudenza. Le sue doti principali sono la diligenza e l’acutezza. Egli è chiamato a diffondere nuovi lumi per ampliare gli orizzonti della nostra letteratura. A vantaggio della comunità degli studiosi, farà ogni sforzo per pubblicare nuove opere scientifiche e letterarie.Tutti i  membri di questa comunità ideale sono chiamati a distribuire aiuti e osservazioni utili. Due censori provvederanno alla correzione e approvazione dei testi selezionati. Muratori è del parere che:

La varietà degli scrittori e de’ pensieri indirizzati alla meta stessa renderebbono più compiutamente eseguita la nostra comune intenzione.

Le materie

Ludovico Antonio Muratori raccomanda i vantaggi della grammatica, o sia dell’arte del parlare, elencando le principali lingue che sono italiano, latino, greco ed ebraico. Parliamo italiano _ egli annota _ ma siamo figli del latino, che in Europa è la lingua più usata in ambito scientifico, nei tribunali  e nelle scuole. In greco sono scritti libri sacri e profani indispensabili alla nostra cultura e formazione. In ossequio alle Sacre Scritture non bisogna abbandonare lo studio dell’ebraico. Ognuno farà del suo meglio per scrivere, se non con molta eleganza, almeno senza difetti ed errori in quella lingua che più gli piacerà. Non possiamo esimerci dall’obbligo di rinnovare la cultura italiana _ insiste Muratori_ rendendo sempre più gloriosa la nostra lingua e dolcemente sforzando i letterati e i popoli lontani ad impararla. Raccomandazione preziosa e oggi di grande attualità, in un’era di frontiere aperte e di grande circolazione di popoli e di culture. I letterati dovranno impegnarsi anche ad armar la voce contro le bagattelle, i difetti e vizi che infestano la poesia e l’eloquenza. Ma anche la storia e le orazioni sacre e profane devono essere purgate da elementi di in felicissimo gusto e attendono lumi e squisiti componimenti. Nella poesia come nella eloquenza, che sono giardini, spuntano erbe disutili e maligne. Ancor più bisognosa di riforma stilistica è la filosofia naturale, disciplina in cui

tra la seccaggine e l’ostinata sofisticheria de’ vecchi peripatetici e la forse smoderata e sospetta audacia o novità de’ moderni, possono le menti acute ritrovar mille vie di giovare alla fisica, e alla verità.

Muratori lancia uno strale contro la medicina, a suo dire

così faconda, sì dotta, sì conoscente di tutti i mali e de’ rimedi  loro nelle sue cattedre, ne’ suoi libri, in una parola nella sua teorica; e poi tanto priva, non già di parole, ma di fatti nella pratica e nella cura degl’infermi.

Sono ammessi nella repubblica dei letterati anche i giuristi, poiché la giurisprudenza, pura per se stessa nelle scuole, ha mille difetti nella pratica dei tribunali; difetti che è compito del potere politico emendare. I letterati si limiteranno a suggerire di purgare la giurisprudenza di

tante sentenze comuni fra lor contrarie, di tanti autori, che vagliono più ad avviluppare che a decidere le questioni.

In totale apertura verso il mondo delle scienze, Muratori illustra i pregi della matematica, della meccanica, della geometria, della nautica, dell’ottica, delle fortificazioni militari, dell’idraulica, dell’astronomia, della geografia, della cartografia. Sono materie esatte, fondamentali, indispensabili, ricche di risorse infinite. Muratori ricorda l’utilità della filosofia morale e consiglia di amplificarne lo studio in Italia. Essa è preziosa nella pratica di ogni giorno, perché ci introduce

nel commercio civile degli uomini, facendosi avvertire i caratteri diversi degli uomini, i lor difetti […] insegnandoci le maniere più accorte, gentili e oneste di conversar con gli altri, le vie di farci amare, di ben regolar le nostre famiglie e simili altre cose.

Anche i testi di  teologia, scolastica e morale, attendono di essere purgati ed emendati da abusi, frange e filastrocche appiccatele da certi commentatori barbari ed ambiziosi, per tornare alla purezza della dottrina dei SS. Padri e ai decreti e concili della Chiesa di Roma. La cura della teologia dogmatica e della teologia polemica (che tratta delle controversie con i gentili e gli eretici) spetta al contrario alla Chiesa, che la esercita secondo gli insegnamenti delle Sacre Scritture. Suggerisce Muratori di approfondire

la cognizion delle storie antiche colla loro cronologia e geografia; studio di tanti e diversi riti, sentimenti e numi de’ popoli idolatri, o pure delle monete e medaglie, delle iscrizioni, delle fabbriche, delle statue, de’ bassi rilievi e altri arnesi e reliquie dell’antichità; la notizia de’ governi, degl’imperi, delle repubbliche, delle leggi, della milizia, delle guerre e de’ costumi de’ secoli antichi, la conoscenza della lor poesia, filosofia e delle altre arti e scienze loro, degli scrittori ed eroi o favolosi o veri; la correzione ed illustrazione de’ libri vecchi e la perizia nelle lingue o già morte o dell’oriente.

Queste discipline sono comprese nella erudizione profana. Muratori avverte la necessità di ampliare i confini dell’erudizione, nella speranza che nuove scoperte nell’ambito dell’Evo antico e del Medioevo _ epoca a quel tempo disprezzata come barbara e oscura _ diano agli studiosi l’illusione di

rimirar facilmente, come con gli occhi propri, l’antico mondo.

Fausta Samaritani

Cartoline di Carducci

Una Repubblica Letteraria Italiana nel 1704 2001

di Fausta Samaritani

Sarebbe questa un'unione, una repubblica, una lega di tutti i più riguardevoli letterati d'Italia, di qualunque condizione e grado e professori di qual si voglia arte liberale o scienza, il cui oggetto fosse la riformazione e l'accrescimento d'esse arti e scienze per benefizio della cattolica religione, per gloria dell'Italia, per profitto pubblico e privato.

Scriveva in questi termini, nel 1704, Ludovico Antonio Muratori _ con lo pseudonimo Lamindo Pritanio _ proponendo ai generosi letterati d'Italia la costituzione di una Repubblica Letteraria Italiana.

Ora noi recheremo avanti le nostre idee pertinenti alla costituzione di questa nuova repubblica, alle sue leggi, al suo governo, proseguiva Muratori, con intenzion poi di aspettare il prudente parere di ciascuno degl'invitati sopra le cose proposte, acciocché dalle diverse mire e speculazioni di tutti i particolari più sicuramente si tragga un regolato sistema di quel comune, che si sarà per noi lievemente abbozzato.

Muratori prevedeva l'elezione di Arconti, cioè reggenti, tra i quali potevano essere ammessi unicamente coloro che avevano dato prova di sé, almeno con un libro che fosse parto d'ingegno e non opera di schiena. Escludeva quindi i grafomani e i versaioli, allo scopo di proteggere la nuova Repubblica dalla invadente influenza dei nobili mecenati. Due Censori avrebbero affiancato gli Arconti e vigilato sui criteri di ammissione dei letterati.

La Repubblica Letteraria Italiana doveva promuovere lo studio della grammatica, dell'oratoria e delle quattro principali lingue, cioè italiano, latino (lingue vive) e greco ed ebraico (lingue della tradizione).

Lasciamo, dico, continuava Muratori, la libertà a ciascuno di scrivere, purché non male, o in latino o in italiano. Ma contuttociò desidera e raccomanda la repubblica a' nostri letterati che adoperino piuttosto e per quanto è possibile l'idioma nostro volgare. [...] Noi non possiamo servir meglio alla gloria dell'Italia, che è un de' primi oggetti della nostra confederazione, quanto col rendere sempre più gloriosa la nostra lingua e dolcemente sforzando i letterati e i popoli lontani ad impararla.

Fausta Samaritani

20 febbraio 2001 e 26 luglio 2001

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it