Rischiarare
l’intelletto con Ludovico Antonio Muratori
2001
di
Lydia Pavan
Il sacerdote Ludovico Antonio
Muratori (nato a Vignola nel 1672 e morto a Modena nel 1750) è stato un intellettuale
dalla multiforme attività nel campo della ricerca documentaria e storica,
attento alla verifica scientifica, con doppia laurea in Filosofia e in Diritto,
bibliotecario a Milano,
poi alla corte estense di Modena, amante e della lettura e della scrittura,
come testimoniano le sue molteplici opere e il suo ampio epistolario. Non
poteva vivere _ scrisse Giuseppe
Baretti_ se non s'inchiostrava le dita ogni dì che Dio gli mandava.
Si tratta di una personalità poliedrica, cosciente della interdipendenza tra
tutte le arti, tanto che le sue proposte, in nome del buon gusto e
del supporto critico, delle profonde miniere della mente e delle cose,
non riguardano solo un settore, ma tutte le discipline, inclusa la Storia,
come dimostra la rivisitazione del Medioevo nelle Antiquitates italicae
medii aevi. Scopo fondamentale è quello di rischiarare l'intelletto, secondo
un criterio che si può senz'altro definire pre-illuministico; una chiarezza
che, in sintonia con i canoni cartesiani, deve riguardare anche l'eloquio,
in modo da poter dir tutto in poco e con parole convenevoli, tenendo
presente che l'eloquenza è come un giardino da cui occorre sbarbicare
le erbe disutili e maligne.
Muratori, conscio del valore
degli studi filosofici e della cultura della nuova Europa, non si occupa per
altro solo di problemi teorici, bensì considera con attenzione quelli pratici,
convinto che gli intellettuali devono trar fuori la logica dalle scuole
e consentirle di passeggiare per li palagi, piazze, case, con fare osservare
nella pratica quanti errori si commettono nella vita quotidiana. Per questo
motivo lo scrittore di Vignola non trascura il contenzioso tra gli Estensi
e la Santa Sede su Comacchio, né sciagure come la peste che consiglia di curare
con l'aceto balsamico, né gli svaghi, distinguendone l'eventuale perniciosità,
per non compromettere il bene pubblico. Precisa che il fine del ben vivere,
del vantaggio dell'università, non deve responsabilizzare soltanto
un'élite, bensì tutti i veri intellettuali dotati di buona volontà, ovvero
la collettività della Repubblica di studiosi, critica nei confronti delle
Accademie, una lega di tutti i più ragguardevoli letterati d'Italia,
consorzio di spiriti amanti delle lettere, delle arti, delle scienze, che
hanno a cuore, oltre al bene privato, quello pubblico, concetto su cui oggi
dovremmo riflettere, visto che il precetto della pubblica utilità,
a detta di molti sembra spesso disatteso.
Un altro aspetto moderno di
Muratori è che non cessava di combattere i pregiudizi, i preconcetti, le anticipate
opinioni, i dogmatismi, le facili illusioni. Interessante, in proposito,
la polemica nei confronti degli impostori, dei veggenti che promettono mari
e monti alla gente credula e stolta, ansante di sapere quel che ha da essere
o di sé o d'altri, mentre solo Dio può leggere il libro dell'avvenire.
Anche i sogni non predicono l'avvenire, in quanto, afferma la mente lucida
e moderna dell'autore, sono fenomeni della nostra fantasia, la quale, quando
dormiamo, forma
slegate
e ridicole commedie, che niuna anche menoma influenza hanno per farci conoscere
le cose avvenire, né per iscoprir tesori (Della forza della fantasia
umana, 1745).
Il suo sguardo, dunque, è continuamente
rivolto ai contemporanei cui raccomanda saggezza ed equilibrio, di cui stigmatizza
i difetti come la superbia, che è come un demonio de' più mastini e arrabbiati,
superbia contrapposta all'umiltà portatrice di autentica umanità. E’
anche vero che si rivela indulgente, un'indulgenza che ricorda Michel de Montaigne,
il quale, in pieno Cinquecento, esprimendo la sua umana ironia nei riguardi
della società del tempo, evidenziava nello stesso tempo l'interesse per l'uomo
nelle sue diverse sfaccettature, nella sua concreta individualità, come faranno
più tardi Molière e lo stesso Muratori, che del commediografo francese fu
grande ammiratore.
Pioniere di una nuova Italianità,
nel Muratori storico, parimenti che nel carattere, si trovano amalgamati rigore
e medianità, scrupolo scientifico nell'analizzare documenti, intellettualità
storica, ma anche familiarità. Un esempio è il finale degli Annali d'Italia
(1744-1749), storia civile riguardante le condizioni degli Stati d'Italia:
una volta terminata la guerra di successione austriaca (1740-1748), il lettore
viene informato sulle bizzarre condizioni meteorologiche dell’anno 1749,
con gli Appennini innevati nel mese di giugno. Il commento è condensato in
un proverbio popolare Né pioggia né gelo vuol restare in cielo: è proverbio
dei contadini toscani, come a dire non solo che il tempo è inaffidabile
come l'essere umano, ma che protagonisti delle vicende storiche non sono solo
le Autorità, i potenti, ma anche i semplici, in questo caso i principali responsabili
di quell'attività primaria, l'agricoltura, cui, da fisiocratico, Muratori
prestò particolare attenzione. Un'attenzione che negli Annali è stata
rivolta anche alle donne vittime dei soprusi, come nell'anno 1599, a Beatrice
Cenci, figlia del nobile romano Francesco, che
soggiacque
alle disordinate voglie di chi l'aveva procreata, giacché le fece credere
non peccaminoso un atto di tanta iniquità.
Dopo che Beatrice congiurò
contro il padre provocandone la morte, affrontò con coraggio il patibolo,
suscitando negli astanti grande emozione e nel Muratori un commento amaro:
se si fosse fatta giustizia di Francesco Cenci che, accusato di violenze
e libidine, riuscì a sottrarsi al carcere grazie ai soldi, non sarebbero
incorsi in così lagrimevol disavventura i figli suoi.
Anche in Della Pubblica
Felicità, oggetto de' buoni Prìncipi, trattato in trenta capitoli pubblicato
nel 1749, il Muratori dà prova di attenersi al principio della concretezza,
occupandosi di problemi pratici come, in agricoltura, la tassazione differenziata,
i nuovi concimi, le nuove macchine, la prevenzione dei danni provocati, per
esempio, da animali come cinghiali, cervi, daini: si sa quanto male inferisca
agli orti la copia delle lepri e quanto rovinino in tempo di neve le tenere
piante. Il tema della felicità, storicamente individuabile nel
fervore settecentesco di ideare e costruire una società più giusta e progredita,
fondata sul benessere dei sudditi, interessò diversi intellettuali riformatori,
tra cui, per esempio, Pietro Verri che pubblicò le Meditazioni sulla felicità
nel 1763. L'argomento che il mestiere dei buoni Prìncipi ha da essere quello
di procurare la pubblica felicità è ancora attuale, dal momento che appartiene
alla retorica e alla discorsiva istituzionale; anche se il cittadino di oggi
è più scettico, nondimeno le sue critiche richiedono spesso alle Autorità
di salvaguardare il bene pubblico nella gestione del potere.
Muratori, in Della pubblica
felicità, dopo aver messo in rilievo i grandi valori della tranquillità
dell'animo per l'individuo e della pace per la società, caratterizza i compiti
di un buon Principe, il cui assolutismo deve essere comunque temperato e illuminato
dai Ministri. In nome del progresso civile, il Principe-filosofo deve vigilare
su se stesso prima che sui funzionari e poi non perdere di vista l'insieme
dei problemi, dall'igiene pubblica, alla scuola, alla giustizia, alla medicina,
al progresso scientifico, al divertimento libero da stomachevoli merci,
al teatro, alle corse, alle giostre, alla politica estera finalizzata, se
possibile, ad evitare mali come le guerre che, se talvolta possono arricchire
un Paese con le ricchezze tolte ai vinti, più sovente sogliono impoverirlo
[…] rovinarlo.
Soffermiamoci sul ventinovesimo
capitolo, l'ultimo prima della conclusione, dedicato alla pulizia e alla
pubblica sanità delle terre e città: il decoro della città, dice l'autore,
non è costituito solo dalle belle costruzioni, ma anche dalla pulizia e dall'ordine
dello spazio ambulatorio, in modo che siano ben selciate le strade, lodevolmente
lastricati i portici, tolte le immondezze. Un altro problema è l'inquinamento,
un ingrediente per tenerci sani si è l'aria pura, che dovrebbe costituire
una delle principali preoccupazioni degli addetti alla pubblica sanità, delegati
a garantire la sana alimentazione, impedendo che si vendano carni, pesci
e frutta di cattiva qualità, facendo attenzione alle farine di frumento
guasto, fava e frumentone marcio, controllando i fornai e farinotti
di corrotta coscienza […] che sanno smaltire il loglio e la mondiglia
per buon grano. L'homo edens dei nostri giorni, alle prese con
la drammatica difficoltà delle opzioni gastronomiche, si può consolare pensando
che anche nel '700 esisteva il problema dell'ecologia alimentare?
Lydia
Pavan
Repubblica
Letteraria Italiana di Muratori
15 Febbraio 2001
La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it