Zibaldone di scritti su Luigi Pirandello 2001

 

Noi entrammo in quel suo studio, ed era pieno di gente, ma di gente agitata, in piedi, convulsa, curiosa, che fumava, si chiamava, parlava ad alta voce, come se il padrone di casa l’avesse invitata a un ricevimento e tardasse a entrare. C’era lo scaffale dove egli non s’era mai curato di mettere ordine e di raccogliere le sue opere, con venti copie di una, nessuna copia di dieci altre. I suoi libri non morivano. Erano là coi loro titoli. […] Entrai nella camera dove egli giaceva. Era come abbandonata, c’era quel silenzio sterminato sul lenzuolo che lo copriva delineando quel corpo di “povero cristo”(mi venne a mente questa frase che era tanto solita in lui).

Corrado Alvaro Prefazione a: Luigi Pirandello Novelle per un anno, Milano, Mondadori, 1956.

 

Dopo una preistoria tardopositivista ma fortemente venata di quesiti metafisici e dopo l’esperienza filologica e filosofica di un soggiorno a Bonn, Pirandello nasce in modo autonomo e originale alla cultura italiana col romanzo umorista di Mattia Pascal e col saggio dedicato all’umorismo; un saggio che pone fine alle precedenti richieste di soluzioni totalizzanti ed esplicitamente assume il punto di vista parziale di un’arte tragicomica per rappresentare il mondo moderno, in crisi di valori assoluti. L’arte umoristica si serve della riflessione per negare e capovolgere il messaggio immediato del dato obiettivo e del “sentimento”, per stabilire un rapporto di continuità e di comprensione con quel dato. […]

L’idealismo di Croce non poteva accettare il costante sberleffo pirandelliano alla ragione umana e l’affermazione della sua insufficienza a spiegare una condizione alienata al mondo, alla società e infine a se stessa. Proprio questo “pessimismo” di Pirandello, però, dinamicamente funzionava per la creazione di un linguaggio narrativo e spettacolare unico nella letteratura italiana.

Franca Angelini Luigi Pirandello ne La letteratura Italiana. Il Novecento. Dal Decadentismo alla crisi dei modelli a cura di Carlo Muscetta. Tomo I, Roma-Bari, Laterza, 1976. 

 

Pirandello non ha scelto. Ha messo le mani in mezzo a un groviglio di gente e ha tirato su come con le reti, uomini e donne a grappoli. Era quella la piccola borghesia della fine dell’Ottocento, margine d’una più grossa borghesia in dissoluzione. […] L’umanità in cui Pirandello affonda le mani fin da principio, per farsene materia alla creazione d’un mondo vivo, non era se non un groviglio che si sente vivere. […] Il candore di Pirandello si manifestò subito in una cordialità accorata verso quel groviglio, che era tutta l’umanità. Non attrazione facile verso i suoi raggiungimenti rari e supremi, il santo, l’eroe, il poeta; ma appunto verso quello che è in essa di rudimentale: la smania di vivere, comunque.

Massimo Bontempelli Luigi Pirandello. Commemorazione, nell’ “Annuario Reale Accademia d’Italia”, 1937.

 

Biondo, con barbetta da Nazareno, capelli un po’ lunghi e spinti indietro sotto un cappello di castoro a larghe tese, aveva nella svelta, signorile persona e nella espressione del viso quasi pallido, qualche cosa che non faceva indovinare in lui un siciliano.

Luigi Capuana

 

Una città dove è morta la storia, la civiltà, lasciando il vuoto, il deserto, scheletri di monumenti, colonne che si sgretolano, livide tane e labirinti di fango. […] Dove uomini nudi, “cavi”, sono bloccati in un arresto, in una cristallizzazione del tempo per antica, immemorabile tragedia: la tragedia del nascere, dell’esistere. […] Nella quale tuttavia l’intervento esterno, divino, scioglierà ogni nodo, e il tempo riprenderà a scorrere nel suo ritmo umano.

Al contrario, nel mondo pirandelliano non si scioglierà alcun nodo, non scorrerà alcun tempo. A quegli uomini nudi non si aprono che due vie: allontanarsi (per morte civile, come è successo a Mattia Pascal, o per vera o fittizia follia, come per la straziante Demente di “Come tu mi vuoi” o come per Enrico IV) o rivestire la propria e l’altrui nudità, insostenibile, in sé, negli altri, di maschere, di forme, e in esse credere, esse affermare e imporre. Difendere la propria forma, imporne una agli altri, con il ragionamento, il sofisma, la retorica […]

Vincenzo Consolo Introduzione ad Album Pirandello Milano, A. Mondadori, 1992.

 

La concezione del mondo pirandelliana non è, a prima vista, molto diversa da quella di altri grandi artisti a lui contemporanei: anche in Pirandello la realtà oggettiva non ha alcuna consistenza; il mondo storico va istantaneamente in pezzi sotto il suo sguardo indagatore; la presunta realtà oggettiva altro non è che il riflesso del continuo e variabile sentire degli individui nel loro continuo divenire, le molteplici possibilità di ognuno secondano tutte le possibilità d’essere che si trovano in ciascuno di noi; le parole non sono che vuote astrazioni; l’uomo è immerso nel tragico conflitto tra la vita che fluisce ininterrotta e la forma che tenta di fissarla. Inconsistenza dunque del tutto; il reale come riflesso di uno stato d’animo individuale continuamente cangiante; la vita che non si spiega ma che unicamente si vive; il sentimento angoscioso dell’incomunicabilità; la dolorosa immersione dell’uomo nella solitudine più disperata; la totale mancanza di riferimenti e di certezze; la vanità del tutto.

Ugo Dotti Storia della letteratura italiana Roma-Bari, Laterza, 1991.

 

Un bel fanciullone nonostante la bionda lanugine di barba e il cappellone di castoro e il passo grave con cui girellava per l’Urbe. […] Era il più tacito della compagnia, il più paziente ascoltatore.

Ugo Fleres Ricordi romani di Luigi Pirandello  ne “L’Urbe”, gennaio 1937.

 

Ancor fresco di studi, reduce dall’università di Bonn ove s’era laureato in filologia romanza e aveva pubblicato due volumetti di versi; giovane, elegante, col prestigio che gli conferiva quello spolvero di tedesco, il Pirandello era un po’ l’arcangelo della compagnia.

Tommaso Gnoli

 

Fu Pirandello il primo a porre sulle scene il contrasto tra essere e esistere. Fu Pirandello il primo a portare o meglio a riportare in teatro la tragedia dei rapporti dell’uomo con se stesso e con la realtà. E’ a Pirandello che si deve se il dramma borghese ha ceduto il luogo finalmente alla tragedia umana. E’ a Pirandello, infine, che dobbiamo se gran parte del teatro convenzionale che ancora oggi affolla le scena d’Italia e del mondo è morto prima ancora di nascere, morto senza residui come è morta la società che l’applaude e dalla quale trae l’ispirazione. […] Grazie a Pirandello e a pochi altri oggi siamo in grado di capire meglio il teatro greco e possiamo sperare in una risurrezione del teatro nel senso greco.

Alberto Moravia Eredità di Pirandello nel teatro mondiale in Novecento. Gli scrittori e la cultura letteraria nella società italiana collana diretta da Gianni Grana, nuova ed., vol. III, Milano, Marzorati, 1987.

 

Proteso nell’attenzione al discorso altrui, si sentiva in lui un’altra attenzione, l’attesa vigile del proprio pensiero quasi sempre discorde.

Paolo Orano

 

Papà spedisce il romanzo.

“Bello, ora poi s’avesse a perdere” e ride sotto i baffi come di uno scherzo mancino del caso buffone scongiurato perché previsto, perché è chiaro che un caso così, avverandosi, sarebbe per lo meno buffone, e con le mani prènsili e capaci batte sulla scrivania il pacco voluminoso dei fogli manoscritti, ché si pareggino in alto e largo sullo spessore. Ammette intanto ch’è troppo arrischiare la copia unica del lungo lavoro.

Una certa garanzia ad aver fiducia nella regolarità degli eventi gli viene dalle complicate norme richieste dagli uffici postali alle quali si sottopone con scrupolo scanzonato ed accorto.

Redige il pacco con carta canepina, alla perfezione, e procede alla legatura con lo spago del gomitolo grande, a tortiglione che trae dall’immenso cassetto della scrivania. La bugia con la candela accesa e quell’odorosa ceralacca per fare i cinque sigilli (sei, col campione sulla ricevuta) che va marcando con l’anello d’oro tolto dal mignolo e umettato dalla lingua. Avviene talvolta che si bruci le dita: “Accidenti!” che scuote in aria.

Soffia sulla candela che per lo sgocciolo della ceralacca ha scoperto il lucignolo lungo come un colo di carcassa di pollo su cui la fiamma crepita in proporzione allarmante, gonfiando le gote, e va a vestirsi per impostare dopo aver dato un’ultima occhiata al pacco_ che stia_ quasi ormai divenuto un uccello che possa scappare appresso al fumo della candela; il fumo che s’avvia esile, fluttuante verso il vano della finestra.

Fausto Pirandello Piccole impertinenze Palermo, Sellerio, 1987.

 

Scriveva su lunghe cartelline bianche, con una cannuccia da due soldi, in una calligrafia sottilissima e chiara. Ignorava la carta a mano, i sigilli di ceralacca, le firme con il contrassegno mistico, tutta la messa in scena della “bella pagina”. Non aveva mai decorato o messo in maschera la propria vita, la propria casa, il proprio lavoro. Su quella scrivania, cintata tutt’intorno da una piccola balaustra in ottone, non c’era posto che per una sola cartella. Davanti al foglio stavano due boccettine di inchiostro nero e rosso. Da quando Pirandello aveva cominciato a scrivere per il teatro, l’inchiostro rosso l’usava per rendere evidenti le didascalie, il nero per i dialoghi. […] Pirandello continuava a scrivere rapido, senza sosta, senza pentimento, alternando le cannucce dell’inchiostro nero e di quello rosso per le didascalie e le battute, meticoloso nelle punteggiature, perfetto negli a capo, con la mano leggera che stendeva un carattere sottile come un capello biondo. Ogni tanto aveva un ansito, un riso, e quasi un ghigno di disgusto, o, sulle labbra, un tremolio balbettante di stupore.

Orio Vergani Misure del tempo Milano, Leonardo, 1990.

 

I testi privi di riferimenti bibliografici sono tratti da: Album Pirandello, con saggio biografico e didascalie di Maria Luisa Aguirre D’Amico e introduzione di Vincenzo Consolo, Milano, A. Mondadori, 1992. ISBN 88-04-34461-X

 

Pirandello Male di luna,Vita di Pirandello (parte prima) Vita di Pirandello (parte seconda) Roma e Il fu Mattia Pascal Elio Providenti Colloqui con Pirandello

 

(ricerca di Fausta Samaritani)

 

28 Novembre 2001

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