Si era imbarcato
a Genova, a novembre 1929, sul Conte Biancamano. Durante la traversata
la radio trasmise lannuncio del crollo della borsa, passato alla storia
come il venerdì nero, che segnava la fine di anni di prosperità
e linizio della crisi economica. Mario Soldati visse per due anni in America.
Erano i tempi del proibizionismo, della disoccupazione, dellavvento del
sonoro nel cinema. Nel 1956, più di venti anni dopo la prima edizione, Aldo
Garzanti pubblicò la nuova e terza edizione del libro di Soldati America
primo amore. In una nota introduttiva lautore precisava di aver cambiato
poco o nulla il testo che, a suo giudizio, restava la storia di un lungo
soggiorno e di un lungo amore: più precisamente, la storia di un tentativo di
emigrare. Il libro ebbe un buon successo. Oggi è considerato un classico,
ma è poco letto.
America!
America! Forse anche lei che cera nata era, come me, affascinata e corrotta
dallAmerica. [
] America!
Ella amava il grattacielo della sua banca a Fifth Avenue, lo schermo del Paramount,
la ribalta del Roxy, la vetta dellEmpire e perfino la buia e macabra prospettiva
di una via di Brooklyn più di quanto amasse me o qualunque altro ragazzo. New
York aveva delusa la sua speranza. Non importa. New York restava sempre New
York. Broadway, Broaway. E anzi. La delusione aveva cresciuto lincanto.
Così io.
La felicità di Mario Soldati di
sentirsi parte integrante di una grande e moderna città è più forte della tentazione
di intenerirsi per una piccola delusione della ragazza.
Ascoltavo
il lontano fragore della ferrovia sopraelevata più dei suoi singhiozzi. Guardavo
le spente vetrine che sfioravamo, gialle piramidi di grape-fruits nellombra
misteriosa, più della sua persona sofferente. E pregustavo il momento in cui
ella si sarebbe decisa a rincasare e io mene sarei tornato solo verso la stazione
della sopraelevata marciando leggero, spedito, nel mezzo della via deserta,
respirando lodore della pioggia, e affidando il mio volto allinganno
del libero vento americano.
New York, di domenica, sotto la
neve, è un incanto:
E
una domenica di marzo. New York. Mi appoggio al davanzale della finestra nel
vento e nel sole, guardo Manhattan coperta di neve scintillante, che il vento
spazza qua e là in sbruffi e in piccoli mulinelli, sui tetti, nei parchi, ai
crocicchi delle vie.
Soldati non si lascia prendere dentro
la trappola del sentimentalismo a buon mercato. Il suo pensiero vola.
Oggi
la mia squadra giocherà una grande partita, lo sento. Il campo, liberato dalla
neve soltanto questa mattina, sarà ancora pieno di pozzanghere. Lontane, commiste
alla luce di unatmosfera ventosa, le Alpi. I bianconeri entreranno di
corsa, nellurlo della folla. I cari nomi voleranno per laria con
il nevischio: Caliga, Biga, Combi, Mune, Orsi
alò, alò, alò Juventus,
alò Juventus.
Fausta Samaritani
Pagine dall'America Italo
Calvino in America Soldati
e il tennis
25 settembre 2001
La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua
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