Ma venga invece la scena degli intingoli, de' vini, delle argenterie, dei lumi, delle tolette scollate

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I cattivi romanzi 2015
di Massimo d’Azeglio

Le opere d’immaginazione, i romanzi più di tutto, (ne ho visti dei tristi esempi) hanno veramente inoculato umori malsani all’Europa. Unico scopo degli scrittori _ le eccezioni sono poche _ fu il far quattrini _ quindi riuscire _ quindi lusingare tutti i brutti istinti delle moltitudini: e siccome a commuover queste, la vera e santa democrazia della eguaglianza avanti ad ogni legge serve molto meno a chi vuol farsi ricco e andare in carrozza, di quell’altra democrazia che se ne ride, quando può, d’ogni legge, ed è l’apoteosi del laido e del brutto; così gli scrittori, per fare la corte alle moltitudini, hanno ne’ loro libri proclamato il trionfo del turpe. Per un gran pezzo i galeotti, gli omicidi, i birbi d’ogni razza hanno figurato come soli capaci d’atti eroici a fronte de’ galantuomini, dipinti come balordi o impotenti; e le idee semplici, che rimasero in fondo al cuore dopo tali letture, furono e sono che la distinzione fra il bene ed il male è lo spauracchio degli imbecilli; che le passioni violente sono segni di forza, mentre è precisamente il rovescio; che il segno infallibile di assoluta superiorità morale è il non sentire rispetto per niente, mentre è esattamente il contrario: e quanto all’amore, antico e non mai logoro perno sul quale s’aggirano gli scritti destinati a piacere ai più, mi dica, signor lettore, dove ha mai trovato ne’ romanzi francesi di questo genere, una figura di pudico, e grazioso disegno come, per esempio, la Lucia di Manzoni; una figura di brava donna che sia insieme naturale, simpatica e gentile? L’autore talvolta (è facile accorgersene) vorrebbe presentare qualche cosa d’angelico, qualche fior d’innocenza, qualche essere spirante purezza e candore. _ Ma, Dio benedetto, che fatica! che sforzo incessante, quale mancanza di naturalezza, di semplicità vera, di modi piani, agevoli, scaturiti spontanei dalla narrazione e dai fatti! Si capisce così bene che l’autore volendosi alzare sopra il proprio livello, è costretto a camminare sui trampoli.
Ma venga invece la scena degli intingoli, de’ vini, delle argenterie, dei lumi, delle tolette scollate; che abbondanza, che verità, che brio d’immagini e di descrizioni, che ispirazione nello stile, che fiume d’eloquenza! Si capisce che all’autore viene l’acqua alla bocca; che egli si trova nel suo elemento, e non vede l’ara d’aver riscosso il prezzo del suo manoscritto per mettersi a tavola, o forse sotto, anche lui!

(Ricerca di Fausta Samaritani)

Questo brano è stato pubblicato su “L’Illustrazione Popolare”, volume I, n. 23 (23 gennaio 1870), pp. 182-183.

Lettere di Massimo d’Azeglio Mostra Massimo d'Azeglio

25 novembre 2015
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