Versi scritti come scaccia noia da Massimo d’Azeglio

Poesia di Massimo d'Azeglio

Ministro e Ballerina

Versi di Massimo d’Azeglio

 

Vittorio Alfieri declama la Mirra davanti alla contessa d'Albany e all'abate Caluso, alla presenza di Massimo d'Azeglio bambino. Incisione di Baldi, da un quadro di Alessandro Rinaldi

Signora Amalia!

Noi siamo in scena;

Io fo il Ministro,

Lei la Sirena;

 

Sirena intendesi,

Perché ci bea;

Ma non di quelle

Dell’Odissea.

 

Abbiamo un pubblico

Da contentare,

Che spesso spesso

Fa disperare.

 

Abbiamo dispute

Coll’impresario,

Abbiam bisticci

Dietro il sipario.

 

Ci tocca ridere

Senza allegrezza,

Mostrar di piangere

Senza tristezza:

 

Vivere in maschera,

Vivere in scena,

Sia da Ministro

Sia da Sirena.

 

Gli è un brutto vivere,

Gli è un magro affare;

Signora Amalia,

Che gliene pare?

 

Per lei ch’è giovane,

Che balla bene,

Che al sol vederla

Là sulle scene,

 

I Brava fioccano

Da tutti i lati,

Si fanno applausi

Da disperati;

 

Per lei che sentesi,

Sera e mattina,

Dir, com’è amabile!

Quant’è carina!

 

Via, concediamolo,

In molti sensi,

Se vi son spine

Vi son compensi.

 

Ma a me non dicono

Che son bellino,

Al più diranno:

E’ un bel codino!

 

E quando è Recita

Al Parlamento,

Quand’entro in scena,

Non sempre sento

 

Quell’equilibrio

Che pur vorrei,

E che sì bene

Sa serbar lei.

 

E se mai sdrucciolo,

Misericordia!

Comincia il verso

Della Concordia.

 

Cose, verissimo,

Che non fan male,

Ma seccature

Senza l’uguale.

 

Via concediamolo.

Signora Amalia,

Fare il Ministro

Oggi in Italia

 

E’ la men facile,

La meno amena,

Fra le maniere

Di stare in scena.

 

Ma consoliamoci

Che alfine, il giuoco,

Se è poco bello,

Dura anche poco.

 

Massimo d’Azeglio

Questi facili e scorrevoli versi berneschi, scritti come scaccia noia da Massimo d’Azeglio mentre attendeva nell’anticamera del re, sono rivolti alla danzatrice Amalia Ferraris che negli stessi giorni si esibiva al teatro Regio di Torino. Furono pubblicati postumi, nel 1871, e ripresi da “L’Illustrazione Popolare”, volume IX, n. 11 (11 gennaio 1874), p. 174. La “Concordia” era il foglio di opposizione politica. Dopo la sconfitta di Novara (1849), come primo ministro d’Azeglio fece accettare il trattato di pace ed approvare le leggi Siccardi contro i privilegi del clero. Nel suo governo entrò Cavour, al quale Massimo d’Azeglio lasciò la presidenza nel 1852, per ritirarsi dalla vita pubblica.

 

Lettere di Massimo d’Azeglio Mostra Massimo d'Azeglio

Repubblica Letteraria Italiana www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 26 ottobre 2015

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