Saper vivere secondo i pratici consigli di Matilde Serao

di Fausta Samaritani

 

 

Queste frasi, tratte dall’Avvertenza, introducono l’argomento di un piccolo libro intitolato Saper vivere, con sottotitolo Norme di buona creanza, e pubblicato come strenna per l’anno 1900, riservata agli abbonati del giornale “Il Mattino”. L’autore si celava dietro lo pseudonimo “Gibus”, il nome di un cappello a cilinndro caratterizzato da molle che pemettevano di appiattirlo con uno scatto: ma gli affezionati lettori e le affezionate lettrici del quotidiano riconobbero lo stile, limpido e piano, di Matilde Serao che, insieme col marito Edoardo Scarfoglio, era anima e proprietaria del foglio napoletano. Saper vivere fu ripubblicato nel 1901 e nel 1905. Dopo la Grande Guerra, aggiornato ed adattato, è uscito con il nome della sua Autrice. Da questa edizione è tratto il testo che più tardi proporremo.

Per moltissime donne Saper vivere diventò il vade mecum dell’etichetta moderna. Identico titolo ebbero altri libri, scritti da altre autrici e usciti dopo la morte della Serao, segno che saper vivere era diventato un modo di dire. Dopo l’ultima guerra, stesso titolo ebbe una fortunata rubrica del settimanale “Grazia”, in cui Colette rispondeva alle domande delle lettrici, su come ci si doveva comportare nei diversi casi della vita.

 

Matilde Serao era nata a Patrasso il 7 marzo 1856, figlia di un napoletano e di una greca. Pubblicò le novelle di esordio sulla “Gazzetta letteraria piemontese”, poi sul “Corriere del mattino”. Notata dalla critica, per i libri Opale 1878, Dal vero 1879, Leggende napoletane e Cuore infermo 1881, si trasferì a Roma, dove collaborò al “Capitan Fracassa” al “Fanfulla della Domenica”, a “Cronaca bizantina”, alla “Tribuna”, entrando in contatto con l’ambiente culturale e mondano della capitale. Nel 1882 pubblicò il romanzo verista Fantasia, lodato da Enrico Panzacchi e da Giuseppe Chiarini, di evidente derivazione dal naturalismo di Zola e di Flaubert. Matilde Serao fu amica intima di Eleonora Duse, cui dedicò molti articoli giornalistici, e del conte Gégé Primoli, grazie al quale conobbe editori, critici e letterati francesi. Molti suoi libri furono tradotti in francese. Nel 1884 sposò Edoardo Scarfoglio, con il quale fondò e diresse “Il Corriere di Roma” che ebbe una esistenza travagliata e breve. E’ nota la sua antipatia per d’Annunzio: poiché tardava ad uscire l’Isaotta Guttadauro, opera riccamente illustrata e per mesi annunciata insistentemente dalla “Tribuna”, su “Il Corriere di Roma” ne apparve una sgraziata parodia, intitolata Risaotta al Pomodauro. Trasferitisi a Napoli, i coniugi Scarfoglio vi fondarono il “Corriere di Napoli” e poi “Il Mattino”. Separata dal marito, Matilde Serao diresse “Il Giorno”. Nell’ultimo decennio del secolo XIX uscirono i suoi migliori libri: Il paese della Cuccagna, All’erta sentinella, Fior di passione, La ballerina, La virtù di Checchina, Il romanzo della fanciulla, Il ventre di Napoli, I capelli di Sansone, Addio, amore, Piccole anime, La conquista di Roma. All’inizio del Novecento, esaurita e oramai scolorita la spinta del verismo, la Serao aveva già prodotto le sue migliori pagine, in cui aveva descritto la vita delle piccola borghesia napoletana e romana. Morì a Napoli il 25 luglio 1927. In una lettera al conte Primoli, datata 30 dicembre 1883, Enrico Nencioni, che pur ammirava la Serao, scrisse: «Nell’ora notturna e poetica in cui Ella vede la non bella ma pericolosa Matilde, rammenti del povero Enrico…»

 

Il testo di Saper vivere è distribuito in brevi capitoli. All’inizio si esamina dettagliatamente come devono comportarsi un giovane e una ragazza, in occasione del loro matrimonio. Fidanzamento, richiesta di nozze, corredo, padrini, testimoni, matrimonio civile o religioso, viaggio di nozze, abiti per la cerimonia: vengono passate al setaccio tutte le evenienze e su tutto si forniscono preziosi consigli. Seguono capitoli sugli obblighi mondani, in occasione di visite in casa, di pranzi e di cene, di feste da ballo, del battesimo e della cresima, della presentazione a Corte. Una retta educazione stabilisce regole fondamentali di comportamento anche durante un viaggio, a Natale e a Capodanno, in chiesa come nel periodo di lutto. Per l’estate e per l’inverno, a piedi e in carrozza, a pranzo e in una “mezza cerimonia”, l’Autrice elargisce indicazioni su come vestirsi e atteggiarsi, rispondere a tono e scegliere argomenti di conversazione.

Un breve capitolo è intitolato: «La sigaretta: le donne, possono debbono fumare?».

 

«Una simile domanda, fatta quindici o venti anni or sono, avrebbe scandalizzato le persone di idee più liberali: viceversa, adesso, è una domanda oziosa. Moltissime signore fumano e molto: e fumano anche le signorine. Fanno male, fanno bene, dove è la verità, e la via? La verità è questa: che la sigaretta può essere fumata da una signora e anche da una signorina, ma non per regola costante di vita. Ogni tanto, in compagnia, in viaggio, in una gaia brigata, una signora può fumare una sigaretta, senza che la poesia della sua immagine ne sia offuscata; allora, come non mettersi nell’unisono dell’ambiente, della lietezza, della libertà generale? E come avere questo riserbo, dove tutti gli uomini fumano, e dove già molte e molte signore fumano? Ormai per le donne che si son date a tanti esercizi maschili, bisogna saper anche fumare, ma non fumare sempre. Si può sempre accettare una sigaretta, ma non fumarne dieci o quindici al giorno. Il fumo, anche della sigaretta, fa male alla bocca, e soprattutto ai denti delle donne, e lo sa Iddio se una donna ha sempre bisogno di una bocca bella e sana, per sorridere, per parlare, per baciare! L’alito di una donna non dovrebbe odorare di fumo, come quello di un uomo, perché verrebbe a mancare una delle grazie più ineffabili della seduzione femminile. Certo, una donna che fuma può spesso avere un aspetto grazioso, ma quanto non è anche graziosa una donna che non fuma? D’altronde è anche da tenersi conto del genere della propria beltà e del proprio carattere, se bisogna decidersi a fumare o a non fumare. Una donna dalla beltà classica, imponente, dalla persona giunonica, è senz’altro ridicola, con una sigaretta tra le labbra; mentre una donna piccola, viva, irrequieta, dalla beltà più espressiva che lineare, può adottare la sigaretta, senza commettere stonature. Una donna sentimentale, malinconica, diciamo la parola, piagnolosa, non dovrebbe mai fumare, mentre tutte le donne di buon umore, spensierate, superficiali, possono adottare la sigaretta. Essa è in generale un sicuro calmante de’ nervi femminili; e i mariti infidi, gli amanti perfidi, dovrebbero insegnare alle loro donne a fumare, perché è una salvaguardia contro molte scene. Però, il fumo è anche uno stupefacente, e toglie allo spirito femminile quella lucidità e quella vivezza, che ne formano il pregio. Per questa ragione, e per tante altre, alle signore che già hanno cominciato a fumare, è consigliabile di non abusarne. In quanto alle signorine, un solo consiglio si dovrebbe dare: di non fumare. Ma esse non obbediranno!»

 

Luci e ombre calano da Saper vivere di Matilde Serao: le sue idee ebbero tuttavia una forte presa sulle sue lettrici ed ella fu considerata una maestra del retto comportamento in società.

In un’altro capitolo, dal titolo Andar via: la valigia del signore, ci sono consigli utili per l’uomo, in partenza per una meta non identificata. Che cosa deve mettere in valigia?

 

«Oggetti di toletta: Spazzola per abiti; spazzola per i capelli; pettine; rasoio; cuoio da rasoio; pennello per la barba; polvere di sapone; pasta da rasoio; spazzola da denti; acqua e pasta dentifricia; spazzola da unghie; nettaorecchi; nettadenti; sapone nella scatola di metallo; spugne, in un sacchetto di caoutchouc; pietra pomice; forbici; tagliacapelli; vasellina; acqua di toilette; polvere di riso; specchietto da tasca; allacciabottoni; calzatoio; forma di legno per gli stivali; vernice e crema gialla, per lustrare; sacco per la biancheria sporca.

Oggetti diversi. Spilli e aghi; filo bianco e nero; pezzetto di flanella; bottoni di ricambio; bottoni da camicia; laccetti da scarpe; coltello; temperino; cavaturaccioli; corregge; spago; fiammiferi a candeletta; sveglia; cannocchiale; libro d’indirizzi; carta e buste; francobolli; pesalettere; cartoline postali; penna da tasca; lapis; calamaio; ceralacca e suggello; cartella chiusa a chiave; biglietti da visita.

Biancheria, scarpe, vestiti. Costume da mattina; costume da viaggio; redingote con relativo panciotto e relativi pantaloni; marsina e smoking; costumi da sport, cioè: costume da cavallo, da velocipede, da tennis, da polo, da caccia, da canottiere, da alpinista, da bagno di mare, da scherma (in tutto nove!); mantello impermeabile; mantello da viaggio, in alpagas grigio; paletot; calzette di filo; calzette di seta e di lana; reggicalzette; sottocalzoni; camicie bianche; camicie di colore; camicie bianche non inamidate; camicie di colore non inamidate; camicie di seta; camicie da notte; pyjamas variati; colletti staccati; polsini staccati; foulards pel collo e pel sudore; fazzoletti bianchi, di battista; guanti; scarpe di vitello nero; scarpe di copale nero; scarponcini di copale; scarponcini gialli; stivaletti; stivaloni; stivaloni in caoutchouc; scarpe da tennis; scarpe da schema; cappello a cilindro (non si sa mai); cappello floscio nero, cappello floscio bianco; cappelli di paglia; sette od otto berretti da viaggio, da velocipede, da canottaggio…»

 

A prima vista, in questo elenco mancano le mutande; ma Matilde Serao, che sapeva vivere, le ha pudicamente chiamate “sottocalzoni”.

Fausta Samaritani

Bicicletto o bicicletta? Matilde Serao e Le fiabe di Carlo Gozzi

9 settembre 2003

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua online www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 31 ottobre 2015

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