Misoneismo

di Olindo Guerrini (Lorenzo Stecchetti)

 

 

Sopra un monte selvaggio e solitario,

            Tardo per lunga età, stava un romito

            Recitando divoto il suo rosario,

                        Quando intese un ruggito,

Un urlo rauco che parea di belva

            Inferocita ed, aguzzando l’occhio

            Nella valle, sbucar via dalla selva

                        Vide veloce un cocchio.

«Ah! quel coso _ pensò _ che fugge in fretta,

            Dev’esser l’automobile, l’arnese

            Che uccide, più che non la bicicletta,

                        I polli del paese.

Poveri polli! Chi trovò il vapore

            Forse d’Erode fu tra i tardi eredi.

            Non corse mai sull’asina il Signore,

                        Né San Francesco a piedi;

Ma questo mondo, che non è satollo

Del nuovo mai, sebben gli sia funesto,

            Non si vergogna di stroncarvi il collo,

                        Basta che faccia presto.

Che matti disperati! Ecco, li vedo

            Fuggir via come diavoli d’inferno…

            Poveri polli! Ma protesto e chiedo

                        Che cosa fa il Governo?

Perché lascia schiacciar l’oca innocente,

Il papero tranquillo e la gallina?

            Forse perché gli frutti il puzzolente

                        Dazio sulla benzina?

Contro ai pazzi che dan fiato alle trombe

Chi difende il tacchino e lo protegge?

            Ma contro questa barbara ecatombe

                        Non esiste una legge?

Ah, la faremo noi! Codice umano,

            Porterà scritto fin dal primo articolo:

            “Visto che chi va piano, va lontano

                        E’ punito il pericolo!”

Perciò colui che corre a precipizio

            Sarà preso e conciato a modo mio

            E i deputati mettano giudizio.

                        Sono elettore anch’io!»

 

            Lorenzo Stecchetti

 

La poesia Misoneismo è stata pubblicata su “Sena Illustrata”, a. XLIX, n. XXIII (1 dicembre 1913) p. 20. L’incisione che accompagna la poesia è tratta da un quadro di M. Liebenwein.

Ne L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa, manuale di cucina edito postumo nel 1918 dal Formiggini, Olindo Guerrini riciclava anche il coscio di cappone. Era nato a Forlì il 4 ottobre 1845 e morto a Bologna il 21 ottobre 1916. Di professione bibliotecario, fu sostenitore accanito del verismo in poesia. Un libro di poesie, col titolo Postuma, apparve nel 1877 sotto la copertura di un immaginario Lorenzo Stecchetti, poeta maledetto che si diceva morto di tisi in giovane età. Erano versi facili, infarciti di cauto erotismo e di ironia bonaria e nella Repubblica delle lettere suscitarono grande interesse: qualcuno si esaltò alla scoperta del capolavoro dello scrittore rimasto fino allora sconosciuto. Anche nella scelta dello pseudonimo Olindo Guerrini esprimeva una forte ilarità: il nome Lorenzo evocava lento martirio e il cognome Stecchetti una vita di stenti e di privazioni. Guerrini conquistò le simpatie di Carducci quando, l’anno successivo, ardì pubblicare Polemica e Nuova polemica, raccolta di versi anticlericali con qualche tono blasfemo. Con lo pseudonimo “Argia Sbolenfi” diede alle stampe le Rime, una satira sui comportamenti isteroidi delle donne. Non solo buonumore: il suo saggio di erudizione su l’opera di Giulio Cesare Croce è considerato fondamentale per lo studio di questo autore.

 

(a cura di Fausta Samaritani)

31 dicembre 2003

Dinamismo, rapidità, velocità Tradimento versi di Olindo Guerrini (Lorenzo Stecchetti) e Olindo Guerrini scrive a Domenico Gnoli

Repubblica Letteraria Italiana. www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 26 ottobre 2015

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