I poeti della Scuola romana 2016
nel racconto di Domenico Gnoli

di Fausta Samaritani

Un gruppo eterogeneo di giovani poeti si raccoglieva in un proprio ideale Cenacolo, sotto la guida spirituale del padre gesuita e umanista Luigi Maria Rezzi (1786-1857), scrittore elegante e attento alla purezza della lingua italiana, già professore di Eloquenza all’Università di Roma La Sapienza, quindi bibliotecario alla Biblioteca Corsiniana.
Domenico Gnoli li ha così definiti: I poeti della Scuola romana. Un Cenacolo di poeti quindi, attivo a Roma nell’arco di venti anni: dal 1850 al 1870. Sono anche poeti della Campagna romana. Si incontravano di sera, al Caffè Nuovo al Corso (palazzo Marignoli). Erano tutti innamorati della comune patria italiana.
Rezzi, anziano e malato, fu assistito negli ultimi suoi giorni dai suoi allievi: in circa cinquecento seguirono il suo funerale, nonostante il divieto della Gendarmeria Pontificia.

Quasi tutti morirono giovani o toccata appena l’età matura; e rileggendo sulle lapidi i loro nomi, mi vien fatto di ricercare sopra alcuna di esse anche il mio, come quello d’una persona morta già da gran tempo […] La cosiddetta “Scuola romana” è una cosa dimenticata, di cui non rimane vestigia che nella memoria mia e di pochi altri, un oggetto dei nonni rimasto in fondo ad un vecchio armadio: così scriveva Domenico Gnoli, nel 1913. Di alcuni, non si conosce che il nome; di altri, si hanno scarse notizie biografiche; di altri ancora, si è persa la memoria.
Come era la vita intellettuale a Roma, tra il 1850 e il 1870? Leggiamo ancora Gnoli: Un po’ d’archeologia, un po’ d’erudizione si tolleravano; si lasciava vivere il “Giornale Arcadico” fondato dal Perticari e diretto da Salvatore Betti, nobile avanzo della scuola dei puristi romagnoli, purché dormisse i sonni del giusto; del resto, la stampa era piuttosto vietata che imbavagliata da una doppia censura preventiva, ecclesiastica e politica, uno staccio insigne per la crassa e paurosa ignoranza, e così fitto che non ci passava quasi altro che le novene. Non libri, non periodici, non giornali, serrate porte e finestre, segregati, tagliati fuori dal mondo in tal guisa che oggi a ripensarlo, nonché a udirlo, non ci si crede.

Le due Accademie romane, la Tiberina e l’Arcadia, tenevano le loro adunate solenni in date stabilite; ma di lunedì l’Accademia Tiberina teneva adunanze ordinarie, nella sala del palazzo de’ Sabini, in via delle Muratte (palazzo scomparso nel 1913, per le demolizioni intorno a piazza Colonna). Accorreva ad ascoltare una folla composita: preti, collegiali, seminaristi, avvocati, impiegati. Una grande sala, in fondo un tavolo con un prosatore (noi diremmo un conduttore) ai lati le sedie per i poeti. Domenico Gnoli usciva dal Collegio Romano, con i libri sotto il braccio, e andava ad ascoltare. A fronte della massa di nuove poesie declamate dai loro autori - una brodaglia accademica - la voce di Teresa Gnoli sembrava un trillo d’allodola. Il più acclamato era Giambattista Maccari. Domenico Gnoli, sedicenne, gli chiese copia delle sue poesie: il giorno seguente mi portò i versi a casa, e cominciò di lì la più cara, la più intensa amicizia della mia vita. Caduto Giambattista Maccari in sospetto alla polizia, egli consegnò a Domenico Gnoli le sue poesie. Gnoli le nascose in casa, sotto le tegole. Più tardi furono pubblicate, ma emendate dei versi che odoravano di patriottismo.

I poeti della Scuola romana trovarono un editore a Firenze, cioè fuori dello Stato Pontificio: Le Monnier che pubblicò due raccolte, caldeggiate e forse pagate da Giovanni Torlonia: I fiori della campagna romana e Strenna Romana, contenenti poesie scritte da diciannove poeti. Dal 1865 i poeti della Scuola romana si riferirono a un altro editore: La Barbèra e dal 1868 in poi furono editi dal Galeati, a Imola.
Su iniziativa di un sacerdote, nacque a Roma una nuova Accademia: i Quiriti. I poeti della Scuola romana vi aderirono. Nel 1857, alla inaugurazione del monumento a Tasso sul Gianicolo, i Quiriti parteciparono con entusiasmo. Per l’occasione venne a Roma Giannina Milli, poetessa all’improvviso, che fu poi amica di Elena e di Teresa Gnoli.

Seguiamo ancora il racconto di Domenico Gnoli: Questa continua preoccupazione della lingua e dello stile, che è stato e in parte è ancora il destino della letteratura italiana, cresciuta nelle stufe letterarie, non consisteva tanto nel far tesoro de’ termini e de’ modi di dire atti a significare oggetti e azioni diverse, ed esprimere nelle loro gradazioni e sfumature le idee: che anzi, a vero dire, il loro vocabolario, massime nella poesia, non era assai ricco. Ma bensì si studiava la purità col sostituire ai termini e ai modi di dire stranieri o volgari, gli usati nel buon secolo, e l’eleganza o leggiadria si riponeva in certa peregrinità di desinenze, in vezzi di modi di dire e in usi rari delle preposizioni.
I giovani poeti del caffè Nuovo si tenevano lontani da certi rancidumi che infiorettavano tante scritture di quell’età. Quale via doveva seguire la nuova poesia? Spazzar via il vecchio – scriveva Gnoli – far argine al romanticismo, che non sapevamo bene che cosa fosse. Erano tutti innamorati della finezza di gusto del Petrarca e della poesia antica greca. Esempi da imitare erano Poliziano e Ariosto; Giordani e Leopardi rappresentavano il Vangelo; amavano Terenzio Mamiani; vedevano come il fumo Manzoni, Berchet e Prati.
L’arrivo degli Italiani si portò via, in un soffio, quel che la morte aveva risparmiato, del Cenacolo dei Poeti della Scuola romana.

Note bio-bibliografiche di poeti della Scuola romana

Domenico Bonanni
Grecista e leopardiano. Muore giovane.

Giuseppe Bustelli
(Civitavecchia, 1832-Viterbo, 1909). Alfieriano e patriottico. Tenta una traduzione di Tacito. Canti nazionali, 1859. Canti nazionali satire ed altri versi, 1864.

Augusto Caroselli
(Roma, 1853-Roma, 1899). Avvocato, poeta e drammaturgo. Versi, 1870. Tradusse in stile petrarchesco le Odi di Orazio.

Guido Carpegna
Prime poesie, 1865.

Paolo Emilio Castagnola
(Roma, 1825-Roma, 1898). Ex seminarista. Pre-dantesco, scrive alla maniera del Guinizzelli e del Cavalcanti. Ha scritto anche per il teatro. Insegnante di lettere in una scuola femminile. Nelle sue liriche si avverte una vena di spiritualità. Versi, 1854. Concento, 1855. Nuove poesie, 1867. Poesie, 1882. Versi inediti e ultimi canti, 1886.

Luigi Celli
(Roma, 1825-Roma, 1870). Avvocato. Anima di romantico impacciata nelle pastoje del purismo, lo definisce Gnoli. L’attesa di una morte precoce gli detta versi macabri. Versi, 1870.

Ignazio Ciampi
(Roma, 1824-Roma, 1880). Storico della letteratura, poeta, avvocato, magistrato, commediografo. Ha insegnato alla Sapienza Storia medievale e moderna. Socio dell’Accademia dei Lincei. Autore di novelle poetiche, in ottave ariostesche, con venature comiche.  Nuove poesie, 1861. Nuovi poemetti, 1871. Poesie, 1880.

Pietro Cossa
(Roma, 1830-livorno, 1881). Il suo ideale sorico-politico è Arnaldo da Brescia. Si ispira a Aleardi e agli idilli di Leopardi. Scrive anche drammi teatrali storici. Tra i poeti della Scuola romana è quello che più si accosta al Romanticismo. Poesie liriche e Mario e i Cimbri, 1876. Poesie liriche inedite, 1886.

Domenico Gnoli
(Roma, 1838-Roma, 1915). Nella produzione poetica del primo periodo si ispira ai poeti del Trecento e a Leopardi. Versi (con pseudonimo Dario Gaddi), 1871.

Elena Gnoli
Muore a 23 anni, nel 1857. Sorella minore di Domenico e di Teresa. Autrice di sonetti d’occasione. Scrive versi per sollevare l’anima dalla malattia che la consuma. Molte sue poesie furono scoperte dopo la sua morte. Sue liriche furono pubblicate in una raccolta che comprendeva liriche del padre Tommaso Gnoli , della sorella Teresa e del fratello Domenico.

Teresa Gnoli
(Roma, 1833-Roma, 1886). Sorella maggiore di Domenico e di Elena. Allieva della poetessa improvvisatrice Rosa Taddei e amica di Giannina Milli. Esprime sincerità e semplicità. Sui versi sono stati musicati. Offerta di poesie di sacro e pietoso argomento, 1856. Torquato Tasso a Sorrento, 1858 (dramma lirico).

Luigi Lezzani
(Roma, 1821-Roma, 1861). Studioso di greco. Traduce Anacreonte in settenari doppi. Ha atteggiamenti pre-scapigliati. Muore suicida. Poesie e lettere, 1862.

Giovanni Battista (Giambattista) Maccari
(Frosinone, 1832-Roma, 1865). Laurea in Legge alla Sapienza”,esercita l’attività di procuratore legale. Austero ma gentile, quasi puritano. Classicista, autore di versi leggeri e nitidi, improntati alla lirica antica greca e a Petrarca. Anima idilliaca e elegiaca. Compone in terza rima, arieggiando le satire ariostesche.  Poesie, 1856. Nuove poesie, 1869.

Giuseppe Maccari
(Frosinone, 1840-Roma, 1867). Fratello di Giambattista, scrive brevi idilli, ispirandosi a Leopardi. Abbandona il Cristianesimo e si fa evangelico. Poesie e lettere, 1867.

Basilio Magni
Nato a Velletri. Autore di canzoni e di tragedie di gusto alfieriano.

Achille Monti
(Roma, 1825-Roma, 1885). Pronipote di Vincenzo e figlio del pittore Giovanni. Autore di odi pariniane e di versi berneschi.  Presentendo la morte, rivolge un sonetto alla sua vedovella così gentile. Odi, 1856. Scritti in prosa e in versi, 1885.

Fabio Nannarelli
(Roma, 1825-Corneto Tarquinia, 1894). Precettore di casa Ruspoli. Amico di Giovanni Torlonia. Combattente per la Repubblica Romana. Traduttore dal tedesco. In poesia si ispira a Leopardi e ai poeti del Trecento. Insegna poi Lettere alla Sapienza. Amico di Carducci e di Zanella.  Poesie, 1853. Nuove poesie, 1856. Nuovi canti, 1875. Nuove liriche, 1881.

Ettore Novelli
(Velletri, 1822-Velletri, 1900). Liberale e anticlericale. Lodato da Carducci. Poeta di stampo classico. Mnasylus, 1880, Cromi, 1881, Egle: La naiade e i satiri, 1894.

Ludovico Parini e Carlotta Marcucci-Parini
Parini (Roma, 1838-Roma, 1869).  Allievo di Luigi Maria Rezzi. Petrarchista, amante della musica. Poesie, 1869 (con la moglie Carlotta Marcucci).

Ferdinando Santini

Gustavo Tirinelli

Giovanni Torlonia
(Roma, 1831-Roma, 1858). Sposa Francesca Ruspoli. Viaggia in Europa, conosce molte lingue,  è appassionato di botanica e di filosofia tedesca. Tutte le sue carte, per suo volere, furono bruciate dopo la sua morte. Poesie, 1856.

Raccolte
Omaggio a Giannina Milli, 1857.  I fiori della campagna romana, 1857.  Strenna Romana per l’anno 1858, 1858.  Nel patrio festeggiare il sesto centenario di Dante Alighieri, 1865.  Per le nozze di Virginia Napoli col cav. Saverio Cecchini, 1866.  In morte di Giulia Cagiati, 1866.  A nostra Signora del Buon Consiglio il Municipio di Gennazzano, 1867.  Poesie per Bettina Alessandretti, 1868.

Guida bibliografica
Fabio Nannarelli, I poeti romani della seconda metà del secolo XIX (raccolta di articoli apparsi sulla “Rassegna Nazionale”), 1895.
Domenico Gnoli, I poeti della Scuola romana, Bari, Laterza, 1913.

11 maggio 2016

Domenico Gnoli L'insegnamento della letteratura italiana

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it