Su Internet, navigo sempre meno.
E’ un po’ di tempo che capito in certi siti terrei, a mezzo lutto, scritti su fondale nero… e allora torno subito alla mia vecchia Repubblica Letteraria che è luminosa e colorata. Ma questa volta mi sono fermata a leggere, sopra un bel fondo nero, unito unito, una buona metà di un mio scritto. Se ben ricordo, era un testo sulla poesia cortese, con un titolo che suonava, forse, come un invito a recarsi a Poitiers.
Ma
che ci faceva il mio scritto, su quel fondale nero? Io non avevo dato alcuna
autorizzazione, anzi, nessuna autorizzazione mi era stata chiesta.
Nello stesso
sito, terreo, trovo un altro lunghissimo brano di un altro mio intervento
di critica letteraria. Poi capito in un altro sito, sempre a fondale scuro,
e leggo altre trenta righe scritte da me. Anche in questo caso il permesso
di riproduzione non mi era stata chiesto.
E’ necessario
chiedere una autorizzazione? Si, se la citazione raggiunge una lunghezza
indecente. E poi, non si trattava di una citazione all’interno di un discorso,
più ampio, di critica letteraria, oppure di ricerca consapevole. Il mio
elaborato era stato brutalmente copiato e buttato lì, sul quel fondo nero.
Se non avete
idee, fermatevi a riflettere e non riempite altre pagine, non copiate.
Bisogna proprio
scrivere a chiare lettere che, anche su Internet, è valido il diritto d’autore?
E poi, perché
devo “leggermi” proprio in certi siti di cui non condivido la grafica?
Le citazioni,
si sa, aggiungono forza e colore ad un elaborato, ma devono essere inserite,
come esemplificazioni, in un lavoro critico che abbia una sua autonomia,
altrimenti sono soltanto copie inutili ai fini della ricerca. Questo ping-pong
irrita, perché su Internet si trovano sempre le stesse cose, cucinate in
salse diverse.
Anche io
utilizzo le citazioni, ma da libri, da giornali, da riviste, dalla carta
stampata insomma, mai da Internet e lo stesso fanno i collaboratori alle
mie iniziative editoriali. Le nostre citazioni sono sempre brevi, sempre
ben evidenziate, calibrate, in particolare quando esiste un diritto d’autore.
In questo caso si cita anche il titolo dell’opera, l’anno di pubblicazione
e l’editore; talvolta si rimanda ad una precedente bibliografia edita su
carta stampata.
Chi entra
nel “Web-ring letterario” deve trovare qualcosa che non esiste in altri
siti. Perché mi copiate trenta-quaranta righe? Citate brevemente, al volo,
se proprio non ne potete fare a meno; poi strizzatevi il cervello e producete
qualcosa di originale.
Cari lettori
e care lettrici,
torno brevemente
sul discorso di ieri sera.
Ho ricevuto
un messaggio di scuse dallo staff di un giovane sito di letteratura italiana.
Mi assicurano che ci hanno copiato, ma unicamente perché ci stimano. Hanno
subito cancellato tutto il materiale clonato dalla Repubblica Letteraria.
Amen.
Attendo
di sapere l’esito della mia protesta nei confronti di un sito della RAI.
Ma l’episodio
grave riguarda alcuni siti di L. D. B.
In uno
soltanto, sono stati completamente, dico interamente, clonati 10 interventi
di critica letteraria (salvo altri), pubblicati sulla nostra Repubblica
Letteraria e firmati col mio nome e cognome oppure col nome e cognome
di un collaboratore. In particolare: tre scritti firmati Fausta Samaritani,
tre firmati Vincenzo Laforgia, uno firmato Tina Borgogni Incoccia, uno
firmato Giuseppina Giacomazzi, due firmati Lydia Pavan. Nella home page
di questo sito, che non nomino per non fargli pubblicità, c’è il © 2002
del signor L. D. B.:
Non sono
stata neppure avvisata da L. D. B. della sua intenzione di ripubblicare,
interamente, i nostri scritti in un suo sito, né sono stati avvisati gli
altri Autori. Non parliamo poi di permesso, che non è nella logica di
chi clona!
Diffidate
dei clonatori, care lettrici e cari lettori, perché c’è modo e modo anche
di copiare. E’ possibile riscrivere e rielaborare testi noti, ricreando
legami sottili tra mondi diversi: questo fa parte del gioco, è una forma
di conoscenza, di apprendimento, di ricerca, è un momento di creatività.
Italo Calvino non ha forse raccolto le fiabe italiane? Non le ha inventate,
ma le ha ascoltate, trascritte, riscritte, semplificate, elaborate, consegnate
al magico mondo della letteratura.
A tutte
le ragazze e i ragazzi che sosterranno l’esame di Stato auguro di dormire
sonni sereni la notte che precede la prova d’Italiano.
In bocca
al lupo e in qualcosa che riguarda da vicino la balena
La
vostra Bigia
![]()
Che
ne sanno i ladri clonatori?
_ Di quel viaggio per scoprire un affresco che forse vide anche Boccaccio, di quando andammo ad ascoltare un anziano maestro che parlava in pubblico forse per l’ultima vola, dell’autunno piovoso in cui morì improvvisamente Flaiano, di quel raggelato giorno di gennaio in cui sfilò il funerale di Carlo Levi, del volto di Siena quando a fine estate passò la bara di Italo Calvino, che ne sa il ladro clonatore che entra in un sito, ruba, copia e incolla e ci mette pure sotto il suo ladro © personale?
_ Della
fotocopia di un articolo introvabile spedito per posta prioritaria ad
un amico, di cartoline ricevute da lontani paesi, di pacchettini scartati,
di telefonate ad un collega ammalato oppure sofferente per un suo disagio,
di discussioni su un punto e virgola, di come una idea nasce, come ti
conquista si sviluppa si trasforma in parole e si arricchisce di immagini
e di segni grafici, di tutto questo che ne sa il clonatore che somiglia
al ladro notturno che ti ruba i gioielli di famiglia per recuperare le
pietre e magari ti lascia il bisogno grosso sulla poltrona del nonno?
_ Di attese
di un libro in biblioteca, di quell’articolo recuperato da un giornale
dell’Ottocento di cui al mondo esistono solamente cinque copie, di appunti
smarriti e fortunatamente ritrovati, di un incontro casuale con qualcuno
che ti segnala una diversa edizione, delle lunghe ore per limare correggere
sintetizzare semplificare, che ne sa il ladro clonatore che con due click
taglia e incolla e si appropria senza chiederti il permesso, tanto, su
Internet tutto è concesso, tutto è libero, tutto è tollerato, anche insegnare
agli studenti come è facile e utile fare il ladro clonatore?
_ Di quella
cucina della critica letteraria che, come il mangiar sano, nasce dalla
scelta attenta di ingredienti freschi, poi si insaporisce lentamente di
aromi e condimenti e si serve ben calda con accompagnamento di colori,
che ne sa il ladro clonatore che acchiappa quello che può e te lo sbatte
in un frigorifero di sito, dove non ritrovi un briciolo di sale di quello
che hai scritto?
_ Il ladro
clonatore non sa che chi ha in mano una ricerca può riscrivere cinquanta
volte un articolo e ogni volta gli riuscirà più asciutto o più sbrodolato,
più carico di sapore o più dolce, a seconda dello stato d’animo di quel
giorno o di quell’ora, come accade al ragù di mia zia. Il clonatore acchiappa
e congela; al contrario, i collaboratori e lo staff di un sito vivo_ come la nostra Repubblica
Letteraria e come i siti satelliti che fanno parte del “Web-ring letterario”_
correggono, limano, integrano, cambiano, illuminano: tutto questo lo può
fare chi ha in mano la ricerca sul campo, in archivio e in biblioteca,
ma non chi ruba un testo già confezionato.
_ Il ladro
clonatore è un essere che agisce di soppiatto, che stani solamente quando
le pagine clonate arrivano su Google e allora scappa, cancella tutto,
dice che non è vero, se la svigna e ti clona da un’altra parte. E’ un
serpe che svicola, è una talpa che rosicchia nei cunicoli dove defeca,
è il mostro che riesce a scolorare e a svilire il gioco armonico di parole
che hai creato.
_ “Ma io
lo faccio_ asserisce il ladro clonatore_ per dare un maggior sviluppo
alla cultura, perché gli studenti abbiano a disposizione, gratis, tutto
quello che chiedono.” Grida e protesta il ladro clonatore: “Sono generoso,
disinteressato, sono per la libera e gratuita circolazione delle idee…”
_ Si, di
proprietà altrui!
9 giugno
2002
Posta della "Bigia" in Ippolito
Nievo online
La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. Il Portale Letterario. www.repubblicaletteraria.it