Ricerca
di Fausta Samaritani
Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole parte d’Italia; nella quale, assai presso a Salerno, è una costa sopra ’l mare riguardante, la quale gli abitanti chiamano la Costa d’Amalfi, piena di picciole città, di giardini e di fontane, e d’uomini ricchi e procaccianti in atto di mercatantia, sì come alcuni altri [come pochi altri]; tra le quali città dette n’è una chiamata Ravello, nella quale, come che oggi v’abbia di ricchi uomini, ve n’ebbe già uno il quale fu ricchissimo, chiamato Landolfo Ruffolo; al quale non bastando la sua ricchezza, desiderando di raddoppiarla, venne presso che fatto di perder con tutta quella se stesso.
Costui adunque, sì come usanza suole essere dei mercanti, fatti i suoi avvisi [i suoi calcoli] , comperò un grandissimo legno, e quello tutto di suoi denari caricò di varie mercantie, e andonne con esso a Cipri.
La novella
del Decameron, in cui si raccontano le peripezie marittime e commerciali
del giovane mercante che porta l’antico nome della famiglia Rufolo di Ravello,
è la quarta della giornata seconda ed è narrata dalla dolce Lauretta. Viene
presentata in questa sintesi:
Landolfo
Ruffolo, impoverito, divien corsale [corsaro], e da’ genovesi preso,
rompe in mare [naufraga], e sopra una cassetta, di gioie carissime
piena, scampa, e in Gurfo [Corfù] ricevuto da una femmina, ricco si
torna a casa sua.
Banchiere
della Compagnia dei Bardi, finanzieri della Corte angioina di Napoli, fra
il 1330 e il 1340 Boccaccio visse a contatto della ricca e raffinata società
partenopea, composta dalla aristocratica cerchia cortigiana e cavalleresca
e dal fiorente ceto mercantesco e bancario. Egli assistette a tornei, a danze fastose, alle popolari sagre
musicali di Piedigrotta e partecipò a svagate soste sulle spiagge, elevando
a dignità letteraria piccole cronache mondane di vita balneare. È verosimile che in quegli stessi anni Boccaccio abbia visitato
anche Ravello e le altre cittadine della Costiera: Atrani, Amalfi, Minori.
Nei sonetti di questo banchiere ventenne, innamorato di Fiammetta,
c’è anche un paesaggio dai nomi e dai colori reali, ricavati da impressioni
di viaggio e soggiorno sulla Costiera Amalfitana e nei paesi del golfo di
Napoli. Boccaccio possiede un senso geografico nella rappresentazione del
paesaggio: il mare non è solamente solare e grandioso, come quello che lambisce
le coste, a Napoli e dintorni; ma può diventare procelloso, tempestoso e furioso,
come il vortice d’acqua che sommerge la nave mercantile genovese, dove è tenuto
prigioniero il mercante di Ravello Landolfo Rufolo:
Il
dì seguente, mutatosi il vento, le cocche [navi mercantili] ver ponente
vegnendo fer vela, e tutto quel dì prosperamente vennero al loro viaggio;
ma nel fare della sera si mise un vento tempestoso, il qual facendo i mari
altissimi, divise le due cocche l’una dall’altra. E per forza di questo vento
addivenne che quella sopra la quale era il misero e povero Landolfo, con grandissimo
impeto di sopra all’isola di Cifalonia percosse in una secca, e non altramenti
che un vetro percosso ad un muro, tutta s’aperse e si stritolò.
Aggrappato
ad una cassa che galleggia tra tavole sconnesse, miseri residui del naufragio,
Landolfo approda all’isola di Corfù, dove è teneramente soccorso, lavato e
scaldato da una donna che lo ha scoperto mentre sulla spiaggia era intenta
a lavare stoviglie stropicciandole con la sabbia.
Il richiamo
a Nausica che si prende cura di Ulisse è evidente.
Approfittando
di una momentanea assenza della donna, Landolfo prese la cassa,
la sconficcò per vedere che dentro vi fosse, e trovò in quella molte preziose pietre, e legate e sciolte, delle quali egli alquanto s’intendea.
Lasciata la donna pietosa con la quale, da vero mercante, aveva furbescamente scambiato la cassa _ ma vuota di ogni sua preziosa mercanzia _ con un semplice sacchetto di tela in cui nascondere il suo tesoro, Landolfo andò a Brindisi poi, marina marina, raggiunse Trani e di là tornò a Ravello.
Quivi, parendogli essere sicuro, ringraziando Iddio che condotto ve l’avea, sciolse il suo sacchetto, e con più diligenzia cercata [esaminata] ogni cosa che prima fatto non avea, trovò sé avere tante e sì fatte pietre, che, a convenevole pregio vendendole e ancor meno, egli era il doppio ricco che quando partito s’era.
Landolfo ricordò allora di mandare denari alla donna che lo aveva salvato e ad alcuni suoi concittadini che a Trani l’avevano rivestito di panni nuovi.
Molti
secoli dopo Ravello, la piccola ma ricca cittadina di origine romana, evocata
da Boccaccio nella novella raccontata da Lauretta, era ridotta ad un dimenticato
borgo, ricco solo di rovine illustri. Uno scozzese, Francis Neville Reid (1826-1892),
che per oltre quaranta anni visse tra Posillipo e Ravello, nel 1851 acquistò
il medievale palazzo Rufolo, dallo straordinario cortile “moresco” in stile
arabo-siciliano che Ferdinando Gregorovius definì “piccola Alhambra”: il palazzo
era vuoto, diroccato, cadente. Lo restaurò con cura e creò, con l’aiuto del
giardiniere Luigi Cicalese, il parco a terrazze degradanti, carico di piante
esotiche e aromatiche, di frutti e fiori mediterranei che incantò Richard
Wagner: nella loggia a colonnine binate in stile moresco il musicista trovò
spunti per la scenografia del secondo atto del Parsifal e durante il
soggiono palazzo Rufolo migliorò la trama musicale del suo capolavoro.
Ravello, luminosa terrazza affacciata sulla frastagliata costiera amalfitana
addolcita dai pampini di vigneti abbarbicati alla roccia, da allora è
stata scelta e amata da scrittori, da musicisti e da artisti, come Ibsen,
André Gide che vi ambientò pagine de L’immoralista, David H. Lawrence,
Edward M. Forster che ne utilizzò i fondali mediterranei per il racconto Storia
di un panico, Paul Valéry, Graham Greene, Thomas Mann, Gore Vidal, Tennessee
Williams, Greta Garbo che qui visse una tempestosa passione per il direttore
d’orchestra Leopold Stokowski, Joan Miró e Emilio Vedova, Enrico Caruso, Toscanini,
Grieg e Giuseppe Verdi. Qui, Robert Capa lavorò come fotografo e Truman Capote
scrisse i dialoghi per il film “Il tesoro dell’Africa”, diretto da John Huston.
A villa Cimbrone, edificio costruito in stile con materiali di recupero, Lord
Grimthorpe creò un cenacolo aperto ad intellettuali, scrittori e artisti di
tutto il mondo.
Gli
ospiti illustri e meno illustri visitavano il duomo medievale con ricche decorazioni
a mosaico, con le imposte di bronzo del 1179 di Barisano da Trani, con il
pulpito del Duecento di Nicolò di Bartolomeo da Foggia, con l’enigmatico
busto femminile detto di Sigilgaita Rufolo; soggiornavano negli antichi palazzetti
annidati sulla viva roccia e adattati ad albergo; si perdevano nel racconto
fiabesco di strane sedute spiritiche notturne, che si sarebbero svolte nei
sotterranei di antichi edifici diroccati, allo scopo di carpire il segreto
di nascosti tesori.
A Villa Maria
soggiornò Giuseppe Prezzolini che a Ravello dedicò pagine dei suoi Diari.
Guido Piovene parlò,
nel corso del suo lungo racconto radiofonico Viaggio in Italia,
anche degli abitanti e degli ospiti a Ravello e descrisse l’ardito paesaggio
roccioso, degradante a mare. Piovene, tra il 1953 e il 1956, percorse in lungo
e in largo l’Italia, raccolse sul suo taccuino impressioni e umori, tra cronaca
locale e indagine di costume, e li riversò in una fortunata serie di
trasmissioni alla Radio. Più tardi, il suo Viaggio in Italia fu pubblicato
a puntate sul “Corriere della Sera”, quindi raccolto in volume da Mondadori.
In una stanza
dell’albergo Rufolo, a Ravello, Domenico Rea diede gli ultimi ritocchi al
suo romanzo d’addio, intessuto di prorompente erotismo, a Ninfa Plebea
da cui fu tratto il film che Lina Wertmuller ha girato in questi stessi luoghi.
Il Saladino di
BoccaccioLa Repubblica
Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it