Genio italico e lingua italiana

Sergio Mattarella alla Società Dante Alighieri

Sergio Mattarella alla Società Dante Alighieri
(note di Fausta Samaritani)

Milano, 26 settembre 2015. Si apre il LXXXII Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri, dal titolo “Alimentare la presenza dell’Italia nel Pianeta”. Dopo Ferruccio De Bortoli, Presidente della Casa Editrice Longanesi, e Andrea Riccardi, Presidente della Dante Alighieri, interviene il Presidente Sergio Mattarella:

[...] Nel mondo c'è una forte richiesta di Italia. [...] Sono molto numerosi i campi in cui Italia e italiani sono sinonimi di eccellenza: l'arte, la moda, il cibo, lo sport, il design, la musica, la tecnologia, la scienza, l'ospitalità.
[...] La percezione che si ha dell'Italia all'estero, nonostante gli stereotipi, inevitabili per ogni paese, è, complessivamente, decisamente migliore di quella che avvertiamo noi italiani, forse un po' assuefatti all'idea di vivere immersi nell'arte, nella storia, nel bel paesaggio.
La natura è stata straordinariamente prodiga con l'Italia.
[...] A volte abbiamo trascurato, sciupato, persino talvolta deturpato i doni e i talenti ricevuti. Molto spesso - ecco forse l'autentico limite nazionale - non siamo riusciti a fare sistema, a giocare in squadra, presi, come sovente accade, dalle nostre divisioni, non di rado artificiose. Ma è altrettanto vero che la nostra complessa vicenda storica ci ricorda, anche in tempi di difficoltà e di sofferenza, che il genio italico ha saputo crescere e affermarsi. [...]

Il vento della globalizzazione soffia con forza crescente. E non saranno muri o barriere a fermarlo. Le nostre mappe mentali, prima ancora di quelle geografiche, sono continuamente scosse, soggette a mutazioni significative, indotte dal carattere sempre più sovranazionale dell'economia, dalla tecnologia, dall'interdipendenza planetaria, dalle immani dimensioni di alcuni fenomeni.
Per assicurare anche ai nostri figli un futuro di pace, di benessere, di felicità non serviranno persone con la testa volta all'indietro, condannati a camminare a ritroso. Un'immagine, posso dirlo in questo luogo, che fa venire in mente la condanna comminata agli indovini descritti da Dante nel XX Canto dell'Inferno. Abbiamo bisogno di filosofi, di intellettuali, di politici, di scienziati con intelligenza degli avvenimenti, idealità e capacità di visione, lungimiranza. Capacità che non va confusa con l'illusoria divinazione, per riferirsi ancora agli indovini del XX Canto.

Avere lungimiranza, progettare il futuro, non significa bruciarsi i ponti alle spalle ovvero rinnegare il nostro passato. (Notare quante volte il Presidente Mattarella utilizza la parola lungimiranza.) Ma, piuttosto, investire la grande tradizione, i valori e la cultura che ci animano, in un mondo che cambia sempre più velocemente. Sarà all'altezza delle sfide nuove chi, insieme a radici solide e profonde, saprà ben interpretarle e saprà concorrere a governarle. [...] Il carattere globale dei fenomeni da affrontare non è, in sé, positivo o negativo: è soltanto diverso e va affrontato con strumenti nuovi. Per l'Italia ci sono, accanto ai rischi, anche grandi opportunità, che potremo cogliere se sapremo esprimere innovazione, invenzione, genialità.
[...] Il genio, la creatività, la qualità, la bellezza sono la risposta efficace ai pericoli di omologazione e di livellamento che inevitabilmente l'interconnessione mondiale comporta. E sono peculiarità particolarmente presenti nel nostro Paese e che il mondo ci riconosce.

La lingua italiana - la lingua del sì, quella che Dante diceva essere parlata in tutte le città del bel paese, ma senza appartenere a nessuna di esse - può giocare un ruolo di grande importanza nella creazione di quel clima di simpatia verso l'Italia di cui ha appena parlato, con efficacia, Andrea Riccardi. Certamente, non è e non sarà una lingua egemonica nel mondo. Né diventerà, probabilmente, una lingua "commercialmente" appetibile. Ma proprio per questo potrebbe divenire, più di quanto non lo sia già, la lingua del bello, del gusto, dell'arte, della musica. Una lingua particolare e universale, apprezzata e studiata per nutrire lo spirito, per avvicinarsi al nostro straordinario patrimonio artistico e letterario, che trova in Dante Alighieri un protagonista assoluto. Certo, come ha detto il dottor De Bortoli, dobbiamo difenderla anche da noi stessi la nostra lingua, rispetto a immotivate sostituzioni con locuzioni di altre lingue o rispetto a destrutturazioni che ne attenuino la grande ricchezza espressiva. E questo è rimesso al mondo della cultura anzitutto, ma anche a tutti gli operatori del settore nel nostro Paese.

La lingua, scritta e parlata, è il veicolo principale della visione collettiva del mondo di una intera comunità, di un intero popolo. La lingua tramanda il comune patrimonio storico, sociale e artistico. Se una lingua si sfalda, vorticosamente, se perde il suo articolato sistema di comunicazione, ne conseguono disordine e instabilità sociale. Come se il popolo non avesse più radici comuni. La destrutturazione – cioè la scomposizione degli elementi costitutivi - della lingua d'origine causa la parallela destrutturazione della cultura comune. Nascono nuovi sistemi di comunicazione, cui non tutti sono in grado di accedere: SMS, e-mail, chat-line. Si diffondono parole che somigliano a rumori, anche fastidiosi. Non si tratta di salvare una purezza della lingua, che non è mai esistita; piuttosto di contenere l'invasione di termini stranieri non indispensabili, di contrastare l'impoverimento del numero di vocaboli, di prevenire la caduta di termini poco usati o di difficile comprensione, di evitare la confusione nell’uso dei vari registri linguistici.


Le più recenti teorie di management mettono in rilievo come l'elevazione culturale, il benessere spirituale e intellettuale, il contatto con l'arte e con il bello creano operatori più attenti, partecipi e affidabili. Peraltro, non tutto e - va detto - per fortuna, nel mondo si misura con la categoria dell'utile e del produttivo. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che l'Italiano è diventata la quarta lingua più studiata nel mondo. Un dato percentualmente importante, pur se le cifre assolute degli studenti di Italiano nel mondo dimostrano che siamo ancora solo all'inizio di un cammino che può diventare particolarmente fruttuoso e che va sviluppato adeguatamente.


Una classifica universale di oltre seimila lingue, da poco tempo divulgata: l'elenco delle lingue più studiate al mondo. Al primo posto c’è l’Inglese, al secondo il Francese, al terzo lo Spagnolo, al quarto l’Italiano. L’idioma di Dante supera Cinese, Giapponese e Tedesco. Un evento inaspettato, per i non addetti ai lavori; ma una conferma, per i linguisti più attenti.

Il confronto con le risorse impiegate da altri Paesi europei per promuovere la propria lingua fa capire quanto sarebbe necessario un impegno finanziario maggiore da parte dello Stato. [...] Anche qui sarà soprattutto necessario fare sistema tra il settore pubblico, il mondo imprenditoriale dell'export, il comparto del turismo, la scuola e l'università, la televisione e lo sport, gli intellettuali, gli artisti, i giovani che lavorano e studiano all'estero. C'è un grande sforzo da fare, che può unire pubblico e privato, per diffondere la nostra lingua su Internet e sui social media. Ciascuno nel suo campo, con la volontà di lavorare insieme per promuovere la conoscenza e la diffusione della lingua italiana e per accrescere simpatia e interesse per l'Italia nel mondo e in Europa, che ormai non è più al di fuori del nostro essere nazione.

La Società Dante Alighieri era nata, alla fine dell'Ottocento, con il nobile e lungimirante intento di mantenere vivo l'Italiano tra i nostri connazionali emigrati all'estero. Oggi, in un contesto storico in cui siamo passati da Paese di emigrazione a Paese di transito, e, in parte significativa, di immigrazione, questa missione trova nuove ragioni. (Quindi, la missione della Dante Alighieri è anche interna ai confini nazionali, rivolta alla diffusione dell'Italiano tra gli emigrati, di varie nazionalità, che vivono nel nostro Paese.) Naturalmente la sfida principale è, oggi, nel mondo, quella di essere testimone e portavoce d'Italia per la nostra lingua, delle nostre bellezze e dei nostri prodotti; in Italia il compito è quello di essere, attraverso la conoscenza della lingua, un decisivo veicolo di integrazione tra i cittadini e le numerose e diverse comunità immigrate che si sono insediate nel nostro territorio.
Per queste comunità l'Italiano è diventata la lingua della reciproca comunicazione. Comunicazione significa conoscenza e la conoscenza abbatte i muri della diffidenza e della paura. Previene la formazione di ghetti che sono innanzitutto linguistici e culturali. Credo che dovremmo essere più impegnati nel promuovere e nell'assicurare la conoscenza della nostra lingua agli immigrati che si insediano nel nostro Paese.
(Senza l'Italiano, la Babele di lingue, gerghi e dialetti parlati dalle diverse comunità da noi ospitate, sarebbe un ulteriore segno di confusione e di divisione tra le varie etnie.)
Sulla stessa linea, le istituzioni pubbliche devono fare la propria parte, con lucidità e impegno, per assicurare la massima diffusione dell'insegnamento dell'Italiano nei Paesi più vicini, con una particolare attenzione ai Balcani e alla sponda sud del Mediterraneo. Dove la diffusione dell'Italiano può diventare anche - non è eccessiva questa considerazione - strumento di pace, di amicizia e di collaborazione. [...]


La visione politica del Presidente Mattarella su Paesi vicini geograficamente o confinanti con l'Unione Europea. I Balcani sono interessati da un fiume ininterrotto di profughi – rifugiati politici e migranti economici – un flusso che preme alle frontiere di Croazia, Slovenia, Ungheria, Turchia, Macedonia, Grecia. Né l'Europa Unita sa trovare un disegno, organico e condiviso, per governare questo fenomeno esplosivo e epocale, per trovare un sistema di accoglienza e un argine alla migrazione di massa che non sia né ideologico, né razziale, né fatto di filo spinato. I Paesi che si affacciano sulla sponda sud del Mediterraneo, o sono democrazie giovani come la Tunisia, o imperfette e in divenire come l'Egitto, o sono Stati frammentati da odi, divisioni, guerre intestine come la Libia.
(note di Fausta Samaritani)


26 settembre 2015
. Con aggiunte

Visita di Stato in Tunisia Sergio Mattarella, al Quirinale, per la Festa della Repubblica 2015

Cura della casa comune di Papa Francesco e Libertà dalla fame = pace di Sergio Mattarella Sergio Mattarella e il significato della parola libro

Aggiunta 8-9 novembre 2015:
Hanoi, 6 novembre 2015. Durante la sua visita di Stato in Vietnam Presidente Mattarella ha incontrato gli studenti d'italiano al Tempio della Letteratura.
Io ero Professore universitario - ha detto il Presidente - un carattere che non si perde nel tempo e con il passare dei ruoli che si rivestono, e anche per questo sono stato molto attratto dal conoscere il sistema di insegnamento di questa antica Università, la più antica del Vietnam, dove al centro della vita dei discepoli erano poste meritocrazia ed eccellenza e dove per sette secoli si è formata la classe dirigente.

Certo, oggi la sede dell'ateneo non è più qui e i nomi degli studenti che concludono i corsi di studio non vengono più scritti sulla pietra! Però, una cosa vi accomuna agli studenti di quel tempo e cioè la cura dell'eccellenza, il desiderio di approfondire al meglio i vostri studi, nella consapevolezza di quanto ciò sia importante per la formazione della vostra personalità e per il successo, per il vostro ingresso pieno nella vita professionale. Anche sotto questo profilo apprendere le lingue straniere arricchisce e moltiplica le opportunità di protagonismo nella vita del futuro.

Vi sono tante opportunità, sempre più ampie, che possono essere assicurate e sviluppate dalla collaborazione tra Vietnam e Italia. Uno degli elementi per sviluppare questa cooperazione preziosa tra i nostri due Paesi è la collaborazione culturale, quella tra le Università. Vi sono specifici programmi che possono consentire anche a voi di svolgere parte dei vostri corsi di studio in una Università italiana per approfondire lo studio della nostra lingua. Forse alcuni di voi hanno già utilizzato questo strumento, altri progettano di farlo. Il mio invito è quello di avvalervene, poiché si tratta di un'esperienza utile, altamente formativa, che permette di conoscere una realtà diversa, ma per tanti aspetti simile, con molte affinità, con le sensibilità culturali e artistiche del Vietnam. È anche un modo di valutare una realtà diversa da quella italiana, considerarne i suoi pregi e anche i difetti, ma valutarne lo sviluppo, l'andamento, la connessione storica. E comunque serve ad ampliare gli orizzonti.

In questo contesto la lingua gioca un ruolo decisivo: è uno strumento insostituibile, non solo e non tanto perché permette la comunicazione fra individui, ma perché consente di avvicinare, condividere e confrontarsi su valori fondamentali, quali la tolleranza, l'amicizia e il rispetto per i diritti e le libertà altrui. Un avvicinamento ideale che non teme le distanze geografiche - oggi più che mai ridotte e più che mai superabili - e che alimenta le sete di conoscenza e i rapporti collaborativi, pacifici, per progredire insieme, tra popoli diversi.

Si assiste oggi in Vietnam - come del resto in Cina - a un ritorno alle tradizioni, quindi anche alle dottrine etico-politiche di Confucio (551- 479 a. C). Il pensiero originale di Confucio non è una religione, ma un metodo di vita basato sulla centralità dell'uomo all'interno della società e sulla meritocrazia. Il Tempio della Letteratura di Hanoi fu costruito nel 1070 in onore di Confucio e con lo scopo di formare i mandarini e gli alti funzionari statali. Grazie alla cultura e al merito, per Confucio ognuno poteva diventare mandarino; né valevano i privilegi di casta e di nascita. Il Presidente Mattarella ha concluso il suo intervento con una citazione:

Il vostro investimento in termini di energie, impegno e anche di sacrificio, della fatica dello studio produrrà i suoi frutti e sarà per voi la miglior garanzia per il vostro successo e crescita per il futuro. Perché se - come scriveva Confucio - "l'ignoranza è la notte della mente, ma è una notte senza luna né stelle", io vi auguro di vivere una vita illuminata da una splendente luna piena e da molte stelle, quelle che soltanto la cultura consente di ammirare, di leggere, di interpretare e di contemplare!

Aggiunta 19 novembre 2015:

Firenze, 18 novembre 2015. Il Presidente Sergio Mattarella eletto Accademico onorario dell'Accademia della Crusca. Ecco la motivazione letta dal prof. Francesco Sabatini, Presidente onorario dell'Accademia della Crusca:

«Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella già durante il periodo in cui fu Ministro dell'Istruzione, nel 1989-90, ha mostrato particolare cura per l'educazione linguistica nazionale, prevedendo per i ragazzi delle scuole elementari la possibilità di accostarsi a più di una lingua. Recentemente ha ribadito l'importanza dell'italiano, la lingua del sì, quella che Dante diceva essere parlata in tutte le città del bel paese, ma senza appartenere a nessuna di esse. Con grande autorevolezza il Presidente ha invitato a puntare sul valore culturale nella nostra lingua come mezzo per richiamare attenzione e simpatia sull'Italia, indipendentemente dal suo peso economico o commerciale. Il Presidente ha pubblicamente esortato a utilizzare l'italiano come lingua del bello, del gusto, dell'arte, della musica, una lingua che serve per coltivare una particolare forma di universalità atta a nutrire lo spirito per avvicinarsi al nostro straordinario patrimonio artistico e letterario, che trova in Dante Alighieri un protagonista assoluto. Inoltre il Presidente Mattarella ha mostrato di condividere gli obiettivi, che sono anche dell'Accademia, di porre un limite all'uso eccessivo di locuzioni o parole forestiere e promuovere l'italiano come strumento di integrazione dei nuovi cittadini del nostro Paese. Per questi motivi e per la dignità della sua alta carica che tutti ci rappresenta, l'Accademia della Crusca, a norma dell'articolo 6 del proprio Statuto, lo nomina Accademico onorario».


A parte il ricordo del tempo in cui Mattarella è stato Ministro - periodo che ricordiamo, ma che non rientrava nella nostra ottica - tutte le parole, pronunciate dal Presidente, tutte le idee da lui espresse sull'Italiano, che sono rientrate nella motivazione alla sua elezione a Accademico onorario dell'Accademia della Crusca, erano già contenute in questo nostro file, segno di accoglienza alle sue idee e di consonanza con l'Accademia fiorentina, che è nata per difendere e per accompagnare l'evolversi del nostro patrimonio linguistico. (f. s.)


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