14. Il nostro mondo in bianco e nero

Un parallelo tra romanzi di Laudomia Bonanni e filmati per la TV

di Fausta Samaritani

 

            Prima di affrontare la lettura della Bonanni, perché non prendere le distanze dalla immagine odierna della nostra società, come la raccontano la televisione e le riviste patinate a 1 Euro la copia? Oggi un giornalista, per leggere il suo TG, ostenta il belletto, ciglia scurite e perfino un velo di rosa sulle labbra. Visi di donna rifatti dalla chirurgia, labbra prominenti, zigomi rialzati, occhi cerchiati da una linea tatuata, colore innaturale dei capelli, unghie miniate: sono vere o false?

            Nei programmi di Rai Storia, guardate i vecchi filmati in bianco e nero, come le inchieste di Mario Soldati[1] sulla realtà della provincia italiana: Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini (1957) e Chi legge? Viaggio lungo le rive del Tirreno (1960), con interviste rubate a automobilisti e passanti, su una strada nazionale. Nell’ultima puntata, Valentino Bompiani afferma che un giornale, a diffusione nazionale, assegna ogni anno circa 150 colonne alla cultura e 3000 allo sport. Il prezzo dei libri è ancora alto, nonostante la nascita di collane economiche.

            La candid camera di Nanni Loy[2], in Viaggio in seconda classe (1977) – che riprende i motivi della fortunata trasmissione del 1965 Specchio segreto – indaga segretamente dentro uno scompartimento ferroviario. Il programma di Loy può essere paragonato al viaggio notturno in treno di Linda, da Milano a Roma, nel romanzo L’adultera.

            La rubrica televisiva di Ugo Gregoretti[3] Controfagotto (1960) ha note di costume italiano, realizzate in chiave ironica, con interviste a inventori e collezionisti strampalati, con filmati di saghe paesane, mercato delle pulci, gite aziendali, matrimoni in paese. In televisione, in quegli anni passarono i servizi de La superstizione, girati al Sud d’Italia da Brando Giordani[4] e Gino Pallotta, per RT-Rotocalco Televisivo, il programma di Enzo Biagi[5] che si articolava in inchieste di 15 minuti. Viaggio nel Sud di Virgilio Sabel (1962) mostrava le fragilità e le contraddizioni del Mezzogiorno, in piena mutazione e Viaggio nell’Italia che cambia di Ugo Zatterin[6] (1963), con interviste a personaggi noti e comuni, raccontava una realtà sociale simile a quella descritta ne L’adultera: la protagonista è una donna che gode di indipendenza economica e che è piazzista di tessuti per la moda[7].

            La cronaca notturna Di sera a Roccamandolfi di Beppe Lisi[8] fu girata in un paesino in provincia di Campobasso, dove la gente ogni sera usciva di casa, con le sedie e si accomodava al bar davanti alla TV. Passarono in video: la grande inchiesta giornalistica I meridionali a Torino di Brando Giordani e Ugo Zatterin (1961) sul flusso migratorio dal Sud al Nord; La donna che lavora di Zatterin e Giovanni Salvi (1959), sulla realtà femminile degli anni del boom economico, con testimonianze di operaie, mondine, casalinghe, raccoglitrici di olive, cernitici di uve; Consiglio a Episcopia, girato in provincia di Potenza da Giordani e Zatterin; Rapporto da Corleone, la prima inchiesta televisiva sulla mafia, di Gianni Bisiach[9] per RT (1962); il film inchiesta di Biagi, Brando e Sergio Giordani, Aldo Falivena[10] Italia proibita e, qualche anno più tardi, passarono in TV le due inchieste firmate da Luigi Comencini I bambini e noi (1972) – in cui egli riprese temi del suo documentario di esordio Bambini in città (1946) – e l’Amore in Italia (1978), un lungo viaggio, insieme a Fabio Pellarin, dopo le due innovative leggi sul divorzio e sull’aborto, con ottanta interviste, di cui solo trentadue mandate in onda. Un parallelo di questi filmati con tante pagine scritte da Laudomia Bonanni, sulle carenze dell’educazione scolastica, (Vietato ai minori e Il fosso), sulla maternità difficile o impossibile (Il bambino di pietra e il racconto Città del tabacco), sull’amore extraconiugale, (L’adultera), rivela punti di contatto insospettati.

            Su qualche canale secondario passano oggi i film del neorealismo: Umberto D. (1952)[11] di Vittorio De Sica, storia di un anziano ministeriale ridotto in miseria; Roma città aperta (1945) e Paisà (1946) di Roberto Rossellini; Pane amore e fantasia di Luigi Comencini (1953), girato in un paesino di montagna nel Lazio; La terra trema di Luchino Visconti (1948) girato in riva al mare con attori non professionisti e Il mulino del Po diretto nel 1949 da Alberto Lattuada.

L’esercito anglo-amaricano risaliva lo Stivale, accompagnato da cineoperatori che ripresero scene in paesi appena liberati: popolazioni rurali applaudono le truppe corazzate che sfilano su fondali di macerie. L’Italia, per circa il 70%, era allora un Paese rurale. Spezzoni di questi filmati passano su Rai Storia.

            Questo scenario drammatico in bianco e nero, quest’umanità dolente, sono presenti anche in tante pagine della Bonanni, dal romanzo La rappresaglia al racconto Città del tabacco e agli altri quaranta racconti circa, ambientati all’epoca della guerra. Nei filmati americani si vedono ragazze arruffate vestite di cotonina a fiori, bambini con braghette corte arrotolate sulle gambe magre, ragazzine in sandali coi capelli intrecciati, uomini sdentati con la barba incolta e il cappello calato in testa, vecchie in nero corvino con manto sfrangiato a coprire il capo, donne giovani dal volto segnato di rughe e con in braccio bambini denutriti: questa è anche l’umanità descritta dalla Bonanni.

            In questi ultimi tempi alcune università americane, in particolare la Princeton University, hanno manifestato interesse per la figura e l’opera della Bonanni. Spero che questo messaggio attraversi l’Oceano e arrivi a destinazione: il femminismo è stato una parte fondamentale nell’esperienza di vita e di lavoro di Laudomia Bonanni; ma il sottoproletariato rurale italiano, da lei conosciuto e rappresentato, è lo stesso che hanno visto i soldati americani che sbarcarono in Sicilia e, attraverso i villaggi e le campagne, risalirono lo Stivale fino a Napoli, Roma, Genova, Bologna, Torino e Milano.

 

            Un altro parallelo interessante è con il film, del neorealismo francese, Jeux interdits (Giochi proibiti), di René Clément (1952), ambientato in un paesino durante la guerra. Paulette e Michel, due piccoli orfani che non sono fratello e sorella, seppelliscono tutto ciò che è morto: dal cadaverino di un uccello ai piatti rotti. Elaborano così, a loro modo, il dramma della morte cui troppe volte essi hanno assistito. La disperazione prende Paulette, quando gli adulti li scoprono e la Croce Rossa separa i due bambini.

            Con esclusione del romanzo Le droghe (1982) e dell’ultima stesura de La rappresaglia (1984), ma la prima era della fine degli anni Quaranta e s’intitolava Stridor di denti, Laudomia Bonanni scriveva quando in Italia o non c’era la televisione o, se c’era, si vedeva in bianco e nero. Tra i vecchi filmati di cronaca, tratti dai telegiornali, passa su Rai Storia qualche spezzone con interni o esterni di famiglia borghese o contadina: donne che impastano in cucine prive di elettrodomestici, uomini su carretti, frotte di bambine che escono da scuola con il fiocco in testa, la corriera che sale strombazzando i tornanti di una strada di montagna, il tranvai che sferraglia in città con a bordo il bigliettaio: sono gli stessi personaggi, gli stessi fondali dei racconti della Bonanni. Pressata dalle richieste di elzeviri, negli anni Cinquanta e Sessanta ella ritraeva la società del tempo, anche le “donne di sevizio” in libera uscita, che chiacchierano ridono e ascoltano musica a piazzale delle Muse, a Roma[12]: come le sartine de Le ragazze di Piazza di Spagna di Luciano Emmer (1952) che si incontrano sulla scalinata. Riso amaro di Giuseppe de Santis (1949) potrebbe invece uscire dalle pagine di Cesare Pavese

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  Gino Krayer, Sava Alluminio Veneto, 1941

            Una variante è il romanzo L’adultera. Scritto all’inizio degli anni Sessanta, fu influenzato dal cinema borghese che aveva optato per il colore e moltiplicato i luoghi di ripresa. La protagonista, Linda, una donna riscattata dall’indipendenza economica, si sposta velocemente in spazi diversi, con tram, treno, utilitaria, dalla periferia di Milano a Roma, a Napoli, a Pozzuoli, per tornare a Napoli, dove muore per una fuga di gas nel bagno. La grande città del Nord è in piena trasformazione: nuovi quartieri periferici industrializzati e con palazzoni anonimi e soffocanti, strade ingombre di automobili, Milano avviata a capitale della moda. Durante il viaggio in treno, Linda rivive nella memoria brandelli della sua infanzia e giovinezza in Abruzzo e della sua esperienza di moglie a Milano, interrompendo la veloce sequenza dei paesaggi che scorrono dietro al finestrino: un film interiore che si incunea nel filmato esteriore. Il moto lineare, ma accelerato, della narrazione letteraria è conseguenza del mutare continuo di scena[13].

L’imputata, romanzo terminato nel 1957 e che si svolge nell’arco di in anno tra le mura di un caseggiato e poche strade di una città di provincia, riflette l’ambiente popolare e piccolo borghese anteriormente al boom economico; L’adultera invece, con l’accelerazione del tempo in ventiquattro ore e la dilatazione dello spazio in luoghi diversi e lontani tra loro, rappresenta la società borghese in veloce e netta trasformazione, dopo il boom economico. Il brusco passaggio a temi e ambienti tanto diversi non è giustificabile soltanto dalla profonda evoluzione della società in pochi anni, di cui Laudomia è attenta spettatrice: sicuramente pilotato dall’editore, il romanzo L’adultera è stato forse costruito per una trasposizione cinematografica che non si realizzò.

Fausta Samaritani

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Pagine scelte dall'Epistolario di Laudomia Bonanni

Testo pubblicato in Fausta Samaritani, Affettuosamente Sua Laudomia Bonanni, 2011, CD-Rom fuori commercio e pubblicato in proprio. Riproduzione vietata, su tutti i supporti.

 

28 settembre 2012

Lingua e Letteratura Italiana online www.repubblicaletteraria.it.


[1] Mario Soldati (1906-1999), scrittore e regista. Nel 1954 la televisione programma il suo film Le miserie del signor Travet e nel 1956 Piccolo mondo antico.

[2] Nanni Loy (1925-1995), regista e attore. Raffinato e ironico, insuperabili sono le scenette rubate dalla sua candid camera. Nel 1970 è attore protagonista in Marcovaldo, tratto da Italo Calvino.

[3] Ugo Gregoretti (1930), giornalista, regista, attore. Il primo successo è La Sicilia del Gattopardo, girato in parte negli stessi luoghi poi utilizzati da Luchino Visconti. Nel 1975 realizza cinque puntate dal titolo Romanzo popolare italiano.

[4] Brando (Ildebrando) Giordani (1931), giornalista, regista e dirigente RAI. Ha diretto TV7, è stato vicedirettore del TG1, e capostruttura di Raiuno. Programmi: Odeon, Piacere Raiuno, Variety, Italia Sera, Colosseum, Pronto Raffaella?, Flash e alcune edizioni di Domenica in e di Uno Mattina.

[5] Enzo Biagi (1920-2007), giornalista e scrittore. Nel 1960 entra alla RAI come direttore del Telegiornale. Nel 1982 presenta il ciclo di film Questo secolo: 1943 e dintorni. Dal 1985 la sua Linea diretta diventa un appuntamento molto popolare.

[6] Ugo Zatterin (1920-2000), giornalista. Moderatore a Tribuna politica, ha diretto poi il Centro di Produzione RAI di Torino e il TGI. Negli ultimi anni è stato direttore del quotidiano abruzzese «Il Centro».

[7] Un recente studio indaga sugli spostamenti nello spazio di Linda, sullo sfondo di città in rapido cambiamento, cfr. Sara Teardo, Alla conquista della scena: donne e scrittura negli anni Cinquanta e Sessanta, New Jersey, New Brunswick, 2009, passim (si scarica da Internet).

[8] Beppe (Giuseppe) Lisi (1929), scrittore e giornalista. Allievo di Giuseppe De Robertis, nel 1973 ha vinto il premio Viaggio con La cultura sommersa.

[9] Gianni Bisiach (1927) giornalista. Nel 1966 ha girato l’inchiesta Quinto non uccidere: la pena di morte nel mondo. Alla Radio ha diretto Radio anch’io, un filo diretto tra ascoltatori e personaggi pubblici.

[10] Aldo Falivena (1928), giornalista. Ha condotto la rubrica Faccia a faccia (1968) e nel 1982 Vi piace Garibaldi?

[11] Sulla attrice abruzzese che interpreta un piccolo ruolo in questo film, cfr. Laudomia Bonanni, La servetta di Umberto D., «Il Giornale d’Italia», 7 gennaio 1953, elzeviro.

[12] Laudomia Bonanni, Le ragazze della domenica, «Nuova Gazzetta del Popolo», 5 marzo 1962, elzeviro.

[13] Il più moderno intervento critico è in Sara Teardo, Alla conquista della scena, cit., pp. 61-77.