Guida al romanzo Il Gattopardo 2001

di Tina Borgogni Incoccia

Si nota una esigenza di chiarezza nella ordinata divisione del romanzo in otto parti numerate, con la data di riferimento e una sintesi degli argomenti compresa nell’indice. Lo spazio temporale del racconto è di cinquanta anni, dal maggio 1860 fino al maggio del 1910. L’intreccio narrativo si snoda in ordine cronologico ravvicinato nei primi sei capitoli, quindi procede con grandi ellissi temporali di venti e trenta anni circa negli ultimi due.

L’azione si svolge in Sicilia, in gran parte all’interno degli splendidi palazzi di città e di campagna appartenenti ad una nobile famiglia, i Principi di Salina, il cui stemma è rappresentato da un gattopardo rampante. La Sicilia è presente anche negli spazi aperti delle vaste campagne assolate e bruciate dal sole, e, a contrasto, nei giardini signorili, freschi e ricchi di odori fragranti, raffinati nel disegno e nelle decorazioni, di cui l’autore sottolinea la calda sensualità.

La narrazione, in terza persona, è fatta da un narratore esterno alla storia. Il punto di vista dell’autore si rivela attraverso il personaggio principale, in cui egli si identifica: l’imponente principe Fabrizio, biondo, con gli occhi azzurri, amante della bellezza e dei piaceri, ma anche capace di distacco, di meditazione, studioso apprezzato e premiato astronomo. Nel primo capitolo sono già presenti i motivi narrativi guida del romanzo che racconta la fine di una grande famiglia, quella dell’autore, la fine di un’epoca e l’amara riflessione sulla incapacità di un vero cambiamento da parte della società siciliana.

Siamo al tramonto di una giornata di maggio 1860.  Si sta recitando il Rosario. Due invocazioni alla Madonna aprono e chiudono il primo capitolo, richiamandoci all’idea della morte e al bisogno di misericordia. Anche la descrizione del giardino, ricco degli odori intensi della vegetazione, quasi carnosa, presenta segni cupi di morte, fino a che il richiamo funebre diviene esplicito, con il ritrovamento del cadavere di un giovane soldato ucciso dai “ribelli”. Così viene introdotto anche il riferimento alla situazione storica contestuale al racconto, cioè lo sbarco dei Mille, la campagna garibaldina e la fine del Regno dei Borboni di Napoli e Sicilia. L’intreccio si snoda in maniera ordinata, con la presentazione graduale di tutti i personaggi, compreso il nipote Tancredi, di nobilissima famiglia, bello, intelligente e ambizioso, ma senza un soldo, affidato al Principe perché orfano e da lui prediletto. Tancredi, che si è messo dalla parte dei “rivoluzionari”, è pronto ad afferrare le nuove opportunità offerte dal cambiamento politico e in un colloquio con lo zio esprime un giudizio che diventa 1o scettico leit-motif del romanzo:

Occorre che cambi tutto, perché non cambi niente.

Nel nipote, il Principe ritrova molto di se stesso, più che nel proprio figlio. Il personaggio di Angelica, che diverrà la sposa di Tancredi, viene introdotto nel secondo capitolo, il cui spazio narrativo è rappresentato dal palazzo di campagna del Principe. La fanciulla è di origine plebea, ma ricchissima, bella e desiderosa di vivere. Suo padre fa parte di quella nuova classe sociale di amministratori arricchiti, pronta a farsi largo socialmente e politicamente. E’ rozzo e incolto, ma ha mandato a studiare la figlia in uno dei migliori collegi del Continente e questo permette ad Angelica di fare il suo ingresso nel salone, con lo splendore della sua giovinezza. Il Principe con la forza del suo istinto ama la vita e pensa che i suoi familiari siano incapaci di gustarla adeguatamente, perciò favorisce il matrimonio del nipote Tancredi, in cui si identifica, con Angelica piuttosto che con sua figlia Concetta, la quale non gli perdonerà di essere stata sacrificata.

Il quarto capitolo assume un valore centrale nel romanzo con le corse allegre dei giovani fidanzati attraverso i percorsi labirintici, misteriosi e quasi magici del palazzo immenso, con le sue penombre, le pitture erotiche, i boudoirs misteriosi, dove il loro animo turbato si smarrisce. Vi si descrive anche l’incontro con un inviato del Re del Piemonte che viene a offrire al Principe il ruolo di senatore del nuovo Regno. Il Principe rifiuta, con un lungo discorso pieno di amarezza, in cui manifesta il suo scetticismo sulla possibilità che in Sicilia possa avvenire un vero cambiamento. In realtà Tomasi di Lampedusa trasferisce al 1860 il suo punto di vista sulla Sicilia a lui contemporanea, cioè quella posteriore alla seconda Guerra mondiale, quando le speranze di cambiamento del dopoguerra cominciavano a rivelarsi illusorie e frustranti.

Nella quinta parte abbiamo un ambiente diverso, con la visita alla casa contadina di padre Pirrone, il gesuita compagno di studi del Principe che risolve una rustica questione di amore e di onore, a cui si mescolano motivi di interesse. La vedova di Giuseppe Tomasi di Lampedusa voleva eliminare sia questo capitolo che il successivo, quello del ballo, ma Giorgio Bassani, consulente editoriale della Feltrinelli, la casa editrice che per prima pubblicò il romanzo, riuscì a salvarli entrambi.

Nella sesta parte ci avviamo, dopo il punto di maggior tensione, allo scioglimento dell’intreccio. Tutti i motivi si incontrano nella scena centrale del ballo: l’ambiente fastoso, la celebrazione della bellezza, il cambio malinconico di generazione, l’avanzata dei nuovi ricchi, il riferimento storico-politico (è presente il generale che ha sconfitto Garibaldi sull’Aspromonte), l’ironia soffusa nel racconto della resa militare, il senso di stanchezza e di disfacimento proiettato dall’autore-narratore sulla vicenda.

Si passa a1 1883. La morte del Principe occupa da sola tutto il settimo capitolo. Egli è cosciente che la fine è arrivata e occorre lasciare spazio ai giovani, desiderosi di farsi largo in un mondo nel quale egli non si riconosce più; ma al momento della morte è ancora la bellezza che lo affascina, attraverso l’immagine di una giovane donna che gli appare per invitarlo al grande viaggio.

Con l’ottava e ultima parte siamo giunti al 1910. Il patrimonio della grande famiglia, che doveva rimanere indiviso per il primogenito, si disperde in varie eredità, in parte per colpa della figlia Concetta che attua in tal modo la sua vendetta contro il padre. Alla fine del romanzo sarà ancora lei a ordinare di gettare via tra le immondizie la reliquia mummificata del cane Bendicò, già carissimo al Principe. Scompare così l’ultimo ricordo di grandezza della famiglia e il romanzo si chiude nel nulla più totale, in coerenza con la vena pessimistica che lo pervade.

Tina Borgogni Incoccia

Illustrazione: Burt Lancaster (don Fabrizio) sulla locandina della mostra La scena del Principe. Visconti e il Gattopardo. Ariccia, Palazzo Chigi, dal 13 ottobre 2001 al 13 gennaio 2002.

26 Ottobre 2001

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it

Nella nuova edizione de Il Gattopardo, prevista entro la prima metà del 2002 a cura del musicologo Gioachino Lanza Tomasi, figlio adottivo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, sulla base del manoscritto originale saranno emendati una trentina di refusi di stampa. Saranno aggiunte anche parti inedite, come il Canzoniere di casa Salina, che testimonia la vera storia damore fra lastronomo ottocentesco Giuseppe Tomasi di Lampedusa e la baronessa Favara del Biscotto che nel romanzo prese il nome di Angelica Sodara.