Fuga dalla tempesta e ottimismo
disperato
di
Gloria Rabac-Condric
Nel suo scritto
Storia e cronistoria del Canzoniere Saba presenta se stesso come il
più chiaro poeta di questo mondo. Parlando in terza persona aggiunse:
Visse
nella sua opera con tutta la sua personalità, complessa, sofferente, che è testimonianza
di essa e di essa si illumina.
Questo detto
è credibile. Per rendere più trasparente la sua opera e la sua arte, nonché
il suo profilo bisogna vederlo nella sua Trieste, città
di frontiera con una storia densa di sconvolgimenti, con un ambiente plurietnico
e pluriculturale, dove infuriò letica militaristica, si cimentarono più
dominazioni, nelle cui vie si scontrarono_ nellintervallo che abbraccia
la biografia di Saba_ Italiani e Austriaci, fascisti e partigiani, tedeschi
e comunisti. Per tale ragione Saba non poté fare a meno di esclamare:
Tutto mi portò via il fascista
abbietto
_ anche la tomba_ e il tedesco
lurco
(da Avevo)
In mezzo alle scosse provocate da fenomeni magmatici trovò lispirazione per esternare la propria desolazione di fronte alle tragiche sorti umane. Nel Raccontino coglie la madre piangente per il figlio che fuggì sui monti, vi trovò un caro amico, vi giocò con lui la vita. La reazione della coscienza si riduce a pochi versi, ma lassenza tragica è visibile. Ha ragione Alfonso Gatto quando scrive che nella furia della tempesta si rinnova il mondo, ed emerge il pensiero delluomo fratello.
Partecipare
al dolore di una madre aiuta lindividuo nella ricognizione delle sofferenze
altrui, sorregge il desiderio di solidarietà, di reintegrazione nella comunità
postbellica e aiuta a seppellire i risentimenti, gli asti, le offese alla dignità
umana; infine prepara il cuore a nuove emozioni. A Saba non mancò mai lo stimolo
ad accostarsi al prossimo per trovare lamico pronto a spronarlo a superare
i solchi più profondi nei quali inciampò durante la vita. Lo comprovano i versi
seguenti:
Caffè di plebe, dove un dì
celavo
la mia faccia, con gioia oggi
ti guardo.
E tu concili litalo e lo slavo,
a tarda notte, lungo il tuo
bigliardo.
(Da
Caffè Tergeste)
Il Canzoniere
si basa sul vero e sul vissuto, ciò significa che la materia poetica è attinta
nella realtà e riflessa in versi con disperato ottimismo, come scrive
Giuseppe Petronio, i cui suoni lirici addolciscono innanzi alle fuggitive illusioni
e ai sogni:
Ho fatto un sogno, e allalba
mi ritrovo.
Parlavano gli uccelli, o in
un uccello
mero, io uomo, mutato.
Dicevano:
SAPORITI DEGLI ORTI. E SIAMO
TUTTI
NATI DA UN UOVO.
(Da Fratellanza)
Questi
ed altri versi sono stati scritti con la più ardita sincerità.
Umberto
Saba Il canzoniere (1900-1954) Edizione definitiva, Torino, Einaudi,
1961.
G.
Castellani Bibliografia delle edizioni originali di Umberto Saba, Trieste,
Biblioteca Civica, 1983.
2
settembre 2001
La
Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it