Poetessa avida di sensazioni e con spiccata vena malinconica

Una bolla di sapone di Vittoria Aganoor

Una bolla di sapone  

lirica di Vittoria Aganoor

 

Dell’etere tu sei

Veloce in grembo, variopinta sfera;

Un soffio a te dà l’ali,

Ti spegne un soffio; illusïon leggera,

Nulla di te rimane.

 

Larva gentile, imago

Sei tu de’ sogni e de’ pensati mondi,

Onde lo spirto è vago;

Anch’essi larve dai color giocondi

Allettatrici e vane.

 

Tu dilegui non pianta;

Ma di que’ sogni, che il pensier riveste,

Torna la speme infranta.

Perché, perché più delle tue funeste

Volgon le sorti umane?

 

Vittoria Aganoor

La poesia fu pubblicata sull’“Illustrazione Popolare”, vol. XIX, n. 32 (6 agosto 1882), p. 503. Inserita nelle “Poesie complete”, tra le “Rime sparse”, con il titolo “A una bolla di sapone” e con data 1876.

 

Vittoria Aganoor possiede naturalmente un modo di esprimersi chiaro e immune da preziosità che ricorda quello del suo primo maestro, l’abate Zanella. Alcune pause introspettive alludono a tematiche pirandelliane, o hanno echi di discussioni metapsichiche, allora di moda. Riflessi del mondo dell’infanzia fanno pensare ai Canti di Castelvecchio di Pascoli. Avida di sensazioni e con una spiccata vena malinconica, ondeggia tra realtà e sogno. Nella sua ansia di fare un tutt’uno della vita e dell’arte, vive in modo drammatico l’amore, alla cui sete si abbandona senza pensieri residui. Tra estasi e sgomenti, tra pene, lento spasimo, torture psicologiche e fiamma di passione, galeotto un libro di Fogazzaro, avverte nettamente che per lei l’amore è un sentimento totale. A volte ha una sensazione di vuoto, simile alla sterile “noia” di Leopardi. Il ricordo delle feste liete dell’infanzia, età breve e favolosa, si misurano con il mistero della vita e con l’angoscia della morte che nera incombe. Per nascondere le passioni con un velo di pudore talvolta alterò volutamente la data delle sue liriche. Si abbevera in Anna Karenina di Tolstoj, trae spunti da Carducci, da Crisantemi di Vittorio Betteloni, da Pascoli, Leopardi, Zanella, da Piccolo mondo antico di Fogazzaro.

Vittoria Aganoor Pompilj Nata a Padova il 26 maggio 1855 e morta a Roma il 7 maggio 1910. Apparteneva ad una famiglia nobile e agiata, di origine armena. Suo padre era nato e aveva vissuto in India e sua sorella Elena compose versi garbati ed eleganti. Poetessa precoce, ebbe come primo maestro Giacomo Zanella, dal 1863 al 1866; ma fu Andrea Maffei, amico di famiglia, a suggerirle di dedicarsi interamente alla lirica. Dopo un soggiorno a Venezia, intorno al 1876 la sua famiglia si trasferì a Napoli; ma Vittoria tornava spesso a Padova, nella casa dei nonni che ricordava sempre con struggente malinconia. Seguì i consigli di Enrico Nencioni, che la istruì su come raggiungere una forma armoniosa e pura, affinando la sua sensibilità con la lettura di poeti moderni, italiani e stranieri. Scrupolosa, sempre insoddisfatta, inquieta, gelosa del suo solitario universo lirico tardo romantico, affidava raramente qualche verso alle riviste letterarie o alle strenne; ma insisteva a non voler raccogliere le poesie in volume. Alcune liriche sono autobiografiche, altre d’occasione, altre dedicate ad argomenti sociali, oppure nate come impressioni di viaggio. Si è dichiarata apertamente per l’emancipazione femminile. Esplose l’amore, infelice e mascherato, per Domenico Gnoli, il più noto rappresentante della Scuola poetica romana, che diresse la Biblioteca Vittorio Emanuele II e poi la Lancisiana e l’Angelica. Con lo pseudonimo “Giulio Orsini”, Gnoli pubblicò nel 1903 Fra terra ed astri, un libro di poesie ispirate dalla Aganoor, che sembrarono alla critica scritte da un giovane. A questo amore tormentato, Pirandello si ispirò per il dramma Quando si è qualcuno. Nel 1900, dopo la morte dei genitori, Vittoria Aganoor pubblicò la sua prima raccolta, la Leggenda eterna, che nel 1905 fu tradotta in armeno. Nella lirica Diario, c’è l’eco di un amore troncato dalla morte; in Pagina di diario la poetessa sente avvicinarsi il termine della vita, come se fosse l’occaso, ma si ribella. Sembrava ormai votata all’infelicità, quando si seppe del suo fidanzamento con il deputato umbro Guido Pompilj, che è stato sottosegretario alle Finanze e agli Esteri, e che la sposò nel 1901. Visse a Perugia gli ultimi anni, circondata da sereni affetti familiari. Divenne amica della poetessa umbra Maria Alinda Bonacci-Brunamonti, alla cui memoria dedicò una poesia. Nel 1908 uscirono le Nuove liriche. Divenne ispettrice dell’Educatorio Femminile di Sant’Anna e protettrice della Associazione Ars Umbra. In seguito a un doppio intervento chirurgico, si spense improvvisamente a Roma. Il marito, disperato, si uccise poche ore dopo. Nel 1912 furono pubblicate, postume, le Poesie complete, comprendenti i primi due libri e le Rime sparse. Benedetto Croce nel 1911 le dedicò un saggio su “La Critica” e poi incluse Vittoria Aganoor ne La letteratura della nuova Italia, 1929.

 

Bibliografia:

Franco Mancini La poesia di Vittoria Aganoor, Firenze, Le Monnier, 1959.

Vittoria Aganoor. Lettere a Domenico Gnoli (1899-1901), a cura di Biagia Marniti, Palermo, Salvatore Sciascia, 1967.

(a cura di Fausta Samaritani)

 

Convegno Vittoria Aganoor e Gnoli-Aganor: che specie d’amore?

Scherzi da Domenico Gnoli

31 dicembre 2003

Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua online. www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 14 ottobre 2015

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